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lunedì 2 aprile 2018

Per questa volta l’immondizia spaziale non ci ha rotto la testa


La stazione spaziale cinese è caduta nell’oceano Pacifico. Allarme rientrato, per questa volta non ci è caduta in testa, si tira un sospiro di sollievo e nel contempo si dice che le probabilità di colpirci erano molto scarse.  Consolante, ma il quantitativo d’immondizia che siamo come esseri umani riusciti a produrre e che naviga nello spazio è enorme.  Siamo stati capaci di riempire d’immondizia la terra e il cielo, questo è l’aspetto più contraddittorio di quello che chiamiamo progresso tecnologico. Abbiamo bisogno non di cancellare i progressi tecnologici, ma di gestirli con ordine e calma. Non ci possono essere nazioni, e addirittura enti privati,  che fanno a gara per inviare le loro navicelle nello spazio, sarà necessario un ordine mondiale per la ricerca spaziale.
Link – il satellite cinese di Pasqua 2018
immagine – detriti spaziali visti dal polo – foto da:

venerdì 23 marzo 2018

Ci può cadere addosso a Pasqua la spazzatura che viaggia nello spazio


la Tiangong 1 (satellite spaziale cinese) potrebbe cadere sul nostro paese intorno a Pasqua. "A sud dell'Emilia Romagna, tra il 28 marzo e il 4 aprile".   "La finestra temporale e le traiettorie di impatto al suolo potranno essere definite con maggiore precisione nelle 36 ore precedenti il rientro",
Nel frattempo, la Protezione civile rende noto che è stato istituito il tavolo tecnico di lavoro, previsto in circostanze del genere
Si legge sul sito della protezione civile -  Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate  ed altro
Continua su …

sabato 17 gennaio 2015

A Greta e Vanessa, benvenute care ragazze



A Greta e Vanessa,
benvenute care ragazze.
Non mi importa se trenta centesimi delle mie tasse siano servite per salvarvi,
non mi importa se i futuri assassini si possono gloriare delle loro gesta,
intanto è stata fermata la mano assassina.
Domani prudenza per ognuna di voi
e per ognuno di noi
Domani attenzione e forza,
ma oggi benvenute care ragazze.

18/05/2015 francesco zaffuto

mercoledì 26 febbraio 2014

Passeggiare nello spazio o a Sanremo

166 giorni nello spazio, e quasi quasi l’Italia l’aveva ignorato.  La TV aveva ignorato la sua impresa,   in tanti non lo sapevamo e  solo pochi avevano sentito parlare distrattamente su un  astronauta italiano che passeggiava nello spazio. Ci voleva la passeggiata sul palco di Sanremo con  il mezzobusto Fazio per dare un po’ di visibilità a questo LAVORATORE dello spazio.
Grazie,  Maggiore Parmitano,  per il suo lavoro e per la sua impresa; quasi quasi mi viene voglia di chiederle scusa.  Durante quei 166 giorni , con una TV che parla solo dei PRIMI,   ci siamo occupati di qualche calciatore  o di Renzi o di Salvini o di qualche altro giovane politico onnipresente nelle trasmissioni che fanno audience. La nostra epoca dell’immagine diventa sempre più fatua e si affolla delle miserie di moda al momento.
26/02/14 francesco zaffuto

Immagine  - il pianeta terra dallo spazio

sabato 11 gennaio 2014

Il cognome della madre seconda puntata


Dopo la decisione della Corte di Strasburgo ora i pensatori del Governo sono entrati in azione. Le possibilità che vengono ipotizzate sono: “i figli nati sia dentro sia fuori dal matrimonio avranno il cognome del padre oppure, in caso di accordo tra i genitori che deve risultare nella dichiarazione di nascita, quello della madre o di entrambi.”


 Cosa potrà accadere con questa nuova formulazione: la maggior parte delle famiglie continuerà per costumanza nell’usuale nome del padre, tranne un po’ di casi sporadici dove per ragioni di principio posti da una donna o per la forza dei cognomi in campo verrà fuori l’ipotesi di scegliere.
 In questo blog, leggendo il  post precedente commenti compresi,  si facevano notare le difficoltà che potevano sorgere inserendo la scelta per accordo: acredine tra la coppia, acredine tra i familiari delle coppie, prevalenza del cognomi forti per censo e fama.
 Ma diciamola pure tutta: nel caso che l’accordo non ci sia cosa dovrebbe accadere? Ne deriva che in mancanza d’accordo debba prevalere qualcosa, e se prevale l’attuale norma, diciamo pure che il ruolo della donna sarebbe solo subordinato a un placet paternalistico.
 Sulla scelta del cognome della madre per “accordo”  nei fatti non si creerà un pari rapporto tra l’uomo e la donna ma solo una ridotta percentuale dove si opererà  per censo e per fama e con l’aggiunta dell’acredine.
 Nei commenti del post precedente Sonia ipotizzava di dare agli stessi figli la possibilità di optare, una volta maggiorenni, per uno dei due cognomi; ma se i figli hanno una pari considerazione per entrambi i genitori e per i vari nonni la scelta diventerebbe sgradevole per i figli stessi. Sari, ipotizzava una scelta da fare al momento del matrimonio; sicuramente è il momento più congeniale per le scelte, ma le scelte sono sempre motivo di discordia e un bel po’ di coppie entrerebbero in crisi prima del “sì”.
 Quando si vuole evitare che la scelta tra due entità eguali produca effetti disuguali occorre o il sorteggio o un automatismo codificato che permetta una reale eguaglianza. Una soluzione potrebbe essere quella del sorteggio del cognome da parte di un ufficiale dello stato civile. Una soluzione, ancora più semplice,  è quella che i figli maschi portino il cognome della madre e le figlie femmine quello del padre, e si realizzerebbe una vera uguaglianza di genere su questo argomento in modo automatico e senza acredine.
 Ma non ci sono problemi,  i nostri politici faranno un dispositivo soft che va bene alla maggioranza, anche se porterà un leggero malessere a qualche minoranza;  accorderanno alla donna una finta parità come la Corte europea ha accordato alla donna una finta parità.
11/01/14 maria luisa ferrantelli e francesco zaffuto (in ordine rigorosamente alfabetico)

Immagine – antica foto di Toro Seduto


mercoledì 8 gennaio 2014

Il cognome della madre e l’Europa

Gli indiani sapevano bene che il nome era qualcosa di connaturato alla persona e lo definiva nelle sue caratteristiche e nella sua personalità. Se osserviamo ancora oggi  la foto di Toro Seduto ne percepiamo la forza e la stabilità.
 La Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi, avendo negato loro la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre invece di quello del padre. Nella sentenza, che diverrà definitiva tra tre mesi, i giudici indicano che l'Italia «deve adottare riforme legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata.
 La Corte ha considerato l’uso anagrafico italiano come discriminatorio nei confronti della donna. L’Italia in pratica si dovrà adeguare modificando le sue regole anagrafiche.
  Certo non si può fare come facevano i nobili spagnoli che ereditavano tutti i cognomi e potevano essere chiamati con una specie di elenco declamatorio; in qualche modo un qualche cognome deve soccombere. Ma quale sarà il cognome destinato a soccombere?  E’ molto facile prevedere che potendo scegliere tra il cognome del padre e quello della madre il cognome soccombente sarà quello del genitore che avrà meno prestigio sociale. Se il padre “Tizio” è rettore dell’Università i figli continueranno a portare il cognome “Tizio”; se la madre “Caio” è dirigente di azienda e il marito un semplice impiegato è molto probabile che il cognome dei figli sarà “Caio”. C’è solo da sperare che la coppia possa arrivare alla scelta senza acredine e di comune accordo. Ma non è difficile ipotizzare che possa rimanere un po’ di acredine.
 Direi che la Corte di Strasburgo, pur giustamente ribadendo la parità di diritto uomo-donna,  tutto sommato non fa un buon servizio alla coppia quando parla di libertà di scelta;  potrebbe essere meglio una regola anagrafica paritaria tra l’uomo e la donna del tipo:
estrazione a sorte dell’ufficiale dello Stato civile per il primo nato e poi a seguire i cognomi in alternanza;
oppure perdita di parte dei vecchi cognomi con la costruzione di un nuovo cognome inedito frutto della composizione accorciata dei due. Idee stravaganti!? Ma meglio di una acredine celata.

 La cosa migliore sarebbe la scelta di un nome e un cognome fantastico da prendere alla maggiore età come l’esempio di Toro Seduto, ma quella civiltà è stata distrutta da un generale che di cognome faceva Custer.
08/01/14 francesco zaffuto

 Immagine – vecchia foto di Toro Seduto

venerdì 22 novembre 2013

Lutto nazionale

Sardegna 16 morti e un disperso. Tra i morti anche un’intera famiglia di brasiliani di 4 persone  che abitava in uno scantinato.
Oggi

dopo il doveroso minuto di silenzio è necessario
riflettere e dire
"Dietro questa tragedia ci sono follia, stupidità, ingordigia. E' colpa di partiti e speculatori. E in queste ore la giunta regionale sta approvando regole ancora più permissive per chi costruisce vicino ai fiumi". Renato Soru attacca. L'ex presidente della Regione Sardegna si dimise cinque anni fa in polemica contro i partiti che ostacolarono il suo piano paesaggistico regionale. Una legge all'avanguardia che impediva di costruire vicino a coste e fiumi, e metteva un freno alla speculazione.

“Ogni anno, almeno dal 2009, nel periodo che va da settembre a novembre, assistiamo almeno a un evento grave come è stato Genova e oggi la Sardegna. Non possiamo escludere più nulla: siamo in balìa dell`allerta meteo perché il territorio non è più in grado di reagire, noi non stiamo facendo nulla, in questi anni non abbiamo messo nulla a sistema”. Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale geologi, Gian Vito Graziano, intervenendo a Tgcom24.

Le tragedie provocate dalla natura ci saranno sempre ma la gravità delle tragedie spesso deriva dal comportamento degli uomini. I politici non hanno solo il compito di assecondare democraticamente l’elettorato, hanno anche il compito di educare il popolo e dire di no tutte le volte che i comportamenti possano pregiudicare la sicurezza, altrimenti la democrazia diventa una pericolosa convivenza. (f.z.)

Immagini – tricolore in lutto + foto dell’alluvione in Sardegna da  http://www.fanpage.it/maltempo-sardegna-lutto-nazionale/

giovedì 7 novembre 2013

Il giornalismo semantico

Le notizie di prima pagina di oggi di grandi giornali e notiziari TV sono:
Letta: Cosa pensano di me nelle cancellerie europee? "Che ho tirato fuori gli attributi"
Berlusconi: “i miei figli come ebrei sotto Hitler”.
Grillo: “Letta? Un ballista d’acciaio”
Se andiamo alle notizie dei giorni precedenti, troviamo quello che hanno detto: Renzi, Brunetta e anche Letta, Grillo e Berlusconi.
E domani sarà lo stesso: e giù articoli, esegesi, analisi di frasi, di parole, di significati espliciti e occulti.
E se ci sono dubbi sul significato delle parole si arriva servizi TV dove giornalisti intervistano altri giornalisti.

Le notizie stanno ben schiacciate nell’universo secondario: aziende che chiudono, suicidi, guerre in paesi lontani, incidenti vari. Solo quando una di quelle notizie diventa abbastanza sanguinolenta riesce a conquistare le prime pagine, giusto il tempo di digerirla e poi si ritorna alla semantica delle parole dei leader politici.
07/11/13 francesco zaffuto
Immagine – un bla nel triangolo semantico significante-interpretante-significato

martedì 1 ottobre 2013

se la vita non vale niente

La bella spiaggia di Scicli, dove sono ambientati i romanzi gialli di Montalbano, è stata teatro di una delle più cruente vicissitudini dei migranti: 13 morti annegati. Erano eritrei che scappavano dalla morte in guerra per venire a morire in mare in quel tratto di mare della costa siciliana.
Erano scappati dalle mani di assassini di guerra e si sono rivolti a scafisti assassini che a cinghiate li hanno costretti a buttarsi in mare, anche quelli che non sapevano nuotare.  Alcuni bagnanti testimoni hanno riferito che: Gridavano aiuto, gridavano dicendo di non sapere nuotare ma gli scafisti non hanno avuto pietà. Li hanno bastonati, frustati con delle cime e minacciati con i coltelli costringendoli a buttarsi in mare. E chi resisteva attaccandosi a qualsiasi cosa veniva preso e gettato in acqua.
 Questo episodio di grande crudeltà pare togliere speranza all’umanità, la testimonianza del carabiniere che si è prodigato per salvare dalle acque quei disperati ci mantiene umani – a questo link il video http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2013/09/30/Carabiniere-eroe-mai-vista-scena-cosi-AUDIO-_9386610.html

immagine – recente dipinto di Antonio Pilato sui disperati migranti in mare

venerdì 27 settembre 2013

Oscar per la musica a Sergio Endrigo

 Ricordate quel bel film di Troisi “Il postino”, e quella musica suggestiva che l’accompagnava che vinse l’oscar. Sergio Endrigo riconobbe che la musica era in qualche modo sua e intentò causa a Luis Bacalov 18 anni fa. Le cause civili sono lunghe e spesso si muore prima di vederle concluse. 
 Ad otto anni dalla sua scomparsa Sergio Endrigo vince l’Oscar per la musica. Il compositore Luis Bacalov ha infatti riconosciuto al cantautore istriano la co-paternità della colonna sonora del film “Il postino” per la quale nel 1996 gli era stata conferita la prestigiosa statuetta. La decisione di Bacalov, che ha ridepositato alle Società degli autori i bollettini – come dire l’atto di nascita di quelle musiche – con l’aggiunta dei nomi di Sergio Endrigo, Riccardo Del Turco e Paolo Margheri, mette fine a una causa che si trascinava da 18 anni. Per la notizia e ulteriori dettagli sul sito di Michele Bovi   http://www.michelebovi.it/

Immagine – Troisi con la sua bicicletta nel film Il postino

lunedì 23 settembre 2013

nella bicicletta di Gino

Gino Bartali, il grande campione di 
ciclismo, e' stato dichiarato 'Giusto tra le 
nazioni' da Yad Vashem, il sacrario della 
Memoria di Gerusalemme. 
Bartali ha agito ''come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti ..... 

sabato 8 giugno 2013

Caso Cucchi: amarezza per una solitudine sociale totale


Può una prigione dello Stato diventare una trappola mortale?
Si può al contempo essere privati della libertà di muoversi  e non avere nessuna minima tutela sul piano fisico?
Si può considerare il carcere un campo dove la giustizia è assente?
Certo per condannare dei tutori dell’ordine ci vogliono prove. Ma si sono cercate fino in fondo le prove?
Possiamo vivere la giustizia come una disgrazia?

Un paio di Link
Intervista de l’espresso all’avvocato della difesa di Cucchi
le dichiarazioni del ministro Cancellieri e quelle dei medici condannati

lunedì 27 maggio 2013

Il cammino dell'umanità: quale destinazione spirituale?


intervento di Antonio Pilato - sull'uccisione del soldato inglese accaduta a Londra


Si può comprendere qualsiasi forma di protesta politica, sociale, culturale ed economica, con qualsiasi mezzo di comunicazione interpersonale e sociale, entro i limiti della ragione e della legalità contro le cieche e sorde istituzioni pubbliche e private, laiche e religiose, di ogni ordine e grado di responsabilità delle varie strutture, preposte alla osservazione, alla protezione e alla concessione dei servizi esistenziali indispensabili.

Si può esprimere ogni denuncia contro l'arroganza, la presunzione, l'egoismo, la frustrazione, la persecuzione politica e lo sfruttamento economico. Si può reagire contro ogni dittatura, tirannia,  prepotenza da parte dei potenti nei confronti dei più deboli e contro tutte le varie vessazioni.

Ma non si può (nessuno ne ha assolutamente diritto) per tutti questi motivi, senza dubbio esecrabili, perché sminuiscono la dignità della persona che li esercita o che li subisce, uccidere. Nessuno può farlo. La vita non ha prezzo. Chiunque ha il dovere assoluto di rispettare quella degli altri e la propria.

Sono rimasto esterrefatto, impietrito, paralizzato psicologicamente per la struggente compassione davanti all'immagine del soldato inglese investito con la macchina, ucciso e poi decapitato, mentre l'assassino volteggiando la mannaia, con le mani ancora bagnate del sangue di un essere umano, si lasciava riprendere risoluto e compiaciuto del gesto folle.

Devo ammettere di non aver mai visto una scena simile, compiuta da parte di un uomo nei confronti di un altro uomo. Dove è la pietà? Dove la misericordia? Dove il culto della persona? Alcuni individui vivono e pensano ancora allo stato preistorico? Forse ancora più indietro allo stato della caverna primordiale?

Quale strazio per la famiglia e per i figli, quando saranno grandi, ricordare che il padre è stato ucciso e vilmente martoriato, peggio di un animale da macello?

Di tutti questi fatti, è anche la politica corresponsabile? Quale cammino avrà, di questo passo, l'umanità?

27 maggio 2013


Qui due link sulla notizia

L'immagine è un quadro del pittore e filosofo Antonio Pilato - una barca di emigrati disperati - Nella sua opera pittorica A. Pilato si è caratterizzato per la grande sensibilità sul problema dell'accoglienza degli immigrati. 

giovedì 23 maggio 2013

Don Gallo è andato via



Don Gallo è andato via,
si è trasferito nel Paradiso di tutti,
dove ci stanno anche i comunisti.

lunedì 20 maggio 2013

Io e il Presidente



Beppe Grillo con il suo post sull’art. 278 per il reato  di vilipendio al Capo dello Stato,
mi ha fatto ricordare che io stesso per questo articolo del codice penale  fui condannato dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta,  il 5 maggio 1975,  a 9 mesi di carcere.
 Ripercorro qui, un po’ a spanne,  con la memoria quei fatti accaduti perché di anni ne sono passati tanti.
Il 24 dicembre 1971 fu eletto Presidente della Repubblica Giovanni Leone;  quella elezione (avvenuta dopo 23 scrutini) fu digerita male dalla sinistra, su quel clima di allora potete consultare questo articolo di Marco Travaglio che ben descrive quei tempi
 Se quella elezione era stata  digerita male dalla sinistra ufficiale figuratevi come poteva essere digerita da quella sinistra extraparlamentare che si faceva chiamare rivoluzionaria;  e in quei tempi, con i miei 21 anni,  militavo in quella sinistra extraparlamentare, andavo in giro distribuendo volantini, avevo un fazzoletto rosso attaccato al collo, e parlavo a rotta di collo in assemblee e comizi.
 Il 9 gennaio del 1972 feci due comizi; uno nella mattinata  a Caltanissetta e uno nel pomeriggio a Riesi (un grosso paese della stessa provincia), dissi le stesse cose, attaccai il Presidente della Repubblica  da poco eletto, mettendo insieme di malo modo notizie e appelli rivoluzionari con un linguaggio che poteva somigliare a quello usato da Bossi in tempi più recenti .  Fatto sta che:  mentre il vice questore di Caltanissetta,  che aveva ascoltato nella mattinata  il mio comizio, non dette peso alle mie stupidate; quando andai a ripetere le stesse cose a Riesi,  il maresciallo dei Carabinieri, che in un altro comizio avevo chiamato “sbirro”,  si appuntò una frase e mi citò in giudizio per l’applicazione dell’articolo 278 che allora vigeva e ancora vige.
Art. 278 Offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica
Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

 In pratica rischiavo fino 5 anni di galera per quelle parole pronunciate; parole sicuramente sgradevoli, ma erano parole in confronto ai fatti di 5 possibili anni di galera.
Il processo si tenne in Corte di Assise (per tale reato, considerato grave, si prevede la massima  Corte con giudici togati e giudici popolari); dopo due istanze fui condannato a 9 mesi con la condizionale (grazie alle attenuanti generiche); mesi che non ho fatto dentro, ma se mi succedeva un’altra minima stupidata me li andavo dritto a scontare tutti.
 Con il passare del tempo si dimentica e si cambia,  anche se qualcosa nelle nebbie della memoria rimane;  è difficile a 65 anni ritrovarsi in quelle carte ingiallite e quasi illeggibili;  io sono cambiato e preferisco misurare le parole perché credo siano preziose per capirsi;  non ho mai abbandonato i miei desideri di libertà e di uguaglianza, ma non ci sono state rivoluzioni; e con  il senno del poi penso che potevo avere anche una condanna più grave se offendevo il Presidente di un regime comunista per il quale lottavo.  
 Il Presidente Leone, sicuramente non seppe mai nulla della mia condanna, si trovò anche lui ad avere qualche dispiacere e non intendo qui parlare della complessa vicenda che lo portò alle sue dimissioni. Ma dopo tanti anni quell’articolo 278 sta ancora là, e di lotte per la libertà di espressione ce ne sono state tante.
 Quando nel 2006 il Parlamento abrogò alcuni articoli lesivi della liberta di espressione pareva che il legislatore potesse arrivare a una svolta sostanziale,  e invece con la legge n.85  abrogò solo l’articolo 279, lascando in vita  l’art. 278.
279. Lesa prerogativa della irresponsabilità del presidente della Repubblica.
Chiunque pubblicamente , fa risalire al presidente della Repubblica il biasimo o la responsabilità degli atti del Governo, è punito con la reclusione fino ad un anno e con la multa da lire duecentomila a lire due milioni

 In una  società che si dice rispettosa della libertà di espressione, tra l’altro pienamente prevista dalla sua Costituzione, un articolo come il 278 va abrogato oppure notevolmente cambiato. Come si può pensare di infliggere da 1 a 5 anni di reclusione per delle parole anche le più gravi? Beccaria diceva che se una condanna non è proporzionata all’entità del reato siamo di fronte a una ingiustizia.
 Nel nostro paese abbonda la parola “galera”, poi si scopre che il falso in bilancio non è reato e che si va in galera per il furto di una mela o per delle parole. Dopo tanti anni la Costituzione si deve ancora  integrare nelle leggi,  e lo stesso pensiero illuminista è ancora lungi da approdare alle menti di tanti politici che preferiscono la “lesa maestà” rispetto alla libertà.  Auguro al Movimento 5 stelle e a Grillo di vincere questa battaglia in Parlamento, ma non sarà facile;  con questo post ho voluto dare un mio pur debole contributo.
20/05/13 francesco zaffuto

Immagine fuori testo – una vecchia foto di una manifestazione del gruppo marxista leninista di cui facevo parte.

mercoledì 15 maggio 2013

Tre fatti violenti + uno


Ci sono stati tre fatti violenti che la cronaca delle ultime settimane ci ha sbattuto in faccia che pur nella loro diversità si somigliano:
-       la sparatoria in piazza Colonna  a Roma
-       il massacro di passanti a Milano
-       il rapinatore con una pistola giocattolo, già morto sepolto e dimenticato dalla cronaca (una breve nota  in questo blog  al disperato del mese di maggio )
Il rapinatore con la pistola giocattolo è già morto, non ci sarà un processo per lui, ha pagato tutte le conseguenze del suo gesto estremo con la vita, qualche strascico giudiziario resterà per il malcapitato gioielliere che ha sparato.
Per gli altri due fatti si attenderà la giustizia di un processo, ma le conseguenze non sono certo rimediabili dalla giustizia, non si potrà ridare la vita ai morti di Milano, sarà difficile  il futuro di quel carabiniere ferito a Roma. Le conseguenze degli atti violenti resteranno anche per chi l’ha commesso, le loro vite saranno rovinate; il conto finale della violenza è sempre orrendo.
 Ma dobbiamo pur chiederci qualcosa sull’origine questi atti, trovare una spiegazione e cercare di porre argini che impediscano nuovi fatti del genere.  Non si è trattato di delitti passionali, né di delitti originati da appartenenze di clan, né di delitti di vera e propria criminalità. Quando si parlò della sparatoria di piazza Colonna a Roma, subito si sono sfoderati problemi psichici e anche ora per il gesto assurdo di Milano si spolvera la follia. Può darsi che gli stessi autori degli atti violenti possano ricorrere alla follia come estrema difesa e giustificazione dei fatti orrendi commessi; ma alla radice di questi tre fatti pare che ci sia la difficoltà di vivere in questa società: assenza di mezzi di sopravvivenza, mancanza di  lavoro, mancanza di quel minimo di riconoscimento che va dato all’uomo.
  Il malessere si traduce in arresa,  in negazione di tutto e spesso in violenza contro se stessi con il suicidio, e in alcune personalità la violenza si scatena verso altri.
 Cosa dire, infine,  di quel disperato che giusto ieri si dà fuoco perché gli stanno togliendo la casa per debiti accumulati durante il suo periodo di disoccupazione.
Una società solidale non elimina completamente il malessere e la violenza, ma sicuramente la contiene e la diminuisce.
 Per costruire una società solidale possiamo fare appello alle coscienze, possiamo fare meditazioni e raduni di preghiera, ma alla fine sono necessarie misure e provvedimenti di legge che deve prendere la politica. La generica condanna della politica non serve, occorre costruire una buona politica non legata a interessi di parte e personali; può anche non piacere questa strada ma non ce ne sta un’altra.
15/05/17 francesco zaffuto
immagine - Goya - il sonno della ragione

venerdì 10 maggio 2013

Lunga è la notte


era il 9 maggio 1978

ritrovamento del cadavere di Aldo Moro
ritrovamento del cadavere di Peppino Impastato
i drammatici incroci della Storia

Per firmare l'appello al Presidente della regione per consegnare il casolare dove fu ucciso (che è diventato una discarica) alla cittadinanza a testimonianza di ciò che accadde 
qui il link
http://www.rete100passi.it/#!iniziative-attivity/c253t

Ora riporto dal blog di Sari  "Voce di vento"

Peppino Impastato, 35 anni "dopo"


Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

Peppino Impastato

.....................................................................................

E' ancora notte, qui, lo sai, ma una marea di persone 
oggi ti ricorda e vede e spera.  
Tentano ancora di zittirti ma la  nostra  vita è cambiata 
da quando  hai donato la tua 
e  sei vivo... vivo  perché abiti,  respiri, 
dai forza alla forza dei nostri cuori sempre troppo spaventati.
Ciao Peppino.

mercoledì 8 maggio 2013

… ai posteri ma …



Comprensibile il gesto e le frasi del consigliere regionale Ambrosoli che ha lasciato l’aula nel momento della commemorazione della morte di Giulio Andreotti.
"Ho una storia personale che si mischia" coi lati oscuri di quella di Giulio Andreotti, "ma non è il caso di fare polemiche: è giusto che le istituzioni ricordino gli uomini delle istituzioni, ma chi ne fa parte faccia i conti con la propria coscienza"

Come non ricordare che il padre di Ambrosoli fu ucciso per le indagini su Sindona (banchiere “emerito” molto vicino ad Andreotti).  E come non ricordare quella incredibile frase pronunciata da Andreotti a proposito dell’omicidio Ambrosoli: “se l’andava cercando”.

Il tutto ora viene affidato alla Storia
Giorgio Napolitano scrive alla famiglia, riserva alla storia il giudizio sul personaggio. Sulla lunga esperienza di vita di Andreotti e sull'opera da lui prestata in molteplici forme, nel più vasto ambito dell'attività politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico- dice il capo dello Stato.

E  qui cadiamo nuovamente nel luogo comune. Nella sua poesia il 5 maggio, Manzoni disse  “… ai posteri l’ardua sentenza”;  ma leggendo con attenzione la sua poesia scopriamo che è molto più intensa di questa frase,  si sofferma sulla misera illusione del potere e sull’uomo distrutto dalla Storia. Se guardiamo con il luogo comune alla Storia ci riduciamo ad un Manzoni buono per il biglietto delle cento mila lire.
La Storia, sì, la Storia ... come se potesse darci qualche elemento di verità postuma.  Ma cosa ricordiamo noi di Pericle?  Ben poco: qualche documento poco probabile, qualche ipotesi.  La Storia è anche polvere che si deposita  sui ricordi, la verità ci necessita per vivere il nostro quotidiano.  Della storia possiamo  ricavare un qualche insegnamento vago per essere prudenti e diffidenti.
08/05/13 francesco zaffuto
Immagine – Manzoni nella banconota delle cento mila lire 

domenica 28 aprile 2013

problemi psichici


problemi psichici
http://www.lastampa.it/2013/04/28/italia/cronache/sparatoria-davanti-a-palazzo-chigi-ferito-un-carabiniere-fermato-l-autore-gVLJhtqUiVdX5SiLhEbmyO/pagina.html
non avere lavoro
tornare a casa dai genitori a 49 anni
senza donna e senza un lavoro
problemi psichici
sperare in un colpo di fortuna al gioco
perché ti dicono
che solo se vinci 
puoi sopravvivere
problemi psichici 
e non sai più cosa fai 
( correva gridando
“Sparatemi, sparatemi!”
e sparava )
Tempo addietro nella stessa piazza si era dato fuoco un 'altro con problemi psichici. (11/08/12)
http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/08/11/news/si_d_fuoco_davanti_montecitorio_italiano_in_gravi_condizioni-40759261/
e un altro dinanzi al Quirinale (18/10/12)
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/18/news/uomo_si_d_fuoco_davanti_al_quirinale-44792312/
c'è chi giura 
per trovare un rimedio sociale ed economico
e non ha problemi psichici.
E che dire dei due poveri carabinieri,
di cui uno in gravissime condizioni,
che si sono trovati di fronte
a tale disperazione.

28/04/13 francesco zaffuto