sabato 4 febbraio 2012

Qualche rimedio: lettera a Monti


Questa lettera che segue l’ho inviata al presidente Monti sul suo spazio facebook
ora giace tra i 2.200 commenti.
Giorni addietro si è sollevato un vespaio su una sua frase sul posto fisso. Poi lei ha voluto meglio precisare che parlava della forzata condizione di flessibilità a cui i giovani debbono abituarsi. Intanto il suo ministro del lavoro insieme ai sindacati e alla Confindustria continua a consultarsi e a studiare.
Eppure la soluzione esiste:
se la flessibilità è un bene, allora in quanto bene va pagata.
Chi dà una disponibilità al lavoro e si inserisce in una lista pubblica di collocamento va pagato.
Se chiamato per un posto e rifiuta non va ovviamente pagato; ma finché la sua disponibilità permane va pagato.
Ma intanto non esistono liste di collocamento pubbliche, sono state cancellate dai precedenti governi.
Ma questo “bene” flessibilità come ogni bene va misurato, pesato e pagato e non può essere solo un costo umano a carico del lavoratore. E’ necessario un welfare che copra i periodi di disoccupazione e sono necessarie le liste di collocamento pubbliche.
In quanto ai fondi per il welfare possono contribuire imprese e lavoratori occupati e lo Stato. Lei ricorderà, presidente, che quando arrivò al Governo tutti parlavano di possibile patrimoniale, perfino Montezemolo e Marcegaglia si erano sbilanciati in proposito, poi il suo governo no ne fece nulla, disse che doveva operare con urgenza; ora visto che l’urgenza è superata può benissimo operare almeno con celerità.
Riguardo alle liste di collocamento pubblico il suo ministro Fornero deve convincere gli imprenditori che possono comandare nelle assunzioni dirette ma solo all’interno di percentuali di sicurezza, almeno il 70% dei lavoratori vanno assunti a chiamata dalle liste pubbliche, non si può accettare che ci siano lavoratori che restano in disoccupazione per anni.
Poi se in questo paese alcuni imprenditori rinunciano a fare impresa, gli enti pubblici possono assumersi l’onere di fare impresa; e se ci sono imprenditori che vogliono andare all’estero, ci vadano pure e non tornino più in Italia; si dia un vantaggio a tutti quelli che producono a Km 0 penalizzando tutte le produzioni soggette ad essere trasportate.
Questa crisi, presidente, lei sa bene che è un po’ diversa dalle altre, è stata prodotta dal capitale finanziario e non dall’assenza di denaro.
04/02/2012 francesco zaffuto
Immagine – Totò nel film “miseria e nobiltà” addenta voracemente gli spaghetti