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domenica 21 giugno 2015

Grecia: comunque vada domani

Comunque vada domani, lunedì 22 maggio 2015;
dal fallimento della Grecia, l'Europa e l'Euro ne ricaveranno un disastro.
Si possono chiedere alla Grecia riforme per cominciare a rientrare dal suo debito, ma non si possono dettare le tipologie di riforme togliendo a un popolo la sua libertà di decidere la sua politica sociale. 
Se alla Vittoria togliete le ali della Libertà è solo Oppressione.

venerdì 17 aprile 2015

Grecia nel nodo dello strozzinaggio

Si sa che la Grecia è in difficoltà, nessuno degli Stati UE è disposto a prestargli un euro, eppure c’è sempre chi è disposto a prestare se si alzano i tassi di interesse.
 “ venerdì i tassi sui bond decennali sono saliti al massimo da oltre due anni, il 12,8%. A febbraio, nei giorni caldissimi seguiti alla vittoria elettorale del partito di sinistra del nuovo premier, non avevano mai superato l’11,4 per cento. Peggio ancora, il tasso sui titoli a due anni ha sfiorato il 27%, dopo la fiammata del 28% di giovedì. E quando il rendimento di breve periodo è molto più alto di quello a lungo significa che gli investitori si aspettano che nel prossimo futuro il Paese non sia in grado di far fronte ai rimborsi in calendario.”
E’ la stessa meccanica che accade nell’usura fatta dai mafiosi: più sei in difficoltà e più si alzano i tassi; le difficoltà di conseguenza aumentano e vieni strozzato.
I paesi della UE dovrebbero stabilire un tasso europeo antiusura per tutte le banche anche quando prestano agli Stati. Le regole del vecchio capitalismo stanno strozzando tutta l’economia europea. (f.z.)


Immagine – Atene, orologio romano e Acropoli di notte

lunedì 26 gennaio 2015

Buon giorno Grecia

Syriza vince l’elezioni in Grecia grazie a un paziente lavoro basato sulla solidarietà, ora la solidarietà dovrà diventare programma di governo;  non sarà facile ma ci sono alcune buone premesse. La vittoria di Syriza può  portare a un cambiamento di direzione tra i paesi dell’area Euro. Si può uscire dalla crisi senza strozzare il popolo e con una politica di solidarietà sociale. 

venerdì 23 gennaio 2015

QE e Draghi e La Grecia


QE sembra una formula magica e viene descritta dai giornali come una misura innovativa, storica, epocale.  Nei fatti è una misura che normalmente poteva essere attuata dalle banche nazionali prima dell’euro,  che è stata impedita dai paesi dell’area euro più forti, e che poteva essere adottata già da qualche anno. Consiste nell’acquisto di titoli del debito pubblico dei diversi stati partecipanti all’euro immettendo nuova moneta nel circuito europeo, creando nuova liquidità che “dovrebbe”  teoricamente tradursi in impulso al credito, alla produzione e al consumo. La misura può creare inflazione (aumento dei prezzi, che è un fenomeno negativo se va oltre una percentuale minima tipo il 2%), ma può tenere a freno la deflazione (diminuzione dei prezzi che incide negativamente sulla produzione e l’occupazione).
I dati tecnici dell’operazione e i suoi limiti li possiamo desumere dalla conferenza tenuta da Draghi:
Complimenti a Draghi che è riuscito a far digerire questa piccola misura a paesi restii come la Germania; gli argomenti più convincenti di Draghi sono stati i dati recenti sulla deflazione:
 Buono il QE  di Draghi ma non c’è svolta epocale, non c’è uno Stato europeo che emette Titoli,  e la Banca europea non è la banca di questo super Stato;  il debito che i singoli stati hanno fatto dovranno pur pagarlo con i relativi interessi e le banche nazionali sono chiamati a coprire l’80% del rischio dell’operazione.
 Il peso degli interessi non è certo uguale tra gli stati, la Grecia si è indebitata con tassi d’interesse che negli anni peggiori superavano  il 10% ed oggi mediamente stanno attorno al 10%. I Greci, grazie alle loro difficoltà, sono caduti nell’usura delle grandi banche internazionali.  Indipendentemente da come possono andare le elezioni in Grecia, questo popolo non può pagare questi interessi usurai. Una cosa è pagare il debito e cosa ben diversa è pagare con interessi da usura Tutti gli interessi sui debiti pubblici degli Stati europei vanno rinegoziati e posizionati a un tasso medio europeo (attualmente non andrebbe oltre il 2%). Deve cessare il vantaggio usuraio che si è prodotto in questi anni.  
I paesi dell’area Euro si debbono rendere conto che bisogna aggiustare ancora qualcosa altrimenti l’euroavventura finirà.
23/01/2015 francesco zaffuto


Immagine – il Partenone visto dalla collinetta del Filopappo – foto M.L.F.

lunedì 18 giugno 2012

La Grecia e l’esultanza degli strozzini


Appena si è delineata la vittoria dei conservatori di Nea Dimokratia subito si è diffusa la soddisfazione di Merkel, Barroso, Monti, Obama; governanti europei e banchieri di tutto il mondo … pare che abbiano vinto loro. Ma non è proprio così. L’Antonis Samaras vincente porrà in discussione il patto per tenere la Grecia dentro l’area euro e lo stesso Alexis Tsipras, se avesse vinto, avrebbe posto in discussione il patto. Forse le condizioni poste da Tsipras potevano essere diverse; ma, in ogni caso, neanche Antonis Samaras potrà accettare la disintegrazione sociale del suo paese.
La Grecia non può essere strozzata dagli interessi sui debiti; strozzare chi è in difficoltà non è il modo per recuperare i crediti e non può essere il modo di costruire l’Europa. Se uno stato europeo può emettere debito pubblico ad in tasso dell’1% ed un altro stato è costretto ad emetterlo a tassi del 7 o 8 % lo sfascio può solo continuare fino alle conseguenze più estreme. L’emissione del debito europeo deve avvenire allo stesso tasso; i governanti europei chiamino i titoli come vogliono: Eurobond o Euroscasss, ma non possono prendersi un altro anno di tempo per prendere delle decisioni.
18/06/12 francesco zaffuto
Immagine – il Partenone visto dalla collinetta del Filopappo – foto Maria Luisa Ferrantelli

mercoledì 16 maggio 2012

L’auriga di Delfi


L’auriga del museo di Delfi, sta dritto nella sua forza e avvolto dalla sua tunica, gli è rimasto solo un braccio e tiene ancora le redini, ma i cavalli non ci sono più: scappati, rubati, fuggiti, non si sa. Eppure se lo guardi e anneghi nella sua bellezza cominci a sentire il rumore degli zoccoli di quei cavalli che calpestano una strada pietrosa.
La Grecia è questa bellezza, con l’euro o senza l’euro è e resta la patria culturale di questa Europa; senza la Grecia l’Europa diventa povera.
16/05/12 francesco zaffuto
Immagine – l’auriga di Delfi da una foto di un mio viaggio in Grecia

lunedì 13 febbraio 2012

La notte della Grecia


Questa notte il Parlamento greco ha votato sì al nuovo piano di tagli richiesti da Bruxelles. A favore delle misure presentate dal governo Papademos hanno votato 199 parlamentari, 74 i voti contrari. Oltre 41 deputati sono stati espulsi dai partiti della coalizione di governo per non aver appoggiato il piano.

Contro le misure di austerità si sono radunate, per tutta la giornata e la notte, all’esterno del Parlamento migliaia di persone, proteste e scontri sono proseguiti per tutta la notte, una ventina di edifici della capitale greca sono stati incendiati.
Ecco alcune delle misure di austerità:

licenziamento di 15 mila dipendenti pubblici entro l’anno (150.000 entro il 2015),
diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito (da 751 euro a 600 euro),
riduzione della spesa per i farmaci di 1,1 miliardi di euro,
tagli alle pensioni.
Le misure serviranno a sboccare i 130 miliardi di Euro di aiuti della UE, ma questi aiuti nei fatti serviranno a pagare parte del debito greco, di conseguenza torneranno alle banche tedesche, francesi e di altri paesi che hanno crediti con la Grecia. Nei fatti sono aiuti che salvano le banche europee. Il piano è stato approvato per scongiurare una catastrofe ancora più grave, il cosiddetto default della Grecia. La strada poteva essere diversa, ed è ancora diversa per la Grecia e per l’Europa, mettere sotto controllo i mercati e il capitale finanziario, affidarsi alle energie dei popoli e del lavoro.
13/02/12 francesco zaffuto
Post collegato
Immagine – Atene, orologio romano e Acropoli di notte
Annotazione
tra l'altro la Grecia continuerà a pagare a Germania e Francia la vendita di armi http://www.facebook.com/groups/asinistra.blog/doc/249881418424479/

domenica 12 febbraio 2012

La Grecia può uscire dalla crisi ma con la via islandese


La Grecia può uscire dalla crisi ma con la via islandese e con il sostegno dei lavoratori europei.
Nazionalizzazione di tutte le banche greche e revoca dell’operatività a tutti gli istituti di credito stranieri.
Conduzione in un carcere speciale di tutti i banchieri e politici che si sono resi responsabili del crac.
Debito con l’estero bloccato per 15 anni e riduzione di tutti i tassi precedenti all’1% (anche se pattuiti tassi diversi), stesso tasso praticato della BCE.
In caso di disapprovazione della UE, uscita immediata dall’EURO, istituzione della moneta nazionale a corso forzoso, cambi tutti centralizzati da un Ufficio cambi statale.
Intervento diretto dello Stato in aziende produttive, rilevando quelle decotte e aprendo nuove aziende.
Imposta patrimoniale su tutti gli arricchiti e reddito minimo di sopravvivenza per tutti i disoccupati che si iscrivono a liste pubbliche di collocamento.
Agricoltura come strumento primo di sostentamento
Industria locale da sviluppare e dazi sui beni e servizi forniti da aziende estere se non comprano un equivalente valore di merci greche.
Turismo, cultura, arte; verremo volentieri da tutta Europa a trovarvi.
12/02/2012 francesco zaffuto
Immagine – L’Eretteo

giovedì 25 novembre 2010

IL MISTERO DEL DEBITO



Dopo la Grecia cade l’ Irlanda
(per la serie: il capitalismo per i bambini)
Prima la Grecia, oggi l’Irlanda, si attende lo sfascio del Portogallo, e (chi lo sa?) possono arrivare Spagna e Italia; la caduta per debiti di uno Stato pare un evento misterioso. Anche a me, che per tanti anni mi sono occupato di economia, provoca un certo sconcerto ed ho bisogno di fare un riepilogo; come un bambino ho bisogno di contare con le dita delle mani.

Uno Stato per reperire le entrate per mantenere le sue strutture ricorre alle imposte che fa pagare ai suoi cittadini; in base a quelle entrate deve determinare le sue uscite.
Se lo Stato vuole aumentare le sue strutture o migliorarle prevede più uscite e di conseguenza deve aumentare le imposte da far pagare ai suoi cittadini.
Non c’è alcuna ragione per cui lo Stato debba ricorrere a un debito avendo a disposizione lo strumento principe per sue entrate: le imposte.
Gli unici motivi che possono giustificare un ricorso al debito sono: una provvisoria necessità di cassa (chiedere un prestito solo per il tempo necessario ad incassare delle imposte che sono state già stabilite per legge); chiedere un prestito per la costruzione di specifiche opere capaci di determinare un reale aumento della ricchezza del paese (ad esempio una diga o la bonifica di un territorio).
Tutti gli altri motivi non trovano giustificazioni logiche; quindi tutte le emissioni di debito in Titoli dello Stato con varie scadenze per sostenere le correnti spese dello Stato sono soltanto un “maledetto imbroglio”. STOP.

Andiamo a cercare di capire qualcosa sul “maledetto imbroglio”.
Lo Stato è gestito da governanti e parlamentari che scelgono di ricorrere al prestito come una scommessa sul futuro. Se sono degli stupidi ottimisti fanno questo ragionamento: la crescita economica farà aumentare la produzione e nel futuro l’ammontare delle entrate delle imposte diventerà automaticamente più alto e potremo sanare il debito. Se sono dei cinici opportunisti fanno quest’altro ragionamento: rinviamo il problema del pareggio ai governi successivi e intanto facciamo la bella figura di non aumentare le imposte, “chi vivrà vedrà”.

Quando lo Stato si presenta a chiedere un prestito trova sempre qualcuno disposto a prestargli denaro: i ricchi, i piccoli risparmiatori, le banche private e le aziende con eccessi liquidità. Basta promettere un interesse e i Titoli dello Stato vengono piazzati. Lo Stato rappresenta come sicurezza di investimento la sponda più stabile, anche perché può dividere il suo rischio su milioni di cittadini, ma deve mostrare di poter onorare i suoi debiti. Se ogni volta che arriva il momento di restituire il debito è pronto ad emettere Titoli per chiedere un nuovo prestito ancora più grande che gli permetta di pagare debito ed interessi alla lunga si comincia a sentire puzza di bruciato. I primi a mettersi in allarme sono le grandi banche che fiutano il disastro e poi via via cominciano ad impensierirsi anche i piccoli risparmiatori. Lo Stato non riesce a piazzare i suoi Titoli e cade nelle mani delle banche più propense a speculare e che chiedono interessi sempre più alti fino al suo stritolamento.

Il “maledetto imbroglio” riesce in qualche modo ad essere tamponato dallo Stato con il ricorso alla cosiddetta “Sovranità monetaria”, spesso usando il metodo di fare intervenire la sua Banca centrale che acquista Titoli stampando nuova moneta.
Niente male come trovata. Ma...!
Considerato che la moneta, al pari di qualsiasi bene in circolazione, più ce ne è e meno vale, chi aveva prestato si troverà rimborsato con un valore reale inferiore. Un valore reale del denaro inferiore si traduce in una specie di imposta non esplicita ma generalizzata a tutti quelli che gli hanno prestato denaro.
In un primo tempo si può avere un effetto benefico sulle esportazioni (data la svalutazione gli investitori esteri con le monete più forti potrebbero trovare convenienza ad acquistare beni prodotti nello Stato con la moneta svalutata), ma il rimedio può costare caro: i prezzi dei beni importati cominceranno a salire vertiginosamente, può cominciare a galoppare l’inflazione, non si troverà più facilmente chi è disposto ad acquistare Titoli dello Stato, i tassi per le nuove emissioni di debito tenderanno a salire, tutti i tassi tenderanno ad alzarsi per trascinamento e può avviarsi una nuova stretta creditizia, presto l’iniziale vantaggio per le esportazioni sarà annullato dagli effetti dell’inflazione; infine si può allontanare ogni operazione di rientro per la parte di debito non rimborsata.

Con la strettoia EURO il “maledetto imbroglio” non può essere tamponato poiché la Banca centrale europea è diventata l’unico istituto di emissione del denaro. Le alternative diventano: ridurre il debito o uscire dall’euro. Gli stessi aiuti che sono disposti a sganciare gli altri stati per la stabilità dell’euro impongono allo Stato in difficoltà la riduzione del debito in tempi brevi.
Per ridurre il debito ci sono due sole possibilità: aumentare le imposte o diminuire le uscite (diminuzioni di stipendi agli statali, riduzioni di pensioni, licenziamenti di statali, riduzione drastica di tutti i servizi pubblici come sanità e scuola, riduzione delle spese per la politica, l’esercito, la magistratura, la polizia ecc. ecc.). Lo Stato irlandese, ad esempio, al posto di aumentare le imposte alle Società (che vuole lasciare al 12,5%) preferisce le riduzioni di stipendio e i licenziamenti; vedremo se il popolo irlandese sarà disposto a sopportare la cura.

L’euro non è un tabù, lo si può abbandonare, uscire fuori dalla zona euro e tornare alla Sovranità monetaria; ma non ci si può aspettare un miracolo dalla ricetta di stampare denaro.
Recentemente la Federal Reserve, cioè la Banca Centrale americana, ha deciso l’acquisto di debito di Stato USA per 600 miliardi di dollari, stampando di conseguenza nuovi 600 miliardi di dollari. Nei fatti gli USA pagheranno con un dollaro che varrà molto meno i debiti e gli acquisti che faranno nel mondo.
Irlanda, Grecia, Portogallo, e la stessa Italia, non sono certo come gli USA; gli USA sono ancora i padroni del mondo, la domanda di dollari resta ancora molto alta, possono limitare i danni del deprezzamento della loro moneta. Il dollaro in questi ultimi dieci anni è stato solo insidiato dalla presenza dell’Euro e della fine dell’Euro ne può trarre beneficio solo il domino monetario degli USA nel mondo.

Figuriamoci un’uscita dall’Euro dell’Italia e un ritorno alla Lira. Con una operazione di stampaggio di Lire fatta dalla Banca d’Italia si potrebbe far fronte solo in parte al debito interno; una lira sotto effetto svalutazione verrebbe rifiutata nei rapporti commerciali e gli operatori con l’estero verrebbero nei fatti a trovarsi nella condizione di comprare dollari o euro per effettuare ogni pagamento.

L’Italia a differenza di Grecia e Irlanda al momento ha un solo vantaggio: gran parte del debito pubblico è stato contratto con cittadini italiani e con banche italiane, ma questo vantaggio più deteriorarsi se il debito continua ad aumentare, gli usurai internazionali sono sempre pronti a prestare e a strozzare.

Anche i vincoli di legame internazionale nella UE stanno per diventare strozzanti per i paesi più in difficoltà e la svalutazione monetaria ad un certo punto può essere vista come il male minore e l’uscita dall’euro potrebbe avere un effetto di imitazione a catena per più paesi, per questo ancora continuano gli sforzi di salvataggio. Ma la UE non può limitarsi a imporre vincoli che in definitiva tutelano le grandi banche private prestatrici di denaro, deve avere una considerazione per la vita dei cittadini europei e dare qualche altro indicatore sociale: un tetto di disoccupazione da non superare, un minimo di welfare che gli stati si debbono impegnare a portare compimento, stimolare gli stati membri a tassare speculatori, banche e ricchi. Abbiamo bisogno di una Europa fatta di cittadini europei e non di banchieri.

Euro o non Euro, la difficile ma sacrosanta strada maestra è quella dell’equilibrio tra le entrate e le uscite dello Stato: far pagare le imposte ai più ricchi, evitare gli sprechi, pane e lavoro per tutti.

25/11/10 francesco zaffuto

altri post della serie “il capitalismo per i bambini”

prima puntata Il capitalismo per i bambini

seconda puntata Partecipazione agli utili

terza puntata Ma, cos’è la proprietà?

(immagine – “spaventapasseri e sole meccanico” cera e china)


nota descrittiva dell'immagine per disabili visiviIn primo piano uno spaventapasseri un po’ sbrindellato con una camicia a righe rosse, solleva la mano come a toccarsi la testa, una testa coperta da una cuffia da notte, dietro di lui un sole che tramonta o sorge come una palla meccanica e che delinea una smorfia. La forma grafica è volutamente infantile. Colore in campo giallo, un breve contorno verde attorno allo spaventapasseri, il sole rosso, qualche macchia blu per il cielo.

martedì 4 maggio 2010

Grecia e Magna Grecia


Ondata di speculazioni per spolpare Grecia ed Euro.
L’origine della crisi greca è semplice ma le conseguenze sono complesse.

L’origine semplice: le entrate di uno Stato derivano sostanzialmente dall’imposizione fiscale, dette entrate devono essere sufficienti a sostenere le uscite; il ricorso al debito deve essere solo momentaneo e colmato sufficientemente dalle successive entrate. Questa è la regola semplice della sana amministrazione dello Stato e di ogni pubblica amministrazione. Ma nella storia degli Stati questa regola semplice non viene rispettata e si tende a scommettere sul futuro visto che la scommessa ricade non sulle tasche dei governanti ma su quelle dei governati. Il debito viene colmato non con l’entrate ma con l’emissione di un nuovo debito, il debito successivo diventa sempre più elevato perché necessita coprire il debito precedente più gli interessi. Questo comportamento non lo hanno certo inventato i greci, è stato un comportamento generalizzato; in Italia siamo stati degli specialisti nell’incremento del debito per tutto il periodo dei governi democristiani, in USA a forza di scommettere su uno sviluppo che non doveva mai fermarsi si sono indebitati con tutto il mondo e in particolare con la Cina; in pratica siamo di fronte a una specie di Magna Grecia Mondiale.

Il problema dei greci è che negli ultimi anni hanno esagerato e nel frattempo si sono trovati addosso tutti gli effetti della crisi mondiale. Per non fare brutta figura i greci hanno evitato di chiedere aiuto quando c’erano meno difficoltà; quando la frittata era fatta l’aiuto l’hanno chiesto, ma gli europei hanno tardato ad intervenire; la Germania e la maggioranza dell’Europa hanno cercato di rinviare le decisioni ed oggi il costo del salvataggio della Grecia è ancora più elevato.

Il ritardo dell’intervento ha solo dato tempo per la preparazione di una grande ondata speculativa. In aiuto della speculazione è arrivata la decisione delle società di rating di considerare “spazzatura” i titoli greci; le stesse società di rating che qualche hanno fa si sono ben guardate dal dare una qualche informazione attendibile sul debito greco (è opportuno anche ricordare la loro disinformazione nelle vicende Enron e Parmalat).

Appena i governi europei hanno dichiarato di intervenire in aiuto con 110 miliardi in tre anni, la speculazione ha invaso tutte le borse europee: si sono diffuse notizie in organi di stampa tedeschi sull’insufficienza dell’aiuto, stimando il fabbisogno greco a 150 miliardi di euro; si è diffuso il panico per il coinvolgimento del sistema bancario europeo che già versa ancora in difficoltà per la crisi americana; sulle Borse europee si è abbattuta un’ondata di speculazione al ribasso di notevoli proporzioni, nella sola giornata del 4 maggio a Milano il FTSE Mib ha perso il 4,7%, pesante la perdita delle banche INTESA SANPAOLO (-7,21%), BANCO POPOLARE (-6,77%) e POP MILANO (-5,09%), anche gli assicurativi hanno seguito nei ribassi UNIPOL -5,18%, FONDIARIA-SAI -4,75% e GENERALI -4,74%.

Che l’effetto della Grecia possa allargarsi a tutta la Magna Grecia europea e mondiale è un rischio possibile, e chi specula al ribasso tende in questo momento ad amplificare le difficoltà di Portogallo e Spagna. Non è escludibile un pericolo per l’Italia e il collocamento dei titoli di Stato italiani viene seguito con apprensione. L’Italia fino ad oggi ha retto, ma i suo debito ammonta a 1700 miliardi di euro, il 117% del Pil (più alto della ricchezza che si produce). L’Italia non è saltata perché buona parte del debito è collocato tra gli stessi risparmiatori italiani, tra lo stesso sistema bancario italiano, ha notevoli riserve auree; ma se questo debito non viene ridimensionato con un avanzo primario in grado di ridurlo nei prossimi anni l’Italia rischia il collasso.

Quali possibili rimedi? Gli Stati debbono liberarsi dalla mentalità dell'eterno sviluppo capitalistico; meno scommesse sullo sviluppo e più sana amministrazione della ricchezza esistente. Non si possono fare debiti ipotecando uno sviluppo che ancora non si è generato, significa solo trasferire il rischio sulle nuove generazioni.
Riguardo all’immediato necessità urgentemente una politica economica europea prima che l’Euro si possa disintegrare. Il debito pubblico degli Stati deve essere limitato e ancorato a piani di rientro e questo non deve valere solo per la Grecia.
La collocazione del debito deve essere spalmata tra i risparmiatori. Le banche non debbono essere i principali sovvenzionatori del debito pubblico, gli Stati non possono diventare ostaggi delle aste periodiche che si determinano tra banche e Stato.
Il monitoraggio sul debito pubblico non può essere fatto solo da società private di rating ma deve essere fatto da una Istituzione europea.
Riguardo poi a come determinare un avanzo primario in Italia in grado di cominciare a ridurre il debito, si può cominciare dai costi della politica....
04/05/10 francesco zaffuto