martedì 20 settembre 2011

LO STAMPAGGIO DEL DENARO




Mi è capitato spesso di incontrare su internet questa tesi (la riporto sinteticamente in colore):

Lo Stato, invece di stampare il suo denaro a costo zero e senza interessi (come potrebbe fare uno Stato Sovrano), lo acquista da banche private emettendo Titoli gravati da elevati interessi, per cui l’attuale debito pubblico è matematicamente impagabile. Infatti, per azzerare tale debito pubblico italiano bisognerebbe creare altri 1.900 miliardi di euro, che nella situazione attuale di assenza di sovranità monetaria, con la cessione della potestà di emissione delle banconote ad un sistema bancario privato, vorrebbe dire creare ulteriori titoli di Stato (di indebitamento) per 1.900 miliardi, portando così il debito pubblico a 3.800 miliardi. Ed è per questo che il debito pubblico prima o poi non può che essere ricusato, ovvero annullato: è impagabile (nella situazione di mancanza di sovranità monetaria).
L’ipotesi che l’attuale debito pubblico possa arrivare a diventare impagabile è una ipotesi possibile. L’ipotesi che lo Stato possa avocare a sè la prerogativa di stampare il denaro, quello che ha corso forzoso nel territorio dello Stato, è un’ipotesi anch’essa praticabile con l’uscita dell’Euro e togliendo alla Banca d’Italia la prerogativa di istituto di emissione.
Ma lo Stato che stampa denaro non può essere libero nelle sue fantasie di stamparne quanto ne vuole; il denaro come qualsiasi altro bene più ce ne è e meno vale nel confronto con gli altri beni. Il denaro, bene misuratore, è esso stesso bene misurato.
Il cosiddetto pareggio tra entrate fiscali raccolte dallo Stato e uscite per spese dello Stato è un obbiettivo di sana amministrazione che deve essere lo stesso perseguito. Qualora tale pareggio venga colmato con emissione di nuovo denaro stampato all’occorrenza, tale misura si traduce in una inflazione monetaria che va a gravare come aumento generalizzato di tutti i prezzi e di conseguenza con danno generalizzato su tutti i cittadini, e i cittadini meno ricchi vedrebbero svalutati i pochi mezzi a disposizione.

L’azzeramento del debito alla maniera dell’Islanda, per l’Italia diventa una manovra molto più complessa per il suo grado di inserimento nelle dinamiche europee, significa uscita dall’Euro dell’Italia, con probabile fine dell’avventura Euro e della stessa Europa comunitaria.

La cosa migliore è rivedere i patti dell’Euro abbandonando le logiche liberiste. Intanto un indebolimento dell’Euro a fronte di una emissione di Eurobond non è un dramma per un Euro che in 9 anni è costantemente cresciuto nei confronti del dollaro e di altre valute. Nel contempo occorre avviare un cambiamento di rotta: i paesi europei vanno lasciati liberi di avviare un processo di razionalizzazione del credito e del risparmio, razionalizzazione che può prevedere la nazionalizzazione di banche, un abbandono della concezione privatistica nell’economia, avvio di esperimenti fruttuosi di economia mista per concorrere alla piena occupazione. Ai mercati vanno date clausole europee capaci di impedire le operazioni allo scoperto, tassazione minima delle transazioni finanziarie a breve, ordine e revisione dei derivati. In quest’ottica le misure rigide sul pareggio di bilancio potrebbero essere condivise anche dalle popolazioni europee dedite al lavoro.
L’Italia può avviare un lento rientro dal debito anche meglio di altri paesi europei: attualmente il 40% dell’esposizione debitoria dello Stato italiano è con banche estere ma il 60% è un debito con banche e risparmiatori italiani. L’asse del debito deve spostarsi verso l’interno, e verso un rapporto diretto Stato – Cittadini, e lo Stato italiano può farlo ricorrendo a strumenti che aveva cominciato a dismettere; la struttura delle Poste è la struttura più diffusa sul territorio nazionale in termini di sportelli e deve ritornare ad un totale controllo pubblico; lo Stato attraverso tale struttura potrà esercitare stimolo al risparmio delle famiglie e al credito sociale. Va data la proibizione a tutti gli enti locali di indebitarsi con le banche private e l’obbligo di ricorrere ad un’unica Cassa depositi e prestiti pubblica. La riscossione di tutte le imposte va fatta tramite versamenti in c/c postali al fine di eliminare tutti i costi di aggio delle esattorie bancarie.
Sul fronte dell’entrate vanno varate: imposta patrimoniale sui grandi patrimoni e un’ IRPEF progressivamente calibrata e senza i grandi scaglioni alla Tremonti Da TREMONTI a TREALIQUOTE .
Sul fronte delle spese: l’immediato abbattimento dei costi della politica con un netto dimezzamento, l’eliminazione di opere faraoniche come Ponte sullo stretto e TAV.
Nel contempo vanno avviati incentivi e interventi statali per la crescita in settori mirati: ricerca scientifica, agricoltura come scelta strategica, energie rinnovabili, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti, conversione dell’industria automobilistica verso auto elettriche. Non è più il tempo di perseguire la crescita generalizzata come effetto macroeconomico, ma occorre stimolare la crescita dei settori che si intendono sviluppare per uno sviluppo ordinato senza degradare territorio, la degradazione fa solo aumentare successivamente i costi.

20/09/11 francesco zaffuto




immagine - foto tratta da internet di un po' di euro in banconote e metallo

3 commenti:

  1. In fondo è così semplice e lineare. Quello che tu sostieni è così logico e chiaro che lo capirebbe anche un bambino. Sembra però incomprensibile alla nostra classe politica.

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