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sabato 1 giugno 2013

Il finanziamento ai partiti o c’è o non c’è

Se non c’è,  non si possono inventare artifici come quelli tirati fuori dal Ddl del Governo.
"A decorrere dall'anno finanziario 2014 - si legge nel testo - ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito (IRE) a favore di un partito o movimento politico iscritto nella seconda sezione dell’elenco di cui all’articolo 9". 
 Oltre a questo nuovo meccanismo ci saranno detrazioni fiscali per chi farà donazioni ai partiti  del 52% per gli importi fra i 50 e i 5.000 euro e del 26% per tutti gli altri fino a un massimo di 20mila euro.  Questo per quanto riguarda le possibili detrazioni, ma non si pone alcun limite all’ammontare delle donazione che può fare un singolo privato o una società privata, i ricchissimi potranno sempre determinare la politica e le sue scelte.
 Il nuovo sistema ( per non presentare rischi per i partiti, che ancora non hanno idea su come potranno comportarsi i cittadini)  andrà a regime  in tre anni.
 Dove sta la grande novità? Si tratta sempre di un finanziamento perché viene dalla fonte imposte che grava sui cittadini;  un due per mille che dovrebbe incassare lo Stato viene ad avere per destinazione i partiti e le stesse detrazioni sono nei fatti un minore introito fiscale dello Stato.  Allora sotto il profilo dei soldi si tratta di un finanziamento e sotto il profilo del meccanismo avviene tramite una pubblica legge.
 La novità sta tutta nel fatto che i partiti vengono trattati come le chiese e come le ONLUS di beneficenza a cui attualmente si può stanziare l’8 per mille e il 5 per mille.
 Ma i partiti sono come le chiese e come degli enti di beneficenza????
 Direi proprio di no,  sono dei gruppi associativi che intendono gestire la cosa pubblica, sono quello che di fatto diventerà CESARE;  e va ben distinto il modo di dare a Cesare e il modo di dare a istituzioni religiose e benefiche.
 La nostra società che si basa sul pensiero illuminista vuole proteggere i cittadini nelle sue libertà politiche, e CESARE viene istituito con le elezioni.  La Costituzione nell’istituire CESARE protegge la libertà dei cittadini con il suo articolo 48.
Art. 48 Costituzione
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. …

 Se un finanziamento si fa derivare dalla volontà dei cittadini non si può prescindere dall’art. 48. Questo articolo parla espressamente di uguaglianza nell’espressione della volontà, libertà e segretezza. La segretezza tutela la stessa libertà.  Firmare su un modulo fiscale nei fatti può eliminare la segretezza, e rendere palese l’intenzione di voto e l’orientamento politico.  Niente di male per chi vuole manifestare pubblicamente la propria appartenenza, ma invitare tutti i cittadini a farlo con un dispositivo di legge pubblico va verso una società totalitaria dove tutto è controllato o controllabile, e contrasta con l’art. 48.
NON SI PUO’ FARE CARTA STRACCIA DELLA COSTITUZIONE
Se proprio si vuole mantenere un finanziamento esso  può essere stabilito solo in base allo stesso numero dei voti ricevuti in sede elettorale, liberi e segreti. Non ci può essere altro strumento o forma per stabilirlo tranne che il voto espresso in massima libertà.  Si dica se si vuole dare un euro per ogni voto o un cent o 1.000 euro, in modo che ci sia la massima chiarezza sul peso.  Si dica quanto e i cittadini sapranno che recandosi alle urne daranno un voto e un euro. Quello che pesa sui cittadini non è solo il metodo ma la reale quantità.

 31/05/13 francesco zaffuto
immagine - una vecchia cassa di un tesoro

martedì 25 settembre 2012

Il bottino


La festa mascherata di Fiorito,
 ha fatto emergere l’entità del bottino:  da uno stanziamento di un milione di euro, in un paio di anni, si è passati a 14 milioni di euro destinati ai consiglieri della regione Lazio. In pratica tutti i consiglieri della maggioranza e dell’opposizione potevano accedere a questo grande bottino.
Lo scandalo viene attribuito alla megafesta e alle appropriazioni indebite che ci sono state;  ma la questione essenziale è l’entità del bottino che è stato messo a disposizione dei consiglieri del Lazio. Anche se spesi “bene” per la loro “attività politica” rimane tutta la nefandezza dell’atto di rapina alla collettività. Pagare con i soldi della collettività propri atti di propaganda elettorale, spazi pubblicitari nelle TV private,  congressi e cene di lavoro, non si può considerare meno dannoso o meno gravoso per la collettività.  Se si considera, inoltre, che questo finanziamento ai consiglieri è aggiuntivo allo stipendio percepito come consiglieri e al cosiddetto rimborso delle spese elettorali ai partiti (che viene percepito su base nazionale e regionale)  siamo di fronte a un bottino senza limiti.
I costi della politica delle regioni inseguono nello spreco quelli dello Stato e regioni come la Sicilia hanno poco da invidiare al Lazio
Giorni addietro la Camera dei deputati ha cercato di mettere una pezza  rendendo pubblici per il futuro i bilanci dei gruppi parlamentari, il Senato ancora tarda sull’aspetto della trasparenza.
 La trasparenza è sicuramente una necessaria lente per migliorare la vista sul bottino ma è urgente porre un limite al bottino.
25/09/12 francesco zaffuto

Immagine – baule del tesoro

lunedì 17 settembre 2012

Commovente ….


La Margherita (o l’ex Margherita) restituirà 5 milioni di euro allo Stato.
E’ quello che rimane dopo la razzia Lusi; dopo gli spaghettini che costavano 180 euro, dopo le ville lussuose comprate dal tesoriere. Erano proprio tanti quei soldi dati dallo Stato alla Margherita; sono proprio tanti i soldi che lo Stato dà ai partiti, sarebbe il caso di ridurli notevolmente. (f.z.)
Immagine proprio fuori testo – lacrime – particolare della Strage degli innocenti di Giotto

mercoledì 9 maggio 2012

Il piacere dell’onestà


Il piacere dell’onestà è il titolo di un’opera di Pirandello, dove il centro del dramma è l’onestà sostanziale rispetto ad una disonestà apparente. In questo post, che vuole affrontare la questione onestà in politica, il riferimento al dramma di Pirandello è incidentale data la vastità dell’argomentazione pirandelliana.
Penso che per dedicarsi alla politica siano necessari tre requisiti minimi: l’onestà, la capacità, e le idee (o progetti). Questi tre requisiti minimi sono necessari e vanno valutati da chi con il voto dà la delega; votare per un politico a cui mancano i requisiti minimi porta a delle scelte catastrofiche, anche l’accontentarsi della presenza di uno o solo due requisiti minimi porta a delle scelte catastrofiche.
Attualmente viviamo un periodo storico dove la politica è stata dominata dalla corruzione o almeno tanta corruzione è emersa fino alla ribalta della cronaca giudiziaria; l’onestà appare come il requisito che potrebbe bastare per un politico a cui affidare il proprio destino; ma se viene a mancare la capacità il politico può creare tanti e tali disastri da far venire nostalgia per i disonesti.
La presenza di soli due requisiti essenziali come onestà e capacità non fanno per niente un buon politico; se non si conoscono bene le idee e non si valutano bene i progetti del politico si può a arrivare all’assurdo di scoprire di aver votato per la distruzione, un nazista può benissimo essere onesto e capace e si dedicherà con scrupolo ad organizzare i forni crematori.
Allora, l’onestà fa piacere ed è requisito indispensabile ma si deve accompagnare in modo imprescindibile agli altri due requisiti.
Resta sempre la difficoltà del cittadino di poter operare con la necessaria conoscenza, è difficile discernere tra il vero e il falso, tra apparenze e realtà. La stessa opera della propaganda elettorale e quella dei mass media confondono e alterano. L’unico antidoto per discernere tra apparenza e realtà è la partecipazione dei cittadini alla politica anche dopo l’esercizio del voto, attraverso momenti di informazione sugli atti amministrativi, attraverso la presenza in comitati o assemblee.
09/05/12 francesco zaffuto
Immagine – scena teatrale da “il piacere dell’onestà” di Pirandello con gli attori Enrico Maria Salerno e Romolo Valli – link su internet: http://www.pirandelloweb.com/teatro/1917_il_piacere_dell_onesta/il_piacere_dell_onesta.htm

martedì 10 aprile 2012

Finanziamento ai partiti, dubbi atroci


I partiti, dopo il referendum (aprile 1993) che abrogava il finanziamento pubblico con il 90,3% dei voti (ben 31.225.827 di voti espressi), hanno avuto la faccia tosta di varare l’aumento dei rimborsi delle spese elettorali nel dicembre 1993. Con il potenziamento del rimborso delle spese elettorali nei fatti reintrodussero il finanziamento pubblico ai partiti abrogato con il referendum.
Il rimborso delle spese elettorali è un assurdo sul piano logico: lo Stato non può rimborsare sulla base della lista effettiva delle spese il partito A con € 1.000 per manifesti e volantini e nel contempo rimborsare il partito B con € 10.000 per manifesti e volantini, accettando la logica del più spendi e più ti rimborso; sarebbe una logica aberrante e verrebbe a premiare i partiti che d’azzardo spendono di più; di conseguenza il rimborso deve per forza fare riferimento al risultato dei voti in modo forfettario. Il meccanismo del rimborso è solo la scusa per gli idioti, nei fatti si tratta di un pubblico finanziamento ai partiti.
Ricordo che nel 93 al referendum votai per l’abrogazione del finanziamento; oggi alla luce della discesa in campo politico di un miliardario, e con tutte le vicissitudini vissute in Italia, avrei molti dubbi e penso che valga la pena di fare una ulteriore riflessione.
Mi pongo alcune domande, la prima è questa: la natura di un partito è pubblica o è privata? Potrei rispondere che la natura in origine è privata perché parte dall’iniziativa di singoli individui che intendono consociarsi insieme per fare qualcosa; ma le conseguenze di questo fare sono integralmente pubbliche perché si ripercuotono nell’organizzazione dello Stato e nelle decisioni di legge dello Stato stesso; se vogliamo dare peso ai fatti possiamo dire che la natura di un partito è pubblica.
La seconda domanda che mi pongo è: il solo finanziamento privato cosa determina?
Può determinare che i partiti sostenuti dai cittadini con più mezzi monetari diventano potenti e i partiti sostenuti da cittadini con pochi mezzi monetari potranno fare ben poco o sparire. Poiché il finanziamento privato spesso determina commistione di interessi, il lobbismo che in qualche modo condiziona la vita politica finirebbe per condizionarla in modo integrale.
La terza domanda che mi pongo è: quale danno è più grave, quello di un esclusivo finanziamento privato o quello dell’esistenza di un finanziamento pubblico?
Il costo (o danno) di un finanziamento pubblico per i cittadini è ben definito dall’entità delle somme stesse del finanziamento pubblico; il danno di un esclusivo finanziamento privato non è quantificabile. Con l’esistenza del finanziamento pubblico la magistratura (e anche la stessa pubblica opinione) può entrare nel merito del quanto e nel merito del come va speso il finanziamento; con l’esistenza del solo finanziamento privato la magistratura può entrare nel merito solo per casi di evidente corruzione.
A seguito di questa limitata riflessione protenderei oggi per un limitato finanziamento pubblico ai partiti, ed eviterei la sciocca definizione di rimborsi.
LIMITATO e non come è stato fino ad oggi.
INTANTO RINUNCIASSERO AGLI ULTIMI ECCESSIVI FINANZIAMENTI.
Poi, non più di uno o due Euro per ogni voto ottenuto nelle sole elezioni politiche per il Parlamento nazionale e con vincoli di destinazione: divieto di fare operazioni di investimento all’estero, investimenti immobiliari solo per apertura di sedi , divieto di elargire fondi a privati tranne che per gli stipendi di dipendenti assunti con contratto, pagamenti derivanti da fatture solo in relazione alla manutenzione di sedi, propaganda elettorale, manifestazioni e congressi; la parte di denaro non spesa deve essere investita esclusivamente in titoli dello Stato.
Lo stesso finanziamento privato deve essere trasparente e ogni donazione ai partiti superiore a € 10 deve essere documentata. Va posto anche un limite alle donazioni dei privati ai partiti, per fare in modo che non diventino ostaggio di poche persone o di società esterne. Alle società e agli enti vanno proibite le donazioni ai partiti e le donazioni personali non debbono superare € 1.000 l’anno. Le stesse donazioni ereditarie ai partiti vanno proibite; perché i partiti non hanno le caratteristiche di enti di beneficenza, sono gruppi che si candidano alla amministrazione della cosa pubblica.
10/04/12 francesco zaffuto
Immagine – aula del Parlamento

giovedì 5 aprile 2012

Per Giovannini è impossibile


C’era una volta una Commissione che doveva studiare gli stipendi dei parlamentari italiani e poi studiare gli stipendi dei parlamentari di altri paesi europei per vedere se i nostri parlamentari fossero più ricchi o più poveri. Ma lo studio è diventato ogni giorno più difficile perché oltre allo stipendio c’erano i benefit, i privilegi vari ecc. ecc. . Troppo studio porta al mal di testa (studiavano dal Luglio 2011), ieri il capo della commissione Giovannini ha gettato la spugna e si è arreso; le motivazione le trovate su questo link:
Qualche dato la Commissione l’aveva trovato: l'indennità parlamentare lorda per i nostri deputati risulta di 11.283 contro i 7.100 euro della Francia, i 2.813 della Spagna, 8.500 nei Paesi Bassi, 7.668 in Germania. Ma la Commissione di esperti si è arenata, poiché in qualche paese europeo i parlamentari godono anche di qualche privilegio particolare difficilmente confrontabile in termini monetari.
Ma carissimi parlamentari voi non potete cercare all’esterno il limite per la vostra tracotanza, il limite sta nel nostro paese, in un paese dove ci sta gente che sopravvive con 500 euro di pensione o con 800 euro di cassa integrazione o con 1.200 euro di stipendio (i fortunati), il conto è presto fatto: NON POTETE GUDAGNARE Più DI € 3.600 euro AL MESE CHE corrispondono alla moltiplicazione dello stipendio per tre, di fortunati occupati.
05/04/12 francesco zaffuto
Immagine – un po’ fuori testo – ma il San Giovannino di Leonardo indica con chiarezza la via.

sabato 10 marzo 2012

La barzelletta, la notizia e la dura esistenza

La barzelletta
Al Ristorante
Il cliente osserva con attenzione il conto esagerato nelle cifre che il cameriere gli ha portato e poi dice con aria cordiale: “Senta, mi farebbe il piacere di chiamare il padrone del ristorante, lo vorrei conoscere” .
Cameriere: “Sì, lo posso andare a chiamare”.
Arriva al tavolo il padrone del ristorante, il cliente si alza con aria cordiale e gli stringe la mano: “Che piacere, caro collega”.
Il ristoratore: “Ahh, piacere, anche lei gestisce un ristorante!?”
Il cliente: “No, no, anche io sono un ladro”.
La notizia
Corriere della sera del 10 marzo 2012 pag. 23
Il senatore Luigi Lusi (tesoriere della Margerita) ha pagato per uno spaghettino al caviale € 180,00
La dura esistenza
Con € 180,00 normalmente uno dei nostri vecchi pensionati ci fa stentatamente la spesa alimentare per tutto un mese.

lunedì 27 febbraio 2012

ECCOLO IL METRO


Euro 23.406, 00 LORDI L’ANNO – è questo il metro – è lo stipendio medio dei lavoratori italiani.
Al netto si può arrivare a qualcosa come € 1.500 al mese. Se si considera che si tratta di valore medio si comprende che ci sono diversi che superano questa cifra e tanti che non arrivano a questa cifra.
Ma tenendo come riferimento l’unità di misura metro € 23.406 possiamo dire che questo è il valore di un uomo in Italia in termini economici. Quando sentiamo che esistono dipendenti dello Stato che possono avere stipendi annui come € 621.253, 00 (Manganelli, capo polizia) oppure € 562.231,00 (Canzio, Ragioniere dello Stato) diventa facile dire che il primo vale più di 26 uomini e il secondo quanto 24 uomini. Se poi andiamo anche a vedere (sempre che finalmente ci diano i dati definiti ) gli stipendi dei nostri onorevoli deputati e senatori potremo scoprire che valgono ognuno circa 10 uomini.
Allora, un punto fermo, una unità di misura non può essere altro che quella di un uomo. Potremo fare la domanda: quanti uomini vale il tuo merito? La risposta non può essere la tua capacità di divorare o di quanta capacità hanno di divorare altri giganti in Italia o in Europa. Il limite diventa: di quante volte è lecito superare il limite medio di un uomo in Italia.
Penso che il vostro gigantismo non debba superare tre uomini; ma diteci pure di quanto siete superiori ad un uomo; vediamo, se si può patteggiare.
27/02/12 francesco zaffuto
NOTA del 28/02/12

Il presidente Monti ha precisato con una sua nota che i dati Eurostat riportati per l’Italia si riferivano al 2006 e quindi non paragonabili con i dati europei del 2009. Quindi secondo i dati ISTAT siamo meglio di Grecia e Spagna, ma restiamo sempre bel lontani dalla Germania. Secondo Monti il metro diventa € 29.653 (Stipendio medio annuo lordo di un lavoratore occupato in imprese con oltre 10 dipendenti)
Il contenuto del presente post non fa confronti con l’Europa, fa confronti con gli alti stipendi dei manager di stato e dei politici quindi resta valido nella sostanza (possiamo dire che Manganelli è pagato quanto 20 uomini). E’ il metro che ci necessità per misurarvi per valore e ingordigia. (f.z.)

Immagine – il metro

sabato 25 febbraio 2012

L’esistenza dei giganti


E ora che sappiamo che il Manganelli viene retribuito come trenta poliziotti, ed ora che sappiamo che centinaia di manager di Stato guadagnano più del primo presidente della Corte di Cassazione, CHE SI FA?
Avvierà Monti in tempi stretti, anzi immediati, la riduzione degli emolumenti di tutti questi giganti portandoli almeno alla misura del gigante unico: primo presidente di Corte di Cassazione?
Darà ordini a tutti gli enti locali, tramite un decreto urgente, di rivelare gli emolumenti dei manager locali, che non possono giustificare un gigantismo superiore a quello nazionale?
Do merito a Monti di avere sollevato la pietra tombale sotto cui giacevano un mare di superstipendi generati da vari governi di destra e di sinistra, con gravissimo pari merito; e ovviamente e lautamente pagati con denaro che lo Stato prende in prestito.
Dopo avere dato tale merito si attende l’urgente rimedio, altrimenti si rischia di cadere in una depressione nazionale ancora più grave, quella del dover digerire in modo trasparente un torto.
25/02/12 francesco zaffuto
Immagine – il gigante Gargantua – un’antica illustrazione dei libri di Rabelais (i giganti di Rabelais erano simpaticoni e amavano soprattutto mangiare, questi venuti alla luce sono tanti e amano anche macchine e case di lusso, un generale lustro e potere)

sabato 11 febbraio 2012

bastan trecento


In questi giorni si sta ricominciando a parlare di legge elettorale e puntualmente si parla di sbarramenti. Ogni partito si tira i conti, in base alla misura di se stesso, e comincia ad individuare un sistema di sbarramento per impedire l’accesso a componenti più piccole di lui; se il partito pensa di superare il 5% ovviamente il dannoso piccolo misura il 4%, ma se il partito pensa di superare il 6% il dannoso piccolo è 5%.
Alla meccanica dello sbarramento si attribuiscono poteri salvifici di governabilità; si spingono all’unità forzata componenti che poi rivelano successive spaccature, ma tanto il traguardo della sedia parlamentare è stato raggiunto.
Se pensiamo a uno sbarramento del 4%, una componente politica che raccoglie più di 1.000.000 voti su tutto il territorio nazionale resta fuori del Parlamento. Che senso ha tenere in piedi un Parlamento con 900 parlamentari quando un milione di cittadini non possono esprimente un rappresentate delle proprie idee?
Eppure la soluzione, ragionando accademicamente, c’è ...
Un Parlamento con una sola camera di 300 deputati (un solo Parlamento, buttando alle ortiche l’ipotesi di un senato delle regioni che sarebbe solo in grado di aumentare i contrasti e i conflitti di competenza).
Solo 300 parlamentari di cui: 150 da eleggere con collegio uninominale secco e gli altri 150 da eleggere con collegio unico nazionale applicando la proporzionale pura. Dividendo l’Italia in 150 collegi elettorali uninominali si viene ad avere una maggioranza di eletti su base territoriale appartenenti ai gruppi politici più radicati nel territorio del paese, maggioranza che verrebbe suffragata con quella proveniente dagli eletti con il collegio unico nazionale; ci sarebbe meno frantumazione e nel contempo si verrebbe ad assicurare una rappresentanza in Parlamento a tutti i gruppi anche minoritari.
11/02/12 francesco zaffuto
Immagine – aula del Parlamento
il presente articolo per problemi tecnici di inserimento è stato inserito sul blog due volte - alcuni commenti potrebbero trovarsi sul precedente post che non è stato eliminato

mercoledì 4 gennaio 2012

Tre mesi di tempo per dirvi il mio stipendio


A chiunque di noi bastano pochi secondi per dire quanto guadagniamo al mese: qualcuno dirà 1.800 euro e si considererà quasi benedetto dalla sorte, qualcuno dirà 1.200 euro e accompagnerà la cifra con qualche lamento, ma in ogni caso in pochi secondi siamo in grado di rispondere.
Ma se la domanda viene rivolta ai nostri parlamentari accade una crisi della ragione; occorrono almeno tre mesi di tempo per arrivare a capire quanto guadagnano e poi potranno dare una qualche risposta; tre mesi di studio di una specifica commissione parlamentare per approfondire lo studio. Attualmente il dubbio varia se guadagnano 16 mila euro al mese o solo 5.000 euro al mese, ci sono poi quelle pasticciose indennità che non fanno capire nulla, e tutti si danno un gran da fare per aumentare la confusione. Mistero: sono pagati di più o di meno degli altri parlamentari europei?
E una scena pietosa. Non potete farci digerire questa farsa, il pagamento dei parlamentari deve essere la cosa più chiara e trasparente possibile, ben controllabile da ogni elettore. Riguardo poi a una riforma giusta per limitarlo, non si possono cercare strani riferimenti, basta come riferimento i 1.200 euro con cui vivono tanti lavoratori, e poiché siete onorevoli lo si può moltiplicare per tre (1.200 x3 = 3.600), possono proprio bastare.
04/01/2012 francesco zaffuto
Immagine – il grafico di un labirinto

sabato 10 settembre 2011

Province e Riprovince




Considerato che tempo fa con il post LE PROVINCE DELL’IMPERO auspicavo la fine delle province, sentire che il Governo ha approvato un disegno di legge che le vuole eliminare potrebbe essere motivo di soddisfazione; ma leggendo si scopre che si eliminano le province e nello stesso tempo si inventano delle nuove province che potranno nascere sulla base di dispositivi regionali, una strana specie di RIPROVINCE
Certo può essere comprensibile che le regioni possano nella loro autonomia organizzare distretti periferici della struttura regionale a seconda delle necessità istituzionali, ma nel disegno di legge del Governo si prevedono province regionali che possano essere dotate di «organi, funzioni e legislazione elettorale». Se si parla di nuovi organi con funzioni e legislazione elettorale possiamo trovarci di nuovo gli stessi costi, anzi si possono ipotizzare dei costi maggiori a seconda delle inventive regionali. In pratica quello che esce dalla porta è pronto a rientrare dalla finestra.
Se il 5 luglio alla Camera dei deputati anche il PD avesse votato la proposta di legge dell'Idv sulla soppressione delle provincie, oggi ci sarebbe stato almeno un vantaggio nei tempi e un progetto dell’opposizione, ma il PD pare volere restare sensibile a mantenere i diversi aspetti delle realtà provinciali.
Pare che siamo destinati a restare miserabili e addobbati con il più costoso vestito della politica.
09/09/11 francesco zaffuto
.
Un link sulla notizia
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-09-09/meta-organi-governo-meta-091652.shtml?uuid=AagB9p2D
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(immagine “la mano che ride” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
su un palmo di mano ben disteso una bocca se la ride allegramente

domenica 17 luglio 2011

Libertà o ospitalità

Il precario licenziato dopo 15 anni di precariato a Montecitorio che ha deciso di svelare i segreti della casta è costretto a trasferirsi da facebook.
Ecco come spidertruman commenta il fatto

ho già ricevuto una lettera da facebook che mi intima a rimuovere i contenuti della pagina "I SEGRETI DELLA CASTA DI MONTECITORIO".
ora cerco di traslocare tutto qui su questo blog nel giro di pochi minuti, sperando che qui la censura non arrivi. ci lavoro da subito, voi intanto aiutatemi a far circolare il blog!

http://isegretidellacasta.blogspot.com/


La libertà messa a disposizione da facebook si rivela solo come una ospitalità che diventa mal sopportata appena diventa un po’ fastidiosa. Ora sul caso spidertruman potremo valutare la libertà di blog e l’ospitalità di Google. Ricordiamoci che siamo ospiti e che la libertà è ancora da conquistare, quando accettiamo quei contratti di utenza libera accettiamo le condizioni di ospitalità che sono qualcosa di ben diverso della libertà.

17/07/11 francesco zaffuto
nota del 18/07/11
la pagina di facebook "I segreti della casta di Montecitorio" è stata totalmente eliminata, mentre ieri ancora ci stava una traccia. In molti commenti sul blog di spidetruman i visitatori chiedono che pubblichi la cosiddetta lettera censoria ricevuta da facebook, ancora non lo ha fatto. Spidetruman preferisce la funzione anonima di Zorro, ma è difficile lottare per la Libertà se non ci si mette la faccia, si perde la soggettività dell'uomo portatore della libertà. Intanto il blog si è affolla di sostenitori fissi e di visite e il suo autore arrotonda con le inserzioni pubblicitarie. Speriamo che non sia una bufala.
NUOVA NOTA
Spider Truman ha inserito oggi 18/07 sul suo blog le motivazioni del suo anonimato
rispettabilissime, anche se resta l'anonimato. Certo Spider Truman è anonimo ma i nostri parlamentari sono delle esplicite facce di bronzo, poteva qualcuno anche per motivi ideali essere contro i privilegi. L'altra cosa che rimane inquietante è fare chiarezza sulla "censura" di facebook, non è cosa di poco conto perché in quello spazio parlano ogni giorno milioni anonimi e non anonimi.
(immagine “ordine pubblico” china © francesco zaffuto)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
un casco, un manganello e uno scudo si avventano su un uomo che protesta

sabato 16 luglio 2011

'O miracolo

Dialogo breve tra due entità: Pochi e Tanti
Pochi – Ci vuole un miracolo. Dobbiamo fare sacrifici per salvarci.
Tanti – Li farete anche voi?
Pochi – Ma noi siamo pochi e i nostri sacrifici sarebbero assolutamente insignificanti, sono necessari i sacrifici di tanti per risolvere il problema. E poi noi lavoriamo intensamente per fare in modo che il miracolo accada.
E il miracolo accadde: i Pochi restarono ricchi e i Tanti divennero più poveri.
Chissà quando si troverà la terza entità: Tutti
16/07/11 francesco zaffuto
Immagine – questo blog di solito propone una immagine a corredo del post – ma l’immagine di questo miracolo è stata evitata perché troppo sconcia.

venerdì 15 luglio 2011

Hanno pagato poco meno di un caffè




“Hic manebimus optime" (qui staremo benissimo)
Quanto può piacere questa frase ai politici! E Tremonti l’ha usata per dire che stanno bene dove stanno e intendono restarci.
Non avevamo dubbi.
La classe politica per questa manovra ha pagato poco meno di un caffè.
Qualche risparmio solo su voli di stato e sulla cilindrata delle auto blu. Per il resto tutto rinviato. Il promesso adeguamento dei lauti stipendi dei nostri parlamentari ai più magri stipendi europei non sarà fatto, così come non sarà fatto il taglio del 10% dei rimborsi elettorali ai partiti, scatteranno solo dalla prossima legislatura (forse che sì, forse che no).
Intanto la manovra per tutti gli altri cittadini italiani parte da subito e viene aggravata ; dopo le correzioni in Senato, sale ad oltre 70 miliardi al 2014. Non più i previsti 47 miliardi, ma qualche spicciolo in più.
15/07/11 francesco zaffuto


immagine - una tazzina di caffè

lunedì 25 ottobre 2010

Dimenticato come segretato

Ciò che viene dimenticato, perché i massmedia non ne hanno parlato o ne hanno parlato cosi sinteticamente al punto di sfuggire all’attenzione, diviene nei fatti come segretato: consegnato al grande dimenticatoio e scompare.
Necessita qualche volta riesumare qualche notizia, anche se è passato un po’ di tempo, e pensarci sù, giusto per non fare la figura con noi stessi di dementi.
Il giorno 21 settembre 2010 il Deputato Antonio Borghesi dell'Italia dei Valori ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari
I risultati alla Camera sono stati i seguenti:Presenti 525Votanti 520Astenuti 5Maggioranza 261Hanno votato sì 22Hanno votato no 498).
Una stragrande maggioranza che ha attraversato le diverse componenti politiche si è espressa per il mantenimento del vitalizio.
Ecco un estratto del discorso alla Camera dell'onorevole che ha proposto l'abolizione del vitalizio :“Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possaaccettare l'idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o unapensione, di versare contributi per quarant'anni, quando qui dentro sonosufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra ilPaese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Nonsarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto ilparlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altrepersone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità,che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C'è lavedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente inParlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostraproposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine delgiorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia peri deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare icontributi che a noi sono stati trattenuti all'ente di previdenza, se ildeputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l'INPS hacreato con gestione a tassazione separata.Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altrinell'arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e diogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamentirealizzati.Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghiquestori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, chenon esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice deliberadell'Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noiprospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camerae anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l'anno."

Cari Onorevoli,
cosa dire!?
Non si trattava di ridurvi in miseria, si trattava di diventare pensionati come gli altri.
Capisco che possiate essere restii alla parola uguaglianza, visto che non va più di moda; ma se la proposta di Borghesi la trovavate troppo penalizzante potevate farne un’altra, ma mi pare che vi siate limitati a dire di no, non ci sono altre notizie, siete riusciti a salvare capra e cavolo.
A noi resta di evitare di dimenticare.
25/10/10 francesco zaffuto
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(immagine “segretato” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
una mano sta depositando un teschio dentro una scatola, sono visibili anche i quattro lati laterali interni della scatola, un tutti e quattro i lati si ripete l’immagine del gioco dell’oca.

lunedì 3 maggio 2010

La patente con licenza di infrazione

Una patente con licenza di infrazione per gli autisti dei politici delle auto blu, per percorrere la lunga strada della “legge non è uguale per tutti”.

Politico: “Accelera se no non arrivo in tempo”
Autista auto blu: “Ma non se po’, c’è il limite a cinquanta; e poi già mi hanno tolto il mese scorso altri due punti dalla patente”
Politico: “Me ne fotto dei tuoi punti sulla patente, io ho l’incontro con l’onorevole Cazzetti”
Autista auto blu: “Sì, ma i punti ce li rimetto io”
Politico: “Hai ragione, ci vorrebbe una legge, una di quelle leggi “non uguali per tutti”, tipo “legittima infrazione”.

Ed ecco arriva in porto un nuovo dispositivo:
http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_03/patente-privilegiata-auto-blu-salvia_c080e322-5677-11df-ae23-00144f02aabe.shtml

Se la lamentela dell’autista può ancora, in qualche modo, porre freno a qualche comportamento scorretto, in futuro la risposta del politico sarà:
“E vai.... ci hai i punti speciali che ti ho fatto avere io...”Chissà se dopo l’ultima frase si sentirà il rumore ferroso del crack dell’incidente?
03/05/10 francesco zaffuto

sabato 23 gennaio 2010

La Corte suprema USA e l’uomo con poche cose



23/01/01
La Corte Suprema USA (il 21/01/10) ha stabilito che non si può porre nessun limite alle “donazioni” delle aziende ai partiti durante le campagne elettorali. Per la Corte porre un limite significa violare il Primo Emendamento della Costituzione americana. La decisione dell'Alta Corte è stata presa a maggioranza: cinque giudici hanno votato a favore e quattro hanno votato contro.

Il primo emendamento della Costituzione USA così recita:
« Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso, e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti »
I l primo emendamento della Costituzione USA vuole tutelare la libertà dei singoli nel loro associarsi ed esprimersi per influire sulla vita politica; ma se alcune centinaia di singoli, associati tra loro sulla base della loro potenza economica, sono molto più influenti di milioni di singoli, si viene a determinare una condizione di dominio.
Dato il carattere generale del primo emendamento, l’interpretazione assume un carattere molto vasto. In passato la stessa Corte aveva accettato un limite ai finanziamenti ed aveva interpretato il primo emendamento in modo completamente diverso. La sentenza odierna, di fatto, spazza via dieci anni di tentativi di porre limiti alle donazioni delle aziende. Un vibrato dissenso è stato espresso perfino da un giudice repubblicano moderato, John Paul Stevens (scelto da Gerald Ford nel 1975). Stevens ha definito «un grave errore» equiparare la libertà di espressione dei cittadini con quella delle grandi imprese o associazioni d'imprese. Per Stevens «la sentenza rappresenta un cambiamento radicale della legge e ignora la volontà della grande maggioranza dei giudici che, negli anni, hanno servito la Corte».In un suo intervento l’ex senatore Bob Kerrey ha usato un esempio: l'influenza che una società unica come Exxon Mobil potrebbe esercitare nei settori dell'energia e sul clima. "With $85 billion in profits during the 2008 election, Exxon Mobil would have been able to fully fund over 65,000 winning campaigns for US House or outspend every candidate." Con 85 miliardi di dollari di utili, Exxon Mobil sarebbe stato in grado di finanziare completamente oltre 65.000 campagne vincenti per la Camera degli Stati Uniti.
La Sentenza pone in evidenza le difficoltà che avrà Obama per proseguire il suo cammino; un fiume di dollari sicuramente si opporrà per un sua rielezione alla fine del mandato.
Ma questa sentenza pone ancora una volta, a livello di tutta la società occidentale, la questione dell’autonomia della sfera politica da quella economica. La sfera economica riesce a condizionare quella politica con i suoi finanziamenti diretti e indiretti nelle campagne elettorali, nella fondazione e nel sostegno ai partiti, e nel sostegno a singoli candidati. Il caso italiano di un intervento diretto in politica di un grande imprenditore è stato imitato recentemente in Cile, ma a prescindere da un intervento diretto le capacità di condizionamento restano estremamente forti per determinare gli indirizzi in politica economica.
L’unico antido di contrasto a questa grande capacità di influenza delle grandi aziende monopolistiche sono gli organismi sindacali dei lavoratori; nei fatti in passato le grandi organizzazioni sindacali hanno esercitato la loro influenza in decisioni economiche con la minaccia di esercitare un indirizzo di voto verso la massa dei loro associati. Oggi questo stesso antidodo è fortemente in declino perché la massa degli associati agli organismi sindacali è influenzabile sul piano politico dalle campagne dei massmedia. L’associato a un sindacato nei suoi comportamenti elettorali tende a non seguire le indicazioni sindacali e si lascia spesso condizionare dalle interpretazioni della cosiddetta “opinione pubblica”. Lo stesso sindacato, per evitare di perdere propri iscritti, cerca di limitare al massimo le sue esplicitazioni in momenti elettorali. Di conseguenza le esplicitazioni sono fatte da giornali, TV, e altri organismi di supporto pubblicitario, che trovano il finanziamento nelle forti lobby di finanzieri e industriali. La stessa grande crisi dei delle componenti politiche della cosiddetta “sinistra” è da individuare in queste nuove dinamiche prevalenti.
Il cosiddetto finanziamento pubblico ai partiti voleva costruire una autonomia della sfera politica da quella economica. In Italia, contrariamente agli esiti referendari, si è andati verso questa strada: i candidati eletti godono di appannaggi considerevoli e i partiti godono di un rimborso delle cosiddette spese elettorali misurati sulla base di una somma procapite in ragione dei voti ottenuti. Ma a queste decisioni normative di finanziamento pubblico non si è accompagnata una normativa sufficiente in merito al conflitto di interessi. Di conseguenza alla politica arriva un finanziamento pubblico e permane, attraverso finanziamenti più o meno occulti, tutta l’influenza della sfera economica.
Oggi, lo stesso Obama indica che la concentrazione bancaria in USA ha portato a costruire un sistema perverso. Noi in Italia scontiamo le conseguenze di una concentrazione economica di banche, di settori industriali, e di televisioni.
Non è facile emanare dispositivi che riescano a garantire insieme libertà dei singoli e autonomia della sfera politica, in un contesto dove l’accumulo di ricchezza può arrivare a livelli spropositati. E’ una strada difficile, ma solo percorrendo questa strada difficile possiamo arrivare ad un qualche risultato che riconosca dignità e libertà all’uomo che vive di poche cose.
francesco zaffuto

(immagine “uomo con poche cose” acquarello © francesco zaffuto link Uomo con poche cose)