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mercoledì 8 luglio 2020

Papa: Dio chiede di sbarcare, la Libia è un inferno

ANSA

Papa: Dio chiede di sbarcare, la Libia è un inferno

È Dio "che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare". Lo ha detto il Papa nell'omelia della Messa dedicata ai migranti, nel settimo anniversario della sua visita a Lampedusa. Poi il pontefice ha sottolineato che per i migranti la Libia è un "inferno", un "lager"....  notizia completa al link sopra indicato dell'Ansa

sabato 14 aprile 2018

Ricordiamoci di quello che accadde in Iraq

Siria, vescovo di Aleppo: “Stanno facendo come in Iraq. Armi chimiche un pretesto”
“Sia fatta luce su tutto ed emerga la verità non come hanno fatto con l’Iraq in cui hanno distrutto il Paese dicendo che c’erano le armi chimiche. Così come hanno fatto con l’ Iraq lo stanno facendo ora con la Siria. La gente lo ha capito, non è stupida”.. Lo ha detto il vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, mons. Antoine Audo, intervistato da Antonio Soviero, manifestando forti dubbi sul fatto che il regime di Damasco abbia usato armi chimiche a Douma, nel Ghouta est. “Come è possibile che Assad – ha aggiunto mons. Audo – abbia usato armi chimiche per difendersi ? Non è logico. Gli americani e i russi usano la Siria come pretesto per farsi la guerra e difendere i loro interessi internazionali”.
NOTIZIA Riportata da

venerdì 14 aprile 2017

UNA DRAMMATICA SETTIMANA SANTA

Non è una Settimana Santa come le altre; con i due attentati alle chiese cristiane la domenica delle palme in Egitto la Settimana Santa brucia di polvere e si colora di sangue. C’è chi vuole portare la rottura tra mondo mussulmano e mondo cristiano ad un punto di non ritorno.

lunedì 27 marzo 2017

Monza: il Papa e il milione di autenticati

Monza 25 marzo 2017, ore 14.00. La Messa del Papa si svolgerà alle ore 15.00. Essendo io residente a Monza e potendo raggiungere il Parco di Monza a piedi in una ventina di minuti, decido insieme a mia moglie di andare a vedere quella manifestazione che per le previsioni si annunciava grandiosa e solenne.
 Decisione avventata, perché un vicino di casa, il giorno prima, mi aveva detto che non mi avrebbero fatto entrare:
-         Se lei se non fa parte di un gruppo organizzato dalla Parrocchia non entra.

martedì 24 gennaio 2017

I peccati di Padova

Quando non si parla di un fatto equivale quasi alla sua non esistenza; ed i peccati di Padova, che hanno coinvolto la chiesa, non sono balzati alle cronache delle TV.

martedì 14 giugno 2016

Le letture della Strage di Orlando


Diciamo come prima cosa che la strage di Orlando nel locale gay è un lutto per l’umanità.
Poi possiamo passare alle tante letture che possono averla originata:
è il gesto isolato di uno squilibrato, ma prontamente è stato rivendicatato dall’Isis, organizzazione estremista islamica che ha messo a ferro e fuoco il medio oriente;
è la conseguenza di una vendita incontrollata di armi belliche ad ogni cittadino americano, il suo fucile automatico di guerra si può agevolmente comprare in USA;
è l’intolleranza contro gli stili di vita omosessuali, intolleranza che spesso accomuna diverse fedi religiose, la distruzione della città di Sodoma è un atto della divinità ed è comune alle tradizioni di tre religioni (ebraica, mussulmana e cristiana) che si richiamano alla Bibbia;
è un atto contro la cultura occidentale che si basa sulla tolleranza degli stili di vita e non discrimina sui comportamenti sessuali;
è una atto contro la libertà dell’uomo, contro i diritti civili, contro il suo essere uguale nella diversità;
è una realizzazione del sé attraverso la violenza sugli altri;
è il non vedere l’altro come componente della stessa umanità a cui tutti apparteniamo;
è lo spostare il riconoscimento umano in un universo oltre la morte, dove può essere premiata ogni azione che tu fai; la bontà dell’azione la decidi tu è può essere il delitto più atroce;
è la condizione della miseria di idee in cui barcolla la nostra moderna umanità.
Per la notizia

lunedì 4 aprile 2016

Panama Papers ed il forziere dei nostri santi

Una talpa, illuminata dal desiderio di sacra verità o sacra vendetta, rivela i file segreti di oltre 200 mila società offshore create dallo studio Mossack Fonseca di Panama.
Certo,  lo sapevamo che le Isole Caimans e Panama erano paradisi fiscali e luoghi di riparo per ogni sorta di tesaurizzazione privata;  ma vedere i nomi di quelli che hanno il tesoro fa un certo effetto.
Chi si aspettava che un Putin e un Camerun non si fidassero di affidare i loro tesoretti alla Russia e alla Gran Bretagna. Ad essi si aggiungono alti dirigenti cinesi, il presidente ucraino Poroshenko,  il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e il sovrano del Marocco Mohammed VI.  E la lista dei nomi promette di ingrossarsi a dismisura. Una grande internazionale della fuga dei capitali,  per evitare il fisco nel proprio paese e per costruirsi una buona e sempre possibile residenza lontana dal proprio paese; mentre magari nel proprio paese si gioca a fare la parte degli integerrimi e si perseguitano i piccoli evasori.
 Accanto a questi isospettabili uomini politici non mancano uomini delle mafie e del cartello del traffico di droga. Non mancano rispettabili industriali che si sono stancati di fare gli imprenditori e che preferiscono il parassitismo finanziario. Non mancano poi gli arricchiti fortunati  che,  per loro qualità e per le regole del mercato,  sono stati pagati in modo esorbitante per le loro prestazioni: manager, calciatori, artisti, mediatori di affari ecc..
 Fra poco ci diranno che, tranne qualche caso problematico,  poi in fin dei conti,  era tutto regolare e lentamente tenderanno a stendere un velo fino alla totale dimenticanza, e ricominciare come se nulla fosse.
 Ma questo bubbone che sta facendo marcire il pianeta non è solo un fatto di frode e di evasione, è proprio un bubbone prodotto dalla grande ricchezza non investita e tesaurizzata. Anche il cosiddetto denaro guadagnato onestamente,  ma in modo esorbitante, va a fare parte della massa di capitale finanziario tesaurizzato, investito in speculazioni finanziarie e che non dà alcun  impulso a investimenti produttivi.
  In un mondo che abbonda di ricchezza e di spreco si stende e spande la miseria diffusa dei diseredati;  con il problema ancora insoluto  della fame di bambini denutriti  che fa arricciare il cuore.
 Una volta c’era la lotta di classe, o almeno si parlava di lotta di classe; oggi ci sono le appartenenze di religione, di razza, di etnia. Su queste appartenenze ci hanno soffiato come su un fuoco sulla paglia gli stessi grandi speculatori; non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’appoggio dato dagli USA all’integralismo islamico negli anni ottanta. Sono riusciti a creare un’altra realtà, ed ora è diventata così grande che gli è quasi scappata di mano. Si parla di guerre sante con i forzieri del tesoro ben tenuti al riparo; ci sarà sempre un Hotel di lusso per ricchi in qualche isola con il mare incontaminato, mentre il resto del mondo brucia nelle fiamme della guerra e della miseria.
 Ad una internazionale dei miliardari si può solo rispondere  con l’ Internazionale dei diseredati capace di superare i conflitti  religiosi ed etnici, altrimenti è la fine.
 Nessuna nostalgia però del passato, perché se guardiamo nel passato scopriamo grandi errori: il comunismo statalista ha fallito nel suo compito; il socialismo riformista si è fatto fagocitare dallo stesso capitalismo finanziario.
  L’etica dell’uomo nuovo non si può costruire con prediche e neanche con tappe forzate. Va amata la libertà di ogni singolo uomo ma va data dignità ai bisogni essenziali di ogni singolo uomo;  va costruito faticosamente un cammino di uguaglianza preservando beni essenziali come l’aria, l’acqua e la terra.
 Non c’è una sola ricetta miracolosa;  ogni uomo che ha un’idea e una ricetta la sveli e la condivida, non abbia paura di confrontarla, non si faccia prendere dalla superbia esercitata con la parola;  la parola serve per comunicare ed  è l’unico bene umano prezioso con cui cercare la verità.
Francesco Zaffuto

lunedì 28 marzo 2016

Un argine alla follia omicida

I capi di tutte le religioni hanno l’obbligo morale di unirsi contro questa follia
… non una predica ognuno per conto loro … unirsi …
E’ solo l’atto di unirsi che è necessario

Ahore 27 marzo 2016 la follia omicida
Giorno di Pasqua - l’obbiettivo donne e bambini cristiani – in un parco giochi – 72 morti di cui 30 bambini – 340 feriti
L’attentatore suicida,  che si è fatto saltare,  pensava di avere un premio nell’aldilà




immagine - quadrato nero di Malevic

mercoledì 13 gennaio 2016

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE
Ancora sul dopo Parigi. Appunti intorno ad un dibattito.
di Angelo Gaccione

Proviamo a mettere in fila alcuni fatti incontrovertibili.
1. ARMI E TAGLIAGOLE. Le armi con cui i tagliagola del califfato nero (l’Isis) sventrano e devastano, sono prodotte in Occidente, dove il mercato della macelleria è florido e redditizio. Gli Stati, tanto per rinfrescare le idee a chi l’avesse dimenticato, sono i maggiori produttori in proprio, e i governi sono i principali protettori del commercio bellico privato; e sono sempre loro che ne autorizzano l’esportazione. Governo italiano compreso. Questo è noto sia al presidente cattolico Mattarella, sia al boy scout cattolico Renzi, e, a scalare, a partiti, sindacati e via enumerando.
2. AMERICANI. Il caos ingovernabile che ha portato alla incandescente e pericolosa situazione odierna di un’area vasta del Medioriente, e che ne ha consegnato una buona parte ai gruppi più integralisti e fanatici, è il risultato della politica estera americana. La più criminale e ignorante politica estera che una democrazia avanzata moderna, abbia mai potuto concepire. Col tempo gli storici faranno un bilancio e metteranno a confronto gli esiti di questa politica neo-imperiale, con i disastri provocati dalla Germania nazista, e scopriranno che in termini di distruzione e di morte, quelle degli Stati Uniti risulteranno di gran lunga più vaste.
3. REGIMI ARABI. I regimi arabi e mediorientali, nella loro quasi totalità, sono corrotti e sfruttatori quanto e peggio di quelli occidentali. Con un aggravante in più: l’intolleranza non riguarda esclusivamente aspetti dottrinari legati al Corano e alla sua interpretazione, ma investe le libertà nel suo complesso, i diritti civili e, molto spesso, i diritti umani primari. In moltissimi di essi (se non in tutti), un giornale come “Odissea” non potrebbe esistere. Non ci sarebbe posto per i miei e per i vostri libri; per le vostre idee di lettori marxisti, anarchici, radicali e per le mie libertarie; per la vostra condizione di femministe, omossessuali, lesbiche, atei o liberi pensatori; e sarebbe ostacolata la musica che componete, l’arte che realizzate, il teatro che mettete in scena. Non parliamo delle manifestazioni politiche e dei cortei pubblici, come quelli a cui siamo abituati qui da noi. La pena di morte vige ovunque e sareste alla mercé di volgari sceicchi -dai gusti osceni- che sguazzano nell’opulenza; di ayatollah ed imam (pessima genia di preti) reazionari e dalle idee semplicemente disgustose, che sognano la realizzazione di feroci e oscurantiste teocrazie.
4. TERRORISTI. Dicesi terrorista chi, in maniera indiscriminata e senza distinzione, semina strage e morte fra la popolazione innocente. A Parigi sono state indiscriminatamente colpite persone innocenti, dunque, gli artefici di quella strage sono da considerarsi spregevoli terroristi e miserabili criminali. Storicamente la pratica terrorista appartiene agli Stati in guerra e ai regimi dittatoriali di ogni colore e fede.
5. FONDAMENTALISMI. Tutti i fondamentalismi si equivalgono e finiscono per divenire criminali. Quelli di natura religiosa sono criminali e ridicoli allo stesso tempo: massacrano in nome di un nulla, o di un’ortodossia di cui ci si ritiene unici custodi. È stato così, storicamente, fra i cristiani, ed è così, oggi, fra i musulmani. Sciiti musulmani massacrano sunniti musulmani, così come cristiani papisti, massacravano cristiani luterani, calvinisti o valdesi.
6. GUERRA SANTA. Secoli orsono, i cattolici scatenavano “guerre sante” contro gli “infedeli” non solo per liberare i cosiddetti “luoghi santi”, ma anche per più prosaici interessi economici e territoriali. Nel 1511, tanto per fare almeno un esempio, il papa di allora dichiara la “guerra santa” contro il francese Luigi XII e gli scatena contro i lanzichenecchi agli ordini del porporato svizzero Matteo Schiner. Per obbedire alla volontà del papa, la nota ferocia dei lanzichenecchi devasterà interi territori di Milano apportando lutti, saccheggi e morte. Proprio come oggi le armate dell’Isis agli ordini del califfo Abu Bakr al Baghdadi.
7. DISTINGUO. Potete disquisire e operare tutti i distinguo che volete, ma dei vostri distinguo e delle vostre analisi, le bande dell’Isis se ne fanno un baffo. A loro non interessa alcun tipo di consenso dell’Occidente, come non gli interessa la saldatura con gli strati proletari musulmani. L’Isis non ragiona secondo gli occidentali concetti di classi, sfruttamento, oppressione economica e ingiustizia sociale. Ragiona secondo gli interessi dell’etnia di appartenenza. Secondo il modo di intendere i dettami del Corano, da cui prende ciò che gli fa comodo, e divide in maniera schematica e manichea il campo, fra devoti di Allah e quelli che giudica infedeli. Dunque, sparare nel mucchio, farsi esplodere in un luogo affollato di popolo con donne, bambini, migranti musulmani, simpatizzanti occidentali della causa palestinese o avversari dell’imperialismo americano, per un combattente dell’Isis non ha alcuna importanza. Non è un caso che non hanno mai mosso un dito, né attaccato i mercanti di carne umana che lucrano sulla pelle dei migranti in fuga verso l’Europa, quasi tutti poveri e di religione musulmana.
8. FANATICI. I giovani che accorrono ad intrupparsi nelle file dell’Isis nell’illusione di edificare una società migliore, resteranno presto delusi. I capi militari e gli esponenti religiosi che li manovrano, sono dediti ai traffici più indegni e alle pratiche più criminali, compreso la tortura, lo stupro e l’uso di bambini adolescenti nelle decapitazioni. Lavaggio del cervello, valore della vita ridotto a zero, obbedienza assoluta, è quello che gli sarà riservato. Un abisso se raffrontiamo la loro condizione con quella dei combattenti curdi e delle loro libere ed eroiche donne in armi, in difesa delle loro terre e della libertà.
9. PREDICATORI. Quanto la religione possa influire sulla mente di questi psicolabili, lo mostra la predicazione, non di un vecchio rincoglionito di qualche sperduta montagna afghana, ma di un giovane imam di 35 anni di Brest, nato e educato in Francia. In un video che lo riprende durante una lezione ad un nutrito gruppo di bambini, si scaglia contro la musica dei grandi compositori classici occidentali, da lui definita satanica e demoniaca. A sentire il delirio che gli usciva dalla bocca, non si sapeva se piangere o ridere. E tutto sempre con il nome di Allah sulla bocca. È questo il tipo di educatore che gira in molte moschee o scuole coraniche.
10. CORANO E BIBBIA. Non c’è dibattito televisivo in cui, dal più attempato personaggio al giovinastro di primo pelo (politico, opinionista, militante, fedele o carrierista che dir si voglia), non ripeta a pappagallo che Corano e Bibbia sono libri pacifici, e che la religione non c’entra con la violenza, e così via. Lasciamo perdere il 99% di questo originale campionario che non ha, evidentemente, alcuna dimestichezza con la lettura e con la storia; siamo pure comprensivi con quanti credono per fede e sono esonerati da una verifica empirica diretta delle fonti; giustifichiamo senz’altro coloro che scartano apriori questo genere di letture giudicate noiose e spesso ostiche. Ma, santo Dio, almeno quell’uno per cento che, si dà il caso, quelle letture ha fatto o dovrebbe aver fatto per dovere culturale o professionale: predicatori, preti, teologi e quant’altri, dovrebbe risparmiarci la tiritera. Poiché conosciamo la materia, per avervi dedicato qualche tempo (la Bibbia è, fra gli altri, uno dei volumi che tengo a portata di mano sul comodino, praticamente da anni), e poiché sono convinto che ogni buon ateo dovrebbe farne tesoro, due cose mi sono chiare: 1) le religioni, né più né meno delle altre ideologie, hanno prodotto, chi più chi meno, guerre fratricide e spietati tribunali inquisitoriali e di morte; 2) i due maggiori libri della tradizione monoteista, come tutte le opere nate dall’ingegno e dalla fantasia degli uomini, sono al loro interno contraddittori, perché rispecchiano la personalità, le idee e i convincimenti, di coloro che li hanno redatti. Possiamo trovarvi la visionarietà più sbrigliata; la saggezza più profonda; la poesia e la tenerezza più toccanti; il senso di pietà più umana e fraterna, ma anche la ferocia più disumana; la barbarie della guerra; il disprezzo per i nemici o lo straniero; il pregiudizio ostile verso la donna o il diverso; il dominio dell’uomo su altre creature: animali, per esempio. Guerre, distruzioni e morte attraversano entrambi questi due libri che restano, letterariamente e per molti aspetti sapienziali, dei capolavori. Sono impregnati di sangue come i capolavori epici della classicità, anch’essi intrisi di violenza e di pietà. Io non me ne scandalizzo, se rapportiamo le vicende storiche al contesto e alle geografie. Popoli, etnie e tribù, si costruiscono le loro favole ed i loro miti; i loro riti e le loro fedi; il loro “Dio degli eserciti” sterminatore dei nemici e protettore della propria casa. Nel momento in cui il militarismo romano diverrà odioso agli occhi delle masse povere di alcune aree dell’impero, nascerà, come giustificabile e comprensibile reazione, il rifiuto della violenza, di uccidere e di obbedire al braccio armato dell’imperatore. Tutte istanze insite nel messaggio della predicazione del cristianesimo primitivo, cioè, prima che diventi chiesa istituzione, potere temporale. Essendo libri così sfaccettati, complessi e contraddittori, ognuno può prendere gli aspetti e le prescrizioni che più gli aggrada ed impiegarli a suo uso e consumo.
11. L’USO. Il fanatismo che mira a costruire una teocrazia come fondamento dello Stato islamico basato sulla sharia e la guerra santa agli infedeli, vi troverà ciò che cerca e che gli serve. Così come il fedele pacifico che vuole uniformare la sua condotta morale e la sua scelta di vita agli insegnamenti del profeta, basati sui princìpi di umanità, compassione, solidarietà, rifiuto della violenza e della morte, troverà anche questo e vi si potrà ispirare per diventare un buon musulmano. Le guide religiose, gli esegeti, i commentatori delle sure e dei versetti, hanno, a questo riguardo, un potere e una responsabilità enormi. Sono loro che interpretano per i fedeli, e sono loro che spingono verso una direzione pacifica o aggressiva; tollerante o conflittuale. Sono sempre loro che manipolano le coscienze e ne condizionano l’agire. Teniamo conto che spesso masse considerevoli di musulmani sono non scolarizzate, e se lo sono, le uniche letture a cui sono obbligate, riguardano passi ben selezionati del libro “sacro”. Se un fedele cristiano volesse utilizzare la Bibbia come strumento di guerra, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta. La parabola pacifica, tollerante e non-violenta del cristianesimo, nella sua versione cattolica, di fratellanza e carità verso gli altri, si è oramai consolidata in tutto il mondo dov’è presente; per un segmento dell’islam e per diverse forme di religiosità tribale, ci vorrà ancora molto tempo e dovrà scorrere ancora molto sangue. Non scordiamoci che veniamo dalle caverne, e il retaggio genetico vorrà pure dire qualcosa. Il pericolo maggiore è rappresentato dai mezzi tecnici di distruzione di massa che la perversa intelligenza creativa della scienza ha messo a disposizione, e di cui, i ciechi che guidano i pazzi, potrebbero facilmente impossessarsi. E non è affatto una  eventualità remota o un’idea peregrina. 
12. IL DEEP WEB. Lo sfascio di paesi e regimi fra i più diversi, ha messo in libertà e a disposizione materiali pericolosissimi, e creato l’opportunità di poterli veicolare con estrema facilità. Uranio, polonio, progetti e ricerche per costruire ordigni micidiali fuori da ogni controllo e altro ancora, sono già oggi disponibili e facilmente acquistabili attraverso quella che potremmo definire una corsia coperta, protetta e sicura, altamente privilegiata e che non compare su nessuna mappa. Questa corsia protetta si chiama Deep Web e dove si può comprare di tutto, soprattutto armi, droghe e documenti, per potersi reinventare una nuova identità.
13. IL FATTORE DEMOGRAFICO. Un dato è incontrovertibile. La popolazione europea d’Occidente è destinata a diventare minoritaria, rispetto ai flussi di immigrazione provenienti dai paesi arabi ed africani. Già ora la tendenza è evidente se si prendono in esame i dati di natalità dei nuclei familiari stranieri residenti, e li si confronta con quelli delle coppie autoctone. L’emancipazione sessuale delle donne europee occidentali e la consapevolezza di non essere semplici macchine riproduttive; il cambiamento dei costumi e della morale che ha influito in maniera decisiva anche sugli uomini; un uso più responsabile e accorto della maternità e della procreazione (sempre più coppie si orientano verso un figlio solo); la centralità del lavoro fuori casa e la crescita delle professioni femminili; la carriera intellettuale, l’indipendenza, la cura di sé, la qualità di vita raggiunta, lo studio, i viaggi; la scomparsa della vecchia cultura contadina; gli anticoncenzionali e l’aborto; il crollo dei matrimoni, le convivenze a tasso zero di natalità; la perdita di influenza della religione; tutto questo ha prodotto una vertiginosa contrazione delle nascite. Il fenomeno, a quanto se ne sa, sta investendo anche l’Oriente europeo ex comunista. Contrariamente alle famiglie arabe in cui le donne sono per lo più relegate al ruolo di casalinghe e di madri, a quelle di colore, e a quelle provenienti da paesi di tradizione cattolica (Filippine, America Latina, ecc.). Nuclei, questi, molto prolifici e che, per esempio in Italia, hanno impedito che il saldo fra nascite e morte si chiudesse in maniera esageratamente negativa. Considerati gli attuali flussi migratori (e senza contare i profughi ambientali che potrebbero diventare una vera e propria bomba demografica), è più che probabile che culture di importazione e loro religioni di riferimento, diventeranno maggioritarie, in gran parte dei paesi occidentali.
14. DIVENTARE LUNGIMIRANTI. Governare saggiamente ed in maniera illuminata questo processo, è fondamentale per evitare i disastri che l’Europa ha già vissuto con la guerra di tutti contro tutti nella ex Jugoslavia, e che ha incancrenito di odi e rivalse le terre balcaniche. Sappiamo dalla storia come i fantasmi dei particolarismi, delle piccole patrie, dei nazionalismi, sono sempre in agguato e pronti a riaffiorare dal fondo oscuro dove stanno sospesi. Non discriminare o separare è fondamentale. Com’è fondamentale non transigere sui princìpi da cui le democrazie sono nate. Ricordarci che siamo figli della Rivoluzione francese dell’89 e dei diritti dell’uomo e del cittadino; e siamo, altresì figli, come italiani, della Resistenza partigiana. Resistenza che ha comportato un tributo di sangue altissimo, e in cui si sono immolati giovani spesso neppure maggiorenni, padri di famiglia, operai, studenti, contadini, soldati sbandati, religiosi, disertori di varie nazionalità, comunisti, anarchici, socialisti, azionisti, senza partito, cattolici, ebrei, valdesi, e gente di ogni professione e di ogni fede. Dentro quel sacrificio e in quel che ne è seguito, è inscritto quanto ci compete, ed è il faro che ci deve guidare. Impedire che i pilastri della Costituzione e della separatezza dei poteri possano essere minati, è indispensabile. Tenere separata dallo spazio pubblico la sfera religiosa e le credenze di ciascuno, che devono restare in un ambito strettamente privato.
15. NULLA È DATO UNA VOLTA PER TUTTE. Essere tolleranti sulle credenze di ciascuno, ma intransigenti verso il predominio di una singola fede.  Potrebbe tuttavia accadere che in una realtà multietnica, una comunità divenuta maggioranza numerica pretenda di imporre al resto della società la sua religione, o di voler trasformare l’ordinamento giuridico e la forma costituzionale, secondo i dettami di quella religione e di quella fede. È una eventualità tutt’altro che improbabile e dunque è meglio pensarci sin da ora e prendere le contromisure. Gli antidoti possono essere la buona accoglienza, la garanzia di uguali diritti e doveri per tutti, l’integrazione attraverso la scuola e la sua istruzione laica, lo studio della lingua, la trasmissione dell’amore per la terra dove i figli dei migranti sono nati e vivono, la corretta amministrazione, e una moralità degna di questo nome. Le nuove generazioni, nate e cresciute nelle democrazie, saranno esse stesse baluardo contro ogni deriva autoritaria e integralista, se saremo capaci di alimentare in loro la passione civile e la cura per i princìpi laici e per le libertà collettive. Sono le buone pratiche pubbliche la migliore garanzia della tolleranza e della coesione, mai gli apparati repressivi o i corpi speciali; ma ricordando che queste straordinarie conquiste non sono date una volta per tutte e per sempre. Occorre costantemente vigilare per proteggerle e consolidarle, e questo richiede sacrificio.   
[Milano, 31 dicembre 2015 – 1 gennaio 2016]

[Pubblicato sulla prima pagina di “Odissea” in Rete in data 



mercoledì 23 dicembre 2015

Una notizia da salvare - Kenya: musulmani salvano cristiani da un assalto di jihadisti


Tra tante brutte notizie una buona. Custodiamola
NAIROBI - Quando gli assalitori armati di pistole hanno fermato il veicolo a Papa City, con i 60 passeggeri a bordo, i musulmani si sono rifiutati di dividersi dai non-islamici, non permettendone così l'identificazione. "Ammazzateci tutti o lasciateci andare, cristiani e musulmani", hanno gridato i musulmani ai ribelli.
Questo comportamento  è stato talmente inatteso che il gruppo jihadista ha deciso di non portare a termine la missione e di darsi alla fuga.
Qui i dettagli della notizia


giovedì 19 novembre 2015

L’abisso della mente umana

Ciò che è accaduto la sera del 13 novembre a Parigi, viene definito atto di guerra o atto terroristico, purtroppo è qualcosa di più catastrofico: è un abisso della mente umana.
 Alcuni uomini dotati di mente umana scelgono di uccidere altri uomini in particolari momenti: durante una partita di calcio, durante un concerto di musica; durante il semplice consumo di una pizza in un ristorante; e alcuni, per portare a termine il loro disegno omicida,  mettono in conto di morire anch’essi diventando bombe.
 Atti di questa portata noi europei eravamo abituati a sentirli distrattamente come cronache  provenienti dal Medio oriente; più volte abbiamo sentito che un uomo (o donna bomba)  si era fatto esplodere in un mercato di una città in Irak. Il 13 novembre questi atti arrivano  nel cuore dell’Europa a Parigi; alcuni degli attentatori hanno maturato una parte della propria vita in Francia ed il rapporto con la cultura francese non ha scongiurato tali atti.
 Possiamo dire che la mente umana può essere condizionata fino al punto di commettere simili atti.
 Come è potuto accadere un tale condizionamento e quali fattori possono averlo determinato?
 L’assassino per atti di guerra non è mai solo,  risponde per il suo comportamento ad un gruppo e si aspetta il riconoscimento di un gruppo.  La stessa entità del crimine è in relazione all’aiuto e al riconoscimento del gruppo. Il suo atto di assassinio può essere portato a termine per eseguire un ordine o come atto volontario, ma in ogni caso il riconoscimento del gruppo di appartenenza è determinante.  Per atti particolarmente gravi necessità che il gruppo di appartenenza gli abbia dato un forte riconoscimento stimolando l’appartenenza stessa; che il riconoscimento del gruppo di appartenenza si sia concretizzato in diverse esperienze di riconoscimento. Cerimonie, rituali, gratificazioni, premi in denaro o in onori, sono il percorso del minimo indottrinamento;  fede e ideologie sono il più forte completamento. Più l’inquadramento e l’indottrinamento sarà elevato e più l’assassino di guerra è in condizione di considerare lo sterminio come atto necessario. Le vittime possono diventare: solo incidenti di percorso;  il sentimento e il dolore della vittima cessa di provocare compassione; la vittima diventa  oggetto  da sacrificare, ostacolo a sé e al suo gruppo;  se l’indottrinamento è radicale, può arrivare a considerare la vittima colpevole di ogni possibile colpa ed odiarla per la diversa appartenenza. 
 In tutto questo processo può intervenire anche l’uso di droghe, che gli indottrinatori possono procurare agli assassini,  per superare paure e mantenere alterato lo stato di coscienza.
 Gli elementi sopra citati sono comuni per gli atti di terrorismo e di guerra; ma se consideriamo che l’assassino è disposto a diventare uomo bomba, è necessario un premio al suo sacrificio che si può concretizzare in diversi modi: onore e memoria del gruppo di appartenenza; benefici per la vita dei suoi familiari; promessa di un aldilà dove potrà ricevere un compenso divino; convinzione prospettica di riuscire come uomo/strumento a cambiare le cose; fine di un’esistenza vissuta con angoscia. Per l’aspetto premiale del sacrificio il fattore religioso assume un notevole peso.
L’abisso della mente ora è pronto, c’è solo da chiedersi quante menti abisso ci sono in giro e quante ancora se ne possono formare, e perché tali menti abisso possono nascere anche in città come Parigi o altre capitali europee.
 Ci siamo meravigliati che cittadini Francesi e Inglesi siano diventati esponenti dell’Isis, eppure si sono prodotti.
 L’Europa parla di accoglienza, ma non riesce ad essere accogliente per gli stessi europei; l’emarginazione e la disoccupazione ha toccato livelli inauditi ed è arrivata ad escludere giovani con alti livelli d’istruzione. L’accoglienza per i nuovi arrivati è diventata  strumento per acquisire manodopera a basso costo e per aumentare i livelli di selezione,  forti contraddizioni si sono determinate tra strati di popolazione indigena e nuovi arrivati. La società europea non riesce a dare un riconoscimento a tanta parte dei suoi giovani; domina l’interesse e si riconosce come valore addirittura la fortuna. In una società così fatta diventa facile sentirsi esclusi;  esclusione e mancanza di riconoscimento determinano la ricerca di appartenenza in gruppi fuori della società. Il malessere prodotto da una società espulsiva può determinare reazioni ben diverse, e in altri periodi storici ha prodotto fenomeni ben diversi; ma questo fenomeno di esclusione,  interno alle società occidentali,  oggi si viene a combinare con i fenomeni internazionali esistenti; il fenomeno internazionale esistente è il magma del Medio oriente. Giovani mussulmani di seconda e terza generazione residenti in Europa, che non hanno trovato un riconoscimento,  diventano permeabili alla propaganda di predicatori di un ipotetico riscatto.
  Dalla fine della seconda guerra mondiale il Medio oriente è continuato a vivere in una continua destabilizzazione.  Dalla destabilizzazione del Medio oriente hanno ricavato un beneficio le grandi lobby del petrolio occidentali e le potenti famiglie venditrici del greggio, i popoli che potevano beneficiare di tale ricchezza sono stati costretti a vivere in povertà o ad emigrare.  
 Il disastro conclusivo della guerra in Irak,  combinato con la crisi siriana, e combinato con errori strategici degli USA, hanno determinato la nascita di uno stato come l’Isis. Tale Stato è diventato punto di riferimento stanziale e territoriale dell’ideologia del terrore;  anche se va considerato che il terrorismo fondamentalista era riuscito anche senza una base statuale a produrre uno stato di guerra.
  Il fatto si è determinato; ed ora con i soli appelli all’umanità non si potrà uscire da questo pessimo incrocio della storia. Purtroppo Hitler non fu bonariamente convinto a farsi da parte e i nazisti continuarono a professarsi nazisti fino agli ultimi giorni della disfatta.
 Sul breve periodo si è prodotta nei fatti una guerra e la sua portata sarà determinata:  dai comportamenti di tutti gli stati arabi e da Israele;  dai comportamenti delle potenze mondiali, USA, Russia e Cina; l’Europa,  che non ha un suo centro politico,  andrà in ordine sparso e con tutte le sue contraddittorie divisioni.
  Dallo sterminio del nemico non si troverà una soluzione, ci saranno tanti morti innocenti che con l’Isis hanno poco a che fare, ed che hanno la sola disgrazia di esser nati nel posto dove cadranno le bombe “intelligenti” di USA, Russia e Francia.
 Il 13 novembre, dal punto di vista fisico,  il danno tremendo l’hanno subito i francesi, ma la strategia di questo terrore ha di mira i mussulmani; è una strategia atta a farli diventare nemici di tutta la cultura europea e li pone di fronte ad una radicalizzazione della guerra con un tremendo appello a schierarsi;  appello che vuole fare leva sull’appartenenza religiosa, culturale, familiare.
   Per superare l’abisso è necessario l’aiuto degli stessi mussulmani. Quando sentiamo mussulmani che dicono che l’Islam è religione di pace dobbiamo pur crederli perché molti di loro fanno riferimento a un desiderio di evoluzione umanitaria della propria appartenenza religiosa. Le religioni nella storia sono state usate a pretesto per guerre;  in Europa sono tanti gli esempi sanguinosi di guerra  tra cattolici e protestanti;  le stesse pagine della Bibbia grondano di antichi messaggi di guerra.  L’evoluzione umanitaria del pensiero religioso può contribuire alla pace;  se le religioni si liberano delle appartenenze di popoli e razze riusciranno a guardare all’uomo nella sua miseria e nel suo dolore e provare la compassione necessaria che porta alla pace.
 Per superare l’abisso è necessario che l’Europa costruisca una società inclusiva capace di dare lavoro e dignità, a partire dagli stessi cittadini europei; nessuna vera cultura dell’accoglienza può nascere se ci sono disoccupati europei espulsi ed emarginati; abbiamo bisogno di una cultura che poggia sulla solidarietà umana; sul lungo periodo la strada è questa e non ci sono scorciatoie .

Francesco Zaffuto

domenica 11 ottobre 2015

Onoranze …. del cardinale per Marino

Onoranze …. per Marino. Il Vaticano dà per scontato che ormai non c’è più.
"Ripartire dalle molte risorse religiose e civili presenti a Roma", esorta il Cardinale Vallini, vice del Papa per la città di Roma, ed auspica anche la "formazione di una nuova classe dirigente nella politica".
Ma perché il cattolico Marino è stato così inviso al Vaticano? Può essere attribuito solo alla gaffe del suo viaggio in Filadelfia? Forse il registro delle unioni civili al Comune di Roma può essere stato un motivo più forte ….? …..o altro?

In quanto al ripartire dalle molte risorse religiose, e formare una nuova classe dirigente, sarebbe opportuno ricordare al cardinale che a Roma il Vaticano ci sta da tanti secoli; si poteva ripartire già tante volte. (f.z.)
11/10/15

mercoledì 4 febbraio 2015

Era meglio dire: “siamo per la vita”

La Giordania ha reagito alle raccapriccianti immagini del rogo in cui è stato ucciso un suo pilota dallo Stato islamico (Isis) nella maniera «terribile» che aveva annunciato: due jihadisti condannati a morte sono stati immediatamente giustiziati. Tra questi, Sajida al Rishawi, l'attentatrice kamikaze irachena che era stata chiesta dall'Isis per uno scambio di prigionieri con il pilota, Maaz al Kassasbeh.
Era meglio dire: siamo per la vita, siamo contro la vostra visione di morte e di vendetta, siamo per il riconoscimento dell’essere umano, e chi crede in Dio deve rispettare l’uomo che Dio ha creato e chi non crede in Dio deve rispettare l’uomo come suo simile, è solo da questo rispetto che può nascere un mondo migliore.
04/01/15 francesco zaffuto

Immagine – tristezza di Charlie Brown 

giovedì 22 gennaio 2015

Le Pen de mort

«Personalmente, come avvocato, penso che la pena di morte sia uno strumento necessario nell'arsenale giuridico di un Paese», ha spiegato la Le Pen, che già nei giorni scorsi aveva proposto un referendum sul ripristino della pena capitale. 
“Arsenale” che strana definizione per l’insieme delle leggi di un paese, la pena di morte è una ghigliottina da tenere in arsenale, anche se non serve per i terroristi islamici che si sono già votati alla morte, secondo la Le Pen, serve per un generico far paura ed essere forti,  incutendo paura proprio come fa l’Isis,  pensando che vincerà chi fa più paura.
Certo è necessario difendersi con tutti gli strumenti, ma contro chi vuole con la morte generare paura ci necessita una forza vitale, una grande forza ispirata alla sacralità della vita, un largo fronte internazionale che difenda la libertà e la sacralità della vita di ogni individuo umano.

21/01/15 francesco zaffuto

Pena di morte in Francia e in Italia
La pena capitale fu abolita in Francia il 9 ottobre 1981, su iniziativa di Robert Badinter, ministro della Giustizia nei primi anni della presidenza di François Mitterrand, che fece approvare dal parlamento la legge 81-908 che ha soppresso la pena capitale.
Il Granducato di Toscana, in data 30 novembre 1786, sotto il regno di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena, fu il primo Paese civile al mondo ad aver abolito la tortura e la pena capitale, benché poi venisse reintrodotta nel 1790. Tale data è festa regionale in Toscana.
Nel 1889 la pena di morte venne abolita in tutto il Regno d'Italia con l'approvazione, quasi all'unanimità da parte di entrambe le Camere, del nuovo codice penale, durante il ministero di Giuseppe Zanardelli. 
Viene reintrodotta la pena di morte in Italia durante il fascismo La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, abolì definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace.

Immagine: due modelli di ghigliottina francese da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Guillotinemodels.jpg

venerdì 16 gennaio 2015

Il Papa, la satira e gli altri

Ieri 15 gennaio 2015, il Papa, rispondendo a una domanda dei giornalisti sui fatti di Parigi, ha condannato chi uccide in nome di Dio ed ha anche detto che le religioni vanno rispettate e che non si può con la satira giocare sulla fede degli altri.
Nessuna meraviglia se il Papa dice di non essere Charlie, il capo di una religione deve necessariamente richiamare al rispetto della religione .
 Il giudizio sulla satira, sul suo buon gusto, sul suo grado di offendere, non deve però portarci  a sottovalutare i fatti accaduti a Parigi. All’interno di uno Stato chi si sente offeso si rivolge ad un giudice;  chi prende le armi per applicare sue sentenze non riconosce lo Stato, se l’azione è condotta dall’interno dello Stato stesso trattasi di un atto rivoluzionario che vuole sovvertire lo Stato, se l’azione è guidata dall’esterno trattasi di un’azione di guerra. Date le rivendicazioni esterne e gli appoggi esterni è evidente che i fatti accaduti a Parigi sono un atto di guerra. 
 Colpire la redazione di un giornale satirico e stato nei fatti colpire un anello debole, che meglio si prestava a una possibile giustificazione di ordine religioso. La forte risposta unitaria della manifestazione dell’11 gennaio di Parigi è incrinata da continui richiami alla prudenza nella satira e da qualche considerazione di abbandono come quella del “se la sono cercata loro”;  come se i giornalisti di Charlie Hebdo avessero dovuto considerare non le leggi dello Stato francese ma i pericoli di qualcosa di ben più forte dello Stato stesso.
 Che si possa fare un richiamo alla satira di essere rispettosa dell’onore degli altri è comprensibile, ma chi deve giudicare di un tale rispetto? E’ di conseguenza necessario il riconoscimento di un giudice terzo e il riconoscimento delle leggi che tengono unito un paese.  Il peso dell’offesa derivante da una vignetta non può essere stabilito da chi si è ritenuto offeso ma da un giudice terzo;  altrimenti qualsiasi sillaba, segno o parola può  essere considerata offesa e vendicata con un’azione privata.            
 I paesi europei hanno avuto un percorso storico diverso dai paesi islamici, circa 400 anni di storia e di pensiero illuminista ci hanno portato alla definizione di uno Stato laico;   libertà di espressione, rispetto dell’onore e delle religioni  sono contemperati dalle leggi dello Stato laico.  Lo Stato laico può anche affinare e meglio equilibrare le sue leggi per  tutelare le diverse istanze di libertà; va rispettata la libertà religiosa, va rispettata la libertà di opinione, va rispettato il singolo individuo.  Se la satira, però,  in qualche modo non viene riconosciuta come forma di espressione ritorniamo all’anonimato, quando a Roma chi faceva satira poteva essere condannato a pene gravissime,  e solo di notte e di nascosto veniva attaccata qualche filastrocca satirica sotto una statua del centro di Roma chiamata il torso del Pasquino. Ritorniamo alle paure del Belli che scriveva di notte per sé i suoi sonetti e chiese al figlio di bruciarli per le conseguenze che ne potevano derivare. Ma oltre alla satira va considerata complessivamente la libertà di pensiero  perché ogni ragionamento sulla religione che pone in discussione alcuni aspetti della religione stessa può essere considerato offensivo, tanti libri di pensatori atei dovrebbero essere bruciati e il canto della Divina Commedia dove Dante parla di Maometto dovrebbe essere cancellato.

16/01/15 francesco zaffuto
immagine: Il torso del Pasquino  http://en.wikipedia.org/wiki/Pasquino

lunedì 12 gennaio 2015

Parigi: due foto e un tentativo di descrizione

Le due foto non le inserisco, non ho alcuna licenza per farlo e rispetto il copyright, ma le posso ben descrivere tanto stanno nella testa di tutti coloro che hanno guardato un telegiornale sulla manifestazione di Parigi di domenica 11 gennaio 2015.
  La prima foto è quella della piazza gremita di circa 2 milioni di francesi, qui  la descrizione diventa semplice: amore per la libertà d’espressione, ricerca di solidarietà tra diverse culture, condanna della violenza omicida, volontà di lottare e speranza.
 La seconda foto è quella dei leader politici schierati insieme e qui la descrizione diventa molto complessa:
è buona cosa vedere insieme il leader di Israele accanto al leader della Palestina, ma continuano a farsi la guerra da 67 anni e per loro è solo un giorno di tregua;
è buona cosa vedere il leader dell’Ucraina e poco distante il ministro della Russia, eppure tra quei due paesi c’è uno stato di belligeranza;
è buona cosa vedere in prima fila, accanto ad Holland, il leader della Nigeria, ma è proprio la Nigeria la più grande vittima dell’integralismo islamico, non si sa quanti siano i limiti e le responsabilità del suo leader e se l’Europa interverrà in suo sostegno o se abbandonerà quello Stato al suo disfacimento;
è buona cosa vedere la nutrita rappresentanza politica dei francesi, eppure manca una parte politica in crescita che si va radicalizzando verso posizioni di chiusura e diffidenza verso ogni straniero;
mancano Obama e Putin che si sono fatti rappresentare da ministri, forse avevano qualche impedimento fisico;
manca il Marocco che non è intervenuto nella foto perché nella manifestazione ci potevano essere immagini blasfeme, ha voluto distinguersi dagli altri Stati arabi come se fosse uno Stato doc  in fatto di religione;
è buona cosa vedere l’Europa fortemente rappresentata da tutti i suoi i leader europei, forse l’11 gennaio 2015 è stato un buon giorno per Europa. Però, all’Europa,  occorre ricordare che i terroristi erano cittadini francesi che non avevano più voglia di fare i francesi e preferivano essere altro. La domanda che scaturisce da queste due foto che si sono segnate nella nostra memoria diventa:  l’Europa riuscirà ad essere una società inclusiva almeno per i suoi cittadini o continuerà ad espellerli dal lavoro e da una dignitosa vita sociale?

12/01/2015 francesco zaffuto

giovedì 8 gennaio 2015

Io sono Charlie

Come si fa a parlare con chi è contro la libertà di parola? Forse qualcuno tra tanti capirà? Dio, il creatore del cielo e della terra e di tutti gli esseri viventi, non può offendersi per una vignetta, può riderci sopra; ma sicuramente è rimasto addolorato per l’uccisione di 12 uomini.
Charlie


Immagine: vignetta di Schutz,  Charlie Brown piange seduto su una panchina

martedì 12 agosto 2014

Non si fa la guerra in nome di Dio. Non si porta l’odio in nome di Dio


"Non si fa la guerra in nome di Dio. Non si porta l’odio in nome di Dio"; sono le parole pronunciate da Papa Francesco il 10 agosto del 2014, parole condivise e condivisibili a livello universale, ma quello che sta accadendo mostra che sono ancora lontane.
 “Dio è con noi” è stato lo slogan di tante guerre ed ancora una volta è lo slogan giustificativo di questa nuova guerra in Iraq.
In Iraq, nella primavera del 2003, quando Bush intervenne, il dittatore Saddam fu descritto come il male assoluto, possessore di arsenali militari che poi non furono trovati, e con le bombe si volle instaurare un nuovo ordine democratico; ma dalle ceneri di quella guerra è nata una nuova guerra  con un nemico ben più spietato.
 Questa guerra deriva anche dai  tanti errori commessi dagli USA e dall’antico sostegno che fu dato agli integralisti in Afganistan per combattere l’URSS.  Gli USA hanno avuto una pessima strategia con il mondo arabo, ma l’Europa non ha avuto nessuna strategia: l’Europa ha oscillato tra lo schierarsi con gli Usa e il fare affari dei singoli stati europei per conto proprio. L’Europa ha appoggiato dittatori e poi li ha scaricati, ha aperto le proprie frontiere ai migranti arabi ma non è riuscita a pretendere nei paesi arabi la stessa accoglienza e il rispetto per le comunità cristiane, e i venditori europei di armi hanno continuato a vendere in modo ufficiale e in modo clandestino.  Ma se le ragioni dell’intervento di Bush nella primavera del 2003 erano ingiustificate  oggi le ragioni di difendere degli innocenti da un massacro hanno una loro valenza; non c’è mai ragione per una guerra ma c’è ragione di difendersi da una guerra e di difendere dal massacro dei civili indifesi.
12/08/14 francesco zaffuto

Immagine – incisione di Goya sui disastri della guerra

martedì 20 maggio 2014

MA LO STATO NON è UNA CHIESA

L’otto per mille  alle chiese è in vigore da 30 anni ma il suo meccanismo applicativo suscita ancora delle perplessità.
 Ieri trovandomi nell’ufficio di un Caf ho sentito il consulente fiscale che diceva: “Ma lei non ha espresso nessuna volontà per l’otto per mille?”
Risposta del tartassato: “Sì, lo lascio allo Stato”.
E il consulente spiegava: “Guardi che se vuole lasciare l’8 per mille  allo Stato deve firmare nella casella Stato altrimenti viene distribuito in proporzione alle scelte espresse”.
  Infatti, l’ammontare della mancata scelta viene ridistribuita tra tutte le chiese in proporzione al quantitativo delle scelte espresse; ad eccezione  di due chiese Assemblea di Dio in Italia e Chiesa Apostolica in Italia che hanno rinunciato a questa ridistribuzione lasciando la quota allo Stato.   Nei fatti la ridistribuzione della quota non espressa va in gran parte alla Chiesa cattolica, detentrice dei 4/5 delle scelte espresse, e ad essa si aggiunge  anche la parte di contributi che provengono da chi non è tenuto a presentare la dichiarazione.
 In pratica lo Stato, sulla base della strana normativa dell’8 per mille,  si presenta  ai cittadini come se fosse una delle tante chiese; una chiesa laica.    Una contraddizione in termini, ma la logica non abita dalle nostre parti.
 Vediamo come ha impiegato la quota dell’8 per mille la chiesa-laica-Stato.  
“Lo Stato si aggiudica il 13,74% delle preferenze. Nonostante, però, sia previsto un impiego ben preciso di queste risorse (lotta alla fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali), la legge viene infatti puntualmente disattesa. Lo dimostrano i numeri: sempre per il 2013 lo Stato ha intascato 170 milioni di euro ma ne ha spesi poco più di 400 mila per opere umanitarie. In pratica appena lo 0,24% del totale. Pochi spiccioli, insomma, a fronte di un cospicuo tesoretto.”
Ci dà queste informazioni, più altre, il giornale online Cronache Laiche
Riepilogando, lo Stato, che non è una chiesa, si presenta nel prospettino dell’8 per mille come una chiesa e poi non fa quello promette di fare.
 La vecchia legge andrebbe riformata;  lo Stato va tolto da quel prospetto, la parte di 8 per mille non scelta va lasciata allo Stato come  globale risparmio di uscite, lo Stato ha obblighi di solidarietà sociale per tutte le sue entrate fiscali e non solo per l’8 per mille.  Lo Stato non è una Chiesa.
20/05/14 francesco zaffuto

Immagine – la pagina prospetto per l’indicazione dell’8 per mille del modello 730