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lunedì 22 maggio 2017

Ue chiede: italiani con redditi alti, pagate l’IMU

Riunione Eurogruppo.
 Bruxelles incalza l'Italia perché reintroduca l'Imu per redditi alti. Per il 2018, afferma, l'Italia dovrà fare uno "sforzo di bilancio sostanzioso", e le politiche dovranno sia "rafforzare la ripresa" che assicurare la sostenibilità dei conti": lo scrive la Commissione Ue nelle raccomandazioni.

giovedì 4 maggio 2017

sabato 4 marzo 2017

Troppo poveri! Allora restituite gli 80 euro

 Più di 438mila italiani con redditi molto bassi hanno dovuto restituire allo Stato il bonus di 80 euro ricevuto nel 2015. Perché al momento di compilare la dichiarazione hanno scoperto di aver guadagnato meno di 7.500 euro, troppo poco per averne diritto.

lunedì 12 settembre 2016

Roma e la sindrome a 5 stelle


Roma è soffocata dai debiti, che non ha fatto di certo la Raggi; l’incremento mostruoso del debito viene da lontano: Rutelli trovò un debito e non fece che aumentarlo, Veltroni anche, e poi anche Alemanno. Marino è durato poco ed ha fatto meno debiti degli altri.  In questo link del Sole 24 ore una disanima dei fatti pregressi.
E’ un danno strutturale, quello del debito dei Comuni,  perché il Parlamento italiano non ha impedito ai Comuni di indebitarsi.  I Comuni non sono lo Stato e dovrebbero avere una amministrazione di bilancio nei limiti delle loro possibilità e senza pregiudicare il futuro delle successive amministrazioni.

domenica 11 settembre 2016

Olimpiadi da Monti a Raggi

COSA è cambiato dalla decisione di dire no alle olimpiadi fatta da Monti?
L'Italia non ha ancora superato la crisi economica e Roma è conciata male.
La saggia decisione di Monti del 2012 va ripetuta, e se la ripete la Raggi vuol dire che è saggia almeno quanto Monti.

Al link qui sotto le dichiarazioni di Monti e dei politici di allora

martedì 31 maggio 2016

80 euro, ma da restituire

Un bel po’ d’italiani si sono trovati nella condizione di dover restituire gli 80 euro di bonus; restituzione che è stata chiesta in una sola soluzione per centinaia di euro al momento del conguaglio fiscale annuale.
Il meccanismo del bonus 80 euro del Governo Renzi prevede che il beneficio venga assegnato a chi ha un reddito compreso tra gli 8mila – la soglia di incapienza, sotto cui non si pagano le tasse – e i 26mila euro.
Se il datore di lavoro ha pagato gli 80 euro in base a una previsione che poi a conclusione dell’anno non si è verificata, si arriva alla beffa della restituzione; basta che dal conguaglio venga fuori che hai avuto una retribuzione inferiore a 8 mila o di qualche euro superiore a 26 mila.
Perché il beneficio inventato dal Governo Renzi è un beneficio solo per lavoratori dipendenti di media altezza.
Già il provvedimento era discutibile sotto l’aspetto Costituzionale perché introduceva una diversità di trattamento sul piano fiscale, tra lavoratori dipendenti ed autonomi, e tra percettori di fasce di reddito ignorando gli incapienti. Ma per la tecnica paradossale della previsione ora è diventata anche  una grande fonte di equivoci.
MA QUANTI ITALIANI SONO STATI TRITATI NELL’EQUIVOCO?
Dai dati del dipartimento delle Finanze risulta che nel 2015 (anno d’imposta 2014) hanno dovuto rimborsare il bonus 1,4 milioni di contribuenti. In totale, i lavoratori hanno dovuto ridare all’Agenzia delle Entrate 320 milioni di euro, circa 220 euro a testa…
SONO STATI TRITATI NELL’EQUIVOCO ANCHE I PIU’ POVERI
55 milioni rimborsati da chi è troppo povero
  hanno dovuto restituire il bonus, infatti, 341mila contribuenti che avevano entrate inferiori ai 7.500 euro annui.  In totale, queste persone hanno sborsato 55 milioni di euro, circa 160 euro a testa.

CERTO C’ERA UN MODO SEMPLICE PER EVITARE ERRORI, INGIUSTIZIE ED EQUIVOCI:  BASTAVA CHE IL GOVERNO MODIFICASSE GLI SCAGLIONI DEL REDDITO AI FNI IRPEF – MA NON AVREBBE AVUTO L’EFFETTO PROPAGANDA DI “MODERNITà” DEGLI 80 euro.

UN po’ di giornali della restituzione ne hanno parlato ma senza il dovuto risalto di prima pagina – Molto silenziose, fino ad ora, le TV.






venerdì 27 maggio 2016

I figli sono figli e non sono bebè.


I figli sono figli e non sono bebè.
LETTERA APERTA
AL MINISTRO DELLA SALUTE BEATRICE LORENZIN
 Volersi prendere cura di un figlio non può avere un tempo, è qualcosa senza tempo e scadenza ed è giusto che sia così.
 Un genitore che si fa carico di un figlio cercherà di sostenerlo fino a che diventa adulto e poi spera e teme finché non diventa autonomo con un suo lavoro e con mezzi sufficienti per vivere una vita dignitosa.
 Lo Stato se vuole farsi carico di una parte del carico familiare non può limitarsi a regali per l’evento della nascita o a sostegni per i primi tre anni, può incrementare l’istituto degli assegni familiari già esistente e dare un aiuto fino al raggiungimento della maggiore età. Lo Stato deve instillare sicurezza nei cittadini e non può farlo con la precarietà di un regalo a scadenza.
 Lo Stato doveva (e deve ancora) rispondere all’urgenza dei giovani senza lavoro, doveva trovare una qualche forma di aiuto per chi versa in disoccupazione; sono tanti i vecchi genitori che oggi mantengono figli disoccupati, i figli continuano ad essere figli anche a quarant’anni.
 Quei quarantenni disoccupati erano la base di sviluppo di nuove famiglie, ma difficilmente possono mettersi nell’ottica di fare “bebè” senza un lavoro e senza una casa.
 Non c’è nessun astio e nessuna polemica nei suoi confronti signor Ministro,  
questa lettera forse neanche le arriverà;  c’è solo una considerazione:
tutti i bonus stanziati dal suo Governo: bebè, regalo ai 18 enni,  scuola, 80 euro variamente distribuiti, taglio dell’Imu, facilitazioni alle imprese per le assunzioni a scadenza; tutti questi miliardi erano giusto quelli che potevano bastare per istituire un reddito di cittadinanza, un vero e proprio concreto aiuto per la disoccupazione. Questa misura avrebbe tolto dalla disperazione tanta gente, instillato fiducia e speranza nello Stato, sarebbe nata qualche famiglia in più e qualche figlio in più.
Distinti Saluti
Francesco Zaffuto
Invita tramite ufficiostampa@sanita.it
Riferimento alle notizie riportate su

"L'idea è quella di estendere il bonus bebè per tre anni", ovvero per i primi tre anni di vista del bambino. E' la proposta lanciata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

"Purtroppo - ha detto Lorenzin - in questi anni sul bonus bebè abbiamo risparmiato 1,38 miliardi e questo perché non sono nati bambini. Partendo da tale cifra, basta aggiungere 300 milioni per fare in modo che ad una famiglia con una classe Isee di 25 mila euro possa andare un bonus bebè che passa da 80 a 160 euro al mese, mentre per una famiglia con classe Isee di 7 mila euro si potrebbe passare ad un bonus bebè da 160 a 320 euro al mese; per il secondo figlio si potrebbe invece passare da 240 euro a 400 euro mensili in relazione alla seconda fascia Isee considerata". Questo, ha sottolineato il ministro, "per dare un aiuto pratico ai genitori".

mercoledì 4 maggio 2016

Il pacco va spacchettato

Sì  o no
O con me o contro di me
Ma stiamo scherzando?  Parlare così con in gioco la Costituzione, la legge fondamentale dello Stato!
Il Parlamento è stato due anni a cincischiare con una mole di provvedimenti di riforma, gli italiani debbono dire di sì o di no a tutto il blocco senza nemmeno prendere in considerazione i diversi aspetti.
Il superamento del bicameralismo perfetto, con la sola fiducia al Governo data dalla Camera lo voterebbe la gran maggioranza degli italiani
La nomina dei senatori attraverso un meccanismo di cooptazione delle Regioni, mezzo elettorale e mezzo pasticciato è considerato odioso dalla maggioranza degli italiani.
Il pacco referendario di tutta la riforma, senza poter fare una distinzione,  è un vero e proprio PACCO che nasconde la brutta sorpresa di un plebiscito su una persona.
No al pacco, va spacchettato in più quesiti valutabili distintamente dagli italiani con la dovuta attenzione.
La proposta è partita dai radicali ed è stata anche fatta propria dal movimento 5 stelle.
Gli osservatori interessati dicono che la proposta di spacchettamento è stata fatta per ostacolare Renzi.  
Ma è possibile che ogni atto o pensiero in questo Paese deve avere come riferimento il sostegno o meno a Renzi!?
Spacchettare il PACCO è nell’interesse del paese: per  non buttare al mare una parte di lavoro svolto dal Parlamento e chiedere di aggiustare solo le parti errate.
 Lo spacchettamento dipenderà anche dalla raccolta di firme e dalle decisioni di Cassazione e Corte Costituzionale.
SE IL PACCO RESTA CON LA SOPRESA AUTORITARIA ALLORA:
NO AL PACCO e  NO AL PORTATORE DEL PACCO

04/05/16 Francesco Zaffuto

lunedì 18 aprile 2016

L’Italia si chiama Basilicata per il resto si chiama Renzi

Se gli italiani il pozzo nero ce l’hanno sotto casa, e qualcuno glielo ha detto e fatto vedere, allora qualche riflessione la fanno; se invece sta lontano preferiscono tenere il cervello in riposo.
La Basilicata è la regione con la maggior affluenza al voto per il referendum sulle trivelle: con il 50,32% è l'unica regione ad aver "raggiunto il quorum". Maglia nera per l'affluenza invece al Trentino Alto Adige che si è fermato al 25,16%. Sempre la Basilicata conquista inoltre il record per il maggior numero di Sì, circa il 96%.
Si conferma alla grande la vittoria della matematica di Renzi, puntare sull’astensione degli italiani. Il risultato va ben oltre le stesse aspettative: l’astensione ormai strutturale di circa il 40% delle elezioni politiche diventa di quasi il 70% per un referendum difficile, mal compreso e poco dibattuto. Questo lo stato delle cose, addolcire il risultato con analisi pietose serve a ben poco; dileggiare il comportamento degli italiani poi serve solo a peggiorare le condizioni del paziente.

18/04/16 Francesco Zaffuto

mercoledì 13 aprile 2016

La matematica di Renzi

Per essere valido un referendum in Italia è necessario il quorum di votanti del 50% +1 di italiani che si recano a votare.
Il più sicuro che, il 17 Aprile,  vinca il Sì è proprio Renzi:  per questo gioca sull’astensione dicendo che la partita giocata non vale.
Renzi punta sulla sommatoria di astensionismo ormai di sistema (circa il 40%) + un astensionismo provocato dalla sua campagna di astensione per il referendum del 17 aprile;  gli basta riuscire ad orientare solo un11% di cittadini che abitualmente votano orientandoli verso l’astensione.
Il metodo è: il silenzio informativo, parlare il meno possibile sui contenuti del referendum e invitare all’astensione dicendo che è inutile andare a votare.
Se vince l’astensione dirà che è stata una sua grande vittoria e che è stato utile non andare a votare. 
 Votare o non votare è un diritto dei cittadini, ma può un'alta carica dello Stato invitare a non andare a votare?
 Se il Presidente della Corte Costituzionale dice di andare a votare mentre il Presidente del Consiglio dice di non andare a votare, qualche problema questa Repubblica ce l'ha. Sarebbe il caso che il Presidente della Repubblica dicesse qualcosa. 
Comunque, leggete bene il quesito e vedete che ne vale la pena di andare a votare.

lunedì 11 aprile 2016

17 Aprile, un SI contro la TV

Vi siete rotti le palle della TV e di tutti quelli che gestiscono la TV – andate a votare Sì al referendum sulle trivelle. Siamo all’11 aprile, a pochi giorni del referendum, e in TV  non c’è stato ancora un dibattito e una informazione dignitosa sul referendum.
Si parla continuamente delle elezioni dei sindaci che saranno svolte il 5 giugno e si tace sul referendum del 17 aprile.
Si parla continuamente del ministro dimesso Guidi e dei suoi problemi di cuore e di petrolio, ma si tace sul referendum.
Basterebbe dare una corretta informazione sul quesito, ma la TV non lo fa.
Se vince il Si ha vinto internet contro la TV. 
Se vince l’astensione ha vinto ancora una volta la TV.
Se non parla di te la TV non esisti!
Inviamo un messaggio ad amici e parenti e conoscenti: leggete il quesito del referendum.

Renzi ha stabilito per legge la concessione ad eterno delle trivelle, 
ha stabilito il contratto a tempo indefinito, non esiste per nessuna locazione, neanche per quella dei loculi dei cimiteri e lui l’ha fatto per le trivelle. 
Anche chi è a favore dello sfruttamento degli idrocarburi deve votare Sì, perché i contratti per i beni dello Stato non possono essere senza scadenza. 

venerdì 1 aprile 2016

TRIVELLATO IL GOVERNO RENZI

SI DIMETTE per scandalo sul PETROLIO  il suo Ministro dello Sviluppo
E NON E’ UN PESCE D’APRILE
E’ proprio vero
E’ il caso di ricordare a tutti che oltre al caso GUIDI c’è il caso 17 aprile.
Una volta, prima del Governo Renzi,  le Trivelle con i loro contratti andavano in scadenza alla fine dei loro contratti; e si vedeva caso per caso se rinnovare o non rinnovare il contratto.  Il Governo Renzi ha avuto la “brillante” idea di rendere i contratti automaticamente rinnovabili fino all’esaurimento del giacimento. In pratica una data indefinita. 
Alcune regioni si sono arrabbiate per questo provvedimento ed hanno chiesto alcuni referendum. 
Il referendum del 17 aprile si poteva evitare, bastava ascoltare le regioni e togliere questa scadenza indefinita. Il Presidente Renzi non volle trovare un accordo con le regioni. Incomprensibile la generosità con i petrolieri e l’atteggiamento scorbutico con le  Regioni, alcune amministrate dallo stesso PD.

mercoledì 16 marzo 2016

Ecco tornano per succhiarsi acqua e cervello

Ecco tornano per succhiarsi acqua e cervello

Sia ben chiaro che nel 2011 ben 27 milioni di italiani dissero con un Referendum che l’acqua è un bene primario pubblico e che deve essere gestita senza interessi privati.
ALLORA CI SPIEGHINO CON CHIAREZZA COSA STA ACCADENDO IN PARLAMENTO OGGI SULLA PAROLA ACQUA
Nessuno si può nascondere dietro dubbi interpretativi delle normative europee per stravolgere la volontà referendaria.





(immagine – “teschio 1 a” tecnica mista © liborio mastrosimonehttp://libomast1949.blogspot.com/)

venerdì 11 marzo 2016

17 Aprile, ricordarsi del golfo del Messico

17 Aprile, ricordarsi del golfo del Messico
Lo  sversamento di petrolio, della piattaforma petrolifera in mare,   iniziò  il 20 aprile 2010 e continuò per 106 giorni più tardi, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Luisiana, Mississipi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino.
Ormai è diventata una pagina di storia

Immaginiamoci quali potrebbero essere le conseguenze in un mare chiuso come il Mediterraneo.

giovedì 10 marzo 2016

Quelli dell'election day

17 Aprile, informare è un dovere
C’era una volta un uccello che volava alto, parlava di tante cose e tra le tante, diceva che in Italia ci voleva l’election day. Il che, per il suo parlare americano, significava che bastava concentrare tutte le elezioni di un anno in un solo giorno, compresi i referendum. Poi smise di volare alto e si posò, ed ecco che nel 2016 …

mercoledì 9 marzo 2016

17 Aprile, informare è un dovere

17 Aprile, informare è un dovere
Quanti sanno che il 17 aprile in Italia ci sarà un referendum?
Quanti sanno di che tipo di referendum si tratta?
Quante trasmissioni televisive hanno informato fino ad oggi su questo referendum?
Perché si parla tanto delle elezioni amministrative di Roma e Milano che si terranno molto tempo dopo il 17 aprile e non si parla della vicina scadenza referendaria del 17 aprile?
Perché non si è stabilita una sola data per referendum ed elezioni amministrative?
Chi non ha voluto una stessa data, quando si potevano risparmiare diversi milioni di euro?
Perché non si informa quando si ha il dovere di informare?
Perché TV e giornali dedicano così poco spazio al referendum del 17 Aprile?
Un appello a tutti coloro che operano in qualche modo sui blog, su facebook, su google+ o altra piattaforma:
ROMPIAMO QUESTO SILENZIO

Il 17 aprile c’è in gioco il nostro mare, il MEDITERRANEO

sabato 5 marzo 2016

arrotonda + mento = arrotondamento

arrotonda + mento = arrotondamento
La cosiddetta crescita è stata dello 0,6 o dello 0,8? Già lo 0,8 era ben poco, confrontandolo ai dati di crescita europei; ma venire a sapere che questo 0,8 porta dentro un dato sovra calcolato per il calendario 2015  ed anche un aggiunta per un arrotondamento, diventa un po’ una bischerata … continua su …

sabato 27 febbraio 2016

Qualche parola sulla parola fedeltà


In questi giorni abbiamo assistito a una bagarre parlamentare sulla parola fedeltà; questa parola è stata cancellata come obbligo per le unioni civili, allo scopo di sancire una differenza tra matrimonio eterosessuale e unione civile omosessuale.  
La parola fedeltà presuppone una promessa;  ed in qualche modo la fedeltà diventa il requisito che mantiene la promessa data;  considerare  insignificante la parola fedeltà per le unioni civili è come dire: “la vostra promessa non vale”.
 La promessa di fedeltà può derivare da un contratto ma anche da una semplice stretta di mano; addirittura le norme del codice civile hanno esteso la parola fedeltà  al diritto del lavoro, l’Articolo 2105 del codice civile in materia di lavoro porta la dizione: Obbligo di fedeltà  “Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.”
Certo è incredibile, avere leggi che considerano infedeltà la concorrenza sleale,  e considerano prassi ordinaria  l’infedeltà nell’unioni civili.
Nella bagarre parlamentare sulla “fedeltà” c’è stato qualcuno che ha proposto di cancellarla dal matrimonio eterosessuale, considerandola un vecchio residuo di maschilismo, insomma un dibattito tra ubriachi l’ha definito Cacciari.  .
Ma alla fine del dibattito la legge  c’è, ed è uno stato di fatto: nelle unioni civili niente adozioni del figliastro e niente fedeltà coniugale.
Le ripercussioni di queste due scelte si avranno tutte sulla magistratura, nelle aule dei tribunali,  e saranno pane e companatico per gli avvocati.
Il problema dei figli lasciati per  l’improvvisa morte dell’unico genitore si presenterà e dovrà essere il giudice che dovrà decidere. I problemi di separazioni nelle unioni di civili ci saranno e sarà un giudice che dovrà decidere cosa significa per la legge  la mancanza della parola fedeltà.
Tutto quello che il Parlamento non ha deciso, e lasciato nel dubbio,  ricadrà sui magistrati. Affollati tribunali e scartoffie come sempre, ma tra le scartoffie vengono distrutte a volte le vite delle persone.
 Per il resto tutto rinviato a un prossimo progetto di legge, e forse tra qualche anno se ne riparlerà.
Francesco Zaffuto

Immagine – il capolavoro dello scultore Piero Manzoni è, forse, simile a quello che con questa legge ha realizzato Renzi. Qualsiasi cosa produce un artista, se ha fama ed un mercato,  è sempre un’opera d’arte.