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mercoledì 31 ottobre 2018

SIMILITUDINI: TRUMP, SALVINI e BOLSONARO


TRUMP, SALVINI e BOLSONARO non sono la stessa cosa,  ma hanno la stessa origine: la delusione di un elettorato per le esperienze precedenti  con leader che volevano essere democratici, progressisti e vagamente di sinistra. L’elettorato ormai è lontano dagli affezionamenti ideologici e naviga a vista,  saltando dalle promesse più bislacche di un leader  a quelle di un altro. 
 Per tornare ad un leader vagamente di sinistra occorrerà passare un po’ di anni con quello di destra;  l’abbiamo visto in Grecia, poi in Spagna,  e forse lo vedremo con un prossimo successo di  Corbin in Gran Bretagna. 
 Destra e manca, montaggio e rismontaggio, in una democrazia dove le componenti tendenzialmente si somigliano.  Il danno, diciamolo liberamente, lo fanno i popoli senza cultura e senza memoria;  dove ogni singolo elettore pensa ai suoi interessi di bottega e si lascia abbindolare da promesse ed appartenenze.
 In linea di massima si conclude ben poco con questo tipo di democrazia, ma la cosa più pericolosa è:  se ad uno dei vari leader, che si avvicendano,  ad un certo punto, gli viene la voglia proprio di smontare la democrazia.
 Allora la massima vigilanza sulla libertà d’espressione e sugli istituti rappresentativi della democrazia;  ma anche un po’ di collaborazione tra forze di governo e forze di opposizione per le decisioni e le opere d’interesse collettivo, onde evitare uno stupido montaggio e rismontaggio.  (fr.z)


martedì 6 marzo 2018

La campagna elettorale di Putin


Dopo un cambio di data, le prossime elezioni presidenziali in Russia si terranno il 18 marzo 2018. Se al termine del voto nessuno dei candidati in lizza dovesse raggiungere la maggioranza assoluta, allora si procederà a un secondo turno in data 8 aprile.
Il favoritissimo Putin ha lanciato una campagna a tutto campo:

lunedì 4 aprile 2016

Panama Papers ed il forziere dei nostri santi

Una talpa, illuminata dal desiderio di sacra verità o sacra vendetta, rivela i file segreti di oltre 200 mila società offshore create dallo studio Mossack Fonseca di Panama.
Certo,  lo sapevamo che le Isole Caimans e Panama erano paradisi fiscali e luoghi di riparo per ogni sorta di tesaurizzazione privata;  ma vedere i nomi di quelli che hanno il tesoro fa un certo effetto.
Chi si aspettava che un Putin e un Camerun non si fidassero di affidare i loro tesoretti alla Russia e alla Gran Bretagna. Ad essi si aggiungono alti dirigenti cinesi, il presidente ucraino Poroshenko,  il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e il sovrano del Marocco Mohammed VI.  E la lista dei nomi promette di ingrossarsi a dismisura. Una grande internazionale della fuga dei capitali,  per evitare il fisco nel proprio paese e per costruirsi una buona e sempre possibile residenza lontana dal proprio paese; mentre magari nel proprio paese si gioca a fare la parte degli integerrimi e si perseguitano i piccoli evasori.
 Accanto a questi isospettabili uomini politici non mancano uomini delle mafie e del cartello del traffico di droga. Non mancano rispettabili industriali che si sono stancati di fare gli imprenditori e che preferiscono il parassitismo finanziario. Non mancano poi gli arricchiti fortunati  che,  per loro qualità e per le regole del mercato,  sono stati pagati in modo esorbitante per le loro prestazioni: manager, calciatori, artisti, mediatori di affari ecc..
 Fra poco ci diranno che, tranne qualche caso problematico,  poi in fin dei conti,  era tutto regolare e lentamente tenderanno a stendere un velo fino alla totale dimenticanza, e ricominciare come se nulla fosse.
 Ma questo bubbone che sta facendo marcire il pianeta non è solo un fatto di frode e di evasione, è proprio un bubbone prodotto dalla grande ricchezza non investita e tesaurizzata. Anche il cosiddetto denaro guadagnato onestamente,  ma in modo esorbitante, va a fare parte della massa di capitale finanziario tesaurizzato, investito in speculazioni finanziarie e che non dà alcun  impulso a investimenti produttivi.
  In un mondo che abbonda di ricchezza e di spreco si stende e spande la miseria diffusa dei diseredati;  con il problema ancora insoluto  della fame di bambini denutriti  che fa arricciare il cuore.
 Una volta c’era la lotta di classe, o almeno si parlava di lotta di classe; oggi ci sono le appartenenze di religione, di razza, di etnia. Su queste appartenenze ci hanno soffiato come su un fuoco sulla paglia gli stessi grandi speculatori; non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’appoggio dato dagli USA all’integralismo islamico negli anni ottanta. Sono riusciti a creare un’altra realtà, ed ora è diventata così grande che gli è quasi scappata di mano. Si parla di guerre sante con i forzieri del tesoro ben tenuti al riparo; ci sarà sempre un Hotel di lusso per ricchi in qualche isola con il mare incontaminato, mentre il resto del mondo brucia nelle fiamme della guerra e della miseria.
 Ad una internazionale dei miliardari si può solo rispondere  con l’ Internazionale dei diseredati capace di superare i conflitti  religiosi ed etnici, altrimenti è la fine.
 Nessuna nostalgia però del passato, perché se guardiamo nel passato scopriamo grandi errori: il comunismo statalista ha fallito nel suo compito; il socialismo riformista si è fatto fagocitare dallo stesso capitalismo finanziario.
  L’etica dell’uomo nuovo non si può costruire con prediche e neanche con tappe forzate. Va amata la libertà di ogni singolo uomo ma va data dignità ai bisogni essenziali di ogni singolo uomo;  va costruito faticosamente un cammino di uguaglianza preservando beni essenziali come l’aria, l’acqua e la terra.
 Non c’è una sola ricetta miracolosa;  ogni uomo che ha un’idea e una ricetta la sveli e la condivida, non abbia paura di confrontarla, non si faccia prendere dalla superbia esercitata con la parola;  la parola serve per comunicare ed  è l’unico bene umano prezioso con cui cercare la verità.
Francesco Zaffuto

domenica 18 gennaio 2015

100 milioni di dollari per un appartamento a New York

   Viene acquistato un appartamento nel centro di New York per 100 milioni di dollari. Non un milione di dollari,  bensì 100 milioni per un solo appartamento.
C’è chi dice che la ricchezza produce benessere e che i ricchi sono solo la conseguenza di un miglioramento economico di tutta l’umanità. Al momento l’umanità ha questo problema:
Visto che il comunismo ha fallito e non posso chiedere il comunismo, chiedo allora solo un minimo di decenza del pensiero politico.
Possiamo pensare che chi ha comprato l’appartamento di 100 milioni a New York  si spogli e doni tutto ai poveri bambini affamati dell’Africa? No.
Possiamo pensare che gli Stati che quotidianamente si riuniscono all’ONU possono affrontare il problema della fame nel mondo e risolverlo entro un anno? Sì.
Se il mito della giustizia terrena viene sepolto solo mostri di una guerra irrazionale si possono generare.
18/01/15 francesco zaffuto

Immagine: Malevic, quadrato nero

giovedì 12 giugno 2014

il mondo non è tutto nel pallone


Inizia oggi il campionato del mondo del pallone, ma non tutti i brasiliani sono nel pallone, le proteste si sono fatte sentire per tutto l’anno e fino alla vigilia del campionato  e forse continueranno per tutta la sua durata. Circa 160 mila poliziotti saranno dispiegati nelle 12 città brasiliane
“Secondo alcuni le risorse impiegate per i Mondiali sarebbero dovute essere utilizzate per la salute e l’istruzione”, si difende la presidente Dilma Rousseff. “Ascolto e rispetto queste opinioni ma non sono d’accordo. È un falso dilemma”.
Il presidente del Brasile, un tempo comunista, ha sposato la vecchia logica del potere imperiale “panem et circenses”. 
 In Italia, Monti seppe dire no alle olimpiadi nel 2020 a Roma un lusso che non potevamo permetterci, va dato atto che fu una scelta ponderata.

Oggi siamo pronti a sederci dinanzi alla TV, auguri alla nazionale per la vincita del campionato,  ma evitiamo di addormentarci … sì, la terra è sferica ma il mondo non è tutto nel pallone.
12/06/14 francesco zaffuto

lunedì 9 dicembre 2013

La Grande Porta di Kiev



Qui viene proposto l’ascolto de la Grande Porta di Kiev, episodio conclusivo dai "Quadri di un'esposizione" di Modest Mussorgskij;  nella versione originale composta per piano da Mussorgskij  ed eseguita dal pianista Sergei Yerokhin.
Ieri in Ucraina la grande statua di Lenin è stata abbattuta, come fosse la statua dell’attuale zar, e le piazze sono gremite di manifestanti che chiedono la caduta dell’attuale governo filorusso e l’entrata in Europa.
Se si guarda alla Storia, agli antichi rapporti con la Russia degli zar,  alle meno lontane catastrofi lasciate in Ucraina dalla politica sovietica di Stalin,  una qualche ragione storica si potrebbe rintracciare. Ma la cosa più assurda è quella di vedere una Ucraina che vuole entrare in Europa mentre nella stessa Europa si sta sviluppando il movimento di quelli che vogliono uscire dall’Euro e dall’Europa.
L’Europa vive in una strana contraddizione: più è diventata grande e più il suo recinto protettivo diventa contraddittorio. Nella fase iniziale del dopoguerra gli stati europei erano pervasi da uno spirito di costruzione di una comunità solidale e nel contempo da una difesa di interessi di mercato, oggi pare solo restare  lo spirito della convenienza messo spesso in crisi da interessi contrastanti. Il fine europeo di essere competitivi sul mercato mondiale, in Italia è accompagnato dall’incendio della fabbrichetta cinese di Prato e dai morti sulle spiagge di Lampedusa.  Il recinto parziale di livello continentale pare non funzionare più e si rinnova la tentazione di ritornare ai recinti nazionali.  L’Europa necessita di un ripensamento, ma  abbiamo bisogno di una Europa solidale in un Mondo solidale.
 Non è facile affrontare i problemi mondiali con una sola ricetta, eppure la questione mondo da utopia si è tradotta in necessità. La questione Uomo sarebbe semplice: un po’ di pane, acqua pulita, aria respirabile, un luogo  per ripararsi dal freddo o dall’eccessiva calura e un modo per smaltire gli escrementi. Ma l’uomo deve combattere contro la tirannia del proprio Io e la tirannia dell’Io dell’altro uomo. Si può solo fare un elenco di problemi mondiali: diritti umani, salvaguardia del pianeta, limiti allo strapotere finanziario.  Dal 2008 ad oggi ormai contiamo più di cinque anni di crisi e non si è riuscita a varare una piccola tassazione sulle transazioni finanziarie né a livello di G20 e né a livello europeo.
Le note del russo Mussorgskij  sono il dono gratuito di un artista al popolo ucraino e alla sua città, forse aumentando la capacità di ascolto si può trovare compassione e ragione.

09/12/13 francesco zaffuto

venerdì 18 ottobre 2013

quali pirati 2? la lettera della madre di Cristian

Sono la mamma di Cristian. Ho detto tante volte quello che penso di questa triste vicenda che ci ha sconvolto la vita, quello che so del sogno di mio figlio, quello che voglio per la felicità di Cristian.
Ho scritto a tanti, privatamente, per sensibilizzarli a questa battaglia. Molti ci hanno mostrato attenzione e interesse, invitandoci ad una trasmissione, chiedendoci una intervista, riportando una dichiarazione.
Poi, in 120mila hanno risposto all'appello di una madre affinché il Presidente Napolitano faccia il possibile per riportare Cristian e i suoi compagni a casa. Non finirò mai di ringraziare queste persone per aver dato forza alla mia supplica.
Ringrazio quelli che hanno firmato perché condividono l' ideale ecopacifista della battaglia di Cristian e dei suoi compagni. Ringrazio quelli che invocano la libertà di manifestare il  dissenso. Ringrazio quelli che si sono indignati perché quei 30 non hanno fatto niente e quelli che si sono entusiasmati perché invece hanno fatto tanto.
Ringrazio ancora i musicisti, tanti, quelli che Cristian ama, che con la loro musica vanno oltre e dicono tanto... quello che noi non sappiamo dire, e si sono schierati al nostro fianco. Ringrazio le oltre un milione e 400mila persone che hanno firmato l’appello di Greenpeace alle autorità russe.
Ringrazio gli amici di Cristian, i compagni di Greenpeace che hanno condiviso con lui il percorso del volontariato e hanno manifestato tutta la stima per quel mio ragazzo "orso" ed ora la preoccupazione per la sua sorte, ma anche gli amici di sempre, che forse Cristian ha trascurato per abbracciare anima e corpo l'impegno ambientalista, ma che, da veri amici, non gli hanno mai girato le spalle.
Ringrazio quelli che incontriamo ogni giorno e con discrezione, a bassa voce, con lo sgomento nel cuore, ci offrono un sostegno che nessuno può darci.
Ringrazio infine tutte le  mamme che hanno firmato semplicemente perché... sono mamme. E una mamma non può lasciare sola un'altra mamma che chiede aiuto per il figlio innocente.
A tutti voi, grazie!
Raffaela Ruggiero

quali pirati?


oggi gli Arctic 30 dovranno affrontare il loro 30esimo giorno di detenzione per aver fatto la cosa giusta: un'azione coraggiosa che mostrasse al mondo l’avidità di multinazionali che mettono a repentaglio il futuro del nostro Pianeta. 

30 lunghi giorni in cui le famiglie di Cristian e degli altri attivisti, e tutte le persone che credono nella libertà e nella difesa dell'ambiente hanno atteso notizie con speranza

domenica 1 settembre 2013

Obama: pronto all’attacco ma chiederò al Congresso

Gli Stati Uniti «devono intervenire militarmente in Siria», ha detto Obama «ho deciso che gli Stati Uniti conducano un'azione militare contro il regime siriano, punirlo per l'uso dei gas che hanno ucciso oltre mille persone, un attentato contro la dignità umana, ma oltre che Commander in Chief sono anche il presidente della più antica democrazia parlamentare»
 "Ritengo di avere il potere di ordinare un attacco senza l'autorizzazione, ma credo che sia necessario avere un dibattito", ha detto il presidente Obama aggiungendo di aver parlato con i leader al Congresso che metteranno in agenda un dibattito e un voto alla riapertura dei lavori. 
Che sia punito chi ha ordinato l’attacco con i gas, è un giusto problema dell’umanità.
E giusto che il Presidente USA discuta con il suo Congresso, ma non è un problema solo americano.
L’istituto internazionale che rappresenta l’umanità è l’ONU.
Se le regole che tengono in piedi l’ONU non sono in grado di funzionare per punire chi effettua dei crimini contro l’umanità, allora vanno ripensate le regole dell’ONU.
Il Congresso americano e il Presidente degli USA rappresentano un importante paese del mondo ma non sono il mondo.
La realtà è che gli USA sono nei fatti la potenza militarmente più forte.
In quanto alla più antica democrazia parlamentare tutt’ora  esistente  pare che sia la Repubblica di San Marino .
Ma non ci possono essere diritti che derivano dall’antichità o da imprimatur spirituali indefiniti, questo pianeta è di tutti, anche un piccolo cane ha il diritto di viverci e respirare con tranquillità
01/09/2013 francesco zaffuto


Immagine – seduta del Congresso USA

sabato 31 agosto 2013

Il debole filo dell’umanità

La crisi siriana ci mette in evidenza il debole filo che tiene legata l’umanità; non intendo riferirmi a valori spirituali ma a quel poco che si è riusciti a costruire a livello di istituzioni internazionali, l’ ONU.
Nasce  il 24 ottobre del 1945 dopo la più disastrosa guerra dell’umanità.
L'articolo 1 e 2 dello Statuto delle Nazioni Unite riassumono gli scopi e i principi che l'organizzazione internazionale si è prefissata:
1.mantenere la pace e la sicurezza internazionale;
2.promuovere la soluzione delle controversie internazionali e risolvere pacificamente le situazioni che potrebbero portare ad una rottura della pace;
3.sviluppare le relazioni amichevoli tra le nazioni sulla base del rispetto del principio di uguaglianza tra gli Stati e l'autodeterminazione dei popoli;
4.promuovere la cooperazione economica e sociale;
5.promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui;
6.promuovere il disarmo e la disciplina degli armamenti;
7.promuovere il rispetto per il diritto internazionale e incoraggiarne lo sviluppo progressivo e la sua codificazione.
La Società delle nazioni nata dopo la prima guerra mondiale non riuscì a scongiurare la catastrofica seconda guerra mondiale  http://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_delle_Nazioni
Fino ad  oggi l’ONU è riuscito a scongiurare l’espandersi di crisi di guerra, nel contempo le guerre sono continuate localizzate in diverse zone della terra in tutta la loro ferocia.
L’ONU è stato un organismo debole, spesso il diritto di veto usato nel Consiglio di sicurezza ha impedito azioni e decisioni;  ma un ulteriore l’indebolimento dell’ONU e la cancellazione della sua autorità è il peggior servizio che si può fare alla pace e a tutta l’umanità.
31/08/13 francesco zaffuto

Immagine – la bandiera dell’ONU

mercoledì 26 giugno 2013

Brasile: in crisi panem et circenses

« ...duas tantum res anxius optat panem et circenses »
« ...[il popolo] due sole cose ansiosamente desidera pane e i giochi circensi »

Così  Giovenale descriveva il popolo romano. Imperatori e governi “democratici” hanno tenuto questa massima come possibile strumento di governo del popolo: pane quanto basta, anche se non sufficiente a liberarsi dalla miseria,  e poi giochi, tifo e sport agonistico. Nella nostra epoca moderna il calcio ha ben sostituito i giochi del  Colosseo;  i nuovi gladiatori non rischiano la vita anzi sono dei piccoli miliardari da imitare; il popolo nei megastadi deve sognare e dimenticare.
 Ma la rivolta in Brasile ci dice che il popolo può anche volersi  liberare dall’inganno dei giochi, è sceso in piazza contro gli sprechi di miliardi per la costruzione di nuovi stadi e contro i super pagati gladiatori. Il popolo ha chiesto i diversi aspetti del pane: ,  i trasporti pubblici a prezzi accessibili a tutti,  la tutela della salute, la scuola, la casa e anche un po’ di companatico di buona qualità.
Il popolo del Brasile ha fatto un bel goal contro l’inganno.

l’opinione della Fifa
immagine – bandiera del brasile durante le recenti manifestazioni  ritaglio fotografico  da La Stampa


lunedì 10 giugno 2013

G8, una firma per 1.000 miliardi di dollari

Per un problema così una firma pare poca cosa, ma non metterla è ancora meno.

Tra pochi giorni i governi decideranno se colpire la gigantesca evasione fiscale delle multinazionali, del valore di mille miliardi di dollari all'anno, permettendo di raccogliere denaro sufficiente a mettere fine alla povertà, consentire a ogni bambino di andare a scuola e raddoppiare gli investimenti ecologici! Molti governi vogliono che anche le potenti multinazionali paghino le tasse, ma gli USA e il Canada non hanno ancora preso posizione. Per arrivare a un accordo abbiamo bisogno di metterli sotto pressione.

Mille miliardi di dollari è una cifra che supera le spese militari di tutti i paesi del pianeta messi assieme. E’ una cifra che supera il bilancio di 176 nazioni! Si tratta di 1000 dollari per ogni famiglia del pianeta. E, crediateci o meno, è l'ammontare di tasse che le grandi multinazionali e i ricchi magnati del pianeta evadono ogni anno. 

Non dovrebbe nemmeno servire discuterne. Per dare un'enorme spinta alle finanze pubbliche dei nostri paesi in un momento di tagli dolorosi e debiti, tutto quello di cui abbiamo bisogno è che ciascuno paghi le tasse in modo equo. Ma le grandi multinazionali americane stanno facendo enorme pressione per proteggere i loro collaudati sistemi di evasione. Una forte campagna pubblica contribuirebbe a mettere sotto i riflettori due leader, il presidente Obama e il primo ministro Harper, che rischiano di difendere questo fenomeno che corrompe la società impedendo al pianeta di fare questo enorme passo in avanti. Raggiungiamo un milione di persone e Avaaz consegnerà la nostra richiesta ai leader e ai media nel bel mezzo dei negoziati: 
http://www.avaaz.org/it/g8_tax_havens_p/?bCfjVab&v=25647 

Apple, una delle aziende più ricche, in pratica ha pagato 0 dollari di tasse sui 78 miliardi guadagnati in questi anni mettendo in piedi una serie di scatole cinesi in paesi a una bassa tassazione e mandando i profitti all’estero. Questo genere di evasione fiscale permette alle aziende multinazionali di avere un enorme vantaggio sulle aziende nazionali di minore dimensione. Si tratta di una pratica che ha un impatto negativo sul mercato, la democrazia e la stabilità economica. 

Ma tra pochi giorni i governi valuteranno un piano che renderebbe più difficile per le multinazionali e per gli individui evadere le tasse nascondendo i loro profitti all'estero e nei paradisi fiscali. Il piano obbligherebbe tutti i paesi a condividere le informazioni necessarie a capire dove si nascondono i capitali e richiederebbe di rivelare chi si cela dietro aziende “prestanome”. Se le trattative andranno in porto, il G8 potrebbe trovare un accordo su questi provvedimenti nel loro complesso già questo mese.

In tempi così difficili, mentre governi in tutto il mondo tagliano spese per beni e servizi fondamentali per tutti, è inaccettabile che i più ricchi abbiano un modo per evitare di pagare in modo equo la loro parte. (Ancora di più considerando che i tempi duri sono stati causati da enormi finanziamenti che i governi hanno dato alle banche sull'orlo del fallimento di proprietà di queste stesse persone). I governi stanno finalmente affrontando seriamente il problema di questi buchi nelle nostre finanze ma gli USA e il Canda rischiano di pendere dalla parte delle potenti multinazionali.

Una grande petizione pubblica con una forte copertura mediatica aiuterebbe a mettere sotto i riflettori i paesi che vogliono bloccare l’accordo, rendendo questo un tema politico che Obama e Harper sarebbero costretti ad affrontare pubblicamente. Inoltre, una richiesta così forte, in cui cittadini di tutto il mondo chiedono loro di dare un importante sostegno al pianeta invece di difendere queste corrotte scappatoie aiuterebbe questi leader a ritrovare le loro coscienze e il buon senso. Non possiamo permettere che le multinazionali al lavoro nell'ombra l’abbiano vinta, puntiamo il faro dell’attenzione pubblica su questa decisione fondamentale per il nostro pianeta: 
http://www.avaaz.org/it/g8_tax_havens_p/?bCfjVab&v=25647 

Ogni settimana, la nostra comunità lotta e spesso vince battaglie per i diritti umani, la democrazia, l’ambiente e molto altro ancora. Ma alcune decisioni hanno il potere di avere un impatto su migliaia di lotte allo stesso tempo, talvolta impedendo addirittura che certe situazioni di crisi si verifichino. Mille miliardi all'anno di fondi pubblici farebbero davvero la differenza nella vita dei bambini che potrebbero andare a scuola, per le vite che potrebbero essere salvate, per la pace che potrebbe essere costruita, per gli ecosistemi che potrebbero essere protetti e molto altro. Per il bene di tutte queste future lotte che potremmo non dover lottare, dobbiamo vincere ora. 

Con speranza, 

Alex, Jeremy, Christoph, Marie, Ian, David, Paul, Ricken e tutto il team di Avaaz 

Immagine fuori testo – Caravaggio,  San Gerolamo

sabato 27 aprile 2013

ma dov’è il Bangladesh?


Ormai conosco ogni pelo dei capelli di Enrico Letta.

Voglio oggi chiedermi

dov’è il Bangladesh?

Da mercoledì

sappiamo ben poco (certo i nostri media erano tutti impegnati sui capelli di Letta)

eppure 300 o 400 persone sono rimaste intrappolate a Dacca nel crollo di un edificio che si sapeva che doveva cadere - forse 300 sono già morti

http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/26/news/bangladesh_dacca_ancora_200_persone_sotto_macerie-57476013/

Stavano là, e molte di queste persone erano solo delle ragazzine

che lavoravano 12 ore al giorno

per un euro al giorno

Lavoravano a confezioni che vengono vendute in Europa come grandi marche e a caro prezzo. Si tratta di sfruttamento; ma sfruttare quelle povere ragazzine non sono certo i disoccupati europei, che sono disoccupati per lo stesso sfruttamento di quelle ragazzine. Come si chiama tutto ciò? Oggi non lo so, un tempo Marx lo chiamava capitalismo.

27/04/13 francesco zaffuto

venerdì 5 aprile 2013

I leoni del Masai

Firma la petizione di Avaaz.org
Siamo gli anziani dei Masai della Tanzania, una delle più antiche tribù dell'Africa. Il governo ha appena annunciato di voler cacciare migliaia delle nostre famiglie dalle nostre terre per permettere a ricchi turisti di usarle per la caccia a leoni e leopardi. Gli sgomberi inizieranno immediatamente.

L'anno scorso, quando per la prima volta è stato rivelato a tutto il mondo questo piano, quasi un milione di membri di Avaaz si è fatto sentire per aiutarci. La vostra attenzione e la bufera mediatica che si è scatenata hanno costretto il governo a fare marcia indietro, facendoci guadagnare mesi preziosi. Ma il Presidente ha aspettato che l'attenzione internazionale scemasse e ora ha fatto ripartire il piano per sottrarci la nostra terra. Abbiamo urgentemente bisogno del vostro aiuto.
Al Presidente Kikwete forse non interessa di noi, ma ha mostrato che risponde alla pressione globale: quella di tutti voi! Ma forse abbiamo solo poche ore. Vi chiediamo di stare al nostro fianco per proteggere la nostra terra, la nostra gente e gli animali più incredibili di questo nostro pianeta e di far sapere a tutti cosa sta accadendo prima che sia troppo tardi. Si tratta della nostra ultima speranza: 
La nostra gente ha vissuto per secoli grazie ai frutti delle nostre terre in Tanzania e in Kenya. Le nostre comunità rispettano gli animali e proteggono e conservano questo delicato ecosistema. Ma da anni il governo cerca di trarne profitto dando la possibilità a ricchi principi e re del Medio Oriente di venire nella nostra terra a uccidere. Nel 2009, quando hanno cercato di sgomberare le nostre terre per fare spazio a queste battute di caccia, abbiamo resistito e centinaia di noi sono stati arrestati e picchiati. L'anno scorso, ricchi principi hanno addirittura sparato agli uccelli dagli elicotteri. Si tratta di uccisioni insensate e contro ogni principio della nostra cultura.
Ora il governo ha annunciato che sgombererà un'enorme parte della nostra terra per fare spazio a quello che sostiene sarà un corridoio di natura selvaggia anche se molti sospettanoche sia solo un trucco per concederla a una azienda straniera di caccia e che cerca solo un modo per concedere ai ricchi turisti di sparare a questi incredibili animali. Il governo sostiene che questa nuova soluzione viene incontro alle nostre esigenze, ma in realtà avrà degli effetti disastrosi sullo stile di vita della nostra gente. In migliaia saremo sradicati dalle nostre vite, perdendo talvolta le nostre case, talvolta la terra in cui i nostri animali pascolano, e spesso entrambe le cose.
Il Presidente Kikwete sa bene che molti turisti in Tanzania riterrebbero una tale decisione molto discutibile, ed essendo il turismo una fonte fondamentale di entrate per il paese non vuole che questo diventi un enorme disastro per l'immagine del paese. Se riusciremo a far sollevare fin da subito ancora più indignazione rispetto a quella che già si è manifestata in passato, facendo in modo che i media ne parlino, potremmo costringerlo a pensarci due volte. Stai al nostro fianco per chiedere a Kikwete di fermare la svendita: 
Questo esproprio di terra vorrebbe dire la fine per i Masai di questa parte della Tanzania, e in molti nella nostra comunità hanno già detto che preferirebbero morire che essere costretti a lasciare le loro case. A nome del nostro popolo e degli animali che vivono in queste terre, vi chiediamo di farvi sentire e stare al nostro fianco per far cambiare idea al nostro Presidente.
Con speranza e determinazione,

Gli anziani dei Masai del distretto di Ngorongoro


sabato 22 dicembre 2012

Optimismo para el Mundo


Il 21 dicembre 2012 non c’è stata la fine del mondo e sono ottimista per il futuro del mondo.
Per il presente non posso fare a meno  di leggere notizie come questa del 22 dicembre 2012
Ogni giorno da qualche parte è la fine del mondo. (f.z.)
CITTA' DEL MESSICO - Il numero degli scomparsi in Messico nel corso degli ultimi 6 anni è di almeno 20.851, secondo l'ong 'Propuesta civica', che cita sul suo sito documenti usciti di nascosto dal ministero della Giustizia. Fra le persone di cui non si ha più notizia, 11.201 sono uomini, 8.340 sono donne, i restanti 1.310 sono di sesso indeterminato. L'età più colpita dal fenomeno è quella fra i 10 e i 17 anni (29% del totale), seguita da quella dai 18 ai 30 anni (24%). Il documento del Ministero riguarda il periodo dal 2 agosto 2006 al 29 febbraio 2012. Gli oltre 20.000 scomparsi vanno ad aggiungersi ai circa 60.000 morti negli ultimi sei anni per omicidi legati alla guerra fra i cartelli della droga.

lunedì 4 ottobre 2010

Samba


Samba

Elezioni in Brasile
buoni
risultati per il Brasile
e per il pianeta
terra

Rousseff, l'ex guerrigliera marxista scelta dal presidente Lula per proseguire nelle politiche economiche di centrosinistra ha ottenuto il 46,9% dei voti validi.
Grande affermazione anche della candidata ecologista Marina Silva, che ha ottenuto il 19,3%.
José Serra, governatore dello stato di San Paolo, arrivato secondo con il 32,6%.
La Rousseff non ha vinto in prima battuta, ma ci sono tutte le condizioni per vincere al ballottaggio. Il risultato dei verdi potrà contribuire per l’avvio di scelte in salvaguardia della foresta, un buon augurio per il Brasile e per tutto il pianeta terra.
Il Brasile, uno dei paesi più grandi del mondo, non torna indietro dalla strada progressista e di sinistra tracciata da Lula. In due mandati elettorali Lula non ha certo portato il socialismo in Brasile ma è riuscito a porre qualche rimedio alle sacche di profonda miseria del popolo brasiliano
04/10/10 francesco zaffuto

Qualche link sul Brasile