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giovedì 17 settembre 2020

Notizie sul processo ad Assange

17 SET 2020 — 

CHI C'E' DIETRO LA GIUDICE CHE PROCESSA ASSANGE

Manlio Dinucci

Emma Arbuthnot è la giudice capo che, a Londra, ha istruito il processo per l’estradizione di Julian Assange negli Usa, dove lo attende una condanna a 175 anni di carcere per «spionaggio», ossia per aver pubblicato, quale giornalista d’inchiesta, prove dei crimini di guerra Usa, tra cui video sulle stragi di civili in Iraq e Afghanistan.  prosegui la lettura su...

https://www.change.org/p/la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale/u/27736912?cs_tk=AlhQv7U42Z_VAioWZ18AAXicyyvNyQEABF8BvNWf5hOmLTl1_6A7hrPwkJ8%3D&utm_campaign=dc11bf3413f9444e9bca667303f8a5b6&utm_content=initial_v0_4_0&utm_medium=email&utm_source=petition_update&utm_term=cs


domenica 5 luglio 2020

Assange: allarme rosso sulle condizioni di salute



A due mesi dalla riapertura del processo di estradizione, le condizioni di salute di Julian Assange stanno precipitando. Per questo motivo ancora un'altra udienza preliminare si è svolta senza di lui. La seduta è stata rinviata al 27 luglio.
Assange compie oggi 49 anni, da dieci anni vive in condizioni di isolamento, da più di anno è nel carcere britannico di massima sicurezza di Belmarsh dove ha subito torture fisiche e psicologiche, come confermato dalla Commissione Onu sulla tortura.
La difesa messa a punto dai suoi legali negli anni dell'esilio dell'ambasciata dell'Ecuador a Londra è stata spiata da una compagnia di sorveglianza spagnola per conto della CIA, e a causa del lockdown, Assange non può nemmeno incontrare i legali e la sua famiglia da mesi.
Julian Assange viene perseguitato dal governo Usa per aver pubblicato su WikiLeaks i cosiddetti war logs, registri di guerra Usa all'Iraq, i diari di guerra dell'attacco Usa all'Afghanistan e molte comunicazioni del Dipartimento di Stato Usa. Ulteriori capi di accusa per intrusioni informatiche sone state recentemente aggiunte. Se condannato, Assange rischia fino a 175 anni di prigione, praticamente una condanna a morte.


note biografiche su   https://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Assange

sabato 5 maggio 2018

domenica 22 gennaio 2017

Cassazione: siti e blog responsabili per i commenti

Una sentenza del dicembre 2016 che necessariamente va considerata – qui riportiamo stralci da
IL GESTORE di un sito, anche non professionale, è responsabile dei commenti dei lettori, anche di quelli non anonimi, e rischia quindi una condanna per diffamazione. È quanto stabilito, per la prima volta, da una sentenza (PDF) pubblicata nei giorni scorsi dalla Corte di Cassazione.

mercoledì 9 marzo 2016

17 Aprile, informare è un dovere

17 Aprile, informare è un dovere
Quanti sanno che il 17 aprile in Italia ci sarà un referendum?
Quanti sanno di che tipo di referendum si tratta?
Quante trasmissioni televisive hanno informato fino ad oggi su questo referendum?
Perché si parla tanto delle elezioni amministrative di Roma e Milano che si terranno molto tempo dopo il 17 aprile e non si parla della vicina scadenza referendaria del 17 aprile?
Perché non si è stabilita una sola data per referendum ed elezioni amministrative?
Chi non ha voluto una stessa data, quando si potevano risparmiare diversi milioni di euro?
Perché non si informa quando si ha il dovere di informare?
Perché TV e giornali dedicano così poco spazio al referendum del 17 Aprile?
Un appello a tutti coloro che operano in qualche modo sui blog, su facebook, su google+ o altra piattaforma:
ROMPIAMO QUESTO SILENZIO

Il 17 aprile c’è in gioco il nostro mare, il MEDITERRANEO

venerdì 17 luglio 2015

Cannonate e non cannoli


 Esistono due tipi di siciliani: quelli che straparlano e quelli che stanno muti. Quelli che straparlano arrivano verbalmente ad uccidere tutto il mondo e riescono a mettere in moto l’intera Apocalisse biblica, anche per una multa per un divieto di sosta. Quelli che stanno muti si esprimono per sillabe che non arrivano neanche al pronunciamento del sì e del no e addirittura usano deboli schiocchi della lingua indecifrabili, tipo gn o ng, ci sono suoni che non si possono scrivere perché la lingua sbatte sul palato schioccando.
 Provate a liberarvi di un amico siciliano e diventate un traditore dell’intera Sicilia. Se è un antico amico fraterno siete un traditore di tutta la fraternità umana. E’ quasi più facile liberarsi di un parente: si trova una giustificazione del tipo “ci fu lite in famiglia”; ma con l’amico non viene compresa la motivazione della lite. Lo stesso amico penserà che non è vero niente e che continuate ad essere suo amico,  anche dopo l’essersi chiamati reciprocamente emeriti coglioni.
 Provate ad avere un amico siciliano di quelli che straparlano, che vi ha telefonato, che voi non volete continuare a sentire le stupidate che vi dice, e sperate che la telefonata finisca subito;  allora non reagite a nessuna delle stronzate che dice, perché sapete che se reagite la telefonata non finisce più e quello continuerà a straparlare per ore aumentando la dose di Apocalisse.
 Il reato di Crocetta pare che sia: non essersi riuscito a liberare di un amico, avere ascoltato una telefonata senza reagire o solo pronunciando qualche indecifrabile schiocco con la lingua.  
 Cosa diceva l’amico?  Apocalissi,  e nelle apocalissi aveva messo dentro anche una vittima della mafia. Le vittime della mafia sono intoccabili e innominabili e Crocetta doveva accettare di prolungare la telefonata dicendo al suo amico che era un coglione.
 Ma chi ha dato via l’intercettazione, l’ha fatta uscire dalle sedi di competenza giudiziaria, l’ha fatta arrivare all’Espresso, ha sicuramente commesso un reato.
Ora proviamo ad immaginare un dialogo tra Mister X e Mister Y.
Mister x = Su Crocetta abbiamo questo, che facciamo?
Mister y = Colpite ad alzo zero.  
Questo quello che posso dire come siciliano su Crocetta, e per quanto riguarda  la sua  futura salute un consiglio: riposarsi dalla politica e cambiare medico
17/07/15 Francesco Zaffuto

venerdì 16 gennaio 2015

Il Papa, la satira e gli altri

Ieri 15 gennaio 2015, il Papa, rispondendo a una domanda dei giornalisti sui fatti di Parigi, ha condannato chi uccide in nome di Dio ed ha anche detto che le religioni vanno rispettate e che non si può con la satira giocare sulla fede degli altri.
Nessuna meraviglia se il Papa dice di non essere Charlie, il capo di una religione deve necessariamente richiamare al rispetto della religione .
 Il giudizio sulla satira, sul suo buon gusto, sul suo grado di offendere, non deve però portarci  a sottovalutare i fatti accaduti a Parigi. All’interno di uno Stato chi si sente offeso si rivolge ad un giudice;  chi prende le armi per applicare sue sentenze non riconosce lo Stato, se l’azione è condotta dall’interno dello Stato stesso trattasi di un atto rivoluzionario che vuole sovvertire lo Stato, se l’azione è guidata dall’esterno trattasi di un’azione di guerra. Date le rivendicazioni esterne e gli appoggi esterni è evidente che i fatti accaduti a Parigi sono un atto di guerra. 
 Colpire la redazione di un giornale satirico e stato nei fatti colpire un anello debole, che meglio si prestava a una possibile giustificazione di ordine religioso. La forte risposta unitaria della manifestazione dell’11 gennaio di Parigi è incrinata da continui richiami alla prudenza nella satira e da qualche considerazione di abbandono come quella del “se la sono cercata loro”;  come se i giornalisti di Charlie Hebdo avessero dovuto considerare non le leggi dello Stato francese ma i pericoli di qualcosa di ben più forte dello Stato stesso.
 Che si possa fare un richiamo alla satira di essere rispettosa dell’onore degli altri è comprensibile, ma chi deve giudicare di un tale rispetto? E’ di conseguenza necessario il riconoscimento di un giudice terzo e il riconoscimento delle leggi che tengono unito un paese.  Il peso dell’offesa derivante da una vignetta non può essere stabilito da chi si è ritenuto offeso ma da un giudice terzo;  altrimenti qualsiasi sillaba, segno o parola può  essere considerata offesa e vendicata con un’azione privata.            
 I paesi europei hanno avuto un percorso storico diverso dai paesi islamici, circa 400 anni di storia e di pensiero illuminista ci hanno portato alla definizione di uno Stato laico;   libertà di espressione, rispetto dell’onore e delle religioni  sono contemperati dalle leggi dello Stato laico.  Lo Stato laico può anche affinare e meglio equilibrare le sue leggi per  tutelare le diverse istanze di libertà; va rispettata la libertà religiosa, va rispettata la libertà di opinione, va rispettato il singolo individuo.  Se la satira, però,  in qualche modo non viene riconosciuta come forma di espressione ritorniamo all’anonimato, quando a Roma chi faceva satira poteva essere condannato a pene gravissime,  e solo di notte e di nascosto veniva attaccata qualche filastrocca satirica sotto una statua del centro di Roma chiamata il torso del Pasquino. Ritorniamo alle paure del Belli che scriveva di notte per sé i suoi sonetti e chiese al figlio di bruciarli per le conseguenze che ne potevano derivare. Ma oltre alla satira va considerata complessivamente la libertà di pensiero  perché ogni ragionamento sulla religione che pone in discussione alcuni aspetti della religione stessa può essere considerato offensivo, tanti libri di pensatori atei dovrebbero essere bruciati e il canto della Divina Commedia dove Dante parla di Maometto dovrebbe essere cancellato.

16/01/15 francesco zaffuto
immagine: Il torso del Pasquino  http://en.wikipedia.org/wiki/Pasquino

martedì 18 novembre 2014

IL VASO CINESE

 Le  informazione sul sistema sociale cinese sono abbastanza rare e spesso circolano molti luoghi comuni. Mi è stato segnalato il video di una conferenza tenuta in Scozia tenuta da Eric X. Li, uno studioso cinese che descrive il sistema produttivo cinese. Anche se risale al giugno 2013, è utile ascoltare questa conferenza per avere qualche informazione sulla selezione della classe dirigente cinese.
In merito al contenuto della conferenza aggiungo alcune mie osservazioni.
 E’ sicuramente positivo che il popolo cinese, il più numeroso del mondo, si sia avviato verso il benessere economico; se la Cina fosse nelle condizioni dell’Africa il mondo avrebbe ancora più problemi.    L’idea che il sistema democratico occidentale sia la perfezione a cui tutti debbono tendere è un’idea aberrante.  La società umana si può organizzare  in forme diverse, nel piccolo e nel grande (intendo per piccolo le unità come i Comuni e per grande le unità statali). 
  L’esercizio del voto come metodo per selezionare la classe dirigente spesso fa si che al governo di una nazione vadano  parolai e mezzi busti, che sanno promettere e che parlano alla pancia e agli istinti più bassi. E’ un paradosso che per curasi la salute si cerca il miglior medico e invece si è pronti a dare il corpo sociale malato a qualsiasi leader di partito.  Il modello cinese con l’intervento delle Università e con la carriera di merito per i politici somiglia  per alcuni aspetti alla Repubblica di Platone. Allora nessuno scandalo se la Cina vuole organizzarsi in un forma statuale che esclude il partitismo. Lo stesso voto penso che faccia capo ai diritti sociali dell’uomo e non ai diritti naturali dell’uomo; ma la libertà di pensiero, connessa alla libertà di divulgazione del pensiero,  fa parte dei diritti naturali dell’uomo e va salvaguardata. Su questo punto era necessaria una domanda più precisa nella conferenza,  il giornalista nel video si è solo limitato a una domanda sull’opposizione politica e il conferenziere nella sua risposta ha voluto puntualizzare sulla differente cultura cinese come se fosse tutta caratterizzata per la concordia e l’assenso. Ammesso anche che tale carattere di concordia e assenso esistano non si può proibire  la divulgazione del pensiero;  di casi di persecuzione di pensatori in Cina ce ne sono alcuni che hanno sfondato il muro del  silenzio.
Auguri alla Cina per il suo progresso economico degli uomini, ma occorre qualche passo verso l’uomo, il singolo piccolo uomo con la sua libertà.
francesco zaffuto

sabato 1 novembre 2014

Siamo tutti giornalisti di Google

Per il Senato, che ha recentemente approvato il disegno di legge in materia di diffamazione, saranno Google e i gestori degli altri motori di ricerca – a decidere se e quali informazioni continueranno ad essere accessibili online e quali scompariranno, dietro semplice richiesta dell’interessato e senza bisogno che sia un giudice a pronunciarsi.
 Guido Scorza, attento osservatore della normativa per il web,  ne dà notizia sul Fatto quotidiano
 La norma ritornerà alla Camera per l’approvazione definitiva e se non ci sarà un aggiustamento nei fatti tutti noi blogger diventiamo Giornalisti (non pagati di Google e gestori vari). Il Gestore avrà le stesse prerogative di un editore o ancor di più di un direttore responsabile di un megaquotidiano.
 Quali potranno essere gli effetti, Guido Scorza ce ne evidenzia quelli più pericolosi:  “E’ facile, infatti, immaginare che quando domani il politico o il personaggio famoso di turno, scriverà a Google per chiedere di disindicizzare un articolo che lo riguarda perché diffamatorio, Google, salvo eccezioni, accoglierà la richiesta per sottrarsi ad ogni possibile contestazione senza, naturalmente, perdere troppo tempo a valutarne la fondatezza o l’infondatezza.”
L’autore o l’editore di un contenuto, infatti, è in grado di difendere la legittimità del proprio operato e, dunque, la permanenza online del contenuto mentre il gestore di un motore di ricerca, per un verso non è in grado di farlo e, per altro verso, non è competente a farlo visto che il suo obiettivo non è quello di fare informazione, cronaca o storia ma, semplicemente, quello di indicizzare le storie e le notizie da altri prodotte e pubblicate.”
 Sul Web il dibattito su questa legge langue, il blogger sono dei Giornalisti distratti, con una legge così è facile diventare tutti curatori di blog che si occuperanno di ricette,  ricami … e altre utili notizie che non disturbano eccessivamente.

 Occorre trovare una norma capace di tutelare i privati dalla diffamazione e nel contempo di tutelare la libertà di stampa ed di espressione.

giovedì 7 novembre 2013

Il giornalismo semantico

Le notizie di prima pagina di oggi di grandi giornali e notiziari TV sono:
Letta: Cosa pensano di me nelle cancellerie europee? "Che ho tirato fuori gli attributi"
Berlusconi: “i miei figli come ebrei sotto Hitler”.
Grillo: “Letta? Un ballista d’acciaio”
Se andiamo alle notizie dei giorni precedenti, troviamo quello che hanno detto: Renzi, Brunetta e anche Letta, Grillo e Berlusconi.
E domani sarà lo stesso: e giù articoli, esegesi, analisi di frasi, di parole, di significati espliciti e occulti.
E se ci sono dubbi sul significato delle parole si arriva servizi TV dove giornalisti intervistano altri giornalisti.

Le notizie stanno ben schiacciate nell’universo secondario: aziende che chiudono, suicidi, guerre in paesi lontani, incidenti vari. Solo quando una di quelle notizie diventa abbastanza sanguinolenta riesce a conquistare le prime pagine, giusto il tempo di digerirla e poi si ritorna alla semantica delle parole dei leader politici.
07/11/13 francesco zaffuto
Immagine – un bla nel triangolo semantico significante-interpretante-significato

giovedì 10 ottobre 2013

se non ti chiami Sallusti

 Se non ti chiami Sallusti e sei solo un giornalista pubblicista della Calabria condannato per diffamazione, all’età di 79 anni, senza tanti patemi d’animo, ti possono tradurre in carcere.
E’ accaduto a Gancemi Francesco – qui le cronache
 Sallusti, dopo alcuni giorni di arresti domiciliari, ottenne dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la commutazione della pena detentiva in una multa. Napolitano, all’epoca invitò il Parlamento a cambiare la legge punitiva del 1948. Il Senato discusse  per qualche settimana e poi non si approdò ad alcuna decisione.  
 Interverranno ora Presidenza della Repubblica e Parlamento per Gancemi? Temo di no.
Certo andare ad affrontare la questione libertà di stampa in relazione al reato di diffamazione, è sicuramente un argomento difficile.
 Gli argomenti difficili, specie quelli che possono determinare diversi schieramenti tra  giornalisti, vengono affrontati con difficoltà dal Parlamento, se ne discute un po’ e poi si accantonano, nella speranza che non venga fuori un nuovo caso eclatante. 
La questione reato di diffamazione, accantonata; la questione ordine dei giornalisti,  accantonata. Quando si parla di libertà di stampa in Italia si cita la Costituzione, ma poi giustamente la Costituzione rimanda alle leggi applicative e nelle leggi applicative navigano le contraddizioni, contraddizioni che le forze politiche preferiscono non affrontare.
 La libertà di stampa va tutelata perché riguarda la libertà di espressione del pensiero, ma va anche tutelato il cittadino che con una campagna diffamatoria può essere gravemente danneggiato. Il carcere va considerato come una misura molto grave e da evitare per i reati a mezzo stampa, ma nel contempo il cittadino danneggiato da una diffamazione deve essere equamente risarcito.
 Se la libertà di stampa riguarda l’espressione del pensiero non può essere richiesta l’iscrizione all’ordine dei giornalisti per esercitare tale libertà;  eppure in questo paese anche per pubblicare un periodico che si occupa di cucina è necessaria l’iscrizione all’ordine dei giornalisti.
 I politici che non si vogliono occupare di argomenti difficili  è meglio che evitino di presentarsi per essere eletti.

10/10/2013 francesco zaffuto

Immagine – cella di una prigione

domenica 2 dicembre 2012

Il Direttore Responsabile

Il caso Sallusti ci fa in qualche modo riflettere sul ruolo del Direttore responsabile di un giornale. Allego qui un link abbastanza dettagliato su questa figura.
 Nel nostro paese dove vige “la libertà di stampa” se realizzate 4 fogli di carta stampata e ci scrivete sopra “periodico” avete bisogno di un Direttore Responsabile. Costui non può essere un cittadino qualsiasi dotato di buon senso e osservante delle leggi; niente affatto,  deve essere iscritto all’Ordine dei giornalisti. Se osservate bene,  perfino i periodici dei supermercati hanno un Direttore Responsabile iscritto all’Ordine dei giornalisti, anche se si limitano a parlare di detersivi e sciampo.
 Allora diciamola tutta: nel nostro paese dove vige la “libertà di stampa”,  sancita dalla Costituzione con l’art. 21, per stampare e diffondere un periodico non si è liberi; lo sono solo gli iscritti all’Ordine dei giornalisti. I Direttori Responsabili  che beneficiano di un privilegio vengono poi considerati responsabili per tutto quello che ci sta scritto su un giornale.
 In Italia ci fu nel 1997 un referendum per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti che non raggiunse il quorum http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1997_in_Italia, ed anche il movimento di Grillo si è fatto portavoce di questa battaglia libertaria.
 I Direttori Responsabili hanno sempre difeso i loro privilegi ed oggi stentano a solidarizzare con uno di loro caduto per eccessi in disgrazia.
 L’Italia attende una legge sulla Libertà di stampa che si deve ben bilanciare con il diritto dei cittadini a non essere diffamati, una legge capace di tenere in equilibrio più libertà; ma la sensibilità verso la libertà mi pare ben poca in questo momento.
 02/12/12 francesco zaffuto
 Immagine – un muro 

sabato 1 dicembre 2012

Accadde domani 2



Accadde domani, anzi oggi: Sallusti evade dagli arresti domiciliari e probabilmente sta per essere condotto in carcere.
Avevo parlato de suol caso giorni addietro con i post
Quello che accade oggi son so se era prevedibile, ma:  Sallusti che tanto aveva difeso il “Re” viene ignorato dal “Re” e la legge che attendeva per essere salvato non è arrivata; il suo “Re” nascosto dal voto segreto lo ha abbandonato.
L’accadde domani per Sallusti, oggi diventa più complesso perché rischia anche una condanna per evasione. Prevedere il futuro e prevedere cosa farà il “Re” è difficile. Può bastare prevedere la cattiveria del “Re”. Sallusti che dallo scranno del suo giornale si sentiva come un “Re” oggi è dilaniato da un più grande “Re”.
 Sono oggi solidale con Sallusti, mischineddu va difeso dal Re.
 Ma chi è il “Re”? Il potere. Quel potere che dovrebbe emanare una legge capace di
tutelare i cittadini dalla diffamazione e nel contempo non ledere la libertà di stampa con misure detentive.
 Per intanto il “Re” è indaffarato in altre incombenze, è addirittura impegnato a trovare una legge per perpetuare la sua esistenza, quella elettorale; Sallusti rischia di essere messo da parte, forse potrebbe essere utile oggi leggere il giornale di domani.
01/12/12 francesco zaffuto

Immagine dal film di René Clair “Accadde domani” – Dick Powell è dietro le sbarre.

giovedì 25 ottobre 2012

Salva Sallusti e bavaglio per tutti


In un recente post su questo blog  594 Sallusti 595 mi auguravo un rimedio legislativo che modificasse gli articoli 594 e 595 del codice penale per eliminare la pena carceraria e per eliminare gli elementi di lesa maestà nell’art. 595. Ma i “grandi pensatori”,  che vagano per le aule parlamentari,  si sono messi a lavoro ed hanno cominciato a preparare un grande miscuglio: togliere il carcere a Sallusti, inserire vari obblighi a giornali, editori, blogger,  in tema di rettifiche. Riguardo poi alla lesa maestà neanche a parlarne, non viene minimamente scalfita.
Al momento il disegno di legge è questo
ma si attendono modifiche.
Editori e giornali stanno esprimendo tutta la loro preoccupazione
Wikipedia  ha ricominciato ad inserire il suo comunicato di allarme.
Riguardo poi ai nostri blog l’allarme non si può dire per niente cessato;  gli obblighi che si voglio inserire per gli stessi motori di ricerca sono in grado di creare una chiusura degli spazi di espressione
In pratica un salva Sallusti con un bavaglio per tutti.

sabato 20 ottobre 2012

594 Sallusti 595


a    a   594 Sallusti 595

 b  594 Formigoni 595

       c   594 Bersani 595

ECCOLI  

Codice penale - Articolo 594. Ingiuria. Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a lire due milioni, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone.

Codice penale - Articolo 595. Diffamazione. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattro milioni.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

I casi c) e d) , senza conseguenze,  ci fanno un po’ sorridere.
Il caso b) pare una sentenza equilibrata
Il caso a) ci porta a riflettere sulle conseguenze più gravi.  Il Parlamento sta cercando di ricorrere ai ripari: fare una legge salva Sallusti prima che venga tradotto nelle patrie galere. Ma non è facile mettere mano a 65 anni di distrazione dei legislatori.
Le frasi tipo: lei non sa chi sono io, io la rovino, in galera ti mando; non sono solo un ricordo cinematografico, descrivono una Repubblica che è vissuta con questi due articoli, migliaia di processi, tonnellate di carta bollata, persone rovinate, parcelle agli avvocati e arringhe e arringhe di difesa ed accusa.
 Certo la libertà di offendere e la libertà diffondere falsità e calunnie a mezzo stampa non si possono considerare difesa della libertà dei più deboli; ma se si leggono i due articoli del c.p.  con attenzione pare che siano stati costruiti per difendere i più forti.
 Anche se mi trovo politicamente distante mille anni luce da Sallusti comprendo la sua battaglia di voler rimarcare la gravità della condanna alla prigione.
 Abbiamo bisogno di due articoli che tutelino le parti più deboli dalla diffamazione e nel contempo non ledano la libertà di espressione, ed in ogni caso cancellare la penalizzazione più elevata per  lesa maestà.
20/10/12 francesco zaffuto

immagine - cella prigione

domenica 14 ottobre 2012

giovedì 6 ottobre 2011

FORSE BLOG SENZA OBBLIGO DI RETTIFICA … ma




Raggiunto un accordo in Parlamento sulla cosiddetta norma "ammazza blog". Avranno obbligo di rettificare entro 48 ore solo le testate on-line che risultano registrate. La proposta è il frutto di alcuni emendamenti presentati da Zaccaria (Pd) e Cassinelli (Pdl).
Resta l’ interrogativo su cosa può accadere a Wikipedia che ancora mantiene in vita la sua protestahttp://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011
Sulla restrizione della pubblicazione delle intercettazioni e sul carcere per i giornalisti la tensione è molto alta e si è dimessa l’.On. Bongiornohttp://www.paneacqua.eu/notizia.php?id=18739
LA SETTIMANA NERA PER LA STAMPA NON è ANCORA FINITA
MANTENIAMO ALTA ATTENZIONE E MOBILITAZIONE SUI NOSTRI BLOG
.
aggiungo un interessante intervento di un blogger

mercoledì 5 ottobre 2011

Diventeremo tutti blog di ricette ....


Diventeremo tutti blog di ricette e dovremo stare attenti anche a quelli che ci chiederanno qualche rettifica sul quantitativo di sale e di olio …
In questi giorni in Parlamento sono pronti a farci a forno.
Wikipedia ha lanciato un allarme
Teniamo alta l’attenzione in questi giorni.

giovedì 29 settembre 2011

RETTIFICHE IN QUESTO BLOG: GIA’ FATTO


LETTERA AVVISO A TUTTI


Il curatore di questo blog Francesco Zaffuto informa che per ogni rettifica ai post inseriti è sempre possibile farlo nello spazio previsto per i commenti. L’inserimento della rettifica avverrà istantaneamente con le modalità previste dalla piattaforma Google. Sotto ogni post trovate le indicazioni per l’inserimento. Il curatore ringrazia anticipatamente per ogni rettifica pervenuta.
Distinti Saluti
Monza 29 settembre 2011

AI BLOGGER: SE SIETE D’ACCORDO FATE GIRARE
Sullo stesso argomento
RETTIFICHE SUI BLOG, RISOLVIBILE IN UN ISTANTE
.
Immagine con scritta rettifiche e un occhio; è un po’ fatta male ma andavo di fretta