Visualizzazione post con etichetta giustizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giustizia. Mostra tutti i post

mercoledì 17 ottobre 2018

Il Re di Riace


Condannato al Confino o all’Esilio. Chiamiamolo come vogliamo ma sta di fatto che lo si allontana dal suo paese dove ha costruito una realtà che fa invidia a molti.
Certo sto parlando senza avere letto gli atti del procedimento, ma in qualche modo il pensare spero che non possa essere considerato un atto lesivo della magistratura.
 Il Sindaco di Riace si è permesso forse di suggerire a un cittadino anziano del suo paese di leggere una commedia di Pirandello:  “Pensaci Giacomino” . Il vecchio in quella commedia voleva aiutare una ragazza con la reversibilità della sua pensione, e Giacomino non era proprio un esempio di amorevole bontà. Forse, ad essere liberi di pensare, e considerato l’imperante conformismo, si potrebbe paragonare Giacomino a Matteo Salvini.
 Altra ipotesi di reato del Sindaco di Riace: non teneva i conti in ordine. Ma il paradosso di questa mancanza di conti in ordine è quello che è riuscito, con quei  ?trentaquattro? euro dell’accoglienza a fare miracoli di spesa ben superiori e non ha tratto alcun beneficio per sé. Ora il “Giacomino” interviene  dicendo che gli vuol togliere i ?trentaquattro? euro del piano Accoglienza per via dei conti disordinati.
 Un altro reato pare l’avere affidato ad una cooperativa di disoccupati la pulizia del paese, senza bando di gara.
 L’unico provvedimento giusto da prendere mi pare quello di obbligare il Sindaco di Riace ad assumere un buon Ragioniere in Comune per tenere i conti, e un buon avvocato che lo possa consigliare di non prendere cantonate. Tutto qua.  (fr.z.)

aggiornamenti sull'argomento
C’è una sinistra che vuole puntualizzare su Riace


venerdì 20 aprile 2018

mercoledì 29 giugno 2016

Disuguali nel pasto fin da bambini

I bambini hanno diritto di mangiarsi il proprio panino durante l'orario della mensa. Così ha deciso la Corte d'appello del tribunale di Torino, che in una sentenza ordina al Comune e al ministero dell'Istruzione di organizzare un servizio ristorazione che permetta di nutrirsi a scuola anche a chi vuole portarsi il pranzo da casa. La battaglia per il "panino libero" era partita da un gruppo di mamme, che tre anni fa avevano avviato la causa dopo aver protestato duramente contro l'aumento del costo dei pasti.
Bene, però è pure vero che i bambini hanno necessità di un pasto caldo, ed è pure vero che il mangiare insieme lo stesso pasto è un fatto educativo che insegna l’essere uguali o simili
Allora la strada è quella di una mensa il cui costo sia accessibile a tutti i bambini!!!

Almeno un buon piatto di minestra per tutti!!!

Per i post recenti o in evidenza di Crisi dopo la crisi vai all’Home page

domenica 28 febbraio 2016

Tosi: multa alla carità

Tosi, multerebbe anche San Martino
Un’ordinanza per vietare  la carità nel centro storico di Verona.
La Polizia municipale procederà a sanzionare chi sarà trovato a elargire somme in denaro ad accattoni, con un’ammenda da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro. Una minaccia non di poco conto per chi ha dato un euro di carità.
Il provvedimento è stato emesso dal sindaco Flavio Tosi, per contrastare l’incremento dell’attività di accattonaggio in città in occasione degli eventi e delle manifestazioni fieristiche in programma a Verona fino al 14 aprile. Il divieto riguarda tutte le aree pubbliche della città antica, l’intero territorio della prima circoscrizione, oltre a corso Porta Nuova e via IV Novembre. In pratica la carità viene sospesa e multata durante la fiera per evitare,  durante le manifestazioni fieristiche dei mercanti,  lo sconcio visuale dei miserabili.
Ed ecco come giustifica Tosi il suo provvedimento:
«… approfondite indagini della Polizia municipale hanno evidenziato che siamo in presenza di un racket ben organizzato, che sfrutta disabili, minori e persone anziane, che vengono accompagnati al mattino sul luogo in cui esercitare l’accattonaggio e prelevati la sera»
Se queste indagini erano approfondite dovevano portare ad arresti perché lo sfruttamento è reato;  evidentemente non erano tanto approfondite, e non hanno coinvolto abbastanza gli altri organi di polizia : si va  allora nell’altra direzione, quella di far diventare reato la carità.
Può la carità essere considerata un reato per le leggi del nostro Stato e per la nostra Costituzione?
Può un Sindaco fare quello che gli dice la testa?

la notizia da
foto: santino di San Martino da

venerdì 17 luglio 2015

Cannonate e non cannoli


 Esistono due tipi di siciliani: quelli che straparlano e quelli che stanno muti. Quelli che straparlano arrivano verbalmente ad uccidere tutto il mondo e riescono a mettere in moto l’intera Apocalisse biblica, anche per una multa per un divieto di sosta. Quelli che stanno muti si esprimono per sillabe che non arrivano neanche al pronunciamento del sì e del no e addirittura usano deboli schiocchi della lingua indecifrabili, tipo gn o ng, ci sono suoni che non si possono scrivere perché la lingua sbatte sul palato schioccando.
 Provate a liberarvi di un amico siciliano e diventate un traditore dell’intera Sicilia. Se è un antico amico fraterno siete un traditore di tutta la fraternità umana. E’ quasi più facile liberarsi di un parente: si trova una giustificazione del tipo “ci fu lite in famiglia”; ma con l’amico non viene compresa la motivazione della lite. Lo stesso amico penserà che non è vero niente e che continuate ad essere suo amico,  anche dopo l’essersi chiamati reciprocamente emeriti coglioni.
 Provate ad avere un amico siciliano di quelli che straparlano, che vi ha telefonato, che voi non volete continuare a sentire le stupidate che vi dice, e sperate che la telefonata finisca subito;  allora non reagite a nessuna delle stronzate che dice, perché sapete che se reagite la telefonata non finisce più e quello continuerà a straparlare per ore aumentando la dose di Apocalisse.
 Il reato di Crocetta pare che sia: non essersi riuscito a liberare di un amico, avere ascoltato una telefonata senza reagire o solo pronunciando qualche indecifrabile schiocco con la lingua.  
 Cosa diceva l’amico?  Apocalissi,  e nelle apocalissi aveva messo dentro anche una vittima della mafia. Le vittime della mafia sono intoccabili e innominabili e Crocetta doveva accettare di prolungare la telefonata dicendo al suo amico che era un coglione.
 Ma chi ha dato via l’intercettazione, l’ha fatta uscire dalle sedi di competenza giudiziaria, l’ha fatta arrivare all’Espresso, ha sicuramente commesso un reato.
Ora proviamo ad immaginare un dialogo tra Mister X e Mister Y.
Mister x = Su Crocetta abbiamo questo, che facciamo?
Mister y = Colpite ad alzo zero.  
Questo quello che posso dire come siciliano su Crocetta, e per quanto riguarda  la sua  futura salute un consiglio: riposarsi dalla politica e cambiare medico
17/07/15 Francesco Zaffuto

domenica 1 febbraio 2015

Chi si ricorda di Formigoni? Il tribunale

Nel 2012 definì i radicali «criminali e maestri di manipolazione». E così, due anni e mezzo dopo, l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni è stato condannato per diffamazione. Lo ha deciso ieri la nona sezione penale del tribunale di Milano. La sentenza di primo grado ha stabilito una pena di un mese di reclusione con la sospensione condizionata subordinata al risarcimento di 10mila euro a Marco Cappato, 10mila a Lorenzo Lipparini e 25mila alla Lista Marco Pannella, nella persona di Marco Pannella.
 Si tratta di quell’antica vicenda delle liste elettorali del 2010 che è ancora pendente dinanzi al tribunale amministrativo …..

giovedì 22 gennaio 2015

Le Pen de mort

«Personalmente, come avvocato, penso che la pena di morte sia uno strumento necessario nell'arsenale giuridico di un Paese», ha spiegato la Le Pen, che già nei giorni scorsi aveva proposto un referendum sul ripristino della pena capitale. 
“Arsenale” che strana definizione per l’insieme delle leggi di un paese, la pena di morte è una ghigliottina da tenere in arsenale, anche se non serve per i terroristi islamici che si sono già votati alla morte, secondo la Le Pen, serve per un generico far paura ed essere forti,  incutendo paura proprio come fa l’Isis,  pensando che vincerà chi fa più paura.
Certo è necessario difendersi con tutti gli strumenti, ma contro chi vuole con la morte generare paura ci necessita una forza vitale, una grande forza ispirata alla sacralità della vita, un largo fronte internazionale che difenda la libertà e la sacralità della vita di ogni individuo umano.

21/01/15 francesco zaffuto

Pena di morte in Francia e in Italia
La pena capitale fu abolita in Francia il 9 ottobre 1981, su iniziativa di Robert Badinter, ministro della Giustizia nei primi anni della presidenza di François Mitterrand, che fece approvare dal parlamento la legge 81-908 che ha soppresso la pena capitale.
Il Granducato di Toscana, in data 30 novembre 1786, sotto il regno di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena, fu il primo Paese civile al mondo ad aver abolito la tortura e la pena capitale, benché poi venisse reintrodotta nel 1790. Tale data è festa regionale in Toscana.
Nel 1889 la pena di morte venne abolita in tutto il Regno d'Italia con l'approvazione, quasi all'unanimità da parte di entrambe le Camere, del nuovo codice penale, durante il ministero di Giuseppe Zanardelli. 
Viene reintrodotta la pena di morte in Italia durante il fascismo La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, abolì definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace.

Immagine: due modelli di ghigliottina francese da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Guillotinemodels.jpg

lunedì 19 gennaio 2015

FISCO, GALERA e 3 per cento

 Quando si parla di fisco in Italia ci sono due correnti di “pensiero”: quella del “giusto evadere perché le tasse sono troppo alte” e quella del’ “In galera!”  E’ evidente che la giusta soluzione sta nel mezzo: costruire norme che permettano di intercettare l’evasione fiscale,  capaci di  penalizzare gli evasori e chi ha esercitato veri e propri atti di frode per evadere; nel contempo tali norme debbono costruire un buon rapporto tra fisco e cittadini ed evitare che aziende in difficoltà siano stritolate.
Il recente pasticcio renziano della percentuale di tolleranza del 3% di evasione, non è certo la soluzione perché nei fatti premia il ricco evasore e stritola il piccolo …
Qui un commento del magistrato Cantone

giovedì 11 dicembre 2014

PATTEGGIAMENTO E BANDITI DI ROMA


L’Istituto giuridico del patteggiamento da anni fa strage della giustizia nel nostro paese. Sulla base di questo istituto chi si dichiara colpevole e accetta la pena ottiene un notevole sconto, un terzo della pena; chi si crede innocente e vuole un giusto processo rischia di pagarla cara,  se gli va male il processo paga al 100 per cento. Chi si dichiara subito colpevole è ben visto dallo Stato perché fa risparmiare tempo, chi rivendica la sua innocenza viene considerato come maggior colpevole.
 Il patteggiamento è  un istituto giuridico che va cancellato, è lontano dalla nostra Costituzione, ed è lontano anni luce da ogni minimo senso della giustizia e della parità di trattamento di fronte alla legge.

Parlando spigliatamente il Presidente Renzi ha recentemente detto: «Innalzeremo da quattro a sei anni la pena minima per la corruzione, non è pensabile che attraverso il patteggiamento uno se ne stia sempre fuori dalla galera. Che vuol dire? Che se hai rubato puoi patteggiare, ma un po' di carcere lo fai comunque».  A parte ogni considerazione sul linguaggio usato da Renzi, qualsiasi nuova norma viene ad essere applicata per tutti coloro che commetteranno reati dopo la nuova norma, quindi i banditi della Cupola di Roma sono esentati da tali aggravamenti di pena.

  Riguardo al patteggiamento Renzi non parla di una sua eliminazione, pare dia per scontato che trattasi di una buona idea quella di fare lo sconto a chi si dichiara colpevole.
 La nostra Costituzione nel suo articolo 111 dichiara:  Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
  Accade però che  la ragionevole durata del processo nel nostro paese non è per niente ragionevole e si inventano istituti per aggirare il 111: un istituto è quello della prescrizione, passato un certo tempo il reato viene cancellato; un altro istituto è quello del patteggiamento.
 Vediamo come nasce l’istituto del Patteggiamento, i governi che l’hanno istituito e quelli che non si sono sognati di toglierlo o metterlo in discussione.
Nasce con il punto 45 dell'art. 2 della legge delega 16 febbraio 1987, n. 81
Chi governava a quella data? Secondo Governo Craxi (01.08.1986 - 17.04.1987)
Questa “bella pensata” del Governo Craxi era limitata a procedimenti penali con pene non superiori a due anni.
Ecco il comma 45) previsione che il pubblico ministero, con il consenso dell'imputato, ovvero l'imputato, con il consenso del pubblico ministero, possano chiedere al giudice, fino all'apertura del dibattimento, l'applicazione delle sanzioni sostitutive nei casi consentiti, o della pena detentiva irrogabile per il reato quando essa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non superi due anni di reclusione o di arresto, soli o congiunti a pena pecuniaria …..
  I governi successivi non mettono  mano per togliere questo obbrobrio giuridico e ne sono passati tanti di governi: Fanfani, Goria, De Mita, Andreotti sesto e settimo, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema primo e secondo, Amato secondo, ….
Fino a arrivare a Berlusconi secondo che ha una “pensata super”: ALLARGARE IL PATTEGGIAMENTO A REATI CON PENE FINO A 5 ANNI, quindi a reati ben più gravi. Ed ecco viene varata la legge 12 giugno 2003, n. 134. A seguito di detta legge l’articolo 444 del Codice di procedura penale si legge in questo modo
Art. 444.
Applicazione della pena su richiesta.
1      L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria.
  
Dopo questa “bellissima pensata” di “ampie vedute” di Berlusconi ci sono stati altri governi: Berlusconi terzo, Prodi secondo, Berlusconi quarto, Monti, Letta e ora Renzi.
Chi ha preparato il sacco di Roma sapeva bene che con il patteggiamento la pena si sarebbe alleggerita, che magari si riduceva a meno di due anni, che non si faceva galera, che un po’ di soldi si potevano ben seppellire da qualche parte e che alla fine li potevi godere.
Ora grande scandalo, tutti indignati: Renzi parla di misure pesanti ma che non possono applicarsi all’indietro per un principio generale del diritto;  Napolitano si indigna anche lui ma ci mette in guardia dall’antipolitica; ma l’antipolitica  in fin dei conti è quella che abbiamo avuto in questi anni (almeno a fare il conto dal  16 febbraio 1987).
11/12/14 francesco zaffuto

Immagine – due mani che in patto si avviano a stringersi  ….

Patteggiamenti famosi 
Quelli del Mose di Venezia


domenica 23 novembre 2014

ETERNIT e i tempi dell’innocenza


E’ difficile …  da qualche giorno che provo a capirci qualcosa su quella sentenza … non so voi … provo un riepilogo …
La Cassazione annulla in modo definitivo la sentenza Eternit e dice che il reato era prescritto già al tempo della sentenza di primo grado; un po’ come dire che i giudici del primo grado e quelli del secondo grado non sanno contare.
 Non si tratta di un calcolo matematico: i giudici della Cassazione contano la prescrizione dal momento che Eternit ha cessato di inquinare l’aria; i giudici di primo e secondo grado contano dal momento in cui sono ci sono stati i morti.
 E’ evidente che gli effetti cancerogeni per dipendenti e popolazione sono stati in continuazione e a seguito di un inquinamento prodotto, ma per la Cassazione resta la data della chiusura della fabbrica.
  Anche i giudici della Cassazione potevano contare come gli altri giudici ma non l’hanno fatto; è evidente che la legge sulla prescrizione e le norme sul disastro doloso permettono più ipotesi interpretative; e alla fine, nel caso specifico,  è l’interpretazione dei giudici di Cassazione che prevale, giusta o sbagliata che sia.
Riguardo al fatto che si possa fare un nuovo processo già la difesa del magnate di Eternit richiama il principio giuridico ne bis in idem  “Non si può essere processati due volte per lo stesso fatto”.
 Riguardo alle reazioni dei politici, siamo al pianto del coccodrillo; si promette una prossima riforma della prescrizione; ammesso che questa riforma venga fatta, varrà per il futuro, per altri fatti, ma non potrà dare giustizia alle vittime di Eternit.
 E’ un pasticciaccio brutto, uno dei più brutti della giustizia nel nostro paese.
 A parte gli anni di galera (per magnati Eternit vivi e già morti), non c’è il riconoscimento dei danni per le vittime,  i costi sostenuti dall’INAIL e quelli per il risanamento ambientale ricadono sullo Stato,  li pagheremo silenziosamente tutti noi con le tasse.  
23/11/14 francesco zaffuto


sabato 1 novembre 2014

Siamo tutti giornalisti di Google

Per il Senato, che ha recentemente approvato il disegno di legge in materia di diffamazione, saranno Google e i gestori degli altri motori di ricerca – a decidere se e quali informazioni continueranno ad essere accessibili online e quali scompariranno, dietro semplice richiesta dell’interessato e senza bisogno che sia un giudice a pronunciarsi.
 Guido Scorza, attento osservatore della normativa per il web,  ne dà notizia sul Fatto quotidiano
 La norma ritornerà alla Camera per l’approvazione definitiva e se non ci sarà un aggiustamento nei fatti tutti noi blogger diventiamo Giornalisti (non pagati di Google e gestori vari). Il Gestore avrà le stesse prerogative di un editore o ancor di più di un direttore responsabile di un megaquotidiano.
 Quali potranno essere gli effetti, Guido Scorza ce ne evidenzia quelli più pericolosi:  “E’ facile, infatti, immaginare che quando domani il politico o il personaggio famoso di turno, scriverà a Google per chiedere di disindicizzare un articolo che lo riguarda perché diffamatorio, Google, salvo eccezioni, accoglierà la richiesta per sottrarsi ad ogni possibile contestazione senza, naturalmente, perdere troppo tempo a valutarne la fondatezza o l’infondatezza.”
L’autore o l’editore di un contenuto, infatti, è in grado di difendere la legittimità del proprio operato e, dunque, la permanenza online del contenuto mentre il gestore di un motore di ricerca, per un verso non è in grado di farlo e, per altro verso, non è competente a farlo visto che il suo obiettivo non è quello di fare informazione, cronaca o storia ma, semplicemente, quello di indicizzare le storie e le notizie da altri prodotte e pubblicate.”
 Sul Web il dibattito su questa legge langue, il blogger sono dei Giornalisti distratti, con una legge così è facile diventare tutti curatori di blog che si occuperanno di ricette,  ricami … e altre utili notizie che non disturbano eccessivamente.

 Occorre trovare una norma capace di tutelare i privati dalla diffamazione e nel contempo di tutelare la libertà di stampa ed di espressione.

venerdì 31 ottobre 2014

Torna al Comune il Sindaco di strada


De Magistris come Sindaco di strada è durato solo un mese e il TAR lo reintegra al Comune.
Il TAR ha ritenuto fondate le motivazioni di De Magistris ed ha rinviato il quesito sulla retroattività della Legge Severino alla Corte costituzionale. 
 In pratica De Magistris è riuscito ad ottenere quello che chiedeva Berlusconi, la sospensione del provvedimento di espulsione dalla Camera in attesa di un verdetto della Corte. 
 La differenza tra il caso Berlusconi e quello De Magistris è data dal fatto che la sentenza di Berlusconi è definitiva e quella De Magistris solo di primo grado; ma in qualche modo la decisione del TAR in favore di De Magistris rilancia l’immagine di vittima di Berlusconi.

domenica 26 ottobre 2014

Doppio lutto per la giustizia umana

Doppio lutto per la giustizia umana

lutto perché è stata impiccata una ragazza che aveva compiuto un delitto per paura di essere violentata

lutto perché si accetta ancora la vendetta come sistema di giustizia trasformando i familiari in altri assassini.

Alla fine la mobilitazione del mondo e gli appelli per fermare l’esecuzione non sono bastati. Reyhaneh Jabbari è stata impiccata. La giovane iraniana, condannata a morte nel 2009 per l’uccisione di un uomo che voleva stuprarla, è stata giustiziata a mezzanotte nel carcere di Teheran dove era rinchiusa, nonostante la campagna internazionale lanciata per salvarla.
Il perdono della famiglia della vittima avrebbe salvato la ragazza, ma per farlo il figlio dell'uomo ucciso aveva chiesto che Reyhaneh negasse di aver subito un tentativo di stupro. Lei si è sempre rifiutata di farlo.
All’esecuzione erano presenti i genitori di Reyhaneh e il figlio della vittima che, secondo quanto riferito da fonti della famiglia della giovane, avrebbe tolto lo sgabello da sotto i piedi della ragazza.

E’ necessaria una grande battaglia culturale in cui debbono cimentarsi tutti intellettuali del mondo laico, tutti gli intellettuali del mondo cristiano ed ebraico, tutti gli intellettuali del mondo islamico, una battaglia per la pace e per trovare i punti comuni di una civiltà per l'essere umano; una civiltà capace di prendere dal passato il meglio ma avendo il coraggio di abbandonare tutto ciò che è capace di generare male, equivoco, sofferenza. 

venerdì 24 ottobre 2014

L’ergastolo è una pena di morte coperta


Papa Francesco dice finalmente parole chiare, esplicite, e ben definitive,  sulla abolizione della pena di morte;  e si pronuncia per l’abolizione dell’ergastolo considerandolo una pena di morte coperta.  Sono passati tanti anni e finalmente  il Vaticano sposa  la concezione rieducativa della pena di Beccaria.
Interessante il pronunciamento del Papa sui reati di corruzione . “La corruzione – afferma il Papa – è un male più grande del peccato” che “più che perdonato”, “deve essere curato”: "La sanzione penale è selettiva. È come una rete che cattura solo i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con [la] maggior severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica e sociale – come per esempio gravi frodi contro la pubblica amministrazione o l’esercizio sleale dell’amministrazione – come in qualsiasi sorta di ostacolo frapposto al funzionamento della giustizia con l’intenzione di procurare l’impunità per le proprie malefatte o [per] quelle di terzi”. Al tirare delle somme, Papa Francesco esorta i penalisti ad usare il criterio della “cautela” nell’applicazione della pena”. 


immagine – fogli del libro Dei delitti e delle pene con l’immagine di Beccaria

domenica 24 novembre 2013

“dritti” e purtroppo acquisiti- seconda puntata


Questo post in parte continua il dibattito del post precedente “dritti” e purtroppo acquisiti

Non è facile affrontare il tema dei “diritti acquisiti” dal punto di vista giuridico.
La Corte Costituzionale con una sentenza del 11 ottobre del 2012 bocciò addirittura quel minimo prelievo che il governo Berlusconi aveva osato fare con il decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010. Quel decreto si limitava a ridurre stipendi e pensioni di alti dirigenti introducendo un prelievo in questa misura sugli emolumenti superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche' del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro …
 Per la Corte Costituzionale tale provvedimento contrastava con gli articoli 3 e 53 della Costituzione.
Se leggiamo gli articoli vediamo che:
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

 Dal punto di vista formale la Corte faceva riferimento alla pari dignità ed uguaglianza con i dipendenti privati,  e faceva riferimento all’obbligo comune di concorrere tutti alla spesa pubblica in base alla propria capacità contributiva; le misure di Berlusconi in materia di riduzione degli stipendi  per concorrere alla spesa pubblica vennero considerate per “conseguenza logica”  incostituzionali.
Eppure se si guarda al secondo comma dell’articolo 3, salta evidente agli occhi di tutti anche il secondo comma: E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini
 Una buona legge con in riferimento a questo secondo comma è sempre possibile, se la si vuole fare. Una legge capace di distinguere tra diritti e privilegi.
 Se si considera che una pensione erogata dallo Stato di 5.000 euro netti al mese sia già notevolmente elevata rispetto ad una minima, si può fare una legge per eliminare pensioni superiori a 5.000 euro nette e tutte le situazioni di pensioni doppie che fanno superare complessivamente detto limite. L’enorme cifra risparmiata può essere portata in diminuzione del debito pubblico e in diminuzione delle imposte che gravano lavoro e imprese.
 Non cadono poi in miseria, deputati, ministri, giudici, manager di stato se si arriva ad una legge che contiene i loro stipendi entro i 10.000 euro netti al mese, e ben ampia resta la distanza con i lavoratori che si arrangiano a vivere con 1.000 euro di paga al mese. 
 Questo per quello che paga lo Stato e i suoi enti (compresa la Rai).
 Per quanto riguarda le aziende private, facciano quello che vogliono in tema di retribuzioni e di pensioni (se costruite senza agevolazioni fiscali). Massima libertà; fatta salva l’applicazione dell’articolo 53 in tema di proporzionalità e progressività delle imposte.
 Una ricchezza meglio divisa e meglio distribuita fa inoltre crescere l’economia, dà nuovo impulso alla domanda di beni, trasferisce complessivamente i beni dalla tesaurizzazione al consumo.
21/11/13 francesco zaffuto


Immagine – Pellegrini mangiati in insalata -  Illustrazione  di  Gustave Doré, del libro di Rabelais Gargantua e Pantagruel  

martedì 19 novembre 2013

“dritti” e purtroppo acquisiti


Intervento di Antonio Pilato

Le due facce del "diritto acquisito": del ricco potente e del povero impotente
Quando sentiamo che gli emolumenti dorati della classe politica e dei manager, “divinamente superdotati”, non possono essere toccati, modificati, perché un diritto acquisito, mi salta subito in mente la spudorata legge feudale tedesca del maggiorascato, giustificata come divina, ma che nulla aveva della trascendenza. Così avviene ancora oggi nel nostro bel paese Italia, a favore di politici.

E a tutte le osservazioni critiche, che la gente comune muove contro i loro stipendi altissimi (che fanno girare e saltare le palle, quelle vere e anche di acciaio, non quelle di Letta, perché temperate e irrobustite dal continuo allenamento alla sofferenza, alla lotta per la sopravvivenza), e poi contro le pensioni cosi dette d'oro, le buone uscite, che non possono assolutamente compararsi a quelle di mille insegnanti insieme, ebbene, quando contro questa razza umana privilegiata dalla politica immonda o da altre disonorate ruffianerie, si dice, si chiede insistentemente, sopratutto in questo periodo di crisi, di tassare diversamente la ricchezza e di abbassare il livello di remunerazione da ladri, fissando una volta per sempre, un tetto limite, si risponde che non è possibile perché il loro è un diritto ormai acquisito.

Ma quale diritto? Tutti i diritti degli uomini mortali, hanno un valore finito, temporale. Nessuna legge, nessun diritto scende da Dio. Lo stesso avviene per le riconosciute intelligenze di alto spessore, come si dice dei manager, per fare un esempio, a cui le aziende pubbliche e private affidano i loro investimenti per moltiplicarlo a rischio minino o addirittura zero. Anch'esse vanno pagate adeguatamente, ma mai sproporzionatamente, come tuttora si fa: il presidente del' INPS, per fare ancora un esempio, Mastracazzi o Mastrapasqua, uno fra gli ultimi della carretta dorata, prende uno stipendio che supera quello di cento e più impiegati. Anche di lui è altissima l'intelligenza? Dobbiamo anche ringraziare Dio per averla concessa ad un uomo che l' adopra a nostro vantaggio? Anche costui gode straordinariamente di un diritto acquisito?

Se, per concludere, resterà intoccabile il reddito stratosferico dovuto per un'intelligenza superdotta, di conseguenza e senza rimedio continuerà a pagare la classe dei mediocri, che sono i filosofi, storici , scienziati, artisti, medici, insegnati, impiegati, artigiani, lavoratori, casalinghe, e ancor peggio le numerosissime famiglie, gli studenti, ecc. ecc..

E ciò è vero. Ne danno conferma tutte le vicende di cronaca vera, a scapito sempre del poveraccio, che per mala sorte , senza sufficiente intelletto, paga da solo la ricchezza di tutti a causa del diritto acquisito, alla povertà e allo sfruttamento. Contrariamente al ricco, dotato per grazia divina di abilità cognitiva, è riconosciuto il diritto acquisito di sguazzare entro fiumi di denaro, e se gli fosse possibile anche di godere di vedere strisciare ai suoi piedi masse informi dei senza cervello.

A futura memoria
18 novembre 2013


Immagine – il gigante Gargantua – un’antica illustrazione di Gustavo Dorè del libro di Rabelais (i giganti di Rabelais erano simpaticoni e amavano soprattutto mangiare, questi venuti alla luce sono tanti e amano anche macchine e case di lusso, un generale lustro e potere)