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lunedì 1 ottobre 2012

L’istat dati allarmati di luglio/agosto


2012 anno terribile
TASSO DISOCCUPAZIONE 10,7% AD AGOSTO(si conferma lo stesso grave dato negativo di luglio). Tasso di disoccupazione maschile 9,9%, quello femminile pari all'11,8%,
 Su base annua si registra una crescita di disoccupati per 640 mila unità.
Il tasso di disoccupazione dei giovani  15-24enni è pari al 34,5%.
 Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono il 36,3%.
Da tre anni su questo blog mi occupo di disoccupazione,  ma se guardate i dati precedenti, nella loro gravità erano meno gravi di quelli di oggi.
Aggiornamento al 1° marzo 2011
Gennaio 2011 tasso di disoccupazione in Italia all'8,6%. 
Aggiornamento del 03/06/10
Il tasso di disoccupazione ad aprile è salito all'8,9%.
Aggiornamento del 30/04/10
Il tasso di disoccupazione a marzo è all'8,8%
Aggiornamento del 02/03/10
Il tasso di disoccupazione si e' attestato all'8,6%
Aggiornamento del 17 dicembre 09
L’Istat  il tasso di disoccupazione è dell’8,2%.

giovedì 19 aprile 2012

SCORAGGIATI


Sono sicuri di non trovarlo il lavoro e non lo cercano più: sono nel 2011 a quota 1 milione e 523 mila, si tratta del dato annuo più alto dal 2004.

Ecco un link sulla notizia

http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/450819/

Ma perché, un dato così elevato di scoraggiamento?

Non è facile trovare lavoro, ma non solo: non ci sono strumenti, non esistono graduatorie di attesa, sei superato sempre, molti annunci sono fasulli, spesso i vecchi annunci rimangono sempre inseriti e trovi che stai perdendo tempo, spesso gli annunci sono solo specchietti per le allodole per raccogliere dati, spesso sono le solite aziende che selezionano personale per altre aziende, spesso si tratta di lavori mal pagati, spesso si tratta di stage gratuiti e senza alcuna garanzia di assunzione, perfino per i lavori umili ti chiedono professionalità ed esperienza, in tanti lavori umili trovi la concorrenza dell’extracomunitario che viene considerato più sfruttabile … i motivi sono tanti ….

Alla crisi economica si somma il disastro di avere eliminato completamente le liste di collocamento, l’avere eliminato la minima di obbligatorietà di fare riferimento alle liste stesse, l’aver lasciato il totale arbitrio delle aziende per tutte le assunzioni al 100 % (fatta eccezione per le categorie protette ormai non esiste un minimo di tutela). Si può stare mesi e anche anni a cercare. La “grande riforma” del mercato del lavoro ha ignorato completamente la questione liste di collocamento, ogni azienda viene considerata come un impero a sovranità assoluta.

19/02/12 francesco zaffuto

Immagine – acquarello - un uomo alla riva del mare con il suo mucchietto di poche cose e un cane, incrocia stanco le braccia e il volto sulle ginocchia.

domenica 23 ottobre 2011

Censimento 6.1. un’ora sola ti vorrei


Molti di noi sono alle prese con le domande sul censimento, tutto sommato prevedono delle risposte semplici; ma quando si arriva alle poche domande sull’occupazione non si capisce più il senso e il motivo delle domande stesse.

La domanda 6.1 chiede: Nella settimana precedente la data del censimento (dal 2 all’8 ottobre) ha svolto almeno un’ora di lavoro? Sì o No

Un’ora?

Pare proprio di sì, perché ti dicono che puoi saltare il resto delle domande e andare a rispondere alle quelle sul trasporto da casa al lavoro.

Ti sorge qualche perplessità su quell’ora di lavoro?

Bene, vai a leggere sulla guida al punto 6.1

http://censimentopopolazione.istat.it/_res/doc/pdf/Guida_Compilazione_Questionario_Completa.pdf

e scopri che può essere anche un’ora di un lavoro saltuario, anche un’ora di lavoro in nero senza contratto, anche se non ancora pagata, anche se sei solo un tirocinante, anche se trattasi di un’ora che hai svolto nella panetteria di tuo padre come coadiuvante pur di non farlo brontolare.

Non so come saranno disposti i dati statistici, ma presumo che per quella sola ora di lavoro, sarai considerato miracolosamente occupato.

Sorgono allora altre domande.

Perché spendere tanti soldi e tanta fatica per avere dei dati così poco rilevanti ai fini della conoscenza del nostro paese? Non si poteva cogliere l’occasione del censimento per fare qualche domanda più circostanziata sul lavoro?

23/10/11 francesco zaffuto

giovedì 27 maggio 2010

Altro che bamboccioni, sono Neet



Si rischia un salto generazionale

L'Istat, nel rapporto annuale presentato oggi 26 maggio, denuncia che: sono 2 milioni in Italia i giovani che non lavorano e non studiano, stanno in attesa del loro futuro. Hanno trovato anche una definizione all’americana “sono i Neet” (Non in education, employment or training).Questi giovani sono coinvolti nell'area dell'inattività (65,8%).
Hanno un'età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi.
Nel 2009, a causa della crisi economica sono 126 mila in più.
Anche al Nord nel 2009 c’è stato un aumento +85 mila.
Tuttavia il maggior numero di questi giovani, oltre un milione, si trova nel Mezzogiorno.
I laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%).
Già dal 2007 (dati Ocse), l'Italia registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell'Ue.
Questi giovani quando perdono il lavoro, più dura lo stato di inattività e più hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro.
Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3% (l'anno precedente era il 68,6%).
Altro che 'bamboccioni', sono conviventi forzati con i genitori per motivi economici. I 30-34enni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (dall'11,8% al 28,9% del 2009). Rilevante è anche la crescita dei 25-29enni, dal 34,5% al 59,2%.
Sempre secondo il rapporto Istat i giovani non sposati fra i 18 e 34 anni che vivono con i genitori sono passati dal 49% al 58,6%. Dal 2003 al 2009 sono calati di ben nove punti i giovani (18-34 anni) che per scelta vogliono vivere nella casa dei genitori: la prolungata convivenza dei figli con genitori dipende da questioni economiche per il 40,2% e dalla necessità di proseguire gli studi per il 34%. La percentuale di giovani che dichiara di voler uscire dalla famiglia di origine nei prossimi tre anni cresce dal 45,1% del 2003 al 51,9% del 2009. Tra le motivazioni economiche per restare nella famiglia di origine, le difficoltà nel trovare casa per il 26,5% e quella di trovare lavoro 21%.
Nel 2009, circa 16,5 milioni di occupati (72,4%) svolgono una professione adeguata al livello d' istruzione, 1,7 milioni (7,4%) ha un lavoro relativamente più qualificato, il 20,2% (4,6 milioni) è sottoinquadrato. Rispetto al 2004, il fenomeno del sottoinquadramento interessa oltre un milione di persone in più. I sottoinquadrati sono giovani per il 31% (+6,8% rispetto al 2004).
In realtà il fenomeno della disoccupazione giovanile è arginato dalle famiglie di origine. Si trovano tra i disoccupati molti giovani con titoli di studio elevati che aspirano alla possibilità di inserirsi in lavori che possano riconoscere un qualche merito per i loro studi, ma i ritardi di inserimento aumentano le difficoltà. Anche l’accettazione di piccole attività di lavoro di collaborazione in attesa
di una migliore collocazione fa parte del fenomeno.
Intanto nel nostro paese si è teorizzato il blocco del turn over, l’assenza di concorsi pubblici e l’aumento dell’età pensionabile. Questo significa far saltare possibilità di occupazione ad un’intera generazione.Nel contempo abbiamo la realtà dei lavoratori extracomunitari, i lavori rifiutati dai giovani che sperano in qualcosa di meglio vengono occupati dai disperati che sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro; si possono scoprire anche realtà di lavoratori extracomunitari con elevata cultura che sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di occupazione.
La proletarizzazione moderna ormai non ha più le regole del passato; non solo per ceto, per livelli di istruzione, ma anche per degli strani e capricciosi livelli di fortuna. Un giovane con due lauree, sprovvisto di “santi raccomandatari” e di fortuna, può trovarsi a dovere accettare un qualsiasi lavoro di magazziniere o imbianchino, oppure deve aspettare in casa in attesa che arrivi qualche assunzione privata o che il ministro Brunetta ricominci a parlare di concorso day. E se si arriva ai quaranta anni, non sei più duttile e flessibile.
26/05/10 francesco zaffuto
.(immagine – “angoscia del futuro” cera e china © francesco zaffuto link Altre allegorie)
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