domenica 11 novembre 2012

La legge elettorale è possibile ma …


 Una legge elettorale da approvare a ridosso delle elezioni con i diversi gruppi e partiti che ragionano con il “mi tiro i conti su cosa mi conviene”;  forse non sarà approvata  e se approvata servirà solo ad un aggiustamento provvisorio di convenienza.
 La legge elettorale è la legge più importante per l’impalcatura dello Stato, e deve essere capace di garantire: la rappresentatività delle maggioranze e delle minoranze, la governabilità, e l’alternanza. E’ una alchimia difficile ma tecnicamente possibile. Il discorso che segue diciamo che è genericamente rivolto agli uomini di buona volontà ....
Il Parlamento in una democrazia deve essere inclusivo di tutto il dibattito delle idee e non esclusivo; se la legge elettorale porta ad escludere (con meccanismi tipo la soglia del 4 o 5 per cento) si viene a creare un dibattito extraparlamentare che lo Stato non riesce a recepire con le sue istituzioni, un pericoloso impoverimento per la stessa democrazia che può arrivare a ribaltare la democrazia stessa. Tutte le minoranze è necessario che possano esprimersi con una rappresentanza, ma la loro rappresentanza non deve impedire la necessaria governabilità.  Per affrontare questo problema si può fare ricorso al duplice aspetto della rappresentatività: l’aspetto territoriale e l’aspetto complessivo nazionale, in modo che siano eletti uomini portatori di un legame con un territorio specifico  e uomini che sono portatori di un legame con movimenti di idee che si esprimono complessivamente nel paese.
 Questo duplice criterio della rappresentatività è necessario perché basta pensare che attualmente,  prevalendo il criterio territoriale,  con un quantitativo di appena 50 mila voti si può diventare deputato mentre un movimento che raccoglie più di 500 mila voti su base nazionale rimane escluso.
 Per evitare l’eccessiva frantumazione in gruppi e movimenti si può fare ricorso per l’elezione di 2 terzi del Parlamento alla rappresentatività territoriale con il criterio uninominale con ballottaggio in ogni singolo collegio elettorale;  e l’elezione di  1 terzo del Parlamento per la rappresentatività nazionale con criterio proporzionale.  
 Con questo duplice ed onesto meccanismo si verrebbe ad assicurare  la governabilità perché la maggioranza sarebbe alimentata dai voti espressi territorialmente ed anche da quelli proporzionali e nel contempo si garantirebbe la presenza in Parlamento di tutte le espressione di idee e movimenti.
 La cosiddetta preferenza si esprimerebbe in modo inequivocabile con la preferenza unica nel collegio uninominale e con la conferma nel ballottaggio;  e sulle liste nazionali si può garantire la doppia preferenza all’interno della lista votata per evitare la concentrazione di voti solo su pochi leader.
 Se poi, con la dovuta calma,  si passasse anche ad una riforma costituzionale per stabilire UNA SOLA CAMERA di soli 300 deputati potremmo dire bene, molto bene. Se i 300 non trovassero l’accordo per governare, subito a casa (senza prebende e pensioni) e nuove elezioni;  tanto, pagando solo trecento e a un prezzo inferiore, veniamo ad avere i soldi per convocare tutte le elezioni necessarie. Troppo semplice!?
11/11/12 francesco zaffuto
Immagine – Diogene con la lanterna  cerca l’uomo – nel dipinto di Tischdein