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mercoledì 16 ottobre 2013

Quarto o quinto potere, ma chi li paga

Quarto o quinto potere, ma, qui da noi,
 chi li paga?
Ospito qui l’intervento inserito su facebook dal mio amico psicologo Santo Messina che saluto e ringrazio
……………
Premesso che stimo Fazio per essere uno dei più bravi conduttori di tutte le tv nazionali (modesto, composto, lieve, competente..), ma devo dire che un giorno doveva venire fuori il bubbone della stratosferica differenza esistente tra ciò che guadagna un normale lavoratore o impiegato e quel che riescono a portare a casa le varie caste. 
La crisi ha favorito quella esplosione. 
Si è partiti dai compensi dei parlamentari e dai commessi del parlamento (5 -10.000 E mese) .. ma quelli, che pure sembrano incassare tanto (circa 240.000 anno), fanno la figura dei poveracci a confronto di calciatori, conduttori, comici, pupi, nani e ballerine e giornalisti e notai e affaristi vari e marchionni e direttori di banca e sconosciuti 'imprenditori' e finanzieri... Li metto tutti insieme? 
Sì cari amici. Perché, a pensarci bene, non risponde al vero che ci sono quelli che paghiamo noi tutti (pubblici dipendenti e parlamentari) e quelli che, invece, sarebbero pagati dalla pubblicità o da altro (calciatori, brunivespa, pupi ballerine e nani di raiset). 
Vi chiederei chi paga, alla fine la pubblicità, se non noi tutti quando col carrello si fa la spesa? Penso che, al di là delle varie distrazioni su parlamentari, fabifazi e berluschini, si pone, si deve porre prima poi una questione: ci può essere un limite nel differenziale tra stipendio medio e guadagni massimi in questo Paese? Si può proporre in questa Italia, nella quale non si riesce a far pagare l’IMU a quelli che possiedono come "prima casa" edifici ubicati al centro di Roma? 
Si può proporre, senza essere tacciati di comunismo di ritorno, una cosa simile? 
Penso di no, perché tanta gente, troppa, pensa che certi compensi milionari (Marchionne, Vespa, banchieri... ) sono giusti e giustificati, ben guadagnati. Salvo poi lamentarsi dello stipendio che spesso non arriva alle 1000 euro. Io li considero, specialmente in una situazione grave come quella che viviamo, semplicemente uno scandalo.
Santo Messina

immagine - Locandina del film – Quinto potere di S. Lumet – da internet

sabato 15 settembre 2012

Importare pane dalla Svizzera a € 1,80 al Kg.


Le persone che vivono in Lombardia di solito quando vanno in Svizzera approfittano per fare il pieno di benzina, le forti accise che gravano sulla benzina italiana determinano da sempre questa convenienza. Per il resto tutto in Svizzera costa più caro … eppure, strano a dirsi, il pane costa molto ma molto di meno di quanto costa a Milano: € 1,80 al Kg.
Le due pagnotte che vedete riprodotte in fotografia le ho comprate oggi pomeriggio in un supermercato di Lugano, sono due pagnotte di mezzo chilo ciascuna ed ho pagato CHF 2,20 che corrispondono al cambio di oggi a € 1,80 al Kg (vedi scontrino allegato).

La farina non è di certo regalata, la mano d’opera e i costi di commercializzazione in Svizzera sono più alti che in Lombardia; in Svizzera i salari sono ben più elevati, eppure il pane costa meno. Come si spiega questo mistero? Come si spiega il mistero del pane milanese, quello comune (la michetta) venduto a € 2,70 nei supermercati; e spesso il pane comune non si trova ed occorre comprare una tipologia di pane non comune; il cosiddetto pane speciale che è solo una qualsiasi pagnotta di pane pugliese venduta a € 4,60 al Kg. Il mistero non sta nel pane Svizzero ma penso proprio che sia nel pane lombardo su cui grava sicuramente una elevata speculazione. Il pane è un alimento essenziale quotidiano di tutte le famiglie, il caro pane incide in modo costante sul magro bilancio dei lavoratori italiani, si dessero una regolata le autorità prefettizie per fermare questa speculazione, cercassero di essere almeno un po’ svizzeri una volta tanto.
15/09/12 francesco zaffuto

lunedì 27 febbraio 2012

ECCOLO IL METRO


Euro 23.406, 00 LORDI L’ANNO – è questo il metro – è lo stipendio medio dei lavoratori italiani.
Al netto si può arrivare a qualcosa come € 1.500 al mese. Se si considera che si tratta di valore medio si comprende che ci sono diversi che superano questa cifra e tanti che non arrivano a questa cifra.
Ma tenendo come riferimento l’unità di misura metro € 23.406 possiamo dire che questo è il valore di un uomo in Italia in termini economici. Quando sentiamo che esistono dipendenti dello Stato che possono avere stipendi annui come € 621.253, 00 (Manganelli, capo polizia) oppure € 562.231,00 (Canzio, Ragioniere dello Stato) diventa facile dire che il primo vale più di 26 uomini e il secondo quanto 24 uomini. Se poi andiamo anche a vedere (sempre che finalmente ci diano i dati definiti ) gli stipendi dei nostri onorevoli deputati e senatori potremo scoprire che valgono ognuno circa 10 uomini.
Allora, un punto fermo, una unità di misura non può essere altro che quella di un uomo. Potremo fare la domanda: quanti uomini vale il tuo merito? La risposta non può essere la tua capacità di divorare o di quanta capacità hanno di divorare altri giganti in Italia o in Europa. Il limite diventa: di quante volte è lecito superare il limite medio di un uomo in Italia.
Penso che il vostro gigantismo non debba superare tre uomini; ma diteci pure di quanto siete superiori ad un uomo; vediamo, se si può patteggiare.
27/02/12 francesco zaffuto
NOTA del 28/02/12

Il presidente Monti ha precisato con una sua nota che i dati Eurostat riportati per l’Italia si riferivano al 2006 e quindi non paragonabili con i dati europei del 2009. Quindi secondo i dati ISTAT siamo meglio di Grecia e Spagna, ma restiamo sempre bel lontani dalla Germania. Secondo Monti il metro diventa € 29.653 (Stipendio medio annuo lordo di un lavoratore occupato in imprese con oltre 10 dipendenti)
Il contenuto del presente post non fa confronti con l’Europa, fa confronti con gli alti stipendi dei manager di stato e dei politici quindi resta valido nella sostanza (possiamo dire che Manganelli è pagato quanto 20 uomini). E’ il metro che ci necessità per misurarvi per valore e ingordigia. (f.z.)

Immagine – il metro

domenica 22 agosto 2010

Ci prendono per sete


Ci prendono per sete

Sarà capitato anche a voi!?
Magari durante queste ferie.
State leggendo il menù e vostra moglie dice: “No, il vino non lo prendiamo”.
Voi: “Perché?”
Vostra moglie: “Ma hai visto che prezzi spara?”
Voi: “Sì, è meglio passare alla birra, è anche più fresca...con questo caldo”.
Vostra moglie: “Ma stai scherzando, non hai guardato i prezzi della birra?”
Voi: “Sorbole! ...Ma...ma... non è possib..”
Vostra moglie: “Sì, è possibile e poi te lo avevo detto....”
Voi : “Ma, cosa, cosa mi avevi detto?”
Vostra moglie: “Di non entrare qua e di andare più avanti.”
Voi: “Era due ore che andavamo più avanti e i bambini strillavano pure.”
Vostra moglie: “Prendiamo solo l’acqua.”
Voi: “L’acqua? Ah, sì... la bottiglietta. Ma, anche l’acqua....è assurdo.”
Vostra moglie: “L’acqua dobbiamo ordinarla per forza.”
Giannino, vostro figlio: “Voglio la coca...”
Voi: “Zitto tu”
Vostra moglie: “Giannino, solo acqua; il medico ha detto al ristorante solo acqua.”
Voi: “Il medico ha detto sta cosa?”
Vostra moglie, con aria sicura: “Sì, ha detto proprio così.”
Voi: “Sai che ti dico, gli chiederò di portare una brocca d’acqua di rubinetto.”
Vostra moglie: “Ma sei pazzo. Nessuno ordina acqua di rubinetto. Guarda i tavoli. Poi nessuno in Italia ordina acqua di rubinetto in un ristorante. E’ una specie di affronto al padrone del locale, e non è bene subito litigare prima dei pasti. Ti ci possono sputare dentro.
Voi: “Giulia! ... ma cosa dici?
Vostra moglie: “Sì, è possibile. Come faresti a controllare?”
Voi: “Va bene, basta... vuol dire che litigheremo dopo”.
Arriva il cameriere: “Buon giorno signori. Da bere cosa vi porto?”.
Vostra moglie: “Acqua”
Cameriere: “Naturale o frizzante”
Giannino, vostro figlio: “Frizzante.”
Voi: “Frizzante...”
Cameriere: “Quante bottigliette?”
Voi: “Non ci sarebbe una bottiglia grande...?”
Cameriere: “Abbiamo solo bottigliette. Quante ne porto?”
Voi: Due
Vostra moglie: “Tre, i bambini hanno sete”.
Voi: “Tre, e...e... porti pure....”
Cameriere: “Cosa?”
Voi: “Un...un..”
Cameriere: “Un ?”
Voi: “Un bicchiere di vino rosso.”
Cameriere: “Senz’altro, ripasso dopo per le altre ordinazioni.”
Il cameriere si allontana
e vostra moglie che vi guarda con aria torva: “Ma ti rendi conto; cinque euro un bicchiere piccolo così di vino rosso. Cinque euro”.
Voi: “Non riesco a deglutire solo con l’acqua. E poi....poii... me lo ha ordinato il medico”.
Nannina, vostra figlia: “E perché a noi il medico ha detto niente coca cola e a te invece...”
Voi: “Nannina, io ho un’altra malattia, statti zitta”.
Vostra moglie: “Papà ha un’altra prescrizione, accontentiamolo. Comunque, 3 bottigliette per tre euro cadauna, più 5 euro di vino, in tutto fa 14 euro di...
Voi, sorridendo: “...di bevande”
Vostra moglie: “Ci ridi pure?”
Voi: “ E che debbo fa...?”
Durante il pasto sorseggiate con attenzione dal piccolo bicchiere il succo rosso.
vostra moglie che vi osserva attentamente: “Com’è?”
Voi: “Fa veramente schifo, è peggio di quello che compri tu nel cartone”.
Vostra moglie: “Te lo meriti”
Voi: “Ma, ma che ho fatto di male io?”
Giannino, vostro figlio: “Che ha fatto di male papà?”
Vostra moglie: “Zitto tu”.
Arrivate ad ogni modo alla fine del pasto, pagate il conto,
e poi all’uscita vostra moglie: “Avevi detto che al momento di pagare ci litigavi, invece hai pagato senza battere ciglio”.
Voi: “Ma dai, Giulia, non ci roviniamo la giornata più di quanto ce la siamo già rovinata”.

Pressappoco si conclude sempre così. Certo si potrebbe andare al ristorante con una borraccetta di vino e una di acqua, e con un proprio bicchiere per evitare la “tassa” sul bicchiere; ma non potete evitare le preoccupazioni di Giulia su quello che può accadere al contenuto dei vostri piatti.
Vi propongo un’altra conclusione: mi ricordo una battuta, mi pare di Achille Campanile.
In un ristorante, il cliente dopo la presentazione del conto:
“Scusi, qui non usate fare sconti ai vostri colleghi?”
“Anche lei proprietario di ristorante?”
“No, anch’io sono ladro”.

22/08/10 francesco zaffuto
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(immagine “la mano nel piatto” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

lunedì 20 aprile 2009

CRISI 2009 E DOMANDA INTERNA


20/04/09
Anche se l’articolo che segue ha un carattere generale lo voglio dedicare ai precari della scuola, che hanno sostenuto il sistema scuola per tanti anni con il loro lavoro senza un minimo riconoscimento sul piano morale ed economico, e che sono stati visti spesso come un peso sociale.

La domanda interna si contrae di fronte a un previsto malessere causato dal possibile protrarsi della crisi economica; si sottraggono porzioni di reddito prima destinati ai consumi per destinarli al risparmio. Il giusto comportamento prudenziale nei fatti può fare aumentare la crisi stessa. Per fare ripartire la domanda interna sono necessari aumenti reali di salari e stipendi e spostamento di nuovo verso i consumi di quella parte di reddito che prudenzialmente sta prendendo la via del risparmio. Proviamo a fare un elenco degli elementi che particolarmente incidono come stati di incertezza e che spingono ad un eccesso di prudenza e risparmio. La condizione di precariato nel lavoro incide nella flessione della domanda interna in maniera duplice: contiene i consumi del lavoratore precario e della sua famiglia (sempre che se la sia riuscita a costruire); e contiene i consumi della famiglia di origine (genitori del lavoratore precario). Il lavoro precario tende a frenare la domanda di beni di più famiglie. Altri elementi che tendono a frenare la domanda sono l’insicurezza nella previdenza pensionistica, nella salute, nell’istruzione per i figli; tali insicurezze portano ad accantonare parti di reddito che vengono devoluti a fondi assicurativi o a diverse forme di investimento obbligazionario. La funzione di mutualità dello Stato, della sua capacità assicurativa collettiva, tende a fare diminuire gli stati di incertezza e crea una domanda interna più stabilizzata. Non è un caso che l’origine della crisi del 2009 sia soprattutto americana, negli USA la funzione mutualistica dello Stato è stata estremamente limitata, il risparmio è affluito verso compagnie bancarie e assicurative private che erano stimolate a fare fruttare il risparmio operando sul credito e determinando la crescita di una domanda interna drogata. Una grande sostegno al finanziamento del credito al consumo è stato l’aspetto rilevante di questa droga. Per fare riprendere la domanda interna allora non basta la semplice misura alchemica della Banca Europea di ridurre i tassi, fare arrivare denaro a basso costo alle aziende per sostenere una produzione invenduta non porta da nessuna parte, fare arrivare denaro per aumentare il credito al consumo riporta alle stesse condizioni che hanno determinato la crisi. Certo la diminuzione dei tassi riduce la propensione al risparmio ed aumenta la circolazione del denaro, ma è solo come una buona bevanda calda quando si ha un forte stato influenzale. Per uscire dalla crisi è necessaria una alchimia complessa atta a far riprendere la domanda interna ed atta anche a stabilizzarla. Alchimia complessa che deve essere posta in essere dagli Stati. Si può tentare di fare un elenco di ingredienti: - indirizzare la produzione verso nuovi prodotti (qui possono venire in aiuto tutte le scelte ecologiste); indirizzare verso la produzione di beni utili che non accrescano il disastro ambientale e anche verso la produzione della cultura e dell’arte; - incrementare realmente salari e stipendi per evitare consumi assistiti dalla droga dell’indebitamento; - forte contenimento del lavoro precario e forme di sostegno alla disoccupazione involontaria; - sostegno per la prima casa di proprietà per evitare il ricorso a mutui che strangolano i redditi medio bassi; - investimento in opere di pubblica utilità (e in Italia la stessa opera di prevenzione antisismica può essere il migliore e più umano degli investimenti); - incrementare e non abbandonare la mutualità dello Stato in materia di previdenza, salute e scuola; Lo stesso presidente Obama vede oggi nell’espandersi di una mutualità dello Stato una misura anticrisi; e a maggior ragione gli Stati Europei, che sono stati investiti meno dalla crisi grazie alla loro mutualità, debbono accrescere e non abbandonare la mutualità dello Stato. francesco zaffuto

immagine – “ultimo equilibrio” china © francesco zaffuto link

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LA CRISI 2009