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sabato 17 marzo 2018

Il ponte di Miami, analogie con vicende italiane


Il ponte pedonale crollato a Miami era stato installato pochi giorni prima. Ci sono stati anche sei morti.  E se il bilancio non fosse così tragico ci sarebbe da ironizzare: si dimostra che in USA in fatto ponti e strade può accadere quello che accade in Italia.
Pare ricordare il viadotto Agrigento-Palermo inaugurato alla vigilia del natale 2014 e crollato nel capodanno 2015. Consolazioni sconsolanti
la notizia Miami da…
Uno dei fatti accaduti in Italia
Immagine da

venerdì 20 gennaio 2017

Tra terremoti e frane aggrappati ad un fiore

La natura vive i suoi assestamenti molecolari, spesso a noi ignoti, e non ascolta le ragioni della nostra mente e neanche le ragioni del nostro cuore.
La solidarietà umana, come indicava Giacomo Leopardi nella Ginestra, è l’unico debole rimedio ai disastri della natura.

Se volete potete pregare, ma il debole rimedio che noi come esseri umani possiamo porre è avere cura di chi ha bisogno di aiuto e di chi soffre; ed avere cura anche di coloro che con grande coraggio portano aiuto nei momenti più tragici. Avere cura anche quando si levano critiche e commenti. (f.z.)

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venerdì 27 marzo 2015

Diario di volo, 27 marzo 2015


Quel desiderio di risposte certe e gli abissi della mente dell’uomo
eppure non abbiamo altro che la mente dell’uomo
il prodotto di tante immagini e di tante storie
sedimentate
e accatastate  nei meandri della memoria.
Abbiamo fondamentalmente bisogno di aiuto
per non diventare mostri a noi stessi
Abbiamo bisogno di guardare negli occhi di un altro uomo
specchiarci per ritrovarci anche nel buio

27/03/2015 - francesco zaffuto


giovedì 26 marzo 2015

Incidente aereo e nuvole dall’alto

Quelle volte che prendo l’aereo e guardo dall’alto le nuvole mi viene da pensare che sono già in quello che si chiama Paradiso e  le indicazioni date dall’hostess per l’uso del salvagente mi sembrano paradossali.
 Cosa si pensa quando si sta precipitando? Credo sia inimmaginabile e tremendo.
  Quando si compra un biglietto aereo,  si pensa che le probabilità dell’incidente siano pochissime in rapporto alla quantità di voli e si parte dalla presunzione che non capiterà a te.
 Quando si aspetta una persona cara all’aeroporto una nascosta e sottile angoscia permane sempre, eviti di pensarla ma la senti sotto pelle.
  Ci sono già stati un paio di incidenti con scomparsa delle vittime nell’oceano, ma l’incidente dell'Airbus A320 in volo sulla tratta Barcellona-Dusseldorf, con le sue 150 vittime lacerate nello scontro con una montagna, lascia un segno molto più forte. 
 Si cerca una ragione e una causa: l’atto terroristico con un nemico da indicare toglierebbe dagli impicci la proprietà dell’aereo, il guasto tecnico porterebbe a una riflessione sulle responsabilità con riflessi economici notevoli, e gli equipaggi che volano ogni giorno danno qualche segno di forte preoccupazione.
 Dopo un po’ di tempo questa notizia sarà digerita e dimenticata come tutte le disgrazie che ci circondano e continueremo a vivere e a volare tra le nuvole come se nulla fosse accaduto. Ma una cosa ci preme in questo momento di ribadire: i viaggi low cost debbono garantire gli stessi livelli di sicurezza dei viaggi di linea e ogni forma di risparmio economico sulla sicurezza è un atto criminale.
26/03/15 francesco zaffuto
Aggiornamento
Si avanza l’ipotesi di suicidio-omicidio del copilota.  C’è qualcosa che non convince sulla condizione di solo al comando lasciata al copilota, c’è qualcosa che convince poco sulle procedure. E le procedure serviranno i voli del futuro e vanno chiarite.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/03/24/un-airbus-della-german-wing-si-e-schiantato-nel-sud-della-francia_039dca3e-6b89-4b2d-a4de-ee11af0c7f8c.html

Aggiornamento 27/03/15
Qualcosa non andava nelle procedure
Lo schianto dell’A320 sulle Alpi francesi diventa un precedente per modificare le procedure. Si prende consapevolezza che il pilota non può essere lasciato mai solo.
Dall’ansa di oggi
Mai più uno solo in cabina, cambiano regole a bordo

Mai più meno di due persone in cabina di pilotaggio. Le compagnie aeree mondiali, con Alitalia, Air Canada, EasyJet e Norvegian a fare da apripista, cambiano le regole in 'cockpit', il ponte di comando degli aerei in cui d'ora in poi non potrà rimanere più un solo pilota. Le urla del comandante dell'A320 della Germanwings che rimbalzano dal 'voice recorder' della scatola nera esortando il co-pilota, rimasto solo in cabina, ad aprire quella porta bloccata, sono risuonate oggi come un ultimo disperato grido di aiuto. Ed hanno spinto già alcune compagnie (che è scontato saranno seguite a stretto giro dalle altre) a cambiare le regole. Spesso a ripristinarle, come il caso dell'Alitalia che, tra i primi vettori, in serata ha annunciato che d'ora in poi in cabina di pilota non potrà più rimanere un solo pilota. Si torna così alla regola che era già stata prevista dopo l'11 settembre quando, complici quei blitz dei terroristi-piloti-kamikaze che puntarono sulle Torri Gemelle, si decise di 'bloccare' le porte dei cockpit. Consentendo solo ai piloti, dall'interno, di sbloccarle. All'epoca la decisione fu di prevedere, appunto, la presenza - sempre - di due persone in cabina. Nel caso uno dei piloti si fosse dovuto allontanare, veniva richiesta la presenza di un membro dell'equipaggio per poter 'guardare dallo spioncino' e verificare chi chiedesse di entrare. Per aprire la porta, automaticamente, entro 30 secondi in caso non vi fossero motivi di allarme. Ma quella regola fu superata quando, grazie alla tecnologia, si ricorse a telecamere che potevano controllare chi chiedesse di entrare in cockpit: fu deciso che poteva rimanere anche un solo pilota, assistito dal circuito tv. Una regola che oggi - alla luce del caso Germanwings in cui si sospetta la volontà suicida del copilota - ha mostrato i suoi limiti. Il pilota fuori dal cockpit è sempre in possesso del codice di sblocco della porta di scurezza. Ma l'ufficiale di volo rimasto dentro può decidere deliberatamente di disattivare la procedura di apertura dall'esterno. Una procedura nata per la sicurezza (nel caso, ad esempio, in cui quello rimasto fuori sia sotto minaccia) che sul volo Barcellona-Dusseldorf ha trovato tutto il suo limite. E, siccome in aviazione sono 'i casi' a fare la giurisprudenza - spiegano gli esperti - la strage sulle Alpi francesi ha spinto a cambiare di nuovo le regole. "Il cockpit è in grado di ospitare tre piloti e non ci dovrebbe mai essere una situazione in cui vi è una sola persona in cabina di pilotaggio", ha spiegato oggi James Hall, ex presidente del National Transportation Safety Board.

Immagine: nuvole (da internet)

martedì 30 dicembre 2014

Due atroci incidenti e un solo dubbio

Due atroci incidenti e un solo dubbio. Si investe in sicurezza?
Un viaggio in nave o in aereo è qualcosa di comune, normale, quotidiano. Siamo abituati a viaggiare in qualsiasi condizione di tempo e ci lamentiamo se, a causa di una qualche difficoltà, il viaggio viene sospeso. Investire in sicurezza significa apportare tutte le modifiche tecnologiche necessarie per evitare gli incidenti e sospendere anche i viaggi in particolari situazioni di previsto maltempo; sono ambedue atti che implicano aumento di costi e diminuzioni di profitto. Lo si fa o si preferisce tirare avanti con la considerazione che l’incidente ha bassa possibilità di verificarsi? Accettare la logica della bassa probabilità significa non investire in sicurezza e considerare le persone trasportate come qualsiasi merce. Mi chiedo se in condizione previste di mare agitato si può sospendere un viaggio, mi chiedo se è normale che camion con merci pericolose viaggino insieme in un traghetto che trasporta persone, mi chiedo se un volo aereo deve essere sospeso in caso di previsto maltempo ??? Non so se arriverà la risposta.
Non associo alcuna immagine a questo post, i telegiornali ne hanno date già tante e angoscianti.
30/12/14 francesco zaffuto

I link dell’Ansa sulle due notizie

La nave

L’aereo


venerdì 20 settembre 2013

ORA BASTA

ORA BASTA


VENEZIA - Dodici, o forse tredici grandi navi in transito nella Laguna di Venezia nell'arco di 24 ore. Sarà il weekend più congestionato dell'anno: sui ponti, migliaia di crocieristi faranno ciao ciao , ammirando le pietre storiche della Serenissima, mentre i grattacieli del mare solcano le acque del canale della Giudecca e del bacino di San Marco. Questo passaggio lento nel cuore della città rappresenta, del resto, il valore aggiunto, il business, degli itinerari di viaggio.…..

mercoledì 18 settembre 2013

Concordia – fatto – “orgogliosi”

La Concordia è stata raddrizzata.
Il premier Letta dice che possiamo essere "orgogliosi"
A questa qualità è giusto aggiungere anche gli  aggettivi di
stupidi e imprudenti.
Presidente si ricordi con urgenza di
Venezia …



immagine dell'avvicinamento a Venezia di una nave da crociera - da http://cipiri6.blogspot.it/2013/09/no-grandi-navi-venezia.html

lunedì 16 settembre 2013

dall'Isola del Giglio a Venezia

Oggi si tenterà di raddrizzare la Concordia mezza affondata all'Isola del Giglio
Ma Parlamento e Governo non debbono dimenticare che può accadere a Venezia
ed è urgente proibire l'avvicinamento delle grandi navi alla più preziosa città del mondo
- non sono stati ancora presi i necessari provvedimenti preventivi ... stop ... s. o. s. ....

immagine della Concordia mezza affondata - da http://tripin.it/isola-del-giglio-six-months-on/


immagine dell'avvicinamento a Venezia di una nave da crociera - da http://cipiri6.blogspot.it/2013/09/no-grandi-navi-venezia.html

martedì 18 dicembre 2012

Meglio l’IMU, ma con la casa che non crolli


Ci sono case e Case, ci sono quelle con c minuscola e quelle con la C maiuscola. Quelle con la c minuscola sono piccole, a volte umide, a volte con servizi che funzionano male, e a volte crollano.
 A Palermo un’altra tragedia, crolla una palazzina. L’anno scorso era successo ad Agrigento;  ancora una volta quel costruire casa povera su casa povera e scivola tutto giù …con morti e dispersi tra le macerie.
Qui la notizia del recente crollo a Palermo
 Non c’è niente di male a pagare qualcosa di IMU, se la tassa è ben proporzionata e se tiene conto delle difficoltà di chi ci abita. Ma le case non debbono crollare e i comuni debbono meglio sorvegliare sulle ristrutturazioni. Ci sono tante case vecchie nelle città che dovrebbero essere risanate e poste in sicurezza e questo è lavoro per tanti; privato e pubblico dovrebbero darsi una mano per avviare opere di risanamento in tanti centri storici. Allora se la tassa è una forma di solidarietà tra ricchi e poveri va bene … ma con amministratori e ingegneri più attenti … In questo momento abbiamo IMU e case che crollano.
18/12/12 francesco zaffuto
Immagine – case presepe dal sito http://www.prolococoriglianocalabro.it/?cat=10

lunedì 8 novembre 2010

Speriamo che non piova



Per il Veneto speriamo che questa settimana non piova.


Le piogge della settimana scorsa hanno coperto di acqua e fango buona parte del Veneto, ma sui nostri TG e servizi vari imperavano Ruby, Berlusconi e lo zio “assassino”.

Se questa settimana piove ancora nel Veneto si aggiungerà disastro a disastro; per i nostri TG e servizi vari galleggeranno sulle acque solo le dichiarazioni di Fini, Berlusconi e dello zio “assassino”.

Gli industriali vicentini minacciano lo sciopero delle tasse; in un momento in cui va riscoperta la solidarietà nazionale si sceglie il muscolo della minaccia leghista.

Speriamo che questa settimana non piova, che non ci siano terremoti, che l’immondizia possa scomparire per virtù magiche; perché in Italia ci siamo bevuti il cervello anche con il contributo dei dirigenti delle TV.
08/11/10 francesco zaffuto

link:

http://100cosecosi.blogspot.com/2010/11/alluvione-del-nord-est-arrangiatevi.html

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201011articoli/60253girata.asp

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/8-novembre-2010/ancora-piogge-torna-incubo-zaia-rilancia-tasse-veneto-1804119035751.shtml

(immagine – ombrello – colore silver esterno e verde interno)

sabato 14 agosto 2010

Pakistan, a sei mesi dal monsone


A sei mesi dalla catastrofe causata dal monsone 90 mila bambini soffrono per fame
Lascio qui di seguito allegato il vecchio post dell'agosto 2010
.........................................
MORTI E SFOLLATI CON LE STESSE PROPORZIONI DI HAITI
ma i massmedia tacciono e gli aiuti stentano ad arrivare
link all'articolo - Perché a nessuno interessa del Pakistan
del 14/08/10
Appello Agire
AGGIORNAMENTI
.
24/08/10 Ancora ritardi negli aiuti
.
28/08/10 Tre operatori per i soccorsi uccisi dai talebani
07/09/10 La foto di un bambino morente con il biberon vuoto riaccende l'attenzione sul Pakistan, ma solo per poco
08/09/10 La crocerossa finalmente attiva la chiamata SMS per la raccota fondi per il Pakistan
09/09/10 Angelina Jolie tenta di attirare le attenzioni sul Pakistan recandosi nei luoghi del disastro. Ma i ritardi continuano, si è solo raccoltà poco più della metà della cifra richiesta dall'ONU.

venerdì 2 ottobre 2009

Fango e morte in provincia di Messina


02/10/09
si contano i morti seppelliti nel fango e si teme per i tanti dispersi
Una tragedia annunciata? Un cittadino di Gianpilieri ha scritto al quotidiano “La Repubblica” allegando delle foto dell’alluvione del 25 ottobre del 2007. “Già all’epoca – racconta il lettore – si parlò di disastro annunciato, ma per fortuna non vi furono vittime come invece in questo caso. Disastro annunciato perché la situazione morfologica di quelle colline e la speculazione edilizia degli ultimi 20 anni hanno reso la zona drammaticamente simile a quelle già teatro di tragedie in Campania nel recente passato e perché nonostante dell’ottobre 2007, la Regione non ha predisposto nulla affinché si mettessero in sicurezza le aree più a rischio. Anzi, quelle belle colline di macchia mediterranea che scivolano dolcemente verso il mare dello Stretto e che costituivano l'inizio della catena montuosa dei Nebrodi, sono state oggetto, proprio in questi due anni, dell’ennesima cementificazione selvaggia. Ovviamente, ogni estate da che mi ricordo, gli incendi facevano il resto. Che amarezza...”.
Quali considerazioni si possono trarre? Forse bisogna fare riferimento alle parole di Leopardi nella Ginestra, quando si rivolge all'uomo sordo agli avvisi che pure in qualche modo la natura aveva dato.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest'orbe, promettendo in terra
A popoli che un'onda
Di mar commosso, un fiato
D'aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
(dalla Ginestra di Leopardi)
(immagine – “angoscia del futuro” cera e china © francesco zaffuto link Altre allegorie)

mercoledì 1 luglio 2009

L'incidente probabile e l'inutile sacrificio


01/07/09
Sull’esplosione di GPL a Viareggio.
Questo nostro vivere pericolosamente.


Migliaia e migliaia di treni e autotreni, con gradi contenitori di GPL e di altre micidiali sostanze, viaggiano nel giorno e nella notte; i cieli sono solcati da aerei che permettono di trasferire in poche ore le nostre esistenze da una parte all’altra del globo; milioni e milioni di autovetture sfrecciano veloci nelle nostre strade.

Il continuo movimento di noi uomini attorno a noi stessi è quello che ci affascina e che chiamiamo “progresso”. Di fronte a questa specie di “dio” siamo disposti a fare dei sacrifici umani. A questi sacrifici abbiamo dato un nome particolare: “incidente”. Per praticare senza orrore questi sacrifici ricorriamo a una giustificazione che pare inoppugnabile: la probabilità matematica. A questa pratica sacrificale siamo a tal punto abituati fino a viverla come una quotidiana normalità.

Oggi, 1 luglio 09, leggendo il giornale, restiamo esterrefatti per “l’incidente” di Viareggio, la violenta esplosione ci ha scosso e pare non rientrare nella nostra normale pratica sacrificale. Sempre oggi, 1 luglio 09, sullo stesso giornale in secondo piano, leggiamo dell’ennesima sciagura aerea con 151 morti. Per questo secondo incidente restiamo meno scossi, segue di poco un altro grave incidente aereo, stiamo entrando nell’arco del risaputo, nell’arco della nostra quotidiana abitudine del vivere pericolosamente. La quotidiana pericolosità ci fa normalmente digerire 1.220 morti l’anno sul lavoro (dati 2008 in Italia) e i 5.131 morti l’anno per incidenti stradali (dati 2008 in Italia).

L’incidente di Viareggio, con la sua grande esplosione, ci ha come ricordato anche il possibile grande incidente nucleare che cova nell’animo delle possibilità matematiche umane e che già nel mondo si è manifestato nella guerra e con Chernobil .
Il fragore dell’esplosione ci ha riportato dentro una sana paura per l’incidente e per il sacrificio che siamo costretti a praticare al “dio progresso”. Si apre a qualche riflessione il nostro cervello, ottenebrato dalla quotidianità. Qualche dubbio ci sorge. Si tratta veramente di “progresso” o del contrario del “progresso”? La tecnologia dovrebbe aiutarci a migliorare la nostra vita e non a peggiorarla. Allora perché non applicare la tecnologia e il “progresso” per limitare ed eliminare gli incidenti?

Non si tratta di ritornare indietro al carro con i muli, ma si tratta di mettere la tecnologia al servizio del benessere umano, applicare tutti i migliori aspetti della tecnologia stessa per aumentare la sicurezza e rendere l’incidente un evento difficilmente probabile. Non può essere considerato normale lo spezzarsi dell’asse di un vagone di un treno; già esiste una tecnologia appropriata per evitarlo. Non può esser considerato normale l’esistenza di una lista nera per i voli aerei; alle compagne che non rispettano gli standard ottimali di manutenzione deve essere proibito l’esercizio stesso di volare. La strage quotidiana dei morti per lavoro e per incidenti stradali può essere evitata con l’applicazione di norme sulla sicurezza e sulla limitazione della velocità. Se ciò è ragionevolmente buono ed anche ragionevolmente possibile, perché non si pratica? Per due motivazioni: perché ha un costo economico e perché ci siamo abituati alla quotidianità dell’incidente al punto di considerarlo come un normale evento del nostro vivere.

Quando capita un incidente che per i suoi aspetti spettacolari viene enfatizzato dalla stampa e dalle televisioni si comincia a inseguire la pista delle responsabilità, come una sorta di necessaria vendetta. Si cercano i responsabili. E’ giusto che sia fatto, ma non basta a scongiurare i futuri incidenti. Va perseguita non solo la responsabilità tecnica per l’incidente accaduto, ma anche la responsabilità tecnica per i nuovi possibili incidenti futuri.

Quando parliamo di responsabilità tecnica non possiamo soffermarci ad essa, esiste una più grande responsabilità che è quella fatta sulle scelte economiche; l’abbattimento dei costi per sicurezza e manutenzione è il motivo che sta alla base dell’espansione numerica degli incidenti. Esiste poi la più vasta area della responsabilità politica, la responsabilità di chi doveva produrre norme, farle applicare ed esercitare i necessari controlli. Infine esiste la responsabilità culturale di tutti quegli intellettuali che reputano addirittura insignificante occuparsi di questi problemi o trovano poca utilità nell’indicare una strada alla politica e all’economia.
francesco zaffuto
(immagine “coercizione” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/ )