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mercoledì 8 luglio 2020

Superenalotto uno su 60 milioni ce la fa

ANSA

Superenalotto: centrato a Sassari un 6 da 59 milioni


Ricordate la vecchia canzone di Morandi che diceva "... uno su mille ce la fa?  Oggi, dopo il risultato della vincita al Superenalotto, nel clima Covid 19, possiamo dire uno su 60 milioni ce la fa. Auguri a chi ha vinto. Ma non possiamo esimerci dal dire che questa è la morale diffusa da una società perversa, "cosa importa di come vanno le cose, uno ce la fa e potresti essere tu, ed entrare nell'Olimpo dei miliardari. Gioca, gioca, hai anche tu questa democratica possibilità"

domenica 30 ottobre 2011

La bisca in casa


Giocare d’azzardo? Peccato! Riprovevole per la “prima” repubblica democristiana, se proprio volevi potevi tentare la fortuna con la schedina del totocalcio o con il lotto, oppure dovevi recarti in uno dei pochi luoghi dove la perdizione era concessa: San Remo, Venezia, Campione d’Italia.
La “seconda” repubblica, caratterizzata dall’avvento al potere del Re Mida, apre le porte al gioco d’azzardo, arriva con le macchinette nelle tabaccherie sotto casa e alla fine entra direttamente in casa online. Non più riprovevole, ma bensì legale con un suo decreto legge
Oggi l’azzardo online è diventato un grande affare e c’entrano dentro tante grandi società, anche la Mondadori imparentata con Re Mida. La trasmissione Report di oggi si occuperà del caso:
Ma a parte le considerazioni sui biscazzieri, quale è l’impatto sugli uomini e sulle famiglie di questa bisca in casa? Chi naviga nel benessere può trastullarsi con questi giochini provando a potenziare la sua fortuna o limitarsi a trastullarsi con piccole puntatine. Chi naviga nella disperazione e nella crisi può essere tentato di giocare gli ultimi cento euro che aveva per vedere se la sorte può cambiare. La sorte! La Sorte! La SORTE! E la sorte non cambia, perdi gli ultimi cento euro e ti crogiuoli nella tua sfortuna. Non hai trovato un lavoro: la sorte. Non hai trovato una donna: la sorte. Non hai trovato amici: la sorte. Le tue capacità sono scarse: la sorte. La tua sorte individuale ti schiaccia, non vedi che si tratta di una sorte collettiva, puoi soccombere definitivamente schiacciato perché non vedi nessuna possibile solidarietà umana, il tuo vicino naviga anche lui in una sorte individuale che alza barriere sempre più alte.
Non ho niente contro il gioco, se il gioco è divertimento, piacere, può diventare anche un beffeggiare la sorte, e rendersi più forte della sorte stessa. Ma se nel gioco si ripone il destino della propria vita diventa un marchingegno capace di annientarci e capace di farci sopportare una società ingiusta, dove padroneggia il più nefasto dei pensieri: “nessun cambiamento è possibile”.
30/10/11 francesco zaffuto
Post collegato per argomento La dea Fortuna
Immane – sezione di una roulette che segna la vincita dello 0. Tratta da internet http://www.scopamania.com/872/roulette-storia-ed-origini-del-gioco.html

mercoledì 16 febbraio 2011

La dea Fortuna


Puoi nascere in uno dei villaggi affamati dell’Africa o in una famiglia borghese dell’Europa, puoi nascere con delle malformazioni congenite come puoi nascere sano, puoi aver l’attitudine per la matematica o cominciare ad avere difficoltà già dalle quattro operazioni. Quali spiegazioni per tali eventi? Un destino che tu stesso hai determinato nelle vite precedenti? Una preordinata volontà di un dio che vuole metterti alla prova? Un mero accidente causale determinato dalle condizione di vita del pianeta? Si può tentare di trovare delle motivazioni che hanno originato i vari elementi al momento della nascita e resta sempre una parte di mistero. Ma se ci limitiamo alla sola descrizione degli eventi che si sono determinati possiamo convenire che: hai avuto fortuna o non hai avuto fortuna fin dalla nascita.

Le stesse buone qualità con cui sei nato vengono subito messe alla prova dal successivo procedere della sorte: la buona famiglia borghese europea in cui sei nato cade in disgrazia e ti ritrovi sul lastrico, eri nato sano ma hai subito un grave incidente, avevi delle buone qualità in matematica ma non hai mai incontrato un buon insegnante capace di evidenziarle. Tutte quelle qualità iniziali possono essere vanificate nel nuovo procedere e la fortuna può abbandonarti.

Chi ha fortuna continua ad attribuire meriti a se stesso come se quella fortuna derivasse tutta dalle sue capacità e dal suo impegno. Tutti inseguono la fortuna premiale delle proprie qualità e delle proprie fatiche e quando non arriva spesso cadono in forme depressive al punto di denigrare se stessi o si rasserenano definendosi sfortunati o si dannano definendosi disgraziati.

Nel medio evo la fortuna si dispiegava assistendo i cavalieri che con delitti riuscirono a conquistare terre che divennero i loro feudi. Nella società mercantile ed industriale si vennero a coniugare due elementi: l’accumulazione della ricchezza in virtù dei meccanismi stessi del capitalismo e la fortuna. Questi due elementi hanno determinato il confluire di enormi ricchezze nelle mani di pochi uomini.

Per gli stessi meccanismi capitalistici di concentrazione tanti imprenditori, pur capaci, soccombono e si affermano pochi grandi imprenditori che grazie all’accumulazione e alla fortuna riescono ad ottenere posizioni di monopolio o di oligopolio.
Il piccolo imprenditore, anche se sopravvive con un minimo reddito, pensa che potrà essere baciato dalla buona sorte, si lega emotivamente al carro dei possibili vincenti, si considera un capitalista, preferisce non stare dalla parte degli operai, disprezza il pagamento delle imposte, vota per i partiti che rappresentano il grande capitale, insegue il Cesare più fortunato.
I poveri godono della cosiddetta fortuna riflessa sperando che possa posarsi su di loro, leggono storie di principi, di grandi dive, di potenti. Anche se continuano ad essere colpiti dalla disgrazia pensano che la fortuna non debba essere ostacolata e vivono nel sogno di essere baciati da questa entità divina.

Chi detiene grandi ricchezze arriva a mostrare la sua fortuna come una luce che può estendersi a chi si avvicina e lo sostiene, ma nei fatti conquista il potere politico per conseguire leggi che possano difendere le sue ricchezze ed aumentarle; e nel contempo costruisce un modo di gioco che inneggia alla fortuna. Giochi televisivi con montepremi elevati che si possono raggiungere con il giro di una ruota o con una domandina imbecille, scommesse, gare, lotto, carte da grattare, casinò, bingo, macchinette in ogni bar; tutto per fare accettare universalmente la condizione che può farcela solo uno su mille, i perdenti debbono accettare il gioco di perdere qualcosa in ragione della vittoria di un vincente.

Chi persegue una giustizia sociale, una redistribuzione delle ricchezze, forme di uguaglianza, imposizioni fiscali per i più ricchi, viene additato come invidioso, incapace di riconoscere il merito, comunista in senso dispregiativo, portatore di mediocrità, perfino noioso, se non addirittura portatore di iella.
Il vivere sociale dell’uomo ha sempre modificato il corso degli eventi con norme sociali di convivenza per limitare la legge della giungla e raggiungere un minimo di pace sociale. Il progresso della socialità dell’uomo deve portare ad una società che diminuisca l’effetto della fortuna sui gravi problemi della sopravvivenza. Il pane e il lavoro non possono essere delegati totalmente alla fortuna.
16/02/2011 francesco zaffuto
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Immagine – statua della dea Tyche con in braccio il dio Plutone bambino. Istanbul, Museo archeologico nazionale.
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venerdì 9 luglio 2010

umanisti in azienda e umani in politica



Un
Master
per
umanisti
d'azienda
o
un
Corso
per
umani
in politica
Leggo su
http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/07/ora_umanista_azienda_oltre_vecchi_co_9_100707064.shtml
che Angelo Panebianco
fonda un “Master per umanisti d’azienda”, presso l’Università di San Raffaele di Milano. Questi fortunatissimi laureati in lettere o in filosofia saranno 35 e tutti ben selezionati; per partecipare a questo corso dovranno avere come requisito essenziale l’ottima padronanza dell’inglese. Per un anno staranno ad ascoltare (...forse in inglese...) le lezioni di scienza politica di Panebianco, Martinelli, Somaini, Navaretti, Dassù ; e per finire, lezioni su come si legge un giornale economico di Oscar Giannino. Dopo un anno, alla fine del corso, alcuni di loro, fortunati tra i fortunati, tramite la benedizione di qualche santo, potranno partecipare ad un ulteriore stage presso aziende che valuteranno gli ultimi requisiti e capacità. Dopo questi stage forse qualcuno potrà essere assunto come umanista d’azienda e troverà un lavoro; uno di quei lavori dove dirigi gli altri e ti aspetti di essere pagato più degli altri.

S’io mi chiamassi Paneduro
fonderei un “Corso per umani nella politica”, presso il parco pubblico della mia città. Le lezioni si possono tenere se non piove e camminando (come nella antica scuola dei Peripatetici), a gruppi di 5 (un maestro e 4 allievi) e si potranno fare più corsi per ogni nuovo gruppo. Requisiti per l’iscrizione: buona conoscenza della lingua italiana e discreta conoscenza della Divina commedia e delle poesie di Carlo Porta e Gioacchino Belli.
5 materie
1) Rispetto della libertà e della dignità di ogni essere umano
2) Rispetto degli animali e della natura
3) Esercitazioni e meditazioni per non rubare
4) Esercitazioni e meditazioni per non esercitare potere e carisma
5) Esercitazioni e meditazioni per sviluppare la speranza nell’essere umano
Quando gli allievi si riterranno in piena coscienza formati potranno iscriversi a partiti e sindacati con l’alta qualifica di umani.
09/07/10 francesco zaffuto
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(immagine “si alzò per guardare le stelle” dalle Metamorfosi di Ovidio – acquerello © francesco zaffuto)

mercoledì 19 maggio 2010

Vendite allo scoperto da proibire

La vendita allo scoperto di titoli obbligazionari e azionari in realtà non è una vendita di titoli , si tratta nei fatti di una scommessa sulla caduta dei titoli venduti nel breve tempo.
I titoli al momento della vendita non sono realmente posseduti e la vendita i n realtà la si riesce a fare perché c’è una specie di compare: un broker (o banca che garantisce che le azioni ci saranno). Se le previsioni sul ribasso si verificheranno lo scommettitore otterrà un guadagno per le differenze, se il ribasso non si verifica lo scommettitore avrà una perdita per le differenze. Intanto forti quantitativi di vendite allo scoperto generano un effetto di trascinamento in caduta dei titoli ed è molto probabile che il ribasso si venga a verificare.
La Merkel ha in qualche modo visto giusto sulla particolare pericolosità delle vendite allo scoperto in questo momento ed ha annunciato di vietarle sui titoli delle dieci principali istituzioni finanziarie tedesche, tra cui Allianz e Deutsche Bank, a partire dalla mezzanotte di martedì. Si è scatenato così un mercoledì nero per tutte le borse europee. Vendite a raffica antiMerkel da parte di tutti gli speculatori per far pressione sugli altri Stati a non seguire la cancelliera tedesca.
Le Borse europee hanno bruciato 144 miliardi di euro di capitalizzazione: a Milano il Ftse Mib ha perso il 3,45%, Londra e Parigi hanno chiuso in ribasso del 2,81% e del 2.92%. L'unica in controtendenza è stata Atene con le autorità greche che hanno provveduto al pagamento di 8,5 miliardi di euro di scadenze legate ai titoli di stato: +0,87%. Francoforte -2,72% - Madrid -2,61% - Amsterdam -2,89% - Stoccolma -3,13% - Zurigo -1,49% - Lisbona -1,92% - Dublino -4,17%.
E’ evidente che sul piano delle regole in borsa sono necessarie misure di tipo internazionale capaci di bloccare i flussi speculativi a livello mondiale, se la Germania viene lasciata da sola su queste misure, le stesse misure si riveleranno inefficaci.
Intanto, la decisione è stata criticata dalla Francia che ha accusato la Germania di non aver concordato la sua decisione con altri Paesi europei; solo un plauso è arrivato dalla Commissione europea che per voce del presidente Barroso, ha fatto sapere di essere d’accordo con la Germania sulla necessità di frenare l’abuso delle vendite allo scoperto.
Altro che abuso, le vendite allo scoperto dovrebbero essere proibite in tutte le borse del mondo, i mercati mondiali vanno ricondotti a contrattazioni reali e non a fittizie scommesse da casinò, solo in questo modo si possono diminuire le pericolose e spericolate operazioni a ribasso.
Un tempo si teorizzava il beneficio delle vendite e degli acquisti allo scoperto perché si sosteneva che in questo modo si poteva permettere la presenza della speculazione in borsa, speculazione che tendeva a fare diventare fluidi i mercati finanziari con una costante presenza di domanda e di offerta. Un tempo veniva addirittura consentito perfino la possibilità di effettuare speculazioni all’interno del mese borsistico e gli speculatori avevano tutto il tempo di fare le loro speculazioni con il massimo comodo. Ma oggi i mercati mondiali non soffrono certo per la mancanza di speculatori ma per eccesso di speculatori, per una costante presenza di capitale finanziario mobile non investito che si muove come un magma incontrollato. Gli Stati debbono prendere il coraggio di regolamentare le borse riportandole a reali investimenti, non è necessario un fluido fittizio. Chi ha azioni e titoli, li venda pure ma solo se realmente li possiede con effettivi atti di proprietà.
La comunità internazionale degli Stati deve intervenire per una nuova e moderna regolamentazione delle borse; la proibizione delle vendite allo scoperto e la eliminazione di tanti contratti derivati porterebbero i mercati verso processi di investimento sul medio periodo invece di lasciarli ancorati alla speculazione quotidiana.
I nostri “statisti” avranno il coraggio di scontentare alcuni compari con cui spesso cenano insieme?
19/05/2010 francesco zaffuto

immagine: Totò e la classica vendita della Fontana di Trevi

qualche link per orientarsi sul problema

giovedì 13 agosto 2009

Il superenalotto e il sogno del potere

13/08/09
131 centotrentuno milioni di euro, qualcosa come 254 miliardi di vecchie lire, qualcosa come 438 appartamenti di 300.000 euro. Dietro il sogno della vincita al superenalotto non ci sta il sogno di una ricchezza che ti possa liberare dalla miseria, dal lavoro e assicurarti un sicuro benessere; ci sta il sogno di qualcosa di ben diverso: il sogno del potere. Di colpo il vincitore verrà trasferito nell’Olimpo dei potenti.
A perseguire questo sogno sono in tanti, non solo gli abituali giocatori del lotto, anche tanti altri si aggiungono a giocare spinti proprio dalla cifra che continua ad aumentare.
Eppure quella cifra dovrebbe fare paura. Quell’uomo “fortunato”, che circolava libero e mediamente insoddisfatto, ora dovrà costantemente fare i conti con la ricchezza esagerata che gli è piovuta addosso; comincerà ad essere guardingo, attento ad ogni movimento sospetto, troverà necessario ricorrere a una scorta per sé e suoi familiari, comincerà a diventare esperto su investimenti e sistemi di allarme. Se vuole potrà anche continuare a sentirsi ingenuamente liberò, ma dovrà fare i conti con le molte “attenzioni” che cominceranno a gravitare attorno a lui; se non si abitua subito a vivere come tutti gli altri potenti della terra i rischi reali per la sua vita sicuramente aumenteranno.
Il mito di una grande ricchezza capace di dare potere è un mito che ha sempre accompagnato l’uomo: favole e racconti hanno narrato spesso della ricerca di tesori enormi. In quei racconti chi si metteva alla ricerca di grandi tesori era spesso un giovane avventuriero. Oggi, con l’acquisto di un biglietto in tabaccheria, cominciano l’avventura una casalinga o un pensionato; per conquistare quei tesori non dovranno combattere contro un drago che lancia fiamme dalla bocca, basterà attendere le estrazioni e controllare il proprio biglietto, e se la bendata Dea arriva, uno di loro avrà una ricchezza simile a quella dei potenti.
La favola di ricchezza e potere odierna l’ha realizzata lo Stato, uno Stato incapace di dare una indennità di disoccupazione ai disperati che perdono il lavoro; attraverso questa favola ha aumentato le sue entrate ed è riuscito a recuperare una cifra in miliardi che pare sia dieci volte superiore al premio che dovrebbe andare al vincitore; è riuscito nei fatti a far pagare una parte delle “odiate tasse” in modo indolore con il sistema della promessa della fortuna.
Attraverso questa favola lo Stato realizza una entrata e realizza nei fatti un modello educativo: la legittimazione di una ricchezza spropositata nelle mani di pochi uomini. Vedi! Anche tu puoi diventare uno di questi esseri ricchi e potenti; perciò abbandona ogni antica velleità di contrastare con idee di uguaglianza i ricchi e i potenti.
Il vecchio tredici al totocalcio, che ci ha accompagnato dal dopoguerra fino agli anni novanta, prometteva soltanto una ricchezza modesta; con quella vincita risolvevi i tuoi problemi e quelli dei tuoi familiari, niente di più, non riuscivi certo ad entrare nel novero dei potenti. Quel gioco non bastava a giustificare i nuovi modelli di sfacciata ricchezza della società di oggi, dove la ricchezza è ostentata come potenza, dove la ricchezza è diventata il massimo riconoscimento per le capacità umane, dove la ricchezza è capace di comprare ogni cosa ed anche gli esseri umani, dove è diventata il fine ultimo della permanenza dell’uomo sulla terra. Una “riccopotenza” che non accetta limiti e critiche.
francesco zaffuto

(immagine – “uomo con poche cose e un cane” acquarello © francesco zaffuto link Uomo con poche cose)

martedì 30 giugno 2009

Finanza creativa 150 anni di galera a Madoff


30/06/09
Condannato a 150 di galera il finanziere Madoff.
Il meccanismo della truffa era semplice: la promessa di un buon rendimento finanziario per i propri risparmi, un costante 10% di interessi che rimaneva invariato anche nei periodi di interessi molto bassi sul mercato; una promessa addirittura di stabilità che poteva invogliare grandi e piccoli detentori di capitale finanziario.
Madoff è riuscito convogliare nei suoi fondi di investimento qualcosa come 65 miliardi di dollari. E tutto funzionava perfettamente: chi percepiva i lauti e stabili guadagni poteva testimoniare che era vero, se qualcuno usciva dai suoi fondi riceveva puntualmente capitale ed interessi. Allora se era tutto vero perché abbandonare i fondi di Madoff, conveniva rimanerci e continuare ad accumulare; in questo modo i clienti continuavano ad aumentare e Madoff non aveva problemi a dimostrare quella verità pagando i pochi che uscivano dal suo programma di investimento, aveva sempre una discreta liquidità per pagare e continuare con il suo marchingegno. Si mostrava come un grande finanziere creativo, capace di investire nelle situazioni migliori, in realtà investiva ben poco della grande massa di capitali che arrivava ai suoi fondi, dirottava il denaro sui suoi conti e si mostrava anche come grande benefattore partecipando a varie iniziative di solidarietà, accrescendo la sua fama e i suoi stessi clienti; riusciva ad essere apparentemente etico.
Tutto è andato a rotoli alle prime avvisaglie della crisi: l’economia ha smesso di crescere e qualche cliente in più ha chiesto di rientrare in possesso del capitale investito, a quel punto Madoff evidenziava la sua mancanza di liquidità per rimborsare i clienti. La crisi ha rivelato la truffa di Madoff; ma insieme a lui si è svelato il vasto panorama di finanzieri e banchieri creativi.
Madoff ha già conquistato un discreto spazio sull’enciclopedia, per la nota biografica rimando a:

http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_Madoff

Cosa ha permesso a Madoff di continuare per tanti anni:
- un mercato finanziario libero dai controlli, e potenziato nel suo liberismo dalla politica reganiana;
- una grande massa di capitale finanziario detenuto da grandi e piccoli risparmiatori; in cerca di forme di investimento al di fuori delle imprese produttive e con interessi remunerativi;
- le banche di affari, che al posto di fare direttamente gli investimenti valutando con attenzione i rischi, hanno scelto la strada dell’intermediazione finanziaria attraverso altre società finanziarie e attraverso la collocazione di fondi e titoli di terzi.
I risparmiatori frodati, oggi chiedono allo Stato americano di ripianare i danni di Madoff, non si chiedevano quando hanno investito come era possibile che Madoff potesse assicurargli un 10% di interessi stabile quando i tassi erano comunemente del 2 o del 3%. Certo, pensavano che il tipo ci sapesse fare, e infatti ci sapeva fare e ai loro danni. Ancora oggi negli USA molti risparmiatori e investitori, quando sentono parlare Obama sui necessari controlli sulla finanza, storcono il naso.
L’esercizio del credito e la gestione dei fondi debbono essere sottoposti a controlli pubblici capaci ci assicurare il massimo della trasparenza. Alcune tipologie di fondi andrebbero addirittura proibiti; molti risparmiatori non sanno cosa stanno comprando e dove andranno i loro risparmi. Il risparmio sui fondi pensione deve essere garantito e tutelato dallo Stato perché trattasi di previdenza. Se in Italia i nostri danni per la crisi economica sono inferiori è anche merito dell’esistenza di una forte previdenza pubblica.
Le banche debbono ritornare a fare le banche, debbono esercitare l’attività creditizia esponendosi direttamente per i fidi concessi dopo una valutazione dei rischi. Alle emissioni di titoli di debito di banche o di società finanziarie debbono corrispondere reali garanzie. Il risparmiatore deve poter ben distinguere tra titoli di debito garantiti e titoli non garantiti. Deve esser ben consapevole che sta andando a giocare in un casinò insieme a un Madoff di turno.
francesco zaffuto

(immagine “mha!....boh!” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/ )