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sabato 14 aprile 2018

Ricordiamoci di quello che accadde in Iraq

Siria, vescovo di Aleppo: “Stanno facendo come in Iraq. Armi chimiche un pretesto”
“Sia fatta luce su tutto ed emerga la verità non come hanno fatto con l’Iraq in cui hanno distrutto il Paese dicendo che c’erano le armi chimiche. Così come hanno fatto con l’ Iraq lo stanno facendo ora con la Siria. La gente lo ha capito, non è stupida”.. Lo ha detto il vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, mons. Antoine Audo, intervistato da Antonio Soviero, manifestando forti dubbi sul fatto che il regime di Damasco abbia usato armi chimiche a Douma, nel Ghouta est. “Come è possibile che Assad – ha aggiunto mons. Audo – abbia usato armi chimiche per difendersi ? Non è logico. Gli americani e i russi usano la Siria come pretesto per farsi la guerra e difendere i loro interessi internazionali”.
NOTIZIA Riportata da

giovedì 12 aprile 2018

Non si scherza con il fuoco della guerra

Come gesto di pietà per le vittime di un bombardamento con armi chimiche Trump + Macron + May sono pronti ad ordinare un bombardamento sulla Siria.
Come gesto di responsabilità per frenare il terrorismo già da tempo Putin interviene con bombardamenti in Siria.
Come gesto di responsabilità per salvare la sua  nazione Assad da anni bombarda il suo stesso popolo.
Come gesto di responsabilità per salvare l’Islam Erdogan e gli iraniani intervengono in azioni di guerra in Siria.
Come gesto di responsabilità per salvare le ragioni di Israele, il governo israeliano si prepara ad un intervento in Siria.
Tutti questi gesti di responsabilità portano ad una guerra che si può allargare con conseguenze catastrofiche.
La responsabilità prima di USA e Russia è quella di parlarsi con il tavolo di mediazione dell’ONU; e l’Europa dovrebbe energicamente invitarli a farlo e con urgenza. Il parteggiare da parte degli europei per USA o per la Russia, nella questione siriana,  non aiuta minimamente la pace.
L’Italia deve avere come riferimento l’art. 11 della sua Costituzione  e il ruolo dell’ONU come organismo di dialogo tra le superpotenze e tra tutte le nazioni aderenti.  La pace si può trovare solo iniziando un percorso di pace.

Immagine da http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Siria-opzioni-militari-e-possibili-obiettivi-di-Trump-e0888528-4dd4-4e9f-8c82-d8b184d87d2d.html

sabato 10 marzo 2018

Turchia, uccisi 3149 Curdi nell’indifferenza internazionale


Ieri la Turchia ha annunciato ufficialmente e non senza una certa soddisfazione di aver ucciso 3.149 curdi nella regione siriana di Afrin dall’inizio della operazione “Olive Branch”.
I Curdi che hanno salvato il mondo dalla minaccia Isis.
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sabato 20 maggio 2017

110 miliardi di $ in armi USA per l’Arabia Saudita

Centodieci miliardi di dollari in armi e sistemi di difesa che gli Stati Uniti venderanno all'Arabia Saudita. E' il valore dell'accordo firmato a Riad dal presidente americano Donald Trump e da re Salman.

venerdì 14 aprile 2017

UNA DRAMMATICA SETTIMANA SANTA

Non è una Settimana Santa come le altre; con i due attentati alle chiese cristiane la domenica delle palme in Egitto la Settimana Santa brucia di polvere e si colora di sangue. C’è chi vuole portare la rottura tra mondo mussulmano e mondo cristiano ad un punto di non ritorno.

venerdì 8 luglio 2016

Rapporto Chilcot: poteva essere un’altra Storia

Il rapporto Chilcot ci dice che la Storia poteva andare in altro modo,
 che si poteva evitare la guerra condotta contro Saddam, che non c’erano le armi di distruzione di massa, e che Bush e Blair potevano comportarsi in altro modo.

venerdì 1 luglio 2016

Instanbul-Bruxelles; il lontano e il vicino

Instanbul-Bruxelles; il lontano e il vicino
L’impatto della tragedia all’aeroporto di Istanbul è rimbalzato su tutti i telegiornali, eppure quella tragedia è come se apparisse lontana rispetto a quella dell’aeroporto di Bruxelles; eppure è identica, l’unica differenza è che è lontana e coinvolge persone apparentemente diverse da noi, ma sono come noi, lo stesso dolore nel corpo e nella mente.

http://www.panorama.it/news/esteri/attentato-istanbul-aeroporto-vittime-strage/

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venerdì 25 marzo 2016

La UE, la portineria turca, e i disperati

?????Per la massa di disperati che sono scappati dalla guerra in Siria e che aspettano in campi di fango, e per gli europei  che temono una invasione incontrollata, l’accordo tra UE e Turchia è un buon accordo?????

Ricaviamo da questo link alcune note
L’intesa firmata con Ankara lascia sul campo tante incognite: a partire dal 4 aprile chi arriverà illegalmente in Grecia verrà riportato in Turchia singolarmente e senza rimpatri di massa, recita l’accordo firmato a Bruxelles. Per ognuno di questi migranti, Ankara rimanderà in Europa un siriano profugo di guerra legalmente registrato.
Per i profughi di Idomeni al confine con la Macedonia, l’intesa firmata prevede una redistribuzione nei paesi europei, secondo uno schema già votato dai leader a settembre e aggiornato con 18 mila posti in più (per un totale di oltre 70 mila posti) ma che finora ha funzionato pochissimo e a singhiozzo.  Al vertice Slovacchia e Ungheria si sono dette contrarie. (nota: la Polonia si dice oggi contraria dopo i fatti del Belgio)
 L’Italia deve attrezzarsi per essere “più efficiente” nei controlli: prender con forza per prendere le impronte ai migranti.
Quello con Ankara è un accordo che si fonda sulla chiusura di fatto della rotta balcanica, con l’auspicio che con il filtro turco possa arrivare meno gente.
 In cambio, è stato promesso alla Turchia la riapertura del dossier sull’ingresso in Ue a partire da giugno, quando dovrebbero essere liberalizzati i visti di ingresso in Europa per i cittadini turchi a patto però che Ankara riesca per allora a rispettare tutti i 72 parametri necessari.
Quanto ai 3 miliardi in più chiesti da Erdogan, l’Ue promette di accelerare le procedure per dare ad Ankara i 3 miliardi già stanziati: il raddoppio verrà deciso in base ad una verifica dei risultati raggiunti nel 2018.
Gli appunti sopra riportati sono stati tratti da

La Turchia diventa una specie di portineria autoritaria per il passaggio dei migranti verso i paesi UE. L’Europa potrà rimandare a questa portineria gli indesiderati e che fine faranno non si sa; una volta tolti dai piedi all’Europa non importa e il governo Erdogan ne potrà fare quello che vorrà. In cambio l’Europa, beneficata per aver trovato un terreno per le sue espulsioni, dovrà prendersi in carica uno stesso numero di migranti raccomandati dal governo turco.  Il tutto con un costo di 6 miliardi di euro, con  la liberalizzazione degli accessi  in UE per tutti i cittadini turchi, e  con la riproposizione di un ingresso della Turchia in Europa.  Se si considerano, inoltre,  le ultime misure di Erdogan in materia di libertà di stampa e l’assenza di prospettive per una pacificazione sulla  questione kurda; l’accordo non pare un buon accordo.

Il grande afflusso di disperati migranti che preme verso l’Europa ha origine dalle guerre e, in questo momento,  dalla grande guerra che si sta svolgendo in Siria. La questione principale è  far cessare quella guerra,  e il ruolo non può essere giocato solo da Europa e Turchia, è una questione che deve essere posta in sede Onu con l’intervento di USA, Russia e Cina; ogni rinvio non può che aggravare il fenomeno.  (f.z.)

mercoledì 13 gennaio 2016

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE

I PRINCÌPI LAICI E LE LIBERTÀ COLLETTIVE
Ancora sul dopo Parigi. Appunti intorno ad un dibattito.
di Angelo Gaccione

Proviamo a mettere in fila alcuni fatti incontrovertibili.
1. ARMI E TAGLIAGOLE. Le armi con cui i tagliagola del califfato nero (l’Isis) sventrano e devastano, sono prodotte in Occidente, dove il mercato della macelleria è florido e redditizio. Gli Stati, tanto per rinfrescare le idee a chi l’avesse dimenticato, sono i maggiori produttori in proprio, e i governi sono i principali protettori del commercio bellico privato; e sono sempre loro che ne autorizzano l’esportazione. Governo italiano compreso. Questo è noto sia al presidente cattolico Mattarella, sia al boy scout cattolico Renzi, e, a scalare, a partiti, sindacati e via enumerando.
2. AMERICANI. Il caos ingovernabile che ha portato alla incandescente e pericolosa situazione odierna di un’area vasta del Medioriente, e che ne ha consegnato una buona parte ai gruppi più integralisti e fanatici, è il risultato della politica estera americana. La più criminale e ignorante politica estera che una democrazia avanzata moderna, abbia mai potuto concepire. Col tempo gli storici faranno un bilancio e metteranno a confronto gli esiti di questa politica neo-imperiale, con i disastri provocati dalla Germania nazista, e scopriranno che in termini di distruzione e di morte, quelle degli Stati Uniti risulteranno di gran lunga più vaste.
3. REGIMI ARABI. I regimi arabi e mediorientali, nella loro quasi totalità, sono corrotti e sfruttatori quanto e peggio di quelli occidentali. Con un aggravante in più: l’intolleranza non riguarda esclusivamente aspetti dottrinari legati al Corano e alla sua interpretazione, ma investe le libertà nel suo complesso, i diritti civili e, molto spesso, i diritti umani primari. In moltissimi di essi (se non in tutti), un giornale come “Odissea” non potrebbe esistere. Non ci sarebbe posto per i miei e per i vostri libri; per le vostre idee di lettori marxisti, anarchici, radicali e per le mie libertarie; per la vostra condizione di femministe, omossessuali, lesbiche, atei o liberi pensatori; e sarebbe ostacolata la musica che componete, l’arte che realizzate, il teatro che mettete in scena. Non parliamo delle manifestazioni politiche e dei cortei pubblici, come quelli a cui siamo abituati qui da noi. La pena di morte vige ovunque e sareste alla mercé di volgari sceicchi -dai gusti osceni- che sguazzano nell’opulenza; di ayatollah ed imam (pessima genia di preti) reazionari e dalle idee semplicemente disgustose, che sognano la realizzazione di feroci e oscurantiste teocrazie.
4. TERRORISTI. Dicesi terrorista chi, in maniera indiscriminata e senza distinzione, semina strage e morte fra la popolazione innocente. A Parigi sono state indiscriminatamente colpite persone innocenti, dunque, gli artefici di quella strage sono da considerarsi spregevoli terroristi e miserabili criminali. Storicamente la pratica terrorista appartiene agli Stati in guerra e ai regimi dittatoriali di ogni colore e fede.
5. FONDAMENTALISMI. Tutti i fondamentalismi si equivalgono e finiscono per divenire criminali. Quelli di natura religiosa sono criminali e ridicoli allo stesso tempo: massacrano in nome di un nulla, o di un’ortodossia di cui ci si ritiene unici custodi. È stato così, storicamente, fra i cristiani, ed è così, oggi, fra i musulmani. Sciiti musulmani massacrano sunniti musulmani, così come cristiani papisti, massacravano cristiani luterani, calvinisti o valdesi.
6. GUERRA SANTA. Secoli orsono, i cattolici scatenavano “guerre sante” contro gli “infedeli” non solo per liberare i cosiddetti “luoghi santi”, ma anche per più prosaici interessi economici e territoriali. Nel 1511, tanto per fare almeno un esempio, il papa di allora dichiara la “guerra santa” contro il francese Luigi XII e gli scatena contro i lanzichenecchi agli ordini del porporato svizzero Matteo Schiner. Per obbedire alla volontà del papa, la nota ferocia dei lanzichenecchi devasterà interi territori di Milano apportando lutti, saccheggi e morte. Proprio come oggi le armate dell’Isis agli ordini del califfo Abu Bakr al Baghdadi.
7. DISTINGUO. Potete disquisire e operare tutti i distinguo che volete, ma dei vostri distinguo e delle vostre analisi, le bande dell’Isis se ne fanno un baffo. A loro non interessa alcun tipo di consenso dell’Occidente, come non gli interessa la saldatura con gli strati proletari musulmani. L’Isis non ragiona secondo gli occidentali concetti di classi, sfruttamento, oppressione economica e ingiustizia sociale. Ragiona secondo gli interessi dell’etnia di appartenenza. Secondo il modo di intendere i dettami del Corano, da cui prende ciò che gli fa comodo, e divide in maniera schematica e manichea il campo, fra devoti di Allah e quelli che giudica infedeli. Dunque, sparare nel mucchio, farsi esplodere in un luogo affollato di popolo con donne, bambini, migranti musulmani, simpatizzanti occidentali della causa palestinese o avversari dell’imperialismo americano, per un combattente dell’Isis non ha alcuna importanza. Non è un caso che non hanno mai mosso un dito, né attaccato i mercanti di carne umana che lucrano sulla pelle dei migranti in fuga verso l’Europa, quasi tutti poveri e di religione musulmana.
8. FANATICI. I giovani che accorrono ad intrupparsi nelle file dell’Isis nell’illusione di edificare una società migliore, resteranno presto delusi. I capi militari e gli esponenti religiosi che li manovrano, sono dediti ai traffici più indegni e alle pratiche più criminali, compreso la tortura, lo stupro e l’uso di bambini adolescenti nelle decapitazioni. Lavaggio del cervello, valore della vita ridotto a zero, obbedienza assoluta, è quello che gli sarà riservato. Un abisso se raffrontiamo la loro condizione con quella dei combattenti curdi e delle loro libere ed eroiche donne in armi, in difesa delle loro terre e della libertà.
9. PREDICATORI. Quanto la religione possa influire sulla mente di questi psicolabili, lo mostra la predicazione, non di un vecchio rincoglionito di qualche sperduta montagna afghana, ma di un giovane imam di 35 anni di Brest, nato e educato in Francia. In un video che lo riprende durante una lezione ad un nutrito gruppo di bambini, si scaglia contro la musica dei grandi compositori classici occidentali, da lui definita satanica e demoniaca. A sentire il delirio che gli usciva dalla bocca, non si sapeva se piangere o ridere. E tutto sempre con il nome di Allah sulla bocca. È questo il tipo di educatore che gira in molte moschee o scuole coraniche.
10. CORANO E BIBBIA. Non c’è dibattito televisivo in cui, dal più attempato personaggio al giovinastro di primo pelo (politico, opinionista, militante, fedele o carrierista che dir si voglia), non ripeta a pappagallo che Corano e Bibbia sono libri pacifici, e che la religione non c’entra con la violenza, e così via. Lasciamo perdere il 99% di questo originale campionario che non ha, evidentemente, alcuna dimestichezza con la lettura e con la storia; siamo pure comprensivi con quanti credono per fede e sono esonerati da una verifica empirica diretta delle fonti; giustifichiamo senz’altro coloro che scartano apriori questo genere di letture giudicate noiose e spesso ostiche. Ma, santo Dio, almeno quell’uno per cento che, si dà il caso, quelle letture ha fatto o dovrebbe aver fatto per dovere culturale o professionale: predicatori, preti, teologi e quant’altri, dovrebbe risparmiarci la tiritera. Poiché conosciamo la materia, per avervi dedicato qualche tempo (la Bibbia è, fra gli altri, uno dei volumi che tengo a portata di mano sul comodino, praticamente da anni), e poiché sono convinto che ogni buon ateo dovrebbe farne tesoro, due cose mi sono chiare: 1) le religioni, né più né meno delle altre ideologie, hanno prodotto, chi più chi meno, guerre fratricide e spietati tribunali inquisitoriali e di morte; 2) i due maggiori libri della tradizione monoteista, come tutte le opere nate dall’ingegno e dalla fantasia degli uomini, sono al loro interno contraddittori, perché rispecchiano la personalità, le idee e i convincimenti, di coloro che li hanno redatti. Possiamo trovarvi la visionarietà più sbrigliata; la saggezza più profonda; la poesia e la tenerezza più toccanti; il senso di pietà più umana e fraterna, ma anche la ferocia più disumana; la barbarie della guerra; il disprezzo per i nemici o lo straniero; il pregiudizio ostile verso la donna o il diverso; il dominio dell’uomo su altre creature: animali, per esempio. Guerre, distruzioni e morte attraversano entrambi questi due libri che restano, letterariamente e per molti aspetti sapienziali, dei capolavori. Sono impregnati di sangue come i capolavori epici della classicità, anch’essi intrisi di violenza e di pietà. Io non me ne scandalizzo, se rapportiamo le vicende storiche al contesto e alle geografie. Popoli, etnie e tribù, si costruiscono le loro favole ed i loro miti; i loro riti e le loro fedi; il loro “Dio degli eserciti” sterminatore dei nemici e protettore della propria casa. Nel momento in cui il militarismo romano diverrà odioso agli occhi delle masse povere di alcune aree dell’impero, nascerà, come giustificabile e comprensibile reazione, il rifiuto della violenza, di uccidere e di obbedire al braccio armato dell’imperatore. Tutte istanze insite nel messaggio della predicazione del cristianesimo primitivo, cioè, prima che diventi chiesa istituzione, potere temporale. Essendo libri così sfaccettati, complessi e contraddittori, ognuno può prendere gli aspetti e le prescrizioni che più gli aggrada ed impiegarli a suo uso e consumo.
11. L’USO. Il fanatismo che mira a costruire una teocrazia come fondamento dello Stato islamico basato sulla sharia e la guerra santa agli infedeli, vi troverà ciò che cerca e che gli serve. Così come il fedele pacifico che vuole uniformare la sua condotta morale e la sua scelta di vita agli insegnamenti del profeta, basati sui princìpi di umanità, compassione, solidarietà, rifiuto della violenza e della morte, troverà anche questo e vi si potrà ispirare per diventare un buon musulmano. Le guide religiose, gli esegeti, i commentatori delle sure e dei versetti, hanno, a questo riguardo, un potere e una responsabilità enormi. Sono loro che interpretano per i fedeli, e sono loro che spingono verso una direzione pacifica o aggressiva; tollerante o conflittuale. Sono sempre loro che manipolano le coscienze e ne condizionano l’agire. Teniamo conto che spesso masse considerevoli di musulmani sono non scolarizzate, e se lo sono, le uniche letture a cui sono obbligate, riguardano passi ben selezionati del libro “sacro”. Se un fedele cristiano volesse utilizzare la Bibbia come strumento di guerra, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta. La parabola pacifica, tollerante e non-violenta del cristianesimo, nella sua versione cattolica, di fratellanza e carità verso gli altri, si è oramai consolidata in tutto il mondo dov’è presente; per un segmento dell’islam e per diverse forme di religiosità tribale, ci vorrà ancora molto tempo e dovrà scorrere ancora molto sangue. Non scordiamoci che veniamo dalle caverne, e il retaggio genetico vorrà pure dire qualcosa. Il pericolo maggiore è rappresentato dai mezzi tecnici di distruzione di massa che la perversa intelligenza creativa della scienza ha messo a disposizione, e di cui, i ciechi che guidano i pazzi, potrebbero facilmente impossessarsi. E non è affatto una  eventualità remota o un’idea peregrina. 
12. IL DEEP WEB. Lo sfascio di paesi e regimi fra i più diversi, ha messo in libertà e a disposizione materiali pericolosissimi, e creato l’opportunità di poterli veicolare con estrema facilità. Uranio, polonio, progetti e ricerche per costruire ordigni micidiali fuori da ogni controllo e altro ancora, sono già oggi disponibili e facilmente acquistabili attraverso quella che potremmo definire una corsia coperta, protetta e sicura, altamente privilegiata e che non compare su nessuna mappa. Questa corsia protetta si chiama Deep Web e dove si può comprare di tutto, soprattutto armi, droghe e documenti, per potersi reinventare una nuova identità.
13. IL FATTORE DEMOGRAFICO. Un dato è incontrovertibile. La popolazione europea d’Occidente è destinata a diventare minoritaria, rispetto ai flussi di immigrazione provenienti dai paesi arabi ed africani. Già ora la tendenza è evidente se si prendono in esame i dati di natalità dei nuclei familiari stranieri residenti, e li si confronta con quelli delle coppie autoctone. L’emancipazione sessuale delle donne europee occidentali e la consapevolezza di non essere semplici macchine riproduttive; il cambiamento dei costumi e della morale che ha influito in maniera decisiva anche sugli uomini; un uso più responsabile e accorto della maternità e della procreazione (sempre più coppie si orientano verso un figlio solo); la centralità del lavoro fuori casa e la crescita delle professioni femminili; la carriera intellettuale, l’indipendenza, la cura di sé, la qualità di vita raggiunta, lo studio, i viaggi; la scomparsa della vecchia cultura contadina; gli anticoncenzionali e l’aborto; il crollo dei matrimoni, le convivenze a tasso zero di natalità; la perdita di influenza della religione; tutto questo ha prodotto una vertiginosa contrazione delle nascite. Il fenomeno, a quanto se ne sa, sta investendo anche l’Oriente europeo ex comunista. Contrariamente alle famiglie arabe in cui le donne sono per lo più relegate al ruolo di casalinghe e di madri, a quelle di colore, e a quelle provenienti da paesi di tradizione cattolica (Filippine, America Latina, ecc.). Nuclei, questi, molto prolifici e che, per esempio in Italia, hanno impedito che il saldo fra nascite e morte si chiudesse in maniera esageratamente negativa. Considerati gli attuali flussi migratori (e senza contare i profughi ambientali che potrebbero diventare una vera e propria bomba demografica), è più che probabile che culture di importazione e loro religioni di riferimento, diventeranno maggioritarie, in gran parte dei paesi occidentali.
14. DIVENTARE LUNGIMIRANTI. Governare saggiamente ed in maniera illuminata questo processo, è fondamentale per evitare i disastri che l’Europa ha già vissuto con la guerra di tutti contro tutti nella ex Jugoslavia, e che ha incancrenito di odi e rivalse le terre balcaniche. Sappiamo dalla storia come i fantasmi dei particolarismi, delle piccole patrie, dei nazionalismi, sono sempre in agguato e pronti a riaffiorare dal fondo oscuro dove stanno sospesi. Non discriminare o separare è fondamentale. Com’è fondamentale non transigere sui princìpi da cui le democrazie sono nate. Ricordarci che siamo figli della Rivoluzione francese dell’89 e dei diritti dell’uomo e del cittadino; e siamo, altresì figli, come italiani, della Resistenza partigiana. Resistenza che ha comportato un tributo di sangue altissimo, e in cui si sono immolati giovani spesso neppure maggiorenni, padri di famiglia, operai, studenti, contadini, soldati sbandati, religiosi, disertori di varie nazionalità, comunisti, anarchici, socialisti, azionisti, senza partito, cattolici, ebrei, valdesi, e gente di ogni professione e di ogni fede. Dentro quel sacrificio e in quel che ne è seguito, è inscritto quanto ci compete, ed è il faro che ci deve guidare. Impedire che i pilastri della Costituzione e della separatezza dei poteri possano essere minati, è indispensabile. Tenere separata dallo spazio pubblico la sfera religiosa e le credenze di ciascuno, che devono restare in un ambito strettamente privato.
15. NULLA È DATO UNA VOLTA PER TUTTE. Essere tolleranti sulle credenze di ciascuno, ma intransigenti verso il predominio di una singola fede.  Potrebbe tuttavia accadere che in una realtà multietnica, una comunità divenuta maggioranza numerica pretenda di imporre al resto della società la sua religione, o di voler trasformare l’ordinamento giuridico e la forma costituzionale, secondo i dettami di quella religione e di quella fede. È una eventualità tutt’altro che improbabile e dunque è meglio pensarci sin da ora e prendere le contromisure. Gli antidoti possono essere la buona accoglienza, la garanzia di uguali diritti e doveri per tutti, l’integrazione attraverso la scuola e la sua istruzione laica, lo studio della lingua, la trasmissione dell’amore per la terra dove i figli dei migranti sono nati e vivono, la corretta amministrazione, e una moralità degna di questo nome. Le nuove generazioni, nate e cresciute nelle democrazie, saranno esse stesse baluardo contro ogni deriva autoritaria e integralista, se saremo capaci di alimentare in loro la passione civile e la cura per i princìpi laici e per le libertà collettive. Sono le buone pratiche pubbliche la migliore garanzia della tolleranza e della coesione, mai gli apparati repressivi o i corpi speciali; ma ricordando che queste straordinarie conquiste non sono date una volta per tutte e per sempre. Occorre costantemente vigilare per proteggerle e consolidarle, e questo richiede sacrificio.   
[Milano, 31 dicembre 2015 – 1 gennaio 2016]

[Pubblicato sulla prima pagina di “Odissea” in Rete in data 



mercoledì 15 luglio 2015

L’accordo e la bomba


Le reazioni all’accordo di Caio, Tizio e Sempronio
Caio:
Se il petrolio non mi manca, se il sole per l’energie pulite non mi manca, per quale motivo desidero avere una centrale nucleare? Voglio una bomba, anche non subito, magari tre dieci o quindici anni, ma la voglio, perché avere una bomba è sempre una buona cosa visto che il mondo degli uomini non cambierà.
Tizio:
Non potete lasciare che quel Caio si costruisca in futuro una bomba,  è meglio che siamo solo noi ad avere la bomba, ne vale della nostra sicurezza.
Sempronio:
Ma va là, non l’avrà subito, intanto commerciamo con lui e gli vendiamo gli attrezzi per la bomba e tante altre cose, e se tra dieci anni avrà una bomba è un pericolo limitato, perché noi abbiamo cento bombe.
Considerazioni finali:
Una bomba si chiama bomba, anche quando si prospetta nel futuro, e non possiamo essere contenti di come la pensano Caio, Tizio e Sempronio.


Immagine – la vecchia centrale di Chernobyl

mercoledì 18 febbraio 2015

Europa in crisi e tra due fuochi


Un’Europa, ancora avvolta nella sua crisi economica,  e tra due fuochi: quello dell’Ucraina e quello della Libia. Il fuoco ucraino che vede coinvolta direttamente la Russia (che non è più la vecchia URSS ma è ben armata con il nucleare e intesa a rinsaldare lo spirito nazionalista); il fuoco libico che ci porta l’Isis vicino casa,  a poche miglia della nostra Sicilia. La Comunità europea senza politica estera comune ha lasciato alla Francia e alla Germania il compito di trattare in proprio con Putin, e lasciò alla Francia il compito di determinare la caduta di Gheddafi.
Che fare? Certo non è facile rispondere a questa domanda, ma all’elenco delle priorità va data qualche risposta. All’interno della Comunità europea la Grecia va aiutata ad uscire dalla crisi economica. Il conflitto con la Russia va visto come conflitto in seno all’Europa; la Russia per la sua storia e per la sua cultura è l’estremo confine dell’Europa; se una parte dell’Ucraina, abitata da russi,  vuole la sua autonomia questo fatto non può essere inteso come minaccia all’Europa, e i paesi della Comunità europea possono affrontare il problema anche nell’ottica di una pacifica divisione. Nei confronti del Medio Oriente l’Europa deve avere una politica estera e di difesa comune. L’Europa non può disdegnare di guardare alla carta geografica, non può ignorare che esiste la Sicilia, che è il Sud dell’Europa e non il Nord dell’Africa.
 18/02/15 francesco zaffuto

Immagine – cartina geografica dell’Europa 

mercoledì 4 febbraio 2015

Era meglio dire: “siamo per la vita”

La Giordania ha reagito alle raccapriccianti immagini del rogo in cui è stato ucciso un suo pilota dallo Stato islamico (Isis) nella maniera «terribile» che aveva annunciato: due jihadisti condannati a morte sono stati immediatamente giustiziati. Tra questi, Sajida al Rishawi, l'attentatrice kamikaze irachena che era stata chiesta dall'Isis per uno scambio di prigionieri con il pilota, Maaz al Kassasbeh.
Era meglio dire: siamo per la vita, siamo contro la vostra visione di morte e di vendetta, siamo per il riconoscimento dell’essere umano, e chi crede in Dio deve rispettare l’uomo che Dio ha creato e chi non crede in Dio deve rispettare l’uomo come suo simile, è solo da questo rispetto che può nascere un mondo migliore.
04/01/15 francesco zaffuto

Immagine – tristezza di Charlie Brown 

giovedì 22 gennaio 2015

Le Pen de mort

«Personalmente, come avvocato, penso che la pena di morte sia uno strumento necessario nell'arsenale giuridico di un Paese», ha spiegato la Le Pen, che già nei giorni scorsi aveva proposto un referendum sul ripristino della pena capitale. 
“Arsenale” che strana definizione per l’insieme delle leggi di un paese, la pena di morte è una ghigliottina da tenere in arsenale, anche se non serve per i terroristi islamici che si sono già votati alla morte, secondo la Le Pen, serve per un generico far paura ed essere forti,  incutendo paura proprio come fa l’Isis,  pensando che vincerà chi fa più paura.
Certo è necessario difendersi con tutti gli strumenti, ma contro chi vuole con la morte generare paura ci necessita una forza vitale, una grande forza ispirata alla sacralità della vita, un largo fronte internazionale che difenda la libertà e la sacralità della vita di ogni individuo umano.

21/01/15 francesco zaffuto

Pena di morte in Francia e in Italia
La pena capitale fu abolita in Francia il 9 ottobre 1981, su iniziativa di Robert Badinter, ministro della Giustizia nei primi anni della presidenza di François Mitterrand, che fece approvare dal parlamento la legge 81-908 che ha soppresso la pena capitale.
Il Granducato di Toscana, in data 30 novembre 1786, sotto il regno di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena, fu il primo Paese civile al mondo ad aver abolito la tortura e la pena capitale, benché poi venisse reintrodotta nel 1790. Tale data è festa regionale in Toscana.
Nel 1889 la pena di morte venne abolita in tutto il Regno d'Italia con l'approvazione, quasi all'unanimità da parte di entrambe le Camere, del nuovo codice penale, durante il ministero di Giuseppe Zanardelli. 
Viene reintrodotta la pena di morte in Italia durante il fascismo La Costituzione italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, abolì definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace.

Immagine: due modelli di ghigliottina francese da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Guillotinemodels.jpg

sabato 17 gennaio 2015

A Greta e Vanessa, benvenute care ragazze



A Greta e Vanessa,
benvenute care ragazze.
Non mi importa se trenta centesimi delle mie tasse siano servite per salvarvi,
non mi importa se i futuri assassini si possono gloriare delle loro gesta,
intanto è stata fermata la mano assassina.
Domani prudenza per ognuna di voi
e per ognuno di noi
Domani attenzione e forza,
ma oggi benvenute care ragazze.

18/05/2015 francesco zaffuto

venerdì 16 gennaio 2015

Il Papa, la satira e gli altri

Ieri 15 gennaio 2015, il Papa, rispondendo a una domanda dei giornalisti sui fatti di Parigi, ha condannato chi uccide in nome di Dio ed ha anche detto che le religioni vanno rispettate e che non si può con la satira giocare sulla fede degli altri.
Nessuna meraviglia se il Papa dice di non essere Charlie, il capo di una religione deve necessariamente richiamare al rispetto della religione .
 Il giudizio sulla satira, sul suo buon gusto, sul suo grado di offendere, non deve però portarci  a sottovalutare i fatti accaduti a Parigi. All’interno di uno Stato chi si sente offeso si rivolge ad un giudice;  chi prende le armi per applicare sue sentenze non riconosce lo Stato, se l’azione è condotta dall’interno dello Stato stesso trattasi di un atto rivoluzionario che vuole sovvertire lo Stato, se l’azione è guidata dall’esterno trattasi di un’azione di guerra. Date le rivendicazioni esterne e gli appoggi esterni è evidente che i fatti accaduti a Parigi sono un atto di guerra. 
 Colpire la redazione di un giornale satirico e stato nei fatti colpire un anello debole, che meglio si prestava a una possibile giustificazione di ordine religioso. La forte risposta unitaria della manifestazione dell’11 gennaio di Parigi è incrinata da continui richiami alla prudenza nella satira e da qualche considerazione di abbandono come quella del “se la sono cercata loro”;  come se i giornalisti di Charlie Hebdo avessero dovuto considerare non le leggi dello Stato francese ma i pericoli di qualcosa di ben più forte dello Stato stesso.
 Che si possa fare un richiamo alla satira di essere rispettosa dell’onore degli altri è comprensibile, ma chi deve giudicare di un tale rispetto? E’ di conseguenza necessario il riconoscimento di un giudice terzo e il riconoscimento delle leggi che tengono unito un paese.  Il peso dell’offesa derivante da una vignetta non può essere stabilito da chi si è ritenuto offeso ma da un giudice terzo;  altrimenti qualsiasi sillaba, segno o parola può  essere considerata offesa e vendicata con un’azione privata.            
 I paesi europei hanno avuto un percorso storico diverso dai paesi islamici, circa 400 anni di storia e di pensiero illuminista ci hanno portato alla definizione di uno Stato laico;   libertà di espressione, rispetto dell’onore e delle religioni  sono contemperati dalle leggi dello Stato laico.  Lo Stato laico può anche affinare e meglio equilibrare le sue leggi per  tutelare le diverse istanze di libertà; va rispettata la libertà religiosa, va rispettata la libertà di opinione, va rispettato il singolo individuo.  Se la satira, però,  in qualche modo non viene riconosciuta come forma di espressione ritorniamo all’anonimato, quando a Roma chi faceva satira poteva essere condannato a pene gravissime,  e solo di notte e di nascosto veniva attaccata qualche filastrocca satirica sotto una statua del centro di Roma chiamata il torso del Pasquino. Ritorniamo alle paure del Belli che scriveva di notte per sé i suoi sonetti e chiese al figlio di bruciarli per le conseguenze che ne potevano derivare. Ma oltre alla satira va considerata complessivamente la libertà di pensiero  perché ogni ragionamento sulla religione che pone in discussione alcuni aspetti della religione stessa può essere considerato offensivo, tanti libri di pensatori atei dovrebbero essere bruciati e il canto della Divina Commedia dove Dante parla di Maometto dovrebbe essere cancellato.

16/01/15 francesco zaffuto
immagine: Il torso del Pasquino  http://en.wikipedia.org/wiki/Pasquino

lunedì 12 gennaio 2015

Parigi: due foto e un tentativo di descrizione

Le due foto non le inserisco, non ho alcuna licenza per farlo e rispetto il copyright, ma le posso ben descrivere tanto stanno nella testa di tutti coloro che hanno guardato un telegiornale sulla manifestazione di Parigi di domenica 11 gennaio 2015.
  La prima foto è quella della piazza gremita di circa 2 milioni di francesi, qui  la descrizione diventa semplice: amore per la libertà d’espressione, ricerca di solidarietà tra diverse culture, condanna della violenza omicida, volontà di lottare e speranza.
 La seconda foto è quella dei leader politici schierati insieme e qui la descrizione diventa molto complessa:
è buona cosa vedere insieme il leader di Israele accanto al leader della Palestina, ma continuano a farsi la guerra da 67 anni e per loro è solo un giorno di tregua;
è buona cosa vedere il leader dell’Ucraina e poco distante il ministro della Russia, eppure tra quei due paesi c’è uno stato di belligeranza;
è buona cosa vedere in prima fila, accanto ad Holland, il leader della Nigeria, ma è proprio la Nigeria la più grande vittima dell’integralismo islamico, non si sa quanti siano i limiti e le responsabilità del suo leader e se l’Europa interverrà in suo sostegno o se abbandonerà quello Stato al suo disfacimento;
è buona cosa vedere la nutrita rappresentanza politica dei francesi, eppure manca una parte politica in crescita che si va radicalizzando verso posizioni di chiusura e diffidenza verso ogni straniero;
mancano Obama e Putin che si sono fatti rappresentare da ministri, forse avevano qualche impedimento fisico;
manca il Marocco che non è intervenuto nella foto perché nella manifestazione ci potevano essere immagini blasfeme, ha voluto distinguersi dagli altri Stati arabi come se fosse uno Stato doc  in fatto di religione;
è buona cosa vedere l’Europa fortemente rappresentata da tutti i suoi i leader europei, forse l’11 gennaio 2015 è stato un buon giorno per Europa. Però, all’Europa,  occorre ricordare che i terroristi erano cittadini francesi che non avevano più voglia di fare i francesi e preferivano essere altro. La domanda che scaturisce da queste due foto che si sono segnate nella nostra memoria diventa:  l’Europa riuscirà ad essere una società inclusiva almeno per i suoi cittadini o continuerà ad espellerli dal lavoro e da una dignitosa vita sociale?

12/01/2015 francesco zaffuto

venerdì 9 gennaio 2015

1000 frustate contro la libertà di espressione

Mentre la Francia è ancora scioccata dall’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, in Arabia Saudita inizia, oggi 9 febbraio,  a scontare la pena di mille frustate Raif Badawi, arabo  che lottava per la libertà di espressione nel suo paese;  ne dà notizia Amnesty con un suo comunicato:


Nel mondo islamico ci stanno quattro realtà: quella dei fanatici integralisti dell’Isis e di Al quaeda, quella dei regimi un tempo appoggiati dall’occidente e poi abbandonati come la Siria, quella dei regimi finto democratici e liberisti ancora appoggiati dall’occidente come l’Arabia Saudita, quella degli uomini e donne che lottano per la libertà come Raif Badawi.
E’ questa preziosa quarta parte che non dobbiamo abbandonare.

09/01/15 Chiarlie