sabato 20 ottobre 2012

594 Sallusti 595


a    a   594 Sallusti 595

 b  594 Formigoni 595

       c   594 Bersani 595

ECCOLI  

Codice penale - Articolo 594. Ingiuria. Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a lire due milioni, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone.

Codice penale - Articolo 595. Diffamazione. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattro milioni.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

I casi c) e d) , senza conseguenze,  ci fanno un po’ sorridere.
Il caso b) pare una sentenza equilibrata
Il caso a) ci porta a riflettere sulle conseguenze più gravi.  Il Parlamento sta cercando di ricorrere ai ripari: fare una legge salva Sallusti prima che venga tradotto nelle patrie galere. Ma non è facile mettere mano a 65 anni di distrazione dei legislatori.
Le frasi tipo: lei non sa chi sono io, io la rovino, in galera ti mando; non sono solo un ricordo cinematografico, descrivono una Repubblica che è vissuta con questi due articoli, migliaia di processi, tonnellate di carta bollata, persone rovinate, parcelle agli avvocati e arringhe e arringhe di difesa ed accusa.
 Certo la libertà di offendere e la libertà diffondere falsità e calunnie a mezzo stampa non si possono considerare difesa della libertà dei più deboli; ma se si leggono i due articoli del c.p.  con attenzione pare che siano stati costruiti per difendere i più forti.
 Anche se mi trovo politicamente distante mille anni luce da Sallusti comprendo la sua battaglia di voler rimarcare la gravità della condanna alla prigione.
 Abbiamo bisogno di due articoli che tutelino le parti più deboli dalla diffamazione e nel contempo non ledano la libertà di espressione, ed in ogni caso cancellare la penalizzazione più elevata per  lesa maestà.
20/10/12 francesco zaffuto

immagine - cella prigione