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giovedì 5 ottobre 2017

Il sindacato si può cambiare ?

Le recenti frasi Di Maio nei confronti del sindacato sembrano mal poste e in qualche modo si aggiungono ai non lontani atteggiamenti tracotanti di Renzi nei confronti del sindacato.  Forse non è necessario preoccuparsi … ma …
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domenica 14 aprile 2013

Ma esistono i sindacati in Italia?


Ma esistono i sindacati in Italia?

Me lo chiedo da tempo e sono stato per tanti anni un sindacalista.

Se osservo il livello di disoccupazione e lo stato del welfare in Italia posso dire che i sindacati in Italia non esistono.

Non esistono liste di collocamento pubbliche.

Non esiste la possibilità di trovare un lavoro se non conosci un datore di lavoro direttamente.

Sei iscritto a Centri di impiego regionali che non servono a nulla.

Sei selezionato da Centri privati che si divertono a fare selezione ed accumulare curriculum.

Se aspetti da un anno puoi ancora restare ad aspettare per un altro anno e nessuno ti chiama.

Le liste di collocamento pubbliche sono state cancellate da governi di sinistra e il sindacato è stato in silenzio.

Non esiste una indennità di disoccupazione per chi non ha mai trovato lavoro.

Viene tollerato il lavoro nero più in nero della notte.

La disoccupazione c’era anche prima della crisi e non faceva tanto paura al sindacato e solo ora si pone un qualche problema timidamente, aspettando il Parlamento, aspettando il Governo, aspettando i Grilli, passando da qualche trasmissione di Santoro.

Si è spazzata via ogni regola pubblica che regolasse il collocamento, accettando il liberismo più sfrenato e senza un minimo di welfare.

Mi vergogno di essere stato un sindacalista.

Ho fatto per 20 anni il sindacalista nella scuola e il precariato è stato sempre quello meno tenuto in considerazione; per un pelo non sono state spazzate via le graduatorie provinciali per far luogo alle chiamate dirette fatte dai dirigenti scolastici.

Mi vergogno di essere stato un sindacalista, essere sindacalista significa cominciare da quelli che non hanno un lavoro.

Vorrei ricominciare da capo

Gridando

Lavorare tutti lavorare meno

14/04/13 francesco zaffuto

domenica 17 ottobre 2010

Fussi ca FIOM la volta bona


Fussi ca FIOM la volta bona

«Piazza San Giovanni è gremita, la gente non riesce ad entrare, le strade intorno sono piene. Ai giornalisti diciamo, contateci voi», risponde così il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini.
(l'intervento di Landini è stato di ampio respiro; è reperibile su
http://www.viddler.com/explore/micromega/videos/14/ )Chi voleva una Fiom alle corde ha visto che non è così, chi si augurava qualche incidente ha dovuto tenersi la sua iattura.
Ho fatto il tifo per la Fiom, non per nostalgia di un passato, ma perché non mi piacciono le dieci, cento, mille Pomigliano auspicate da Bonanni.
Guardiamo in faccia la realtà e diciamole tutte fuori dai denti:
sulla base dei conti che ha fatto sul mercato internazionale Marchionne vuole pagare meno il costo del lavoro in Italia ,
pagare in meno il costo del lavoro potrebbe voler dire dare circa un 100 euro in meno agli operai,
dare un salario più basso vuol dire perdere i lavoratori come consumatori potenziali del prodotto industriale poiché in Italia le paghe sono già molto basse,
la scelta di Marchionne diventa quella di fare diminuire il costo del lavoro per altra strada, diminuendo i diritti.
Come: eliminando o riducendo la pausa pranzo, avviando produzioni a ciclo continuato con turni che vanificano le festività e il sabato, introducendo straordinari obbligatori, cercando di incidere su malattia e sullo stesso diritto di sciopero. Dunque operai che a salario invariato riescano a rendere molto di più e che possano restare come potenziali consumatori: questa è la strategia “cinese” di Marchionne.
Di fronte a questa strategia “cinese” Bonanni, al posto di trovare un intesa con la Fiom per cercare di limitarla nei danni, ha preferito cavalcarla anche perché si accorge che può essere accettata da tanti operai. Il rischio salute e il rischio perdita di diritti sono i rischi più lontani da percepire e molti lavoratori sono disposti a correrli pur di mantenere la propria occupazione e il proprio tenore di vita. Bonanni non è sciocco e neanche un traditore, diciamo che è un calcolatore; preferisce rappresentare quella percentuale di operai attanagliati dalla paura, percentuale che in alcuni casi può superare il 50%, va a giocare su un bipolarismo sindacale che gli può fare guadagnare iscritti e consensi. Se a farlo non fosse Bonanni, potrebbe farlo un qualsiasi altro soggetto: UIL, UGl, fino a un possibile sindacato leghista.
Il bipolarismo sindacale non fa certo bene ai lavoratori alle prese con una crisi economica non superata. E’ necessario un sindacato che sappia valutare anche l’ipotesi di un contenimento salariale per uscire dalla crisi ma non barattando su diritti e salute. Il ruolo della politica e dello Stato come ha detto Epifani in questa fase è essenziale perché devono assumersi una responsabilità sul fenomeno della disoccupazione e non cercare di sminuire gli stessi dati. Il dato di disoccupazione media in Italia è di circa l’11%, se si considerano cassaintegrati e scoraggiati nella stessa ricerca del lavoro; questo è il dato diffuso dal governatore della Banca d’Italia Draghi che non è certo un militante dei Centri sociali.
Sono necessari: un welfare che protegga i lavoratori dai danni della disoccupazione e l’avvio di nuove scelte produttive, l’attuale bipolarismo della politica non ha prodotto idee ma solo propaganda e una banale attesa che l’economia possa riprendersi da sola; un bipolarismo sindacale può solo ripetere gli errori della politica.
Intanto nella serata di ieri c’è stato in tutte le televisioni una specie di occulto passa parola: nessun servizio di approfondimento sulla grande manifestazione sindacale neanche sulle reti 3 e 7, non si parlato di Fiom ma si è parlato del mostro e della figlia del mostro, in questo modo si costruisce solo una società di mostri.
17/10/10 francesco zaffuto
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(immagine “Giurlanno e la Storia contemporanea” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
Giurlanno è come Giufà: un giovane demente, almeno così è considerato dalla società, anche se è capace di fare riflessioni semplici e giuste. Nella fotocomposizione il suo volto è sovrastato da una ruota dentata che parte dalle sue spalle e che arriva alla sua bocca, come se ogni parola che dice venisse macinata e distrutta dalla Storia.

lunedì 25 gennaio 2010

Brunetta tra giovani e pensionati



Con il suo intervento a "Domenica In - L'Arena", Brunetta ha sostenuto che agendo sulle pensioni di anzianità "si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli". Brunetta ha poi spiegato che su questa proposta "è d'accordo anche Tremonti". Secondo il Ministro per la funzione pubblica "l'Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori".
Poi la nota di Palazzo Chigi che prende le distanze dal Ministro''Palazzo Chigi precisa che quella del Ministro Brunetta è un'idea del tutto personale, una posizione mai concordata all'interno del Governo''.http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo472029.shtml
Successivamente si scatenano tutte le prese di posizione di sindacati, e partiti di opposizione.

La questione non meriterebbe di essere esaminata, ma le frasi del Ministro poggiano su un luogo comune e lo stesso Brunetta ha voluto pescare consensi in questo luogo comune:“Le energie dello Stato sono spese per le pensioni di anzianità, se lo Stato risparmia sulle pensioni di anzianità si possono dare queste energie finanziarie ai giovani”.
Bene, attualmente dopo i diversi interventi legislativi è difficile andare in pensione di anzianità prima di 59 anni, ci arrivano quei lavoratori che hanno alle spalle 40 anni di contribuzione. Quindi si tratta di un fenomeno contenuto che andrà ancora di più a contenersi con i successivi scaglionamenti.
Ma facciamo l’ipotesi che decolli subito l’ipotesi Brunetta: nessuno in pensione prima di 65 anni e possibilità di rimanere in servizio anche fino 70 anni. Con i soldi risparmiati per l’erogazione di pensione un assegno di sopravvivenza ai giovani di 500 euro.
Vediamo i benefici che ne avrebbero i giovani:
- la permanenza nel lavoro fino a 65 anni, e oltre, impedisce che si liberano posti di lavoro stabili;
- globalmente si viene ad avere meno offerta di lavoro, e in particolare nei settori di lavoro impiegatizio (dove difficilmente gli aspiranti pensionati superano i 40 anni di contributi);
- i giovani continuerebbero ad avere lavori precari che impediscono una reale autonomia;
- l’assegno di sopravvivenza di 500 euro non è certo sufficiente a creare autonomia per un giovane disoccupato.
L’eliminazione delle pensioni di anzianità farebbe sì risparmiare soldi all’INPS, ma nel compenso aumenterebbe il disagio dei giovani che cercano un posto di lavoro stabile.
L’uscita dal lavoro nei fatti crea una condizione di minimo equilibrio, è un modo di applicare il criterio di “lavorare tutti, lavorare meno”, spalmato sull’intera vita lavorativa. Criterio che dovrebbe essere applicato anche:
- favorendo i lavoratori anziani verso forme di part-time;
- scoraggiando il ricorso agli straordinari
- diminuendo le ore di lavoro giornaliere
Tutte queste misure legate anche alla promozione del lavoro autonomo hanno la funzione di incrementare le offerte di lavoro, riducendo gli aspetti assistenziali.
La stessa assistenza alla disoccupazione dovrebbe essere ben modificata. Va eliminato il concetto stesso di assistenza e va istituita una forma di pagamento della disponibilità al lavoro legata alla iscrizione a liste di collocamento. Pagamento della disponibilità che verrebbe a cessare appena si crea un’occupazione o se si dichiara una indisponibilità alla presa di servizio.
Al criterio del “lavorare tutti, lavorare meno” va aggiunto anche il criterio del “guadagnare tutti, guadagnare meno”, e per rispondere a questo criterio che riguarda la spesa globale occorre anche ripensare allo stipendio del ministro Brunetta.
francesco zaffuto

immagine foto di Salvatore Carnevalehttp://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Carnevale
Per affrontare un problema così grande come il problema dell'occupazione in Italia abbiamo bisogno di un grande sindacalismo, per questo la foto di Turiddu che per la sua generosa battaglia sacrificò anche la sua vita.
Dalla voce drammatica di Ignazio Buttitta, dopo avere aperto il link sottoriportato e cliccato sul simbolo della chitarra, potrete ascoltare la storia di Turiddu Carnevale. Un po’ difficile per chi non conosce il siciliano ma la voce del vecchio Ignazio riuscirà a comunicarvi il profondo stato d’animo.
http://www.irsap-agrigentum.it/cartcarnev.html
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