giovedì 3 maggio 2012

IL PARADOSSO DELL’ASTENSIONISMO


Chi si astiene dalle elezioni non può certo fare paura ai politici e ai partiti, in ogni caso il numero dei parlamentari, dei consiglieri comunali e regionali rimane lo stesso e saranno lo stesso eletti; il meccanismo è ben blindato. Ciò è comprensibile sul piano della stabilità di uno Stato e delle sue istituzioni ma è meno comprensibile sul piano della rappresentatività: gli eletti vengono a rappresentare anche quelli che non gli hanno dato alcun mandato, hanno una sorta di rappresentatività motu proprio.
Finché l’astensionismo si manifesta in percentuali contenute si può considerare strutturale come il segno di una sgradevolezza della classe politica che può variare all’interno di schemi prevedibili e il ritorno al voto degli astenuti non è in grado di modificare gli equilibri che si sono creati. Quando nelle elezioni precedenti la percentuale delle astensioni è stata massiccia il ritorno al voto degli astenuti non è per niente prevedibile e può essere foriero di grandi spostamenti dell’asse politico. Quando poi l’astensionismo comincia ad avvicinarsi alla metà dell’intero popolo diventa concreto il rischio di tenuta dell’intero paese.
Il dato politico dell’astensione al voto in Italia più recente è quello del 2010 delle elezioni regionali che si sono tenute in gran parte del territorio nazionale: si sono astenuti ben il 35,78% degli aventi diritto al voto, e se si sommano anche le schede nulle e bianche il dato del non voto sale al 38,42% (su 40.830.621 elettori 15.689.950 non hanno espresso un voto). Percentuale superiore a qualsiasi partito o alleanza di partiti; per raggiungere la stessa percentuale del non voto del 2010 occorre sommare insieme i voti di PdL (5.994.741), PD (5.843.420), Lega (2.749.176) e Udc (1.246.037) . Se una buona parte di questi astensionisti ritorna al voto non è facile fare previsioni.
Da qui tutta la paura dell’ ANTIPOLITICA.
Potrebbe addirittura succedere nelle prossime elezioni nazionali che tutti i partiti tradizionali non arrivino neanche al 50 per cento e che l’astensione + l’antipolitica venga a rappresentare più del 50%; si verrebbe a determinare una democrazia contraddetta nel suo aspetto numerico. Certo in virtù di una legge elettorale il Parlamento sarebbe lo stesso pieno di parlamentari in grado di dare la fiducia al governo ma che non rappresentano la maggioranza degli italiani. Se la politica non riesce a convincere i cittadini a votare nei fatti è fallita.
03/05/12 francesco zaffuto
(mah! … boh! - fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Una antica statua guarda giù verso il suo membro virile caduto. Sulla destra si ripete un occhio grande e un membro a riposo .