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sabato 14 aprile 2018

PRIVACY de che!? Top secret sui debitori di Montepaschi


PRIVACY de che!? Se siamo su Facebook si può passare sopra la privacy come un carro armato. Se si tratta di tutelare privacy di quelli che hanno messo a k.o. la più grande banca allora massima tutela …
 ed è la Monte dei Paschi salvata con i soldi pubblici. I dirigenti dell’istituto, costretti a rispondere alle domande dei piccoli azionisti, si trincerano dietro la legge sulla privacy per non fare i nomi, e ammettono a denti stretti che il gruppo Mps “vanta crediti nei confronti di 13 partiti politici per complessivi 10 milioni di euro, di cui 9,7 milioni non performing”.
Inoltre c’è il lungo elenco delle personalità pubbliche e dei loro congiunti che hanno ricevuto soldi da Mps per una cifra superiore di quasi 7 volte a quella dei partiti......

mercoledì 4 aprile 2018

Il salvataggio delle banche fa aumentare ancora il debito pubblico


Per Eurostat “gli interventi del Governo relativi alla liquidazione” delle due banche Popolare di Vicenza e Veneto banca “devono essere classificati sulla base del loro impatto netto”. Quando all’impatto sul deficit 2017 “i flussi totali attesi in uscita possono essere stimati a 14,7 miliardi di euro, mentre il totale delle somme recuperate è atteso a 10 miliardi di euro. Come risultato dovrebbe essere dunque registrato nei conti un impatto negativo sul deficit per 4,7 miliardi”, intorno a 0,3 punti percentuali di pil in più rispetto alla stima del marzo. Quanto al debito pubblico, tenendo conto delle garanzie da 6,4 miliardi e dei 4,8 miliardi pagati cash a Intesa San Paolo, l’effetto “sia diretto che indiretto è pari a 11, 2 miliardi”.


Potremmo dire questa è una necessità eccezionale; ed invece questa è solo l’ultima perché ci sono stati gli interventi per salvare più di una volta il Monte dei Paschi di Siena e gli interventi per salvare Banca Etruria ed altre banche toscane in crisi. Forse il complesso delle operazioni di salvataggio ha fatto aumentare il debito pubblico di circa trenta miliardi di euro.
Che lo Stato intervenga per salvare il sistema bancario nazionale è doveroso ed anche estremamente necessario, ma un intervento di tale portata doveva portare ad una vera e propria messa in sicurezza degli istituti salvati operando un processo di nazionalizzazione. Se dei banchieri privati hanno fallito, e fallito per mancanza di correttezza nella gestione bancaria, lo Stato  con il suo intervento non può regalare soldi ai privati, deve necessariamente nazionalizzare parti del settore bancario.  
 Il liberismo esasperato nel settore bancario ha nei fatti strozzato i paesi europei in difficoltà e sta cominciando a strozzare l’intera idea di Europa. La gestione del credito a breve termine e del credito a lungo termine deve essere improntata a rigore, le banche private debbono rispondere a regole ben definite e quando sono in difficoltà la nazionalizzazione deve essere vista come una operazione doverosa.


Altri link  su banche e salvataggi

Salvataggi – Europa - Bail In e Conti Correnti




Banche piccole o grandi


Banche il costo dei manager

La poca vigilanza della Banca d’Italia

lunedì 4 aprile 2016

Panama Papers ed il forziere dei nostri santi

Una talpa, illuminata dal desiderio di sacra verità o sacra vendetta, rivela i file segreti di oltre 200 mila società offshore create dallo studio Mossack Fonseca di Panama.
Certo,  lo sapevamo che le Isole Caimans e Panama erano paradisi fiscali e luoghi di riparo per ogni sorta di tesaurizzazione privata;  ma vedere i nomi di quelli che hanno il tesoro fa un certo effetto.
Chi si aspettava che un Putin e un Camerun non si fidassero di affidare i loro tesoretti alla Russia e alla Gran Bretagna. Ad essi si aggiungono alti dirigenti cinesi, il presidente ucraino Poroshenko,  il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e il sovrano del Marocco Mohammed VI.  E la lista dei nomi promette di ingrossarsi a dismisura. Una grande internazionale della fuga dei capitali,  per evitare il fisco nel proprio paese e per costruirsi una buona e sempre possibile residenza lontana dal proprio paese; mentre magari nel proprio paese si gioca a fare la parte degli integerrimi e si perseguitano i piccoli evasori.
 Accanto a questi isospettabili uomini politici non mancano uomini delle mafie e del cartello del traffico di droga. Non mancano rispettabili industriali che si sono stancati di fare gli imprenditori e che preferiscono il parassitismo finanziario. Non mancano poi gli arricchiti fortunati  che,  per loro qualità e per le regole del mercato,  sono stati pagati in modo esorbitante per le loro prestazioni: manager, calciatori, artisti, mediatori di affari ecc..
 Fra poco ci diranno che, tranne qualche caso problematico,  poi in fin dei conti,  era tutto regolare e lentamente tenderanno a stendere un velo fino alla totale dimenticanza, e ricominciare come se nulla fosse.
 Ma questo bubbone che sta facendo marcire il pianeta non è solo un fatto di frode e di evasione, è proprio un bubbone prodotto dalla grande ricchezza non investita e tesaurizzata. Anche il cosiddetto denaro guadagnato onestamente,  ma in modo esorbitante, va a fare parte della massa di capitale finanziario tesaurizzato, investito in speculazioni finanziarie e che non dà alcun  impulso a investimenti produttivi.
  In un mondo che abbonda di ricchezza e di spreco si stende e spande la miseria diffusa dei diseredati;  con il problema ancora insoluto  della fame di bambini denutriti  che fa arricciare il cuore.
 Una volta c’era la lotta di classe, o almeno si parlava di lotta di classe; oggi ci sono le appartenenze di religione, di razza, di etnia. Su queste appartenenze ci hanno soffiato come su un fuoco sulla paglia gli stessi grandi speculatori; non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’appoggio dato dagli USA all’integralismo islamico negli anni ottanta. Sono riusciti a creare un’altra realtà, ed ora è diventata così grande che gli è quasi scappata di mano. Si parla di guerre sante con i forzieri del tesoro ben tenuti al riparo; ci sarà sempre un Hotel di lusso per ricchi in qualche isola con il mare incontaminato, mentre il resto del mondo brucia nelle fiamme della guerra e della miseria.
 Ad una internazionale dei miliardari si può solo rispondere  con l’ Internazionale dei diseredati capace di superare i conflitti  religiosi ed etnici, altrimenti è la fine.
 Nessuna nostalgia però del passato, perché se guardiamo nel passato scopriamo grandi errori: il comunismo statalista ha fallito nel suo compito; il socialismo riformista si è fatto fagocitare dallo stesso capitalismo finanziario.
  L’etica dell’uomo nuovo non si può costruire con prediche e neanche con tappe forzate. Va amata la libertà di ogni singolo uomo ma va data dignità ai bisogni essenziali di ogni singolo uomo;  va costruito faticosamente un cammino di uguaglianza preservando beni essenziali come l’aria, l’acqua e la terra.
 Non c’è una sola ricetta miracolosa;  ogni uomo che ha un’idea e una ricetta la sveli e la condivida, non abbia paura di confrontarla, non si faccia prendere dalla superbia esercitata con la parola;  la parola serve per comunicare ed  è l’unico bene umano prezioso con cui cercare la verità.
Francesco Zaffuto

lunedì 14 dicembre 2015

il piangere sulle buone azioni spa

Oggi si parla di azionisti ed obbligazionisti fregati e di possibili aiuti. 
Ebbene, ricordo un tempo una spa che si chiamava Unipol e che ancora oggi si chiama Unipol. Ci fu un tempo che la Unipol voleva costruire una banca … accaddero tante strane cose … impossibili da seguire sulla stampa … alla fine tutti si sono rivelati innocenti. Ma quello che accadde nei fatti  fu che il valore delle azioni fu portato da 100 a 1; volle dire che chi aveva cento azioni se ne venne a trovare solo una e di valore insignificante. Tanto per fare un esempio chi aveva un 3 mila Unipol che valevano € 3.500 prima dell’operazione, oggi si trova con 30 Unipol che valgono € 120.  Riuscirono a non fare rumore, non c’erano 5stelle dinanzi al Parlamento,e tutti i piccoli azionisti Unipol ingoiarono il rospo.
 Le azioni sono capitale di rischio, se hai comprato azioni sei un padrone teoricamente. La differenza è:  tra il grande azionista che conosce le cose ed è alleato con gli amministratori delegati, e il piccolo azionista, padrone come gli altri teoricamente, ma in pratica solo un pirla.
Allora se avete risparmi prima di tutto cercate di compravi una casa dove abitare, se avete ancora risparmi accontentatevi degli interessi bassi dei Titoli di stato;  evitate Obbligazioni subordinate o con clausole particolari;  evitate Derivati e prodotti che non conoscete; informatevi bene sui cosiddetti fondi pensione, informatevi bene sui Fondi d’investimento;  i depositi teneteli un po’ in banca e un po’ in Posta.  Dividete il più e possibile il rischio su diversi investimenti.
 Se siete poveri e disoccupati, nessun problema d’investimenti,  vi lasceranno vivere ancora per molto da poveri e disoccupati. (f.z.)
Foto da

lunedì 7 dicembre 2015

BANCHE: truffatori e truffati


 I truffatori sono quelli che hanno venduto azioni ed obbligazioni ad ignari risparmiatori, i truffati sono quei risparmiatori che non si accontentavano di essere solo risparmiatori.
Una cosa sono gli azionisti, un’altra cosa sono gli obbligazionisti ed  un’altra cosa ancora sono i risparmiatori con solo depositi in banca e con qualche titolo del debito di Stato.
Cerchiamo di capirci:  se si comprano azioni di una banca si diventa proprietari della banca. Ora se un piccolo risparmiatore si è fatto convincere a compare azioni di una banca non si trova nella posizione di risparmiatore, ma si trova nella posizione di padrone delle banca con tutto quello che ne può derivare in termini di profitti e di perdite. Il piccolo azionista nei fatti non è un padrone perché, con poche azioni, non controlla un bel nulla; e non è neanche un risparmiatore,  è solo uno che pensava di fare un buon affare o che si è illuso di aver fatto un buon affare.
 Passiamo agli obbligazionisti: questi soggetti a fronte di un interesse un po’ più elevato si sono assunti il rischio di prestare somme ad una singola società; è un rischio meno forte degli azionisti ma è pur sempre un rischio, sono dei prestatori di denaro che si sono legati al rischio di una società.
 Ben diversi sono i risparmiatori che si sono limitati a depositare i risparmi in una banca su un conto corrente o su un deposito a risparmio; e che si sono limitati ad acquistare  qualche titolo del debito dello Stato. Queste persone hanno solo depositato il denaro, per quel deposito non hanno ricevuto interessi o hanno ricevuto un interesse insignificante, ed hanno anche pagato la banca per le operazioni e per i servizi bancari;  queste persone non si sono volute legare ad alcun rischio dell’impreditoria bancaria.
 La Banca d’Italia e lo Stato hanno l’obbligo di tutelare il sistema bancario per evitare ripercussioni su tutto il sistema economico. La Banca d’Italia doveva vigilare sui comportamenti delle banche. Cosa ha fatto? Evidentemente ben poco e male. Se una banca opera con il criterio delle prudenza non può fallire.
Se una banca si trasforma in venditrice di titoli di aziende spericolate, e in venditrice di titoli propri che assistono gli spericolati, non fa il lavoro di vera  banca che esercita il credito,  ma solo quello di un’impresa speculativa. Se i suoi impiegati stanno lì a convincere i risparmiatori ad investire in forma non prudenziale li stanno nei fatti truffando approfittando delle propria ignoranza.

 La Banca d’Italia è lo Stato debbono intervenire per tutelare i risparmiatori, ma c’è una gerarchia:  i primi ad essere tutelati nella completezza debbono essere i risparmiatori che non si sono esposti al rischio dell’impresa bancaria e si sono limitati al comportamento di effettuare depositi sui propri conti. (f.z.)

venerdì 30 maggio 2014

banchieri in trasformazione

Con questa caricatura Honoré Daumier rappresentava il banchiere nel 1835.
C’è stata una evoluzione, anche perché essere grassi non è più “in”, ormai la razza padrona è tonificata e un po’ abbronzata.  Con il soprannome di  “il Magro” gli amici della Carige indicavano il loro “capo” in affari
 In questi anni di crisi si sono descritti  i complessi TITOLI DERIVATI come strumenti di un sistema di rapina per tanti risparmiatori;   alla Carige era tutto più semplice. Le tecniche non comportavano una particolare fatica: compravano un immobile e lo stesso giorno lo rivendevano alla banca Carige per un prezzo superiore a 15 volte; oppure compravano delle azioni di una società e li rivendevano dopo pochi giorni sempre alla banca Carige ad un prezzo superiore a 45 volte. Semplicità, amici potenti e trasferimenti in conti svizzeri.

Qui un vecchio post di lacrisi2009 dell’ottobre 2011 Ma una banca può fallire?

immagine da internet - al link - http://interestingpress.blogspot.it/2014/01/boiardi.html

venerdì 31 gennaio 2014

LA BANCA DEGLI ALTRI


Chi è disposto a gustare un piatto di fagioli messicani con la crema chantilly?

La Banca d'Italia venne istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893.  Nacque un istituto considerato pubblico nella sua natura e strutturato come una società per azioni privata. Attraverso questo istituto lo Stato italiano (ispirandosi ad un orientamento comune in diversi stati capitalisti) intendeva controllare in forma delegata l’economia creditizia e monetaria senza esercitare un peso esclusivo.
 Il capitale sociale della Banca d’Italia fu diviso in quote, le quote sono appartenute a maggiori banche del paese, istituti assicurativi privati e pubblici; con alcuni vincoli sul diritto di voto per evitare il peso preponderante di un singolo istituto.
 L’ammontare del capitale sociale fu di 300 milioni di lire, interamente versato al 1936;  allora era una discreta cifra ma oggi equivale 156.000 euro.
 Questo capitale sociale  non è stato mai rivalutato perché la partecipazione azionaria alla proprietà della Baca d’Italia è stata considerata sempre qualcosa di simbolico e di prestigioso per gli istituti creditizi che vi partecipavano. Questo prestigio è derivato dalle competenze che lo Stato italiano ha dato nel tempo alla Banca d’Italia: nel 1926 diventò l’unico istituto bancario autorizzato ad emettere moneta a corso forzoso e, negli anni successivi, gli furono concesse prerogative di controllo su tutto il sistema bancario.
 A fronte di un capitale sociale rimasto fermo la Banca d’Italia ha continuato ad incrementare nel tempo le sue riserve; ma le riserve essendo non disponibili si potevano considerare come una sorta di teorico tesoro pubblico.
 Con l’aumento del Capitale sociale, deciso con decreto dal Governo in carica, ed approvato nella convulsa seduta parlamentare di due giorni fa:  il capitale passa da 300 milioni di lire a 7,5 miliardi di euro, le riserve vengono di fatto rese disponibili e determinano l’entità della nuova quota sociale dei vecchi proprietari. Le banche proprietarie delle vecchie quote, se venderanno una parte delle quote ad altri istituti di credito verranno ad un tratto ad incassare alcuni miliardi per effetto della rivalutazione della loro quota.
 L'elenco dei principali proprietari partecipanti della Banca d’Italia, indicati sul sito, è il seguente:
Partecipante
Quote
Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A.
30,3%
50
UniCredito Italiano S.p.A.
22,1%
50
Assicurazioni Generali S.p.A.
6,3%
42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A.
6,2%
41
INPS
5,0%
34
Banca Carige S.p.A.
4,0%
27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.
2,8%
21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.
2,5%
19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A.
2,1%
16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A.  
2,0%
16

Facendo un esempio,  Unicredit che fino a pochi giorni fa aveva il 22,1% di 156.000 euro (cifra con cui non poteva comprare neanche un garage), oggi si trova ad avere il 22,1% di 7,5 miliardi di euro. Non è certo una differenza di poco conto.
 Se si considera,  inoltre,  che in base alle nuove norme non potrà detenere più del 5% del capitale sociale, si troverà addirittura costretta a vendere la parte di quota eccedente ottenendo un beneficio perfettamente legale ed immediato del 17,1% di 7,5 miliardi.
 In base ai nuovi dispositivi le quote potranno essere acquistate da banche e imprese assicurative con sede in Ue. Quindi i nuovi soggetti proprietari di Banca d’Italia possono essere soggetti finanziari anche non italiani (con sede UE), ma ogni soggetto non potrà possedere oltre il 5%.
 I telegiornali italiani ci hanno mostrato un’aula parlamentare con deputati grillini presi dall’isteria dell’ostruzionismo,  volevano impedire il voto di questa legge, volevano impedire alla maggioranza di esprimersi, gesto sicuramente antidemocratico. In fin dei conti se una democrazia vuole favorire con qualche miliardo le banche può farlo nel pieno della sua legittimità, ma almeno con una chiara e specifica discussione e voto specifico sull'argomento.
Vale la pena di osservare che il decreto si chiamava IMU-Banca d’Italia; in una democrazia, almeno rispettosa del buon senso,  si doveva scindere la discussione sull’IMU da quella sulla Banca d’Italia.  Nel decreto del Governo Letta,  sono stati messi insieme i dispositivi per l’eliminazione dell’imposta sulla prima casa con i dispositivi per la Banca d’Italia, è come se si fosse preparato un pasto a base di fagioli messicani con la crema chantilly, forse dietro questo cattivo gusto si può celare qualche sospetto.
31/01/14 francesco zaffuto


Immagine – un piatto di fagioli messicani, che mi auguro senza crema chantilly

venerdì 25 gennaio 2013

Monte dei Paschi di Siena, banca privata e danno pubblico


 L’istituto Monte dei paschi di Siena ha diffuso una nota in cui spiega le sue difficoltà a seguito di alcune operazioni intrattenute con altre banche internazionali, chi ha pazienza può leggerlo, ma non è facile capirci qualcosa.
 Dicono che si erano limitati a fare delle operazioni su “derivati” solo per proteggersi dal rischio sui titoli pubblici italiani. Poverini, facevano solo delle prudenziali operazioni.
 I “derivati” sono contratti che possono essere stipulati per prudenza oppure per scommettere su qualcosa. Con un derivato ci si può mettere a riparo da una operazione o fare un’operazione rischiosa.  Ogni volta che si parla di derivati si dice che sono difficili da capire e che sono delle strane cose. La stranezza dei “derivati” è data dalle tante tipologie di contratti e dalle molteplici  clausole che possono contenere. Infatti, l'informativa di cui al link di sopra è indecifrabile se non si conoscono le clausole dei diversi contratti.
  Con i derivati in realtà non si compra nulla e non si vende nulla, eppure si può diventare miliardari o restare in mutande. Potete comprare la previsione che i titoli di uno Stato (greco o italiano) cadranno o che si riprenderanno alla grande, e lo stesso contratto speculativo  potrà essere venduto ad altri ed altri potranno venderlo ancora ad altri. Se questa tipologia di puntate venisse fatta al Casinò di Campione potremmo essere ben sicuri di non essere toccati dalle disgrazie o dalle fortune degli scommettitori,  invece questa tipologia di puntate si fanno in borsa e fuori borsa e li sta facendo la vostra banca, senza che vi ha chiesto un permesso, e li fa perché si fa forte dei i vostri stessi depositi. Il grande dirigente bancario scommette con i vostri soldi e se tutto va bene  potrà vantarsi di avere lavorato bene e chiederà stipendio e prebende elevati; nel caso che le cose vanno male c’è il rischio che crolla la banca e, poiché la banca è un istituto delicato per il sistema economico, specie se trattasi di grande banca, viene chiesto l’intervento dello Stato e di conseguenza il costo ricade su tutti.
 Riguardo ai derivati sono necessari accordi internazionali capaci di ridurli a pochissime chiare tipologie; ma una cosa si può affrontare da subito: proibire di giocare con i soldi degli altri e proibirlo alle banche che si trovano nella posizione di amministrare i soldi degli altri.
 Il nostro sistema creditizio fino agli anni ’80  si fondava su una netta distinzione tra:  banche di credito ordinario (che potevano operare a fronte dei loro depositi liberi e che potevano concedere credito a breve sventagliando il rischio insoluti  su una grande massa di aziende); istituti che operavano sul medio a lungo termine (che concedevano prestiti di lungo periodo a fronte di emissione di titoli); e banche di affari (che potevano avere un carattere speculativo perché legate a progetti di grandi imprese o società finanziarie). Chi si rivolgeva ad una banca di affari sapeva che lo stava facendo a proprio rischio e pericolo.
 La mondializzazione dei mercati e la presenza di grandi banche USA ed europee spinse i legislatori italiani a processi di imitazione; cominciò a circolare l’idea che il futuro era quello della Grande Banca che si occupava di tutto, e che solo con grandi poli bancari italiani si poteva reggere la concorrenza. Sempre sul finire degli anni ’80 circolava forte anche un’altra idea, quella che pubblico era cattivo ed inefficiente e il privato era bello ed efficiente. Quindi il grande polo bancario doveva essere privato e capace di occuparsi di tutte le operazioni finanziarie (dal credito a breve  a quello a lungo termine,  compreso il ruolo di banca di affari). Gli istituti di credito di diritto pubblico in Italia erano tanti e sono stati tutti trasformati in poli bancari, che si sono a loro volta associati tra loro attraverso il possesso di pacchetti azionari. Iniziò la svendita ai privati del sistema creditizio pubblico, e lo Stato cedette ai privati  il meglio delle sue proprietà pur restando preda di un grande debito pubblico. In poco tempo sono diventati banchieri una masnada di speculatori e palazzinari.
 Il Monte dei Paschi di Siena, il più antico istituto bancario del mondo, che era pubblico,  diventò nel 1995 una privata SpA  e per mantenere una qualche funzione pubblica, legata al Comune e alla provincia di Siena,  venne costituita la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, un ente no-profit.  Un po’ come dire che la Monte Paschi (polo bancario privato) poteva magnificare con i sui utili il territorio di Siena, per iniziative di beneficenza,  culturali, sociali  ecc … ecc …;  pertanto, un miscuglio di interessi privati e pubblici non ben definiti.
 Se andiamo a guardare chi sono i più influenti azionisti di Monte Paschi  (almeno per le notizie accessibili a tutti) scopriamo che sono: la stessa fondazione benefica Fondazione Mps per il  37,560%; la Unicoop Firenze Soc. Coop.va per il 2,727%; la Finamonte Srl per il 4,000%; la AXA S.A.per il  2,525%; ed infine la  JPMorgan Chase per il 2,527% (sì, proprio quella banca americana al centro di tante operazioni che hanno originato la crisi negli USA). Il resto delle azioni pare sia distribuito su tanti piccoli azionisti. Ovviamente nella nomina di amministratori e dirigenti della banca avranno avuto un ruolo la Fondazione (vicina ai politici del Comune di Siena) ed anche azionisti come JPMorgan Chase.
 Se i dirigenti di Monte Paschi hanno fatto pasticci, per agevolare se stessi e gli azionisti,  tutte le colpe non possono ricadere sul PD (per il ruolo politico rivestito al Comune di Siena);  ma più sono confusi i limiti tra pubblico e privato e più sono i danni che ne possono derivare.
 Si è sempre detto che nel nostro paese il sistema bancario è solido perché è ben sorvegliato dalla Banca d’Italia che esercita un ruolo di vigilanza. Ma quando si tratta di piccole banche è facile vigilare, diventa un po’ meno facile  quando si tratta di grandi banche perché la stessa Banca d’Italiaè un istituto dove il peso delle grandi banche ha una grande influenza ( la stessa Monte Paschi ha una quota di partecipazione in Banca d’Italia del 2,5% con 19 voti). Certo non vuol dire favoritismi ma è possibile molta delicatezza o qualche accidentale ritardo.
 Ma ora; se dopo i controlli di Banca d’Italia si riscontrasse una necessità di aiuto quali possono essere gli effetti: un nuovo aumento di capitale privato, sempre che ci siano privati disposti a sostenere Monte Paschi con l’acquisto di nuove azioni, oppure un considerevole aiuto di Stato, oppure tutti e due.
  Ma visto che per salvare Monte Paschi è probabile che sia necessario l’aiuto di Stato e visto che lo Stato è già intervenuto con Tremonti per 1,9 miliardi di euro; che fare ora? Continuare con la stessa medicina o cambiare rotta?
 Cambiare rotta può significare:  una chiara distinzione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato; e se il privato è libero si deve assumere anche tutti gli oneri di un fallimento; se interviene lo Stato deve trattarsi chiaramente di nazionalizzazione e la banca deve passare esclusivamente a controllo pubblico e con responsabilità pubbliche.
 Occorre di nuovo porsi di fronte alla necessità di distinguere tra aziende di credito ordinario e altre banche che operano sul medio e lungo termine;  occorre che  le banche d’affari siano ben segnalate ai clienti con una qualche segnaletica “di pericolo generico”.
 Il cittadino che si rivolge a una banca deve essere protetto da una polizza assicurativa su tutti i suoi depositi e deve conoscere bene il suo grado di rischio.
 Se fallisce una piccola banca, con i depositi assicurati,  non c’è un gran rischio per il sistema creditizio, il sistema può essere forte per la molteplicità di presenze. Allora meglio un sistema di tante medio-piccole banche private e pochi istituti nazionali pubblici di riferimento,  con un rigoroso controllo di una banca d’Italia veramente pubblica, e con una magistratura in grado di operare per la sorveglianza sui reati più gravi.
 Quando si parla di riforme, la politica pare dividersi in riformisti e no; il problema è invece quali riforme e come.
25/01/13 francesco zaffuto

 Immagine – Siena – la piazza della sede della Monte Paschi – da http://it.wikipedia.org/wiki/File:Toscana_Siena3_tango7174.jpg

post collegato
15 ottobre 2011 - Ma una banca può fallire?

venerdì 21 dicembre 2012

Buon auspicio una condanna, se si tratta di Banche


Nel maggio 2010 era iniziato il processo, ne avevo parlato nel post
 Le quattro banche (JPMorgan Chase, Ubs, Deutsche Bank e Depfa), a detta del sindaco Moratti, avrebbero inviato al Comune «una lettera ingannevole nella quale veniva assicurato che i derivati erano per noi economicamente vantaggiosi». 
 Finalmente con la notizia del 19 dicembre 2012 apprendiamo che le quattro banche sono state condannate
 Mancanza di trasparenza, notizie date ad arte in modo ingannevole, in parole più semplici: truffa, e la condanna contiene misure detentive per funzionari solerti negli affari in derivati.
 Si attendono i motivi della condanna, sicuramente le banche si appelleranno e arriveranno fino in Cassazione; la condanna definitiva, se ci sarà, la vedremo tra qualche anno. Ma questa notizia di condanna è di buon auspicio;  una buona novella  “anche le banche possono essere condannate”.
 Alle notizie di casa se ne aggiunge una a livello internazionale: alla UBS (colosso bancario svizzero) è stata inflitta una maxi multa di 1,5 miliardi di dollari
 Mentre i solerti funzionari di banca Milanesi ingannavano il comune di Milano, i solerti funzionari bancari svizzeri, con manovre sul Tasso Libor,  ingannavano chi chiedeva un mutuo.
 Certo queste condanne non portano a quel cambiamento necessario nel sistema bancario, ma la debole luce di una candela può servire ad indicare il cammino.
21/12/12 francesco zaffuto
immagine - candela accesa

giovedì 1 novembre 2012

banchieri postali e miseri correntisti


Banchieri come tutti gli altri con la stessa grande avidità;  il Banco posta si avvia modificare in modo unilaterale le sue condizioni: il canone annuo passa da 30 a 48 euro,  bonifici allo sportello da € 2,5 passeranno a  € 3,5 euro, il rilascio del libretto degli assegni postali non trasferibili 3 euro.

Ma ti danno gli interessi ?!  Fino al 31/12/2010 bontà loro davano lo 0,15%, poi con una prodigiosa innovazione dal 01/09/2011 sono arrivati a interessi 0,00%.

  Nelle nuove proposte di contratto Bancoposta ricorda che il cliente ha  la facoltà  di recedere dal rapporto, entro la data di decorrenza delle modifiche, senza penalità e spese di chiusura, può rivolgersi ad un altro avido banchiere.
 Certo Banco posta offre condizioni migliori ai clienti che domiciliano utenze, accreditano stipendi, sottoscrivono prodotti finanziari bancoposta. Ma, purtroppo, esistono “correntisti” che non hanno stipendi da accreditare (lavoratori in nero, disoccupati, commercianti sull’orlo di chiusura), e che,  per motivi legati ai nuovi sistemi di pagamento,  debbono ancora tenere un conto corrente;  pagheranno 48 euro per il c/c per qualche tempo poi lo chiuderanno e  passeranno alla tessera di povertà.
01/11/12 francesco zaffuto

Immagine – il logo delle Poste italiane

martedì 17 luglio 2012

L'aiuto


“Sto annegando tirami giù una corda”
“Sì, vado a chiamare l’addetto alle corde”
Da 5 luglio 2012 il Tasso BCE (Banca Centrale Europea) è fissato a 0,75%. Un tasso di interesse molto basso, basta pensare che nel luglio del 2008 era del 4,25%. Quindi le banche per finanziarsi possono accedere presso la BCE ad un tasso del 0,75, quindi potrebbero fare credito alle aziende con tassi del 2% e ottenere anche un margine di guadagno; ma ciò non accade o almeno fino ad ora non è accaduto, le aziende trovano tassi ben più elevati e le banche si fidano poco a concedere credito in questo momento di crisi, evitano perfino di prestarsi denaro tra loro perché non si fidano. Molto di quel denaro le banche preferiscono investirlo in titoli degli stati, anche degli stati che considerano a rischio, i conti sono facili e ci guadagnano sul notevole differenziale dei tassi (esempio i bot annuali italiani nell’ultima asta hanno registrato un tasso del 2,69%).
Certo qualcuno potrà dire che in fin dei conti questo è un aiuto per gli stati che hanno difficoltà a collocare il proprio debito pubblico, e senz’altro è vero, ma … ma immaginiamoci se l’aiuto arrivasse agli stati direttamente al tasso dello 0,75%, buona parte dei problemi di Italia, Spagna, Grecia sarebbero, non dico risolti ma, notevolmente contenuti.
Quindi si tratta di un aiuto improprio e con un’alta intermediazione sull’aiuto stesso.
17/07/12 francesco zaffuto
Immagine – corde – da internet - http://marcoe.wordpress.com/tag/speranze/

giovedì 10 maggio 2012

A come aggiotaggio


Aggiottaggio, Montepaschi, Siena, Antonveneta, Borsa, controllo azionario …
Tutte parole che ci sono ieri cascate addosso. Forse conosciamo bene la parola Siena per via del Palio e per via della sua bellezza. Ma le altre … ? Provo per un attimo sulla prima, aggiotaggio: la parola deriva da aggio (italiano come vantaggio) e dal francese agiotage (speculazione), ma se ne vogliamo capire il peso in termini di reato dobbiamo fare ricorso all’art. 501 del Codice penale
«Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a 25.822
Se l'aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate.
Le pene sono raddoppiate:
1. se il fatto è commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri;
2. se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.
Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all'estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani.
La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici».
Al massimo per questo reato si può arrivare a multe di 51 mila euro e a tre anni di reclusione (che spesso vengono ridotti); se l’affare è di alcuni miliardi di euro mi pare che non ci sia proporzione e la tentazione di farla franca è notevole.
Il Montepaschi per dare garanzie pare che abbia gonfiato i suoi dati, non sarà facile da provare, e il rischio è quello di un reato non eccessivamente pesante per le pene.
Andiamo ora a cercare di capire cosa è accaduto nel caso specifico di Montepaschi e Antonveneta.
Perché il Montepaschi va a comprare Antonveneta a un prezzo superiore di 3 miliardi di euro? Perché voleva diventare più grande, la terza banca d’Italia. Mi pare una frottola esagerata, chi sa fare i conti non arriva a questi livelli di stupidità. E se i 3 miliardi per il prezzo pagato in più sono ora amministrati da banche estere non è possibile per la Guardia di finanza fare perquisizioni all’estero, di conseguenza non sarà facile avere prove del reato e il comportamento dovrà essere attribuito a una strana stupidità.
10/05/12 francesco zaffuto
Immagine fuori tema – palio di Siena dal link