giovedì 16 febbraio 2012

Ma quei 90 F35 dove ce li mettiamo?


Come non dare atto al Ministro De Paola che sta tentando una cospicua riduzione degli armamenti militari: gli F35 passano da 131 a 90, promette anche di tagliare su generali, colonnelli, marescialli e caserme in disuso. Per fare digerire i suo tagli ha citato perfino Gramsci: «Come disse Gramsci per essere cosmopoliti bisogna prima avere una patria. Per essere più europei nella Difesa domani bisogna essere più italiani oggi. Questa riforma è necessaria e non può più attendere».
Potrei essere d’accordo con lui ma preferisco fare quattro conti: ogni F35 costa 80 milioni di euro, quindi basta moltiplicare per 90 e diventano 7.200 milioni di euro, una mezza finanziaria
Dove ce li mettiamo questi 90 affusolati aviogetti o a chi intendiamo destinarli? Certo il ministro se ne poteva uscire con la vecchia frase latina, “Si vis pacem, para bellum”, avremmo capito la trombonaggine guerriera. Ma il ministro ha, invece, giustificato i 90 F35 in questo modo: «questo programma è stato riesaminato come gli altri, ma rimane un impegno importante dal punto di vista tecnologico industriale, delle capacità produttive e occupazionali». Questa giustificazione è inaccettabile, non possiamo pensare che per fare avanzare la tecnologia abbiamo bisogno di tali supposte, non possiamo pensare che per fare aumentare l’occupazione abbiamo bisogno delle armi. La tecnologia deve avanzare nella ricerca energetica delle fonti alternative, nel combattere la fame nel mondo, nel riciclo dei rifiuti, nella bonifica dei territori che sono stati disastrati da un cieco industrialismo e si possono creare milioni di posti di lavoro dalle mani pulite, non possiamo assolutamente pensare di uscire dalla crisi con la stampella della tecnologia di guerra. Si vis pacem, para panem.
16/02/12 francesco zaffuto
Immagine – colomba della pace