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mercoledì 17 ottobre 2018

L’Africa ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Africa


Bene ha fatto il presidente Conte a recarsi in Eritrea ed Etiopia, quella pace appena nata tra i due paesi va aiutata a consolidarsi .
Nel corso di quel viaggio il presidente Conte ha toccato il punto dolente dei rimpatri degli immigrati clandestini
"L'Unione Africana ci aiuti negli accordi bilaterali per i rimpatri". Il premier Giuseppe Conte lancia il suo appello da Addis Abeba, a fianco del leader etiopico Aby Amhed.
La questione dei rapporti tra Africa ed Europa va però vista in una prospettiva ben più ampia. L’Africa ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Africa. Un ordinato sviluppo dei paesi africani può portare un beneficio all’Europa aprendo un grande mercato; e gli stessi flussi migratori verso l’Europa, se ordinati portano un beneficio all’Europa.  Lo sviluppo dell’Africa può permettere il controllo dei flussi migratori e molto di più.  Ma occorre definitivamente abbandonare la logica del commercio delle armi e la logica dello sfruttamento selvaggio di aziende che giocano in Africa un ruolo da predoni.  E soprattutto,  nella battaglia europea  per la difesa del Clima diventa essenziale il rapporto con l’Africa che deve combattere la desertificazione e la mancanza di acqua. (fr.z)

Foto: Ansa – articolo citato

domenica 22 luglio 2018

Etiopia/Eritrea, finalmente la pace


Etiopia/Eritrea, finalmente la pace
 La stampa e le TV hanno dedicato poco spazio all’importante notizia della pace tra Etiopia ed Eritrea; con l’accordo siglato il 9 luglio 2018 si è posto fine ad una guerra durata 20 anni.
 Tanto spazio alle misure di Salvini contro i migranti e pochissimo spazio ad una notizia che può modificare notevolmente i flussi dei migranti verso l’Europa.  Molti migranti eritrei erano fuggiti negli ultimi due decenni dal regime eritreo che aveva imposto l’arruolamento obbligatorio nell’esercito di tutti gli uomini tra i 17 e i 50 anni; e molti etiopi ed eritrei sono emigrati per le condizioni di vita e per l’espandersi del fenomeno della siccità.
 La pace tra Etiopia ed Eritrea può essere la premessa per uno sviluppo economico di quei paesi con una considerevole diminuzione del fenomeno dell’emigrazione;  l’Europa e l’Italia dovrebbero salutare con soddisfazione il processo di pace appena iniziato, ed adoperarsi per consolidarlo. (fr.z,)

Qui di seguito alcuni link sulla notizia







immagini da

sabato 30 giugno 2018

Che accidenti di Europa è? ...


Che accidenti di  Europa è?  dove le quote latte sono obbligatorie e le quote immigrati sono facoltative.
 Il minimo di solidarietà richiesto a tutti i paesi europei non può essere un optional. 
Eppure il comma 6 dell’Accordo europeo del giugno 2018, con tanto condizionali e un solo indicativo “saranno attuate” così recita:
6.
Nel territorio dell'UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell'UE, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si
applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino.
L’intero accordo su
 Chi ha vinto al momento sono i paesi (come l’Ungheria di Orban) che rifiutano impegni di solidarietà sui migranti.
 E’ incomprensibile la soddisfazione di Conte e Salvini che sono contenti di questa vittoria dei nazionalisti e che lasciano l’Italia ancora negli impicci.   Certo secondo la logica salviniana possiamo essere cattivi anche noi, ma a noi ci costa di vedere i morti annegati da vicino.  A meno che non paghiamo qualche sodo ai libici per liberarci dall’orrenda visuale della morte dei migranti. In questo modo possiamo arrivare miracoloso effetto: “occhio che non vede cuore che non duole”.
Francesco Zaffuto
Link sullo stesso argomento
Immagine – Shengen map

martedì 26 giugno 2018

AHAHAHAAFRICA, il problema dell’Europa si chiama Africa


 Che l’Italia, e tantomeno la Sicilia, non possa contenere il flusso migratorio dell’intera Africa è evidente. La risposta però non può essere quella di lasciar morire in mare dei disperati; perché una scelta di tal genere stravolge il cuore degli italiani e degli europei, e dall’indurimento del cuore si possono solo generare catastrofi e guerre.
 Il problema della Sicilia, dell’Italia e dell’intera Europa si chiama Africa ed è un problema grande quanto il mondo stesso,  perché l’Africa è una grande parte del mondo.
 Occorre conoscere e vedere qual’ è il cammino dei migranti, occorre andare oltre la Libia che è solo un disgraziato punto di approdo, occorre arrivare nei luoghi da dove partono e conoscere a fondo le contraddizioni  che li spingono a partire. Senza la conoscenza del fenomeno non si può pensare a soluzioni.
  Non va dimenticato che sono stati tanti gli interessi  dei grandi capitalisti che hanno spolpato l’Africa: quelli che hanno guadagnato nella vendita di armi; quelli che hanno guadagnato nel commercio dei diamanti ed altre materie prime; quelli che hanno guadagnato inquinando; quelli che hanno guadagnato ed ancora guadagnano comprando terre e imponendo brevetti delle sementi ecc. ecc.
 Gli interessi  dei grandi capitalisti spesso hanno imposto nei paesi africani dittature locali che hanno portato a Stati amministrati da nuovi predoni locali.
 Questi vecchi interessi vanno spazzati via, e spazzando via questi interessi i nuovi investimenti per lo sviluppo (anche pochi) potranno veramente diventare fonte di sviluppo, altrimenti saranno assorbiti dall’arricchimento di nuovi predoni.
 Il problema dell’ACQUA in Africa è essenziale  ed affrontando il problema dell’Acqua in tanti territori si riuscirà a risolvere  anche quello del pane e della miseria. Ci sono tecnologie evolute che possono affrontare il problema dell’Acqua in Africa. Prima di cercare assurdamente l’Acqua sul pianeta Marte  va risolto il problema dell’Acqua in Africa, mettendo a frutto tutte le tecnologie conosciute e conoscibili.
 In Africa si recano missionari religiosi e volontari laici animati da grandi ideali, e questo è un bene, ma non basta.    I ministri degli esteri europei debbono viaggiare e studiare, e porre ipotesi di soluzione insieme agli stati africani più sensibili alla soluzione del problema.
 Dalla fine della miseria in Africa e dal suo sviluppo ci può guadagnare l’Europa per commercio e benessere, dallo spolpamento dell’Africa ricaviamo solo piaghe e disastri.
 In questa grande impresa per salvare l’Africa l’Europa deve chiamare a collaborare:  l’ONU, gli USA, la Russia e la Cina; perché il continente africano è quasi un terzo dell’intero Mondo.
Francesco Zaffuto

Link
Algeria, migliaia di migranti abbandonati nel deserto


domenica 12 marzo 2017

Carestia: mancano acqua e pane per 20 milioni di umani

Carestia: mancano acqua e pane per 20 milioni di umani
 "Il mondo si trova di fronte alla più grande crisi umanitaria dal 1945 con oltre 20 milioni di persone colpite da fame e carestia": lo ha detto il capo degli affari umanitari dell'Onu, Stephen O'Brien.
    "Senza sforzi globali collettivi e coordinati, la gente morirà di fame, e molti altri soffriranno e moriranno a causa delle malattie", ha aggiunto O'Brien durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu. Quindi ha chiesto l'invio immediato di fondi per lo Yemen, il Sud Sudan, la Somalia e la Nigeria.

I grandi USA, Europa, Russia, Cina che fanno??? Non si può pensare che per tale catastrofe possa bastare la carità individuale.

mercoledì 30 dicembre 2015

Buon Anno a chi ha fermato l'ebola


la foto e l'annuncio diffusi su facebook
da
Chiudiamo l'anno con una buona notizia: GUINEA LIBERA DALL'EBOLA dopo 42 giorni senza nessun nuovo caso 
Da marzo 2014, 3.800 operatori di Medici Senza Frontiere  sono stati impegnati nella lotta all'epidemia, curando 10.288 pazienti in Africa Occidentale.

Inizio modulo


lunedì 20 aprile 2015

Aiutiamoli a casa loro


Chi sbarca arriva con tutte le sue speranze e con tutte le contraddizioni di una storia violenta alle spalle; alcuni sono arrivati a litigare dinanzi la porta dell’inferno per motivi religiosi.
Aiutiamoli a casa loro
Un blocco navale per lasciarli morire il Libia è un modo per aiutarli a casa loro?
Quando si dice aiutiamoli a casa loro, si deve dire COME.
Qual’è la casa dei migranti del mare?
Non sono libici per la stragrande maggioranza di loro; la Libia di Gheddafi fermava i flussi migratori sparando sui disperati nel deserto. La strada non è quella di ricostruire un guardiano in Libia se si dice che li si vuole aiutare a casa loro.
Quale è la loro casa?
Come si chiama: Eritrea, Gana, Somalia, … Sono più case.
Sono un’Africa che potrebbe essere in grado di dare da mangiare a tutti; un continente grandissimo, più grande di Cina, Usa ed Europa messi assieme.
Occorre individuare con chi parlare e agire in Africa.
E’ possibile un nuovo congresso pan africano per affrontare questo problema e quale autorità può rivestire?
Cosa debbono fare Europa, Russia, USA, Cina che sono i guardiani dell’ONU e del mondo? Perché il problema è mondiale e al momento è solo scaricato sull’Italia.
Cosa non dovrebbe più fare la speculazione finanziaria in Africa: comprare terreni a basso prezzo, inquinare, vendere armi, predare giacimenti minerari.
Aiutiamoli a casa loro.  Sì, ma si dica come.
20 aprile 2015 francesco zaffuto


Immagine: fila di lumini accesi

venerdì 6 dicembre 2013

non dovete avere paura della vostra luce


Nelson Mandela ha lasciato questo mondo. Nel secolo contraddittorio e spesso buio che è stato il 900 Mandela è stata una luce di libertà, coraggio e rispetto per la dignità umana

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c'è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

dal suo discorso inaugurale 1994 come Presidente del Sud Africa 

La foto d'immagine utilizzata in questo post da http://www.artspecialday.com/mandela-un-super-uomo-dallanimo-invincibile/

mercoledì 9 ottobre 2013

lettera a Barroso

Oggi il Presidente della Commissione europea Barroso si recherà a Lampedusa
gli invio questa lettera che annegherà nel grande mare del web.

Signor Presidente Barroso,
fa bene a venire in questo angolo della Sicilia anche se con tanto ritardo, ma sono proprio tanti  questi morti per smuovere il cuore dell’Europa. 
 Si ricordi Presidente che lei non è un capo spirituale che con la parola può elevare una preghiera al cielo, lei è un capo materiale a cui si chiedono provvedimenti.  
 Ha chiesto, Presidente,  cosa sono disposti a fare gli altri capi europei? Perché non è proprio giusto poi tra qualche che mese venire a dire “non hanno voluto”.
 La Sicilia, signor Presidente, è il sud dell’Europa ed anche il nord dell’Africa, l’Europa è il nord di questo mondo, e tanti disgraziati vedono in questo nord una speranza. 
 Avete fatto nella Commissione europea, signor  Presidente, l’elenco dei problemi? Perché questo elenco si può fare anche senza recarsi a Lampedusa:
come impedire che anneghino,
come non fare ricadere su Lampedusa, sulla Sicilia e sull’Italia tutto l’onere dell’accoglienza,  
come impedire le partenze e il ruolo criminale che svolgono gli scafisti,  
e soprattutto come impedire che diventino disperati nei loro paesi.
 Necessitano:
 finanziamenti,
una unità di intenti dal punto di vista giuridico per l’emigrazione,
una unità di intenti nella politica estera da attuare con le nazioni dell’Africa.
 Distinti saluti
09/10/2013 francesco zaffuto

Immagine – uno striscione  tenuto da lampedusani con su scritto  “basta parole, fermate questa mattanza” da http://notizie.it.msn.com/topnews/letta-mercoledi-barroso-a-lampedusa

sabato 5 ottobre 2013

viaggio dall'Eritrea

 Venivano dall’Eritrea  molti degli esseri umani annegati a largo di Lampedusa e di Scicli, ma di notizie su questo paese i vari servizi televisivi sono stati  molto avari. Ho provato a cercare su internet qualcosa.

Tra le brevi notizie storiche di Wikipedia troviamo che lo stato di guerra con l’Etiopia ha avuto fine nel 2000 e che tra Etiopia ed Eritrea al momento vige una pace armata.
con un negoziato noto come "Accordi di Algeri", con i quali si è affidato ad una commissione indipendente delle Nazioni Unite il compito di definire i confini tra le due nazioni. L'EEBC (Eritrea-Ethiopia Boundary Commission) ha terminato la sua indagine ed il suo arbitrato nel 2002, stabilendo che la città di Badme debba appartenere all'Eritrea. Tuttavia il governo etiope non ha a tutt'oggi aderito al verdetto della Commissione Confini e ritirato il suo esercito sia dalla città di Badammè che da altre aree del territorio sovrano eritreo.

Leggo poi  una notizia sui rapporti tra Eritrea ed Italia del 30 settembre 2013 sulla Nazione
Campi Bisenzio, 30 settembre 2013 - L'ambasciatore di Eritrea in visita a Campi Bisenzio.Questa mattina il sindaco Emiliano Fossi e l'assessore alla città sostenibile e inclusiva, Luigi Ricci hanno incontrato Zemede Tekle, ambasciatore dello Stato di Eritrea. L'ambasciatore si trovava a Firenze, città gemellata con Asmara, capitale dello Stato africano, in occasione dei Mondiali di Ciclismo ai quali hanno preso parte 4 atleti eritrei. Ieri si sono ritrovate a Firenze per l'occasione le associazioni eritree di tutta Italia. “È stata l'occasione – sottolinea il Sindaco Fossi – per un incontro tra lo Stato di Eritrea e il Comune di Campi Bisenzio. Abbiamo parlato, infatti, della possibilità di stringere un accordo di amicizia che possa avere sviluppi anche a livello imprenditoriale, stabilendo sinergie tra le realtà del nostro comune e la giovane nazione del Corno d'Africa”. A Campi risiedono inoltre diversi cittadini dell'Eritrea.

Sempre su internet c’è un sito che pare avere un carattere di ufficialità e che magnifica i risultati sociali,  economici e politici in Eritrea http://www.eritreaeritrea.com/ . Se provate a dare un’occhiata trovate anche sullo stesso sito un articolo riportato da Stampa Libera  dove si parla di trame contro l’Eritrea ordite da Amnesty, estrema sinistra italiana e Vaticano per mettere in cattiva luce l’Eritrea  http://www.eritreaeritrea.com/uccidere_la_speranza.htm 

Quello che non viene digerito dagli esponenti politici in Eritrea è proprio il rapporto di Amnesty
Ma se chi scappa dall’Eritrea è disposto a fare un viaggio così disperato verso le coste italiane un motivo ci deve pur essere.

Uno dei pochi servizi giornalisti recenti sull’Eritrea è quello de il Fatto quotidiano
Riguardo ai rapporti tra il nostro paese e il Governo dell’Eritrea, possiamo leggere questo articolo dell’Espresso di Luglio
Un corposo dossier degli ispettori Onu accusa il nostro Paese di avere contribuito alla macchina bellica del padre padrone dell’Asmara Isaias Afewerki. Nel documento esaminato da “l’Espresso” vengono chiamate in cause aziende italiane per forniture di elicotteri e veicoli utilizzati dalle forze armate del regime, sottoposto all’embargo internazionale ……

La presidente della Camera Boldrini è ieri intervenuta cogliendo gli aspetti essenziali del problema, (e non si comprende perché viene attaccata da destra e da sinistra quando si fa paladina dei diritti umani).
 ” Bisogna spiegare, ha detto Boldrini che il reato di immigrazione clandestina non significa che non si deve soccorrere in mare.
Boldrini ha anche auspicato che gli stati membri dell’Europa cedano sovranità per armonizzare le loro legislazioni in tema di immigrazione. Oggi, il lutto nazionale è stata una “decisione molto apprezzabile da parte del governo” ma perché tutto questo abbia un senso “nulla dovrà essere più come prima perché altrimenti il nostro stato d’animo, la nostra solidarietà non avrà senso”.
“Penso che dovremmo riconsiderare le nostre politiche verso i paesi di origine dei richiedenti asilo che rischiano la vita in mare. Perché intere generazioni di eritrei lasciano il loro paese, uomini e donne, perché migliaia di somali lasciano il loro paese?” ha detto Boldrini ricordando che in Eritrea “uomini e donne sono costretti al servizio militari sine die” e invitando la stampa a “non far vedere i loro volti: Lo chiedo anche a voi non esponete queste persone con generalità complete  perché questo espone le famiglie rimaste a casa”. “E dovremo forse riconsiderare anche i nostri rapporti con i paesi di transito” dove non c’è cultura dei diritti umani, ha aggiunto Boldrini.

Questo post ovviamente è molto disarticolato e costruito sulla base di notizie reperite su internet, ma pare necessaria una maggiore informazione su ciò che accade in Eritrea e sulla tipologia dei rapporti tra governo italiano e quello eritreo.  Se vogliamo affrontare il problema drammatico degli sbarchi sono necessari i doverosi aiuti a chi sta annegando ma non bastano, sono necessari:  un ruolo attivo di tutta l’Europa sull’immigrazione con una normativa comune, rapporti chiari con i paesi di origine per il rispetto dei diritti umani, aiuti ai paesi d'origine per avviare un proprio autonomo sviluppo economico. 
Se guardiamo la cartina del globo terrestre dobbiamo pur credere ai nostri occhi, l’Africa è un continente immenso è impossibile che non possa dare pane ai suoi figli.

05/10/2013 francesco zaffuto

Immagine – l’Africa nel globo terrestre

mercoledì 16 gennaio 2013

Il pronto intervento francese in Africa


Malì, ma dov’è? Eccolo sulla cartina dell’Africa. Niente affatto piccolo Km quadrati 1.240.142, molto  più di Francia ed Italia messe insieme, ci abitano 14.500.000 abitanti, quasi tutti poveri ma parlano in francese. Se andate su wikipedia  http://it.wikipedia.org/wiki/Malinon trovate niente sulla storia di questo paese, tutto pare cominciare nel 1864 con la colonizzazione francese.
 Oggi veniamo a sapere che il presidente francese (che non si chiama Sarkozy bensì Hollande) ha disposto un intervento militare in quel paese con truppe ed aerei da bombardamento, per proteggere il Sud del paese da ribelli fondamentalisti del Nord,  ed ha dichiarato: "Abbiamo un obiettivo. Garantire che quando ce ne andremo, quando terminerà il nostro intervento, il Mali sarà sicuro, avrà autorità legittime, un processo elettorale e non ci saranno più terroristi a minacciarne il territorio"
 In pratica la Francia in Africa è diventata una struttura di pronto intervento di cure democratiche, l’abbiamo vista in azione in Libia e ora in Malì, arriva prima dell’ambulanza; questa volta è arrivata prima ancora di un qualche organismo internazionale, senza un pass dell’ONU e senza un pass della Nato; figuriamoci se intendeva chiedere un pass all’Europa, di cui pare far parte quando si parla di Euro e UE.
 Gli USA sembrano defilati da questo scenario di guerra africano, ma forse la Francia un pass degli americani ce lo ha, nascosto tra le pieghe di qualche valigia diplomatica.
 E’ dal 1960 che il Malì si è liberato dal colonialismo francese;  da quando è “indipendente”   ha cominciato a barcollare tra un colpo di stato ed un altro, e soprattutto non si è liberato da una grande miseria.   In Malì, malaria, febbre gialla, dissenterie, giardiasi, tifo, epatite, vermi intestinali … sono il parziale elenco delle malattie più diffuse; il problema principale pare che sia quello dell’acqua, manca un piano di potabilizzazione e di distribuzione.  Certo era meglio un pronto intervento francese per l’acqua,  magari qualche anno fa, magari insieme all’Europa e con il concorso di altri paesi africani, magari con qualche brocca di buona acqua non nascevano neanche i fondamentalisti.
16/01/13 francesco zaffuto
Immagine – cartina mappamondo  Africa  e Malì da wikipedia

martedì 6 novembre 2012

condivisioni


L'importo stimato per cancellare la fame nel mondo è stato valutato a 30 miliardi per anno... importo che il mondo spende in materiale militare ogni otto giorni!
Commento per disabili visivi
la frase in inglese è posta al centro
sopra nel cielo un bombardiere sgancia le sue bombe
sotto un bambino cerca tra i rifiuti qualcosa da mangiare.
Ho condiviso questo manifesto su facebook, ho voluto ripetere la condivisione sul blog.
dalla pagina Africa

domenica 31 luglio 2011

Salvarsi in due


L’allarme lanciato da Agire per il Corno d’Africa, dove carestia e guerra si sommano per la distruzione di popoli in fuga, viene ripreso da diversi giornali. In questo blog faccio il mio dovere di pubblicarlo, ed ho inviato via c/c postale la mia piccola somma


http://www.agire.it/it/appelli_di_emergenza/africa_orientale.html


MA NON BASTA, NON BASTA!


Chi ha una responsabilità politica, ha anche la responsabilità di intervenire.


Accettare come un fatto ineluttabile la morte per fame e per sete porta alla distruzione del mondo e rende i cuori più duri del granito. Non è giustificabile neanche la scusa della grande crisi economica.


E’ possibile salvarsi in due.


Oggi la crisi che attanaglia il mondo è aggravata dalla speculazione finanziaria che con le sue operazioni di breve periodo attacca Stati e imprese. La strada della Tobin tax per frenare la speculazione finanziaria è stata più volte proposta nelle assise internazionali ma si è evitata di perseguirla per non schiacciare i piedi ai grandi speculatori.


http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_tax


Con questa strada ci si può salvare in due, possono essere raccolti fondi per intervenire con aiuti nelle disgrazie del mondo e si può porre un freno alla speculazione che sta distruggendo le economie dei paesi ricchi.


Fino ad ora solo timide proposte nei G20 e scuse per non affrontare il problema.


30/07/11 francesco zaffuto


immagine – “noi”- acrilico e figure © arianna veneroni http://www.flickr.com/photos/arive11/

nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi

due figure umane, appena accennate, in un cielo grigio sembrano cercarsi senza possibilità d’incontro; ma le tracce di azzurro, che faticosamente emergono, fanno sperare

martedì 21 settembre 2010

Ma, porco mondo!


Sarkozy ha detto all’ONU che si debbono tassare le transazioni finanziarie per aiutare l’Africa e affrontare i problemi della fame, per fare in modo di far pagare qualcosa al capitalismo finanziario.
.
20/09/10 – Sarkozy all’ONU, tassare le transazioni finanziarie
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/20/vertice-onu-sarkozy-propone-una-tassa-su-tutte-le-transazioni-finanziarie/62626/
20/09/10 – 22.000 bambini al di sotto di 5 anni muoiono ogni giorno
http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/ogni-giorno-muoiono-22mila-bambini.html
21/09/10 - Iniziative ONU senza fondi
.
Sì, il destro Sarkozy, quello che giorni prima aveva cacciato dalla Francia i Rom.
Se anche il destro Sarkozy vuole ciò allora fatelo; i capi di governo che non vogliono la Tobin Tax alzino la mano.
Non sarà digerita dagli operatori finanziari di borsa?
E da quando si chiede a chi deve pagare una tassa, se gli piace?
Se ben ricordo, a uno dei primi G20, fu l’ormai tracollato primo ministro inglese Brown a proporre la Tobin Tax; e tanto per precisare il nostro Tremonti fu uno dei primi a dire no, e lo stesso Sarkozy non mostrò alcun favorevole entusiasmo.
http://www.liquida.it/notizie/2010/09/06/10681366/tobin-tax-g20-james/
La tassazione delle transazioni finanziarie si può fare da DOMANI MATTINA, CON UN DUPLICE EFFETTO BENEFICO: RACCOGLIRE FONDI PER LA FAME NEL MONDO E DIMINUIRE IL QUANTITATIVO DELLE TRANSAZIONI FINANZIARIE SPECULATIVE INUTILI E DANNOSE (specie quelle transazioni che vengono effettuate ogni giorno sui mercati per far guadagnare agli speculatori su ogni minima oscillazione valutaria).
SE NON SI FA, SORGE IL SOSPETTO CHE FAVOREVOLI E CONTRARI STANNO A GIOCARE SULLA PELLE DEI POVERI DERELITTI.
Siamo di fronte ad una partita che si gioca sulla vita degli uomini più poveri del pianeta.
In Europa, perfino nella sociale e democratica Svezia, avanza la destra xenofoba, raccoglie i voti della paura dagli stessi ceti popolari.
In Italia si prevede addirittura una nuova avanzata della Lega – non per i vecchi slogan su Roma ladrona – ma per la stessa xenofobia che si sta diffondendo a causa della forte tensione sul mercato del lavoro. Intanto i politici italiani ben si guardano dall’avanzare qualche proposta concreta per combattere il lavoro in nero, la condizione di precarietà e la disoccupazione.
La seconda parola, Lavoro
Mentre il capitalismo continua ad arricchirsi sullo sfruttamento della manodopera a basso prezzo nei paesi lontani e in patria con i migranti; rischiamo una guerra di poveri contro poveri.
La Libia investe miliardi su Unicredit e su Fiat, ma ben si guarda dal fare una politica di investimenti per lo sviluppo dell’Africa, e lo stesso fanno i vari sceicchi del Medio Oriente.
La tragedia del popolo palestinese è stata usata per sessanta anni per dimostrare al mondo che l’ONU non esiste; esistono solo gli interessi di grandi banchieri ebraici e di grandi petrolieri arabi.
I poveri arabi, invece di svegliarsi e fare pagare un qualche prezzo ai miliardari delle loro terre, emigrano e quando arrivano in Europa continuano a conservare una così grande nostalgia della loro terra al punto di fare andare in giro vestite con il burqa le loro donne.
Non sappiamo neanche quante siano di numero le guerre in Africa in questo momento; sui nostri “informatissimi” quotidiani non c’è un servizio che spiega qualcosa su quello che sta accadendo in Etiopia ed Eritrea.
Continuiamo a vendere armi, che si fabbricano nel bresciano, a vari dittatori e c’è chi si diverte a mettere marchi e marchietti di simboli politici nelle scuole.
Siamo avari per la fame nel mondo e aumentiamo i disastri nel delta del Niger con le nostre società petrolifere.
Continuiamo a giocherellare con i nostri cellulari e non ci curiamo che vengono costruiti con materie prime dell’Africa pagate a prezzi di rapina.
http://eliotroporosa.blogspot.com/2010/09/quante-vite-costano-i-nostri-telefoni.html
Abbiamo bisogno come non mai di SOCIALISMO; ma i politici si vergognano perfino a nominarne la parola e continuano a proteggere gli interessi di quelli che hanno le società Off-shore nelle Isole Cayman.
Già siamo in un porco mondo, ma che porco di mondo vogliamo?
21/09/10 francesco zaffuto
.
(immagine “Integrazione” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
La fotocomposizione Integrazione di Liborio Mastrosimone è una bocca aperta con grandi denti smaglianti, una bella bocca come quelle che vengono usate per i cartelloni pubblicitari che propagandano i dentifrici. Dentro la bocca si intravedono i piedi e i polpacci di un uomo che sta per essere definitivamente inghiottito. Il colore di quell'uomo, quasi definitivamente inghiottito, é nero.

domenica 27 giugno 2010

G8 e G20 avari con la fame nel mondo


ECCO UN COLLAGE SULL’AVARIZIA E SULLA DISPERAZIONE
Nessuna tassa alle banche
TORONTO (27 giugno) - Nella bozza di conclusioni del G20, sulla quale ci sarebbe un accordo di massima, è scritto che le banche d'ora in avanti dovranno contribuire al risanamento del settore finanziario, ma attraverso «un'ampia gamma di approcci politici». Dunque nessun vincolo a introdurre una tassa globale sulle banche.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=108333&sez=HOME_NELMONDO

UNA PICCOLA ED AVARA CARITA’
Il G-8 ha deciso di concentrarsi sulla salute delle madri e la mortalità infantile. Ogni anno, nel mondo, 9 milioni di bambini muoiono prima di raggiungere il quinto compleanno. Sono 7,3 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per combattere questa piaga. I padroni di casa del Canada ci tenevano così tanto da stanziare loro stessi il grosso dei finanziamenti. Non è chiaro quali siano i contributi individuali degli altri sette. Saranno coinvolti anche i privati, fra cui la Fondazione di Bill e Melinda Gates, che ha già messo a disposizione 1,5 miliardi di dollari.

MA dove sono finiti gli altri stanziamenti?
Oxfam e Ucodep accusano i leader di non essere riusciti a mantenere la promessa di aiutare i paesi più poveri e di cercare anzi di distrarre l’attenzione. “Non c’è foglia grande abbastanza per nascondere la vergogna delle promesse infrante dal summit, che per simbolo ha adottato proprio una foglia, quella dell’acero canadese.” denuncia Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Il fallimento del G8 lascia un’eredità pesante: bambini che non potranno andare a scuola, malati che non potranno essere curati e un miliardo di affamati che continueranno a rimanere senza cibo. In realtà i paesi del G8 stanno semplicemente rimescolando gli stessi soldi in modo diverso. L’unica promessa che conta veramente è quella fatta a Gleneagles (G8 di Scozia) cinque anni fa di aumentare gli aiuti di 50 miliardi di dollari entro il 2010. Ed è proprio questa la promessa che il G8 ha accantonato oggi”. Considerato che globalmente gli aiuti del G8 ai paesi poveri non sono aumentati, l’impegno di donare cinque miliardi di dollari alla salute materna significa che probabilmente questi soldi saranno sottratti ad altri diritti essenziali, come quello all’istruzione e al cibo, avvertono Oxfam e Ucodep.
Al G8 de L’Aquila, per esempio, erano stati promessi 22 miliardi di dollari su un periodo di tre anni per sostenere l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, Oxfam e Ucodep calcolano che le risorse davvero nuove siano state al massimo sei miliardi di dollari e che il G8 abbia conteggiato due volte gli stessi soldi per altre iniziative, come ad esempio i fondi per permettere ai paesi poveri di adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici.

ANCHE IL G20 DELUDE NESSUNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIEToronto, 27/6/2010 – Il G20 ha perso un’occasione d’oro per affrontare la povertà globale, limitandosi a constatare che non c’è accordo su come far pagare il costo della crisi economica alle banche. “Dopo che il G8 ha lasciato cadere nel vuoto il suo impegno di aiutare i paesi più poveri, il G20 ha perso l’occasione di ridurre la povertà attraverso l’adozione di una tassa sulle banche”, commenta Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Per usare un linguaggio calcistico, i difensori del Canada hanno impedito agli USA e e all’Unione Europea di fare goal nella partita più importante per l’Africa. Il G20 avrebbe dovuto applicare una tassa al settore finanziario per dare veramente una mano ai 64 milioni di persone impoverite dalla crisi economica”
http://www.ucodep.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1912&Itemid=487
La presa di posizione a favore della Tobin Tax dell'economista Jeffrey Sachs

La grave situazione del NIGERL’associazione Save the Children evidenzia che ogni 4 secondi muore un bambino per malattie prevedibili e curabili come diarrea, polmonite, complicazioni neonatali. In occasione del G8 in Canada, l’associazione ha lanciando l’allarme sulla situazione in Niger, dove 400mila bambini rischiano di morire di fame entro l’estate. “Nel Paese africano è in atto una catastrofe umanitaria, dovuta alla carestia e all’aumento dei prezzi degli alimenti. Se non si interviene in modo massiccio e immediatamente, 400mila bambini vanno incontro alla morte nei prossimi giorni”.
Nei giorni scorsi anche la Caritas Internationalis ha lanciato un appello per la regione del Sahel n cui si spiega che la situazione attuale è persino peggiore di quella del 2005, che aveva avuto conseguenze gravissime. Sono almeno dieci milioni le persone che in questa regione africana si trovano ad affrontare una grave carenza di cibo. Il Paese più colpito è il Niger, dove a rischio fame sono ben 8 milioni di persone, la metà dell’intera popolazione. Ma anche aree del Ciad, del Mali e del Bourkina Faso sono in una situazione difficile. Anche il Vice-segretario generale dell’Onu, John Holmes ha messo in allerta i meccanismi dell’intervento umanitario nella regione del Sahel. [GB]

http://www.unimondo.org/Notizie/Ong-i-G8-sono-in-debito-di-20-miliardi-e-allarme-carestia-in-Niger

IL RUOLO DI BERLUSCONI SULLA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE

BERLUSCONI,RIDICOLA TASSA FINANZA UE;MERKEL,SÌ UNANIME/ANSA PREMIER,DECISIVO VETO ITALIA; BERLINO,ANCHE DA SOLI SENZA OK G20 (ANSA) - ROMA, 20 GIU - Si apre una crepa fra Italia e Germania sul fronte della tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Non usa mezzi termini il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, verso una misura nei cui confronti l'Italia è stata da sempre molto fredda, al contrario della Germania, sostenuta anche dalla Francia, che ha sempre caldeggiato tale forma di imposizione anche solo a livello europeo. La tassa sulla finanza è «ridicola», ha spiegato Berlusconi, intervenendo telefonicamente al debutto della Fondazione Liberamente e sottolineando di credere di «aver reso un buon servizio al mio Paese e anche all'Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie» che riguardasse solo quelle effettuate sulle Piazze del Vecchio Continente. A giudizio del premier, questa imposizione «se fosse stata approntata solo dall'Unione Europea e non dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi» la mole delle transazioni finanziarie internazionali. Berlusconi fa riferimento al pressing esercitato dall'Italia in sede di Consiglio Europeo, con il risultato di portare all'attenzione del G20, e quindi da un livello europeo ad un contesto mondiale, il tema della tassa sulla finanza. La posizione del presidente del Consiglio è però comunque in netta antitesi con quella delineata dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, proprio in occasione dell'ultimo Consiglio europeo della settimana scorsa: «Oltre alla tassa sulle banche, oggi abbiamo deciso anche di proporre al G20 una tassa sulle transazioni finanziarie globali», aveva detto Merkel, sottolineando che «una iniziativa globale sarebbe meglio, ma se non riusciamo a convincere il G20, possiamo fare qualcosa anche da soli». Un'ipotesi che potrebbe diventare realtà, visto che una tassa di questo tipo non ha mai raccolto particolari entusiasmi in sede di G20. Non è un caso, quindi, che oggi non si sia fatta attendere la reazione di Berlino, affidata alle parole di un portavoce del Governo, che ha evidenziato come «le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo», senza nessun veto di sorta, se non quello della Repubblica Ceca che si è riservata il diritto di introdurre nuove tasse, in particolare quelle sugli istituti bancari. Il portavoce ha citato esplicitamente il voto unanime anche sull'articolo 17 della delibera del Consiglio, sottolinea la necessità di «esplorare e sviluppare ulteriormente» l'eventuale introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie su scala mondiale, perchè «la risposta dell'Unione alla crisi deve continuare ad essere coordinata a livello globale per assicurare la coerenza delle misure sul piano internazionale».(ANSA). BAC 20-GIU-10 20:31

CERTO CHE UNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE E’ MEGLIO CHE VENGA PRESA DA TUTTI I PAESI; MA IL RUOLO DI “ESSERE CONTRO” GIOCATO DA BERLUSCONI ED ALTRI LEADER E’ STATO UN RUOLO DI AFFOSSAMENTO DELLA PROPOSTA. L’AVARIZIA DI BERLUSCONI HA INCONTRATO L’AVARIZIA INTERNAZIONALE.(f.z)
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immagine “barca di migranti e pescecani” © Antonio Pilato; il pittore ha dedicato un’ampia produzione artistica sul tema visionabile su http://pilatoweb.altervista.org/home.htm

venerdì 4 dicembre 2009

Aspettando Copenaghen

04/12/09
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L’agenda di Copenaghen trabocca di problemi. Come salvare l’equilibrio ecologico del pianeta ed insieme salvare:
- il necessario sviluppo dei paesi poveri
- l’uscita dalla crisi dei paesi ricchi
Intanto vanno messe subito al riparo l’aria e le acque del nostro pianeta dall’uso selvaggio e senza scrupoli da alcune multinazionali. Alcune multinazionali insieme a banditi senza scrupoli hanno disseminato le acque delle coste africane di rifiuti tossici. Quello che è stato fatto in piccolo nelle vicine coste della Calabria nelle coste africane è stato fatto alla grande.
Ecco uno dei tanti esempi riportato sul blog di Riccardo Barlaam
“ La notte tra il 19 e il 20 agosto 2006 in Costa d'Avorio la nave cargo Probo Koala scarica in 15 siti attorno alla capitale Abidjan 528 tonnellate di soda caustica, residuo altamente tossico della lavorazione del greggio. La nave cargo trasporta un carico di greggio della Trafigura, multinazionale anglo-olandese leader nel trading delle materie prime. Nelle settimane successive ad Abidjan l'aria è irrespirabile. Centomila persone si ammalano: problemi respiratori, intossicazioni, diarrea. Ne muoiono 17. Alcune migliaia conservano ancora oggi i segni sul loro corpo. La Corte di assise di Abidjan qualche settimana fa ha condannato due persone a 20 e 5 anni di carcere per il disastro della Probo Koala. La multinazionale Trafigura ha patteggiato: pagherà 1.546 dollari di indennizzo a 30mila persone e 200 milioni di dollari al governo ivoriano per i danni ambientali.”http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/10/clima-africa-danni-paesi-ricchi.shtml?uuid=2ea60fea-c09f-11de-950f-cada4a6e54e9&DocRulesView=Libero
Sono da aggiungere i disastri compiuti dalle società petrolifere nel delta del Niger, dove la nostra ENI non è esente da gravi responsabilità per l’inquinamento di un vastissimo territorio. Nonostante tutte le denunce, di Amnesty International e di organi d’informazione, le società petrolifere continuano nel loro comportamento banditesco.
http://www.amnesty.it/Delta-del-Niger-tragedia-dei-diritti-umani.html

L’Agenda di Copenaghen non deve solo un fissare in astratto date per il futuro che sembrano rimandare il tutto a comportamenti che si dovranno consolidare successivamente; insieme alla tabella degli impegni debbono esserci vincoli di comportamento che partano già da ora.
francesco zaffuto

(immagine – “i segni dell’acqua” rilievo materico con tecnica mista © marco mirzan)
(la mostra "i segni dell'acqua" del pittore Marco Mirzan è visitabile in Macherio - Monza Brianza - Corte del Cagnat 38 via Roma - fino a l'8 dicembre - orari 10.00 - 12.00 - 16.30 - 19.00)
Per immagini e poesie sul tema vai al blog http://groviglidiparole.blogspot.com/

lunedì 13 luglio 2009

OBAMA - AFRICA - G8


13/07/09
Secondo i dati di un rapporto della Bank of England “Financial Stability Review “ gli stanziamenti di USA, paesi dell’area euro e Gran Bretagna, per fronteggiare la crisi sono stati 14.800 miliardi di dollari. Il G8 per gli aiuti in Africa ha stanziato 20 miliardi di dollari (solo lo 0,14%, per chi è in procinto di morire di fame, ed in tre anni). Non si capisce neanche bene se trattasi di somme nuove o di somme che includono aiuti promessi precedentemente e mai effettuati.Obama, durante il recente viaggio in Africa, ha indicato agli africani di liberarsi dalla politica corrotta, molto giusto; ma molti leader africani non fanno altro che imitare i comportamenti di americani ed europei: il godimento, il grande lusso, la gratificazione del potere, l’indifferenza per chi è debole e sfortunato.
Obama per tanti africani è la figura mitica del riscatto della negritudine, può mettere in moto dei sogni ma i sogni dovranno essere accompagnati da alcune realizzazioni; se non saranno accompagnati da qualche realizzazione possono portare a nuovi deserti depressivi.
La crisi mondiale si può superare mettendo in moto il continente Africano. Molto possono fare gli Usa ma molto deve fare l’Europa, con stanziamenti ed idee che superino la carità. E’ soprattutto l’Europa, per la sua vicinanza al continente africano, che è direttamente interessata dallo sviluppo dell’Africa: una grande potenzialità umana che potrà diventare un grande mercato capace di spingere la vecchia Europa.
L’Europa al posto di scacciare i rifugiati, dovrebbe fare un piano ordinato di accoglienza, un patto di formazione lavoro per qualche anno e un piano di ritorno in Africa dopo avere imparato un mestiere. Chi dall’Africa arriva in Europa invece o viene scacciato o viene inserito in attività di lavoro che non hanno alcun carattere di formazione o viene utilizzato per le sue caratteristiche fisiche per fare il guardiano e il buttafuori.
In Africa pare che ci siano sostanzialmente due problemi: l’urgenza e il futuro. L’urgenza per le persone che in questo momento periscono per fame va affrontata sul piano internazionale con immediatezza e non con piani triennali. Il futuro va affrontato rendendo autonome le nuove generazioni di africani e investendo soprattutto in formazione. Rendere autonoma l’Africa e gli africani significa investire in cultura umanistica e tecnologica per le nuove generazioni di africani. Imparare tecnologie per l’uso delle acque e diventare dei buoni agricoltori è la strada maestra per liberarsi in futuro dalla fame e anche dalla stessa carità.
francesco zaffuto
un interessante articolo sulle reazioni in Africa al G8


http://www.unimondo.org/Notizie/Il-G8-visto-dall-Africa
un post di questo blog
blog interessanti sull'Africa
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(immagine – “uomo con poche cose da vendere” acquarello © francesco zaffuto link Uomo con poche cose)