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sabato 14 aprile 2018

PRIVACY de che!? Top secret sui debitori di Montepaschi


PRIVACY de che!? Se siamo su Facebook si può passare sopra la privacy come un carro armato. Se si tratta di tutelare privacy di quelli che hanno messo a k.o. la più grande banca allora massima tutela …
 ed è la Monte dei Paschi salvata con i soldi pubblici. I dirigenti dell’istituto, costretti a rispondere alle domande dei piccoli azionisti, si trincerano dietro la legge sulla privacy per non fare i nomi, e ammettono a denti stretti che il gruppo Mps “vanta crediti nei confronti di 13 partiti politici per complessivi 10 milioni di euro, di cui 9,7 milioni non performing”.
Inoltre c’è il lungo elenco delle personalità pubbliche e dei loro congiunti che hanno ricevuto soldi da Mps per una cifra superiore di quasi 7 volte a quella dei partiti......

venerdì 13 aprile 2018

OCSE, che non è un partito comunista, ci dice fate la Patrimoniale


OCSE, che non è un partito comunista, dice all’Italia che per arginare le forti diseguaglianze economiche e sociali può istituire una IMPOSTA PATRIMONIALE.
Queste due parole IMPOSTA PATRIMONIALE, durante la recente campagna elettorale italiana sono state demonizzate da Di Maio, da Renzi, da Salvini, Da Berlusconi, da Meloni. Solo il buon BERSANI ha avuto la pazienza di spiegare in una trasmissione televisiva dinanzi alla Gruber la necessità e la fattibilità di un’IMPOSTA PATRIMONIALE per arginare le disuguaglianze sociali.  
Ora arriva l’OCSE il centro di studi internazionali dei paesi capitalisti aperti al mercato mondiale che dice all’Italia che una patrimoniale non è il demonio comunista ma un modo per adeguare un sistema fiscale assurdo che grava soprattutto sui redditi da lavoro.

L'Ocse, nel rapporto "The Role and Design of net wealth taxes", indica l'Italia (insieme ad altri tre Paesi) come una nazione dove la disuguaglianza sociale è aumentata di più e dove la concentrazione di ricchezza verso l'alto è diventata sempre più evidente negli ultimi dieci anni di crisi. Una crisi quasi ininterrotta. Tant'è che i livelli pre-crisi non sono stati ancora recuperati. Il 43% della ricchezza - è scritto nel Rapporto - è appannaggio del 10% più ricco della popolazione". Quindi, conclude l'Ocse, "uno dei modi per ridurre più velocemente i divari di ricchezza è l'imposizione della tassa patrimoniale".

Scrive  l'Ocse che : "oltre alle considerazioni fiscali, potrebbe esserci anche una maggiore giustificazione per un'imposta patrimoniale netta in un Paese che mostra alti livelli di disuguaglianza della ricchezza come un modo per ridurre i divari a un ritmo più veloce". Analizzando l'andamento negli ultimi anni della distribuzione del reddito e della ricchezza a livello internazionale, l'organizzazione sottolinea quindi che "dopo la crisi, sono proseguite le tendenze verso una maggiore disuguaglianza di ricchezza". Che, come sostengono in molti vanno eliminate. In ogni caso, sottolinea l'Ocse, le ragioni di una patrimoniale "non possono essere valutate singolarmente ma dipendono dal sistema fiscale complessivo e dallo scenario complessivo economico e sociale del paese". 

NIENTE di prescrittivo da parte dell’OCSE  ma almeno la classe politica si deve mettere urgentemente a studiare su come modificare il Fisco in Italia,  e per un buon sistema fiscale ci deve essere ben equilibrato tra:
imposte sul reddito, imposte sul patrimonio ed imposte sui consumi.





Immagine sede OCSE di Parigi da


mercoledì 4 aprile 2018

Il salvataggio delle banche fa aumentare ancora il debito pubblico


Per Eurostat “gli interventi del Governo relativi alla liquidazione” delle due banche Popolare di Vicenza e Veneto banca “devono essere classificati sulla base del loro impatto netto”. Quando all’impatto sul deficit 2017 “i flussi totali attesi in uscita possono essere stimati a 14,7 miliardi di euro, mentre il totale delle somme recuperate è atteso a 10 miliardi di euro. Come risultato dovrebbe essere dunque registrato nei conti un impatto negativo sul deficit per 4,7 miliardi”, intorno a 0,3 punti percentuali di pil in più rispetto alla stima del marzo. Quanto al debito pubblico, tenendo conto delle garanzie da 6,4 miliardi e dei 4,8 miliardi pagati cash a Intesa San Paolo, l’effetto “sia diretto che indiretto è pari a 11, 2 miliardi”.


Potremmo dire questa è una necessità eccezionale; ed invece questa è solo l’ultima perché ci sono stati gli interventi per salvare più di una volta il Monte dei Paschi di Siena e gli interventi per salvare Banca Etruria ed altre banche toscane in crisi. Forse il complesso delle operazioni di salvataggio ha fatto aumentare il debito pubblico di circa trenta miliardi di euro.
Che lo Stato intervenga per salvare il sistema bancario nazionale è doveroso ed anche estremamente necessario, ma un intervento di tale portata doveva portare ad una vera e propria messa in sicurezza degli istituti salvati operando un processo di nazionalizzazione. Se dei banchieri privati hanno fallito, e fallito per mancanza di correttezza nella gestione bancaria, lo Stato  con il suo intervento non può regalare soldi ai privati, deve necessariamente nazionalizzare parti del settore bancario.  
 Il liberismo esasperato nel settore bancario ha nei fatti strozzato i paesi europei in difficoltà e sta cominciando a strozzare l’intera idea di Europa. La gestione del credito a breve termine e del credito a lungo termine deve essere improntata a rigore, le banche private debbono rispondere a regole ben definite e quando sono in difficoltà la nazionalizzazione deve essere vista come una operazione doverosa.


Altri link  su banche e salvataggi

Salvataggi – Europa - Bail In e Conti Correnti




Banche piccole o grandi


Banche il costo dei manager

La poca vigilanza della Banca d’Italia

lunedì 16 gennaio 2017

Moody's patteggia la multa: quelli che davano le pagelle

L'agenzia internazionale Moody's ha patteggiato il pagamento di circa 864 milioni di dollari alle autorità federali e statali Usa per porre fine all'inchiesta nata dall'accusa di aver gonfiato il rating di mutui ipotecari rischiosi negli anni che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008-2009.
Moody's ha riconosciuto di non aver seguito i suoi standard di giudizio.
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/01/14/moodys-multa-da-864-mln-di-dollari_78ab2127-476f-49fa-b85a-c99cb1cf1016.html

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lunedì 4 aprile 2016

Panama Papers ed il forziere dei nostri santi

Una talpa, illuminata dal desiderio di sacra verità o sacra vendetta, rivela i file segreti di oltre 200 mila società offshore create dallo studio Mossack Fonseca di Panama.
Certo,  lo sapevamo che le Isole Caimans e Panama erano paradisi fiscali e luoghi di riparo per ogni sorta di tesaurizzazione privata;  ma vedere i nomi di quelli che hanno il tesoro fa un certo effetto.
Chi si aspettava che un Putin e un Camerun non si fidassero di affidare i loro tesoretti alla Russia e alla Gran Bretagna. Ad essi si aggiungono alti dirigenti cinesi, il presidente ucraino Poroshenko,  il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e il sovrano del Marocco Mohammed VI.  E la lista dei nomi promette di ingrossarsi a dismisura. Una grande internazionale della fuga dei capitali,  per evitare il fisco nel proprio paese e per costruirsi una buona e sempre possibile residenza lontana dal proprio paese; mentre magari nel proprio paese si gioca a fare la parte degli integerrimi e si perseguitano i piccoli evasori.
 Accanto a questi isospettabili uomini politici non mancano uomini delle mafie e del cartello del traffico di droga. Non mancano rispettabili industriali che si sono stancati di fare gli imprenditori e che preferiscono il parassitismo finanziario. Non mancano poi gli arricchiti fortunati  che,  per loro qualità e per le regole del mercato,  sono stati pagati in modo esorbitante per le loro prestazioni: manager, calciatori, artisti, mediatori di affari ecc..
 Fra poco ci diranno che, tranne qualche caso problematico,  poi in fin dei conti,  era tutto regolare e lentamente tenderanno a stendere un velo fino alla totale dimenticanza, e ricominciare come se nulla fosse.
 Ma questo bubbone che sta facendo marcire il pianeta non è solo un fatto di frode e di evasione, è proprio un bubbone prodotto dalla grande ricchezza non investita e tesaurizzata. Anche il cosiddetto denaro guadagnato onestamente,  ma in modo esorbitante, va a fare parte della massa di capitale finanziario tesaurizzato, investito in speculazioni finanziarie e che non dà alcun  impulso a investimenti produttivi.
  In un mondo che abbonda di ricchezza e di spreco si stende e spande la miseria diffusa dei diseredati;  con il problema ancora insoluto  della fame di bambini denutriti  che fa arricciare il cuore.
 Una volta c’era la lotta di classe, o almeno si parlava di lotta di classe; oggi ci sono le appartenenze di religione, di razza, di etnia. Su queste appartenenze ci hanno soffiato come su un fuoco sulla paglia gli stessi grandi speculatori; non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’appoggio dato dagli USA all’integralismo islamico negli anni ottanta. Sono riusciti a creare un’altra realtà, ed ora è diventata così grande che gli è quasi scappata di mano. Si parla di guerre sante con i forzieri del tesoro ben tenuti al riparo; ci sarà sempre un Hotel di lusso per ricchi in qualche isola con il mare incontaminato, mentre il resto del mondo brucia nelle fiamme della guerra e della miseria.
 Ad una internazionale dei miliardari si può solo rispondere  con l’ Internazionale dei diseredati capace di superare i conflitti  religiosi ed etnici, altrimenti è la fine.
 Nessuna nostalgia però del passato, perché se guardiamo nel passato scopriamo grandi errori: il comunismo statalista ha fallito nel suo compito; il socialismo riformista si è fatto fagocitare dallo stesso capitalismo finanziario.
  L’etica dell’uomo nuovo non si può costruire con prediche e neanche con tappe forzate. Va amata la libertà di ogni singolo uomo ma va data dignità ai bisogni essenziali di ogni singolo uomo;  va costruito faticosamente un cammino di uguaglianza preservando beni essenziali come l’aria, l’acqua e la terra.
 Non c’è una sola ricetta miracolosa;  ogni uomo che ha un’idea e una ricetta la sveli e la condivida, non abbia paura di confrontarla, non si faccia prendere dalla superbia esercitata con la parola;  la parola serve per comunicare ed  è l’unico bene umano prezioso con cui cercare la verità.
Francesco Zaffuto

sabato 5 marzo 2016

arrotonda + mento = arrotondamento

arrotonda + mento = arrotondamento
La cosiddetta crescita è stata dello 0,6 o dello 0,8? Già lo 0,8 era ben poco, confrontandolo ai dati di crescita europei; ma venire a sapere che questo 0,8 porta dentro un dato sovra calcolato per il calendario 2015  ed anche un aggiunta per un arrotondamento, diventa un po’ una bischerata … continua su …

martedì 19 gennaio 2016

Il ritorno degli affossatori

Il ritorno degli affossatori
(18 gennaio 2016)
Dopo una settimana nera, tutte le borse iniziano con un lunedì nero, un’ondata di speculazione al ribasso su tutti i mercati ha bruciato in pochi giorni tutti i lenti recuperi del 2015.
 Vi ricordate quando si diceva che con il prezzo del petrolio troppo alto e con la concorrenza dei cinesi la nostra economia non si poteva tirare fuori dalla crisi. Ebbene oggi si dice che con il prezzo del petrolio troppo basso e con i cinesi in difficoltà l’economia è ancora più in crisi.  La ragione è tutt’altra:  una massa di capitale finanziario, non legato alle imprese produttive,  ogni giorno naviga a vista puntando le sue fiche sulla catastrofe. Hanno giocato al ribasso dal 2008 al 2014 e gli è sempre andata bene, hanno acquisito esperienza in questo gioco al massacro.
 Riacquisteranno più avanti a prezzi ben più bassi quello che rimane in piedi;  delle imprese che nel frattempo sono state affossate e seppellite non gliene frega un bel niente.
 O si trova un modo per arginare la prepotenza del capitale finanziario o si va tutti a fondo.



immagine da Internet con molta probabilità una caricatura di Daumier 

venerdì 23 gennaio 2015

QE e Draghi e La Grecia


QE sembra una formula magica e viene descritta dai giornali come una misura innovativa, storica, epocale.  Nei fatti è una misura che normalmente poteva essere attuata dalle banche nazionali prima dell’euro,  che è stata impedita dai paesi dell’area euro più forti, e che poteva essere adottata già da qualche anno. Consiste nell’acquisto di titoli del debito pubblico dei diversi stati partecipanti all’euro immettendo nuova moneta nel circuito europeo, creando nuova liquidità che “dovrebbe”  teoricamente tradursi in impulso al credito, alla produzione e al consumo. La misura può creare inflazione (aumento dei prezzi, che è un fenomeno negativo se va oltre una percentuale minima tipo il 2%), ma può tenere a freno la deflazione (diminuzione dei prezzi che incide negativamente sulla produzione e l’occupazione).
I dati tecnici dell’operazione e i suoi limiti li possiamo desumere dalla conferenza tenuta da Draghi:
Complimenti a Draghi che è riuscito a far digerire questa piccola misura a paesi restii come la Germania; gli argomenti più convincenti di Draghi sono stati i dati recenti sulla deflazione:
 Buono il QE  di Draghi ma non c’è svolta epocale, non c’è uno Stato europeo che emette Titoli,  e la Banca europea non è la banca di questo super Stato;  il debito che i singoli stati hanno fatto dovranno pur pagarlo con i relativi interessi e le banche nazionali sono chiamati a coprire l’80% del rischio dell’operazione.
 Il peso degli interessi non è certo uguale tra gli stati, la Grecia si è indebitata con tassi d’interesse che negli anni peggiori superavano  il 10% ed oggi mediamente stanno attorno al 10%. I Greci, grazie alle loro difficoltà, sono caduti nell’usura delle grandi banche internazionali.  Indipendentemente da come possono andare le elezioni in Grecia, questo popolo non può pagare questi interessi usurai. Una cosa è pagare il debito e cosa ben diversa è pagare con interessi da usura Tutti gli interessi sui debiti pubblici degli Stati europei vanno rinegoziati e posizionati a un tasso medio europeo (attualmente non andrebbe oltre il 2%). Deve cessare il vantaggio usuraio che si è prodotto in questi anni.  
I paesi dell’area Euro si debbono rendere conto che bisogna aggiustare ancora qualcosa altrimenti l’euroavventura finirà.
23/01/2015 francesco zaffuto


Immagine – il Partenone visto dalla collinetta del Filopappo – foto M.L.F.

sabato 29 novembre 2014

L’EUROPEO CAMERUN

L’europeo Camerun, che da poco si è rincuorato dalla possibile scissione della Scozia,  dice che gli immigrati in Gran Bretagna sono troppi; e quando dice questo ci mette dentro anche gli immigrati europei e i circa 550 mila giovani italiani che hanno scelto il suo paese per migliorare il loro destino.  Camerun pensa  all’introduzione di misure che permettano di non garantire il welfare ai cittadini di altri paesi europei per i primi 4 anni di residenza e di rimpatriare chi è disoccupato da oltre sei mesi.
Dimentica l’europeo Camerun che tanti immigrati,  europei e non,  hanno scelto il suo paese “obtorto collo” per imparare l’inglese,  e che tanti portano anche quattrini al suo paese.  Essere europei quando conviene e non esserlo quando non conviene è lo sport più praticato dai politici europei (italiani compresi).
 Riguardo al welfare, come italiani, non abbiamo niente da insegnare a Camerun, visto che ancora non lo abbiamo ipotizzato neanche per gli italiani; il nostro presidente Renzi ci sta provando, ma intanto l’unica cosa sicura e che si chiamerà con due parole inglesi Jobs Act.
 Riguardo al trovare lavoro c’è da dire che né  Camerun e né Renzi ipotizzano un collocamento ordinato con qualche regola data alle aziende.
 Qualche regola sul collocamento darebbe ai cittadini del proprio paese qualche garanzia nel trovare lavoro e farebbe diminuire quella tensione che si sta cominciando a creare tra lavoratori immigrati e disoccupati del paese ospitante.
29/11/2014 francesco zaffuto

Immagine – il gallo di Trafalgar Square

sabato 18 ottobre 2014

L’andamento della febbre 15-17 ottobre

Ci comunicano costantemente
lo stato della nostra febbre
Borsa di Milano
15 ottobre Il Ftse Mib ha subito un tonfo del - 4,44%
16 ottobre   il Ftse Mib chiude a -1,21%
17 ottobre il Ftse Mib ha complessivamente recuperato con un + 3,42%
Con il dato del 17 ottobre ci dicono che siamo ritornati a stare bene.
Se osserviamo con attenzione,  e sommiamo i dati negativi del 15 ottobre insieme a quelli del 16 ottobre, abbiamo un meno 5,65% che non si può dire pienamente recuperato da un più 3,42%.
Cosa è accaduto: nulla. Ma su quel nulla chi ha speculato al ribasso ha guadagnato qualche miliardo.
15 ottobre,  già si sapeva che stavamo male, arriva qualche notizia che dice che si può stare peggio (andamento non brillante dei consumi in USA e andamento negativo dell’economia in Grecia, cose che già si sapevano);  parte una ondata di vendite, si scatena una speculazione a ribasso.
17 ottobre – le cose stanno come prima, si sta male come sempre; però  gli speculatori che avevano venduto ormai si sono accontentati della caduta e ritornano a comprare a prezzi  più bassi, ovviamente ci hanno guadagnato.  Certo hanno perso quelli che hanno venduto sbagliando i tempi, qualcuno ci ha perso, forse globalmente tutta l’economia ci ha perso,  ma cosa importa, l’importante è l’illusorio miglioramento della febbre.
18/10/2014 francesco zaffuto

Immagine – un vecchio termometro

giovedì 17 luglio 2014

Soddisfazioni: primi biscazzieri del mondo

Cosa importa se Indesit viene venduta agli americani, cosa importa se le grandi catene della distribuzione sono nelle mani dei francesi, se Alitalia diventa per metà araba e se perfino grandi marchi di spaghetti non sono di fatto italiani: possiamo esprimere la soddisfazione che tramite GTech (ex Lottomatica) siamo tra i primi biscazzieri del mondo
Il gruppo GTech (ex Lottomatica) ha annunciato di aver firmato un accordo per la fusione con International Game Technology (Igt), leader globale nel settore dei casinò e del social gaming con sede a Las Vegas. Da primo operatore al mondo nelle lotterie, GTech raddoppierà quasi la propria capitalizzazione per diventare il maggiore gruppo internazionale nell’intera gamma dei giochi, inglobando il numero uno mondiale nella produzione di apparecchi da intrattenimento. ….
Altri particolari su

Non per essere sempre scontenti, ma … chissà quanto hanno influito i benefici fiscali dati dai governi italiani alle società di gestione del gioco d’azzardo.  (f. z.)

immagine – slot machine

sabato 17 maggio 2014

VERSO LE ELEZIONI EUROPEE



Immaginatevi di stare nella corsia di un ospedale che cura l’Economia e sentite parlare di voi  due medici: un medico-economista dice che la vostra l’uscita dall’Euro provocherà la vostra fine, l’altro medico-economista dice che continuare a stare nell’Euro provocherà sicuramente la vostra fine.
A parte l’uscita o meno dall’Euro, sicuramente volete lasciare quell’ospedale e liberarvi da quei due medici assatanati.
Ma l’economia è una scienza o un partito?
 Con gli scienziati abbiamo avuto qualche discreto risultato nelle conoscenze; con gli economisti, quando si vantano di essere scienziati, navighiamo in una grande confusione mentale.
 L’economia dipende dal comportamento umano, dalla sua storia passata e dalle innumerevoli contraddizioni del presente, e può portarci ad un imprevedibile futuro; possiamo a mala pena individuare qualche connessione con esperienze passate.
 L’economia non può prescindere da ciò che si vuole realizzare, perché solo partendo da quella considerazione si possono cercare gli strumenti adatti. 
Dopo la seconda guerra mondiale si è voluta l’unione europea per costruire una entità sovranazionale di pace e di collaborazione tra le diverse nazioni e il mercato comune fu visto come uno strumento necessario per  consolidare quell’entità.  Le diverse nazioni hanno partecipato all’unione europea  con i loro governi e con le loro identità nazionali e gli organismi europei di rappresentanza sono stati più virtuali che reali. L’autorità del Parlamento europeo è stata in qualche modo subordinata alle decisioni dei singoli governi e non si è definita una cittadinanza europea; pur essendo in presenza di queste debolezze solidali si è voluta creare una moneta europea.  L’Euro invece di misurare la solidarietà europea è diventato il misuratore delle debolezze e delle forze dei singoli paesi. 
 Per fare una unità europea solidale occorre considerare che un cittadino disoccupato europeo è un dato drammatico per l’Europa e non importa che quel cittadino sia spagnolo, greco, tedesco, francese, inglese …
 Per l’Europa non si tratta di rattoppare ma di ricominciare partendo da quel cittadino europeo disoccupato, cittadino visto nel consesso umano globale che è il mondo.
 Un’Europa unita e capace di superare le appartenenze può essere elemento di stabilizzazione per la convivenza mondiale ed anche motivo di ispirazione e speranza.  Dalla globalizzazione terreno di espropriazione dei grandi speculatori della finanza occorre passare a una mondializzazione solidale. Il problema può sembrare enorme , ma il problema esiste.  Occorrerà passare dal produrre ricchezza e prodotti al produrre benessere.  Questa faticosa Europa nata da due tremende guerre può dare il suo contributo. Sono necessarie idee e speranze.
 In queste elezioni europee ci sono due novità che vengono dai paesi che più hanno sofferto la crisi economica: il movimento 5 stelle e la lista Tsipras,  auguro a questi due movimenti un grande successo. Gli altri in qualche modo c’erano già stati in Europa ed auguro a loro un attento ripensamento sugli errori commessi.
 Personalmente voterò per la Lista Tsipras, voglio riconoscere a questo movimento di avere salvato l’Europa nel momento in cui l’Europa stessa stava affondando la Grecia.  
 Saranno tantissimi quelli che non andranno a votare, non c’è da meravigliarsi perché il dato dell’astensione è stato alto anche per gli altri momenti elettorali nazionali; la politica è lontana come la solidarietà, occorre ricominciare a parlare di solidarietà e forse si può costruire una buona politica.

17/05/2014 francesco zaffuto

martedì 15 aprile 2014

80 euro e altro

Gli 80 euro promesse dal governo Renzi stanno cominciando ad assumere un carattere mitico, ci si aspetta dalla loro introduzione una inversione di marcia dell’economia. Provo ad aggiungere qualche riflessione.
 La produzione di beni destinati all’esportazione ha avuto nel corso di un anno una debole ripresa, mentre la domanda interna di beni continua con i dati negativi e si riflette complessivamente sulla produzione generando a sua volta nuova disoccupazione.
 I detentori di redditi elevati in Italia non hanno determinato un aumento complessivo della domanda interna; c’è stato un aumento di beni di  consumo solo in alcuni settori di nicchia,  un notevole aumento di tesaurizzazione e risparmio con un rivolgersi a titoli di debito pubblico e privato (ed anche ad oro), e una fuga di capitali verso l’estero.  Il correre verso il risparmio non è stato solo determinato dal comportamento dei detentori di reddito elevati, ma anche dal comportamento di detentori di redditi medio bassi che per la stessa paura della crisi si sono astenuti da consumi considerati superflui; la stessa incertezza del lavoro per i figli ha determinato comportamenti prudenti di famiglie di genitori anziani; le difficoltà avute dai giovani nel formare nuove famiglie autonome ha determinato una ulteriore flessione della domanda di beni.
L’idea di operare sul cuneo fiscale determinando un immediato aumento dei redditi di lavoro bassi  per 80 euro mensili può dare una qualche ripresa alla domanda interna di beni di cui in parte potranno beneficiare le aziende italiane a livello di aumento di beni venduti.  Ho aggiunto “in parte” perché ovviamente la domanda non sarà rivolta esclusivamente a beni prodotti in Italia; in un mercato aperto si possono comprare “in parte” prodotti che vengono dall’estero. Quindi un effetto positivo gli 80 euro l’avranno ma non si può pensare ad un effetto magico di risoluzione di tutti i mali di una economia ingessata.
 Non critico pertanto il governo Renzi per avere fatto la scelta degli 80 euro, la direzione è giusta, ma lo critico per non aver considerato nella scala delle urgenti priorità, come primo punto, un sostegno immediato a chi versa in condizione di disoccupazione.
 Se si fanno le stesse considerazioni sulla domanda interna di beni, ogni sostegno dato ai disoccupati si traduce sempre in potenziamento  della domanda interna di beni. E allora perché non si è posta l’urgenzasul sostegno universale a chi versa in stato di disoccupazione? Azzardo una ipotesi interpretativa: se debbo dare 640 euro come sussidio di disoccupazione ad un disoccupato tolgo dalle difficoltà uno (che forse sì o forse no mi darà un voto); con 640 euro riesco a dare 80 euro e accontento 8 detentori di redditi di lavoro bassi  (sul forse sì o forse no, aumentano le possibilità di riconoscenza).  La vastità della platea conta;  ad essere cattivi si può ricordare l’operazione IMU sulla prima casa, che fece la “buonanima”,  anche allora si volle cogliere la vastità della platea.
15/04/14 francesco zaffuto
Immagine – foto di 80 euro

La proposta del blog Crea pane e lavoro

sabato 9 novembre 2013

DENARO FRESCO allo 0,25%, ma…

La Banca centrale europea ha tagliato  i tassi di interesse e il costo del danaro cala allo 0,25 per cento, un minimo storico da record.
L'ultimo taglio dei tassi della Bce risale al 2 maggio 2013, quando il tasso fu portato allo 0,50%, anch'esso un minimo record.
Con una inflazione che si presenta molto contenuta, con una disoccupazione estremamente elevata e con una domanda di beni che nei paesi europei  non riprende ritmo;  l’operazione fatta da Draghi è più che giustificata per dare un qualche impulso alla ripresa degli investimenti.
A fronte di questa misura tutte le grandi banche europee possono chiedere Euro alla BCE pagando un tasso d’interesse dello 0,25%;  quindi,  se facessero bene il loro lavoro di esercizio del credito, potrebbero concedere prestiti alle aziende con tassi molto ridotti.  
Quindi un’impresa, sulla base di questa notizia, potrebbe, già da oggi,  recarsi in banca e chiedere un prestito a sostegno delle sue attività produttive;  e la banca,  dopo aver fatto onesti conti sui propri costi, potrebbe concedere il prestito con un interesse del 1%  o al massimo del 2%.
ACCADRA’ ?!?
Sul piano teorico potrebbe accadere, ma sul piano pratico è molto probabile che accada tutt’altro: molte banche utilizzeranno questo vantaggio per fare operazioni speculative sui mercati finanziari o si limiteranno ad investire questo denaro comprando Titoli dei diversi stati europei lucrando sul differenziale dei tassi (ad esempio prendere denaro dalla BCE allo 0,25% e comprare titoli dello Stato italiano al 4% ).
 L’operazione tasso allo 0,25% della BCE, che dovrebbe dare impulso all’economia rischia di diventare, in gran parte,  un nuovo regalo alle grandi banche.
 La manovra classica della riduzione del costo del denaro operata dalla Banca centrale di Stato (prima dell’Euro) spesso veniva accompagnata da un’altra misura, l’acquisto da parte della Banca centrale di Titoli dello stato. In questo modo l’effetto vantaggio per le banche di credito ordinario di operare su titoli dello stato si riduceva ed erano interessate a fare arrivare soprattutto credito alle aziende.
 Con una Banca centrale europea  impossibilitata ad acquistare titoli di stato dei paesi europei si viene a creare una specie di effetto molto rallentato della diminuzione del costo del denaro.  Le grandi banche sono diventate mediatrici di credito per gli stati e gli stati sono diventati debitori delle grandi banche, banche che a loro volta per la mole di investimenti di questo tipo si vengono a trovare in difetto di liquidità.
 L’emissione di Eurobond (di un prestito europeo in aiuto agli stati) con un interesse  basso e comunemente concordato poteva,  e ancora può,  essere almeno una buona cura da affiancare alla manovra sul costo del denaro,  non la soluzione di tutti i mali ma una buona medicina.
Gli Stati europei fortemente indebitati debbono ridurre il loro debito, ma non si può strozzarli con tassi di interessi elevati, equivale solo ad aumentare l’impossibilità di ridurre il debito.
09/11/13 francesco zaffuto

Immagine – un po’ di euro sparpagliati 

venerdì 1 novembre 2013

la letterina dell'ENEL

L’avete vista?
Sicuramente avete ricevuto anche voi la letterina dell’ENEL.
L’avete letta?
“La informiamo che la nostra società, in caso di mancato pagamento della fattura, potrà inviarle una comunicazione di costituzione in mora a decorrere dal giorno successivo alla scadenza indicata nella fattura stessa. In caso di fornitura disalimentabile, tale comunicazione indicherà che, trascorsi 10 giorni solari dalla ricevuta di avvenuta consegna della comunicazione a mezzo PEC (Posta Elettronica Certificata) oppure 20 giorni dalla data di emissione della comunicazione medesima, in assenza di pagamento, a partire dal terzo giorno lavorativo successivo ai termini sopra indicati, la nostra società procederà a richiedere al distributore la riduzione della potenza ove ne sussistono le condizioni tecniche e la sospensione della fornitura con contestuale risoluzione del contratto. “
Nei quadratini in piccolo scritto potete trovare anche la dizione
“La nostra società non risponderà invece del mancato recapito da parte del vettore postale”
In pratica una messa in mora può partire immediatamente, e che si conta dal giorno in cui loro scrivono la lettera;  se la lettera di messa in mora non la ricevete, a loro non gliene importa un bel niente e potete trovarvi benissimo al buio.  E se fate ricorso contro questa procedura diranno: “ma noi ti abbiamo avvisato con la circolare che faceva riferimento all’art 10 bis della delibera 4/08)
Fino ad ora sapevano che in questo Paese le notifiche erano considerate importanti, e che c’era la prassi della Raccomandata con ricevuta di ritorno, c’era una luce almeno in diritto, ma per i padroni della luce pare che non ci sia. Un moroso può restare al buio ed anche un distratto. Chissà quante sono le famiglie e le aziende che in questo periodo di crisi possono ritrovarsi al buio?
01/11/13 francesco zaffuto

immagine - la fotocopia della letterina

mercoledì 23 ottobre 2013

La BORSA di Milano in 10 anni la peggiore

Non si tratta solo della nuova caduta del listino che si è registrata oggi 23 ottobre; si tratta di 10 anni, visti da uno studio degli andamenti mondiali fatto dall’ufficio studi di Mediobanca


le Borse migliori sono quelle del “nuovissimo mondo”, Jakarta, cresciuta del 957%, Città del Messico (+558%), Mumbai (+511%) e San Paolo (+396%). Niente male anche i rendimenti della Borsa sudafricana, cresciuta del 378%, russa (+317%) e coreana, con Seul cresciuta del periodo del 224%.
Ma a parte la particolarità dell’espansione del nuovo mondo dove prima c’era ben poco. Il confronto è bene farlo con le Borse europee e con gli USA. Ebbene,  a parte Atene che sta peggio di noi, in dieci anni le altre Borse hanno tutte realizzato un segno positivo
+ 187% USA
+ 190% la borsa di Copenaghen
+ 129% la borsa di Francoforte, Germania
+ 85% Londra
+ 55% Parigi
Perfino Madrid arriva a un + 59%
 Solo Milano in dieci anni arriva con un meno  – 5,6%
Si può dire che l’economia Italiana è partita con un gap negativo prima della crisi economica e la crisi ha determinato una caduta catastrofica.
 Non è solo il segno di una difficoltà per le aziende italiane, è anche il segno che sono scappati dalla borsa italiana gli acquirenti. Sono rimasti ad acquistare e a vendere gli speculatori e chi fa il mestiere di operare in titoli, i risparmiatori si tengono ben alla larga da ogni forma di investimento in azioni. C’è un generale scoraggiamento, si tira a campare e si aspetta.
 Si aspetta la stabilità, si aspetta il cambiamento (che è l’inverso della stabilità),  si aspetta la ripresa, si aspetta la notizia di possibili guadagni, si aspetta e intanto si corre verso altre piazze.
  Chi ha operato sulla borsa di Milano ha puntato costantemente sul ribasso ed ha guadagnato con questa scommessa , ha creato un deserto di numeri, anche aziende in buone condizioni sono quotate  a prezzi stracciati come quelle cattive. In dieci anni un deserto economico che si accompagna al deserto politico.

 La Borsa non è un piano astratto e staccato dal paese e dai problemi del lavoro. Se la politica farà ripartire il lavoro e le aziende più sane che operano nel mondo del lavoro anche in borsa si avranno ripercussioni positive, altrimenti si può solo peggiorare.
23/10/2013  francesco zaffuto