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giovedì 6 giugno 2013

Che tipo di Presidente ?


Non possiamo certo dimenticare che nel 2006 ci fu un maldestro tentativo di modificare la Costituzione e quel tentativo fu affossato con un referendum costituzionale del 25/26 giugno 2006 (una delle modifiche era quella di dare la facoltà di sciogliere le Camere al Presidente del Consiglio).
Ritorna oggi, dopo la “strana” pacificazione tra destra e sinistra,  la questione “modifiche costituzionali” . Chi le deve trovare? I “saggi”. Pare che siano i pochi esseri pensanti, delegati a pensare da chi è stato eletto in Parlamento; come se i parlamentari comunemente non sapessero  pensare e come se i cittadini votassero in totale assenza di pensiero.
La Costituzione non fu fatta dai saggi ma da una Assemblea costituente elettiva con metodo proporzionale, le sedute si svolsero fra il 25 giugno1946 e il 31 gennaio 1948, e in quei 18 mesi riuscirono a produrre una delle Costituzioni più belle del mondo.  
 Oggi si tratta di apportare solo alcune modifiche; potrebbero bastare una quindicina di giorni e la volontà di avviare un dibattito parlamentare perché alla fine è il Parlamento l’organo che dovrà approvare o rifiutare. Ma viene buttato nel calderone dei possibili cambiamenti il Presidente della Repubblica elettivo, un punto che difficilmente può mettere d’accordo tutti e che può produrre uno stallo.
 Di Presidenti elettivi ce ne possono essere di tanti tipi: si può andare da forme dittatoriali a forme di grande debolezza istituzionale. Si può guardare agli USA dove Obama ha potuto realizzare ben poco del suo programma perché bloccato da un Congresso con una maggioranza ostile; si può guardare alla Siria dove non si riesce a mandarlo via in alcun modo. Non c’è che da scegliere. Eppure, se guardiamo alla storia, alla nostra vicina storia, vediamo che Italia e Germania, che avevano avuto il trauma di due dittatori, hanno optato per repubbliche non presidenziali.  La Germania è cresciuta più di tutte le altre nazioni d'Europa e non è stato certo per virtù di una repubblica presidenziale, ma perché ha trovato una stabilità all’interno delle stesse regole, e solidarietà tra le forze politiche pur nella competizione.
 Quindi al posto di perdere tempo, e 18 mesi sono tanto tempo, anche se non sono un "saggio" consiglierei di: correggere rapidamente il bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, fare una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere tra i candidati, introdurre la sfiducia costruttiva, lasciare il Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento con gli stessi poteri, che già sono tanti.
 06/06/13 francesco zaffuto

Immagine fuori testo – statua dell’Imperatore Augusto

mercoledì 15 maggio 2013

Tre fatti violenti + uno


Ci sono stati tre fatti violenti che la cronaca delle ultime settimane ci ha sbattuto in faccia che pur nella loro diversità si somigliano:
-       la sparatoria in piazza Colonna  a Roma
-       il massacro di passanti a Milano
-       il rapinatore con una pistola giocattolo, già morto sepolto e dimenticato dalla cronaca (una breve nota  in questo blog  al disperato del mese di maggio )
Il rapinatore con la pistola giocattolo è già morto, non ci sarà un processo per lui, ha pagato tutte le conseguenze del suo gesto estremo con la vita, qualche strascico giudiziario resterà per il malcapitato gioielliere che ha sparato.
Per gli altri due fatti si attenderà la giustizia di un processo, ma le conseguenze non sono certo rimediabili dalla giustizia, non si potrà ridare la vita ai morti di Milano, sarà difficile  il futuro di quel carabiniere ferito a Roma. Le conseguenze degli atti violenti resteranno anche per chi l’ha commesso, le loro vite saranno rovinate; il conto finale della violenza è sempre orrendo.
 Ma dobbiamo pur chiederci qualcosa sull’origine questi atti, trovare una spiegazione e cercare di porre argini che impediscano nuovi fatti del genere.  Non si è trattato di delitti passionali, né di delitti originati da appartenenze di clan, né di delitti di vera e propria criminalità. Quando si parlò della sparatoria di piazza Colonna a Roma, subito si sono sfoderati problemi psichici e anche ora per il gesto assurdo di Milano si spolvera la follia. Può darsi che gli stessi autori degli atti violenti possano ricorrere alla follia come estrema difesa e giustificazione dei fatti orrendi commessi; ma alla radice di questi tre fatti pare che ci sia la difficoltà di vivere in questa società: assenza di mezzi di sopravvivenza, mancanza di  lavoro, mancanza di quel minimo di riconoscimento che va dato all’uomo.
  Il malessere si traduce in arresa,  in negazione di tutto e spesso in violenza contro se stessi con il suicidio, e in alcune personalità la violenza si scatena verso altri.
 Cosa dire, infine,  di quel disperato che giusto ieri si dà fuoco perché gli stanno togliendo la casa per debiti accumulati durante il suo periodo di disoccupazione.
Una società solidale non elimina completamente il malessere e la violenza, ma sicuramente la contiene e la diminuisce.
 Per costruire una società solidale possiamo fare appello alle coscienze, possiamo fare meditazioni e raduni di preghiera, ma alla fine sono necessarie misure e provvedimenti di legge che deve prendere la politica. La generica condanna della politica non serve, occorre costruire una buona politica non legata a interessi di parte e personali; può anche non piacere questa strada ma non ce ne sta un’altra.
15/05/17 francesco zaffuto
immagine - Goya - il sonno della ragione

martedì 14 maggio 2013

disabili Torino - piccola notizia ma ...

Dal quotidiano online NUOVA SOCIETA' - diretto da Diego Novelli
copio e doverosamente
incollo
questa
piccola notizia
che piccola non è.
A Torino erano riconosciuti del Buoni Taxi per i disabili 
per motivi di risparmio
cancellati il 7 maggio
e il 13 maggio i disabili hanno protestato
per leggere il seguito
su
http://www.nuovasocieta.it/torino/riduzione-dei-buoni-taxi-la-protesta-dei-disabili.html


sabato 6 aprile 2013

OCCORREREBBE vergognarsi di essere ricchi



Lui aveva 62 anni, era un esodato. Si arrangiava con qualche lavoretto da muratore. Poi l’impresa, a sua volta in crisi, aveva smesso di pagarlo. Non aveva reddito, ed era vecchio per trovare un nuovo impiego. Lei aveva 68 anni, ex artigiana, una pensione da 500 euro. Con questi pochi soldi tiravano avanti a Civitanova marche. Un vicino li aveva invitati ai servizi sociali. Ma i due si vergognavano. Stamattina hanno scritto una lettera. Poche parole. “Non ce la facciamo più”. Poi sono andati nel garage, e si sono impiccati. Insieme. Mano nella mano. A scoprire i cadaveri il fratello di lei. Settant'anni, pensionato al minimo, solo, povero anche lui, alla vista di quei corpi, é scappato e si é buttato da un ponte. Da http://www.fanpage.it/tre-suicidi-che-spaccano-il-cuore/
Occorrerebbe vergognarsi di essere ricchi, occorrerebbe vergognarsi di non riuscire a fare niente in Parlamento per porre rimedio ...
(immagine - acquerello - fiori nella nebbia) 

mercoledì 3 aprile 2013

Statevi Muti


Statevi muti (se la m è minuscola) significa statevi zitti. Ma in Italia la parola pare che serva non per dialogare ma solo per fare rumore: ecco come esordisce dal suo giornale il tal Belpietro “Per il dopo Napolitano finora sono stati proposti solo nomi di parte o avanzi di Prima o Seconda Repubblica. Ma una personalità di prestigio in grado di rompere gli schemi e apprezzata nel mondo intero c'è: il grande Maestro d'orchestra”.
Ci sta addirittura chi ha pensato di postare una petizione online per candidare Muti a Presidente della repubblica.
 Perché strappare alla musica chi sa fare musica?
 Perché considerare la politica come un mestiere che può fare chiunque, come se non fosse mettere mano a un delicatissimo meccanismo che lega i destini del paese?
 Perché quando si parla di cultura la politica ignora la cultura, ma è pronta a servirsi di essa per ammantarsi di nuovi vestiti che possano abbagliare e luccicare?
 Ricordo che il maestro Muti ha sempre rimproverato la politica di scarsa sensibilità verso la musica classica: ignorata nei programmi scolastici delle scuole, destinata in angoli ristretti dei programmi televisivi per fare spazio a stupide fiction; ora improvvisamente la politica si ricorda della musica.
 Economia, politica e cultura debbono stare nel loro ambito,  aiutarsi a vicenda con le loro preziosità per il bene del paese e non diventare una poltiglia indigesta da dare ai cittadini italiani già malandati.
 Dall’ingresso in politica di un potente uomo dell’economia come Berlusconi, quale bene ne ha avuto l’Italia?  A cosa è servito fare assessore  alla cultura il musicista Battiato e che senso ha chiamare ora Fiorello per ricoprire il suo incarico?
Che senso ha avuto dare tanti voti a Grillo (tra l’altro qualcuno mio) se oggi è incapace di formulare una proposta politica di medio periodo per permettere il varo di alcune misure urgenti per la disoccupazione e le imprese in difficoltà.
 Se ci sono persone che nel mondo della cultura hanno fatto e studiato politica approfonditamente  allora ben vengano in politica, ma non solo perché sono note.
 La politica deve essere onestà, ma anche studio, sensibilità per il sociale, esperienza come in tutte le attività; siamo in un paese dove chiedono quando cerchi un lavoro esperienza anche per aiuto cuoco, fare pulizie, battere alla cassa; e poi siamo disposti a dare tutti destini del paese a chi non ha mai dimostrato alcuna esperienza in politica. Tutto quel discorso fatto dai “rottamatori “ può essere accettato solo per assicurare l’alternanza nei ruoli di potere e la formazione di nuovi quadri,  ma non per cancellare la necessità dell’esperienza.
Per quanto riguarda i giornalisti politici, prima è bene che studino e poi possono parlare di politica; altrimenti ... muti.
 03/04/13 francesco zaffuto
Immagine – una chiave di violino

mercoledì 13 febbraio 2013

Né carne né pesce


Né carne né pesce. Ma che cosa sono, polpette vegetali? Neanche quello.
E allora cosa sono?
Sono:  Finmeccanica, Eni, MPS
Non sono proprio pubbliche, sono S.p.A. ma non sono private, lo Stato ci sta dentro con una percentuale di controllo ma anche i privati hanno delle belle fette di pacchetto azionario. Sono di pubblico interesse, ma dal punto di vista giuridico private, danno pure utili  agli azionisti; l’amministratore viene nominato per indicazioni di politici o del Governo, ma poi è libero di fare quello che gli pare, proprio tutto.
Ma un nome per definirli meglio ci può essere?

Al momento  si possono chiamare “indiziati” di reato, per tangenti; ma niente di cui preoccuparsi si tratta delle solite tangenti.

 Tangenti solo per necessità,  per far fare affari all’Italia all’estero;  sai com’è all’estero, sono un po’ corrotti e per il bene dell’Italia devi fare un contratto con gli algerini per il petrolio, oppure devi fare un contratto con gli indiani per vendergli qualche elicottero fabbricato in Italia, oppure ti devi ricomprare una banca italiana che era stata momentaneamente venduta agli spagnoli; sei come  costretto a pagare tangenti. Poi ci sono le correnti meteorologiche  e capita che il vento sposti qualcuna delle tangenti pagate fin sull’Italia. Non vado oltre perché di queste variazioni meteorologiche  se ne deve occupare la magistratura.
  Ma non sarebbe il caso di definire meglio cosa è carne e cosa è pesce. Non sarebbe il caso di fare una chiara distinzione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato.  Le aziende pubbliche debbono essere fatte ricadere sotto una piena responsabilità pubblica. Il funzionario che dirige un’azienda pubblica deve essere assoggettato a controlli, a pene più severe in quanto funzionario pubblico e deve ricevere paghe che non superano limiti ben determinati; deve accettare una Regola, magari un po’ francescana.
 Un’azienda pubblica potrebbe anche rivestire la foggia di S.p.A, ma con il maggiore azionista Stato e una miriade di piccoli azionisti privati risparmiatori e investitori, e con un preciso impedimento statutario che evita l’accumulo di fette di controllo privato. E se lo Stato vuole passare la mano ai privati in una di quelle aziende,  allora deve totalmente cessare di occuparsene e lasciarla anche fallire. Non si possono avere aziende che sono private per gli utili e pubbliche per costi e guai.
 13/02/13 francesco zaffuto
Immagine – delle polpette di ceci che sicuramente sono di più chiara definizione di Finmeccanica http://www.cookaround.com/yabbse1/blog.php?u=23765&blogcategoryid=9254

venerdì 21 dicembre 2012

PARLAMENTO THE END, una giornata da dimenticare


 Il ministro Severino (forse angosciata dall’undicesimo giorno di sciopero di Pannella) ha  tentato di porre una pezza sulla questione carceri con un disegno di legge per trasformare alcune pene detentive ed alleggerire il sovraffollamento carcerario. La proposta dopo avere ricevuto l’ostacolo di Lega e IDV è stata definitivamente accantonata rinviandola alla commissione giustizia del Senato; nei fatti se ne potrà discutere alla prossima legislatura, forse che sì forse che no ad aprile.
 Alla ministro Fornero si tura le orecchie e lascia l'Aula. Lo fa per non sentire le parole del leghista Massimo Bitonci sul problema degli esodati. Interviene il presidente della Camera Fini: «Come é assodato che i parlamentari hanno il dovere di usare un linguaggio consono, i rappresentanti del Governo hanno anch'essi il medesimo dovere di rispettare le opinioni che vengono espresse».
Veltroni si commuove perché lascia il Parlamento e non si candiderà.   
Possiamo noi avere nostalgia di questo Parlamento?
Anche oggi in Senato baruffe e fischietti della Lega
Se poi andiamo alle collezioni di immagini delle baruffe di tutta la legislatura la scelta e proprio ampia
Ognuno può guardare con calma le immagini prima di andare a votare.
Mi auguro che le nuove elezioni possano portare in Parlamento anche un po’ di persone educate.
21/12/12 francesco zaffuto
Per questo post evito le immagini, ognuno se li trova da solo, self service ai vari link

martedì 18 dicembre 2012

Pannella ci ricorda l’inferno delle carceri italiane


Si parla di galera giusto come imprecazione per mandarci dentro qualche politico corrotto; ma della condizione carceraria e del suo affollamento non parla nessuno, per i politici che si stanno candidando  pare una questione che non esiste. Eppure la questione è grave, basta dare un’occhiata all’elenco dei morti per suicidio
 Pannella ha iniziato in questi giorni uno sciopero della fame e della sete molto duro e considerata la sua età rischia molto, gli organi di stampa ci informano della sua critica situazione di salute, ma dicono ben poco sulle questioni sollevate da Pannella. Oggi Monti è andato a visitare Pannella ma non si è lasciato sfuggire alcuna dichiarazione
 Chissà se a Natale qualche uomo politico farà qualche pianto di convenienza
 Nel nostro paese la questione sovraffollamento delle carceri è ormai al limite massimo della sopportazione, diventa necessaria una misura urgente come l’amnestia; misura vista male da tutti quelli che sostengono  che per  giustizia si debba  scontare tutta la pena. Ma da quando si varò il tanto criticato indulto c’era tutto il tempo per affrontare  una riforma del sistema carcerario in modo da istituire pene alternative per reati minori;  nell’ultima legislatura non si è fatto nulla ed ora siamo di nuovo al sovraffollamento carcerario.
18/12/12 francesco zaffuto
Immagine – grate prigione

venerdì 14 dicembre 2012

Raccolta firme per le liste: quando la democrazia è ad uso e consumo


In Italia i partiti già rappresentati in Parlamento sono esentati dall'obbligo di raccogliere le firme per la presentazione delle nuove liste. Una sorta di vantaggio per chi è già arrivato,  anche se trattasi di  rinnovo del Parlamento, anche se non godono più di un minimo di fiducia;  sono esonerati dalla fatica di raccogliere le firme, sono esonerati dal dover  ripresentarsi ai propri sostenitori con la propria faccia di bronzo per richiedere di nuovo le firme.
Dato che c’ è lo scioglimento anticipato delle Camere e dato che diversi vecchi partiti si stanno disgregando formando nuovi gruppi politici,  si cerca di porre un riparo per i nuovi raggruppamenti politici che sono formati da vecchie facce di bronzo e che non godono del diritto dei vecchi partiti. Pensano a un decreto; decreto e non legge perché non ci sono più i tempi. Decreto e non legge,  anche se trattasi delle regole base e vitali della democrazia.  Tra le ipotesi, per correre ai ripari,  pare ci sia quella di esonerare i nuovi partiti dalla raccolta delle firme se sono appoggiati da due parlamentari in carica, come a dire che bastan due firme di grandi elettori. A dover sfiancarsi per la raccolta delle firme resterebbero quei movimenti politici che non godono dell’appoggio di due parlamentari.
 Un paese dove le legge elettorale fa discriminazioni per la presentazione delle liste e dove si stabiliscono regole per decreto all’ultimo minuto, si regge su una democrazia ad uso e consumo.
 E’ necessaria una legge elettorale di valenza costituzionale. Sarà il nuovo Parlamento in grado di farla? Non so, ma è un suo compito essenziale.
14/12/12 francesco zaffuto
Immagine – aula del Parlamento
Un po’ di link sulla questione

lunedì 10 dicembre 2012

Ecco chi ha fatto goal

Tutto era vedere cosa sarebbe accaduto lunedì a mercati aperti.
 Ed ecco puntuale chi ha fatto GOAL.
 Lo spread, che nella settimana precedente era sceso fino a sotto 290 (con tante promesse di ottimismo),  è risalito fino a oltre 360, per chiudere a 352.
 Il listino azionario in  borsa a Milano ha registrato cadute durante il giorno del  -3,25% , fino ad una chiusura al -2,20%. Ribassi che non si sono registrati sulle altre borse europee (quindi solo un nostro particolare fenomeno)
 Le ondate speculative si sono abbattute sui titoli bancari fino registrare cadute del -5 e -6% (ma Mediaset registra un +2,05%)
 La situazione creerà probabilmente ulteriore volatilità sul differenziale Italia-Germania anche in occasione delle aste di titoli di Stato da 10 miliardi in programma questa
settimana (E QUESTO SIGNIFICA CHE LA PAGHIAMO TUTTI NOI IN termini di aumento del costo per interessi sul debito).
La sera dell’otto dicembre l’Italia era nel pallone. Ho usato un gergo calcistico per descrivere la situazione (in fin dei conti alcune dichiarazioni venivano proprio da Milanello, campo di calcio dove il Presidente Berlusconi parlava con i giornalisti).
Confusione in area di rigore, dopo l'intervento a ...   gamba tesa di Berlusconi, Monti annunciava le sue dimissioni sintetizzando il suo pensiero con “non mi farò impallinare, né logorare”.
 La legislatura si poteva concludere in modo ordinato ma Berlusconi non ha voluto ed ha premuto sulla accelerazione della caduta di Monti e sulla accelerazione della data delle elezioni.  I commentatori televisivi hanno per giorni sbrodolato sulla necessità di risparmiare con l’election day e con la preoccupazione del PdL di fare le elezioni dopo una batosta subita su elezioni regionali; ma ora si evidenzia un’altra interpretazione che emerge dalle aule del tribunale di Milano dove si svolge il processo denominato rubygate. Il pubblico ministero Boccassini, dopo che la testimone Ruby non si è presentata all’udienza, evidenzia l’intenzione della difesa di Berlusconi  di ritardare il processo il più possibile per evitare una condanna a ridosso delle elezioni.
Avvicinamento al massimo della data elettorale nazionale ed allontanamento al massimo della data di conclusione del processo sembrano corrispondere ad un solo disegno.
 10/12/12 francesco zaffuto
Immagine – pallone di calcio

domenica 9 dicembre 2012

Confusione in area di rigore, dopo l'intervento a gamba tesa di Berlusconi , Monti si dimette per non galleggiare


Sera dell'otto dicembre
L'Italia nel PALLONE
Confusione in area di rigore, dopo l'intervento a gamba tesa di Berlusconi , Monti si dimette per non galleggiare.

Si è offeso per le parole di Alfano (che poi erano quelle di Berlusconi).
Votano la legge di stabilità e poi tutti a casa, e salve le province tagliate, e salva la candidabilità dei condannati.
Si vota a marzo, anzi a febbraio, anzi non si sa ...
Ma che razza di partita è !!
Meno male che domani mattina la Borsa è chiusa.
Ma cosa accadrà lunedì?
Goal!! Ma di chi?

Immagine - un pallone di calcio

sabato 8 dicembre 2012

Per il Cardinale Scola è forse meglio uno Stato integralista?



Nel tradizionale “Discorso alla città” in occasione delle festività di Sant’Ambrogio il Cardinale Scola ha sostenuto questa tesi:
il «modello francese di laicité che è parso ai più una risposta adeguata a garantire una piena libertà religiosa, specie per i gruppi minoritari, si presenta a prima vista idoneo a costruire un ambito favorevole alla libertà religiosa di tutti». Ma, sostiene il cardinale, la laicità «ha finito per diventare un modello maldisposto verso il fenomeno religioso». E «la giusta e necessaria aconfessionalità dello Stato ha finito per dissimulare, sotto l'idea di neutralità, il sostegno a una visione del mondo che poggia sull'idea secolare e senza Dio». Ha rimarcato tutto il suo scetticismo sul modello di Stato «neutro» rispetto alle religioni e non confessionale perché alla fine «lo Stato cosiddetto "neutrale", lungi dall’essere tale, fa propria una specifica cultura, quella secolarista, che attraverso la legislazione diviene cultura dominante e finisce per esercitare un potere negativo nei confronti delle altre identità, soprattutto quelle religiose, presenti nelle società civili tendendo a emarginarle, se non espellendole dall’ambito pubblico».
   Che dire Cardinale, la laicità è un metodo e non una confessione. Lo Stato non è un uomo e neanche un insieme di uomini che stanno uniti per uno scopo. Lo Stato è un organismo fatto da più uomini che vivono in un territorio insieme per storia, natura e caso; oggi in Italia ci stanno cattolici, protestanti, maomettani, induisti, agnostici, atei; ed è necessario che vivano liberi e con il dovere di rispettarsi reciprocamente. La laicità permette un qualche equilibrio di libertà, e in Italia i cattolici non possono dirsi oppressi. Forse sua eminenza, pur di star lontano da un Pisapia e dal suo registro delle coppie di fatto,  preferisce una ipotesi di Stato come in Arabia Saudita o un ritorno a prima del Risorgimento?
08/12/12 francesco zaffuto

Immagine – foto del Duomo di Milano e dell’arcobaleno dal blog di Alberto Cane

domenica 4 novembre 2012

Non è reato


 Non è un reato costruire una associazione formata da tre persone e chiamarla con un nome altisonante. Non è reato, appena una delle tre persone si dimette,  fare entrare nell’associazione la propria moglie. Non è reato che l’associazione fondata possa ricevere dei legittimi finanziamenti dello Stato. Non è reato approvare gli atti dell’associazione con il voto a maggioranza, dove la maggioranza si determina solo con il voto di te e di tua moglie. Giuridicamente non è un reato, ma può fare schifo lo stesso.
04/11/12 – francesco zaffuto
Immagine – non mi è stato possibile trovare un’immagine da associare a questo post.

sabato 3 novembre 2012

pupi e pupari



Nel teatrino delle marionette i pupi vengono manovrati dai pupari e quando i pupari non lavorano i pupi se ne stanno quieti e immobili.

Nel teatrino della nostra vita sociale, in ossequio ai dettami  della massima legge dello Stato, possiamo dire che il puparo è: il popolo,  basta leggere l’art. 1  “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Quindi gli eletti sono i pupi e il puparo è il popolo che decide con la sua sovranità. Solo che,  dal giorno dopo le elezioni i pupi possono muoversi a loro piacimento e possono decidere anche della vita dello stesso puparo.  I pupi pare che non abbiano limiti, anche la stessa Decenza (Dea che dovrebbe consigliare tutti) non ce la fa.
 Durante il sonno del grande puparo, che potrà risvegliarsi solo in un nuovo giorno di elezioni,  vivono da svegli  tanti Pupari Supplenti che cercano di controllare i pupi: partiti, potentati economici, chiese, circoli ecc …; i più organizzati Pupari Supplenti riescono nell’intento di dirigere i pupi.
 Una novità assoluta che si è prodotta in Italia (patria di grandi inventori come Leonardo) è stata quella della nascita di un politico che non si è voluto fare eleggere come pupo e che vuole dopo le elezioni, come Puparo Supplente,  controllare tutti i suoi pupi; il puparo Grillo vuole in pratica sostituirsi alla Dea Decenza indicando regole di comportamento ai pupi.  Ma non è per niente facile perché chi è dotato di caratteri umani difficilmente può avere caratteri divini, rischia di conseguenza di elencare proibizioni che si contraddicono e che possono portare alla ribellione dei pupi. Si può porre un qualche rimedio solo chiamando alla partecipazione il grande puparo che dorme sonnolento tra una elezione e l’altra: il popolo. Ma il popolo o parte di esso,  se non esiste una qualche forma o regola per potersi esprimere, non riesce nei fatti ad esprimersi. Nei fatti si ripropone di nuovo un partito o, chiamiamolo  come vogliamo,  un organismo che attraverso le faticose regole della democrazia faccia esprimere tutti quelli che aderiscono ad un  movimento.
03/11/12 francesco zaffuto
Immagine – scena di un Teatrino di pupi di Palermo dal blog di Luigi Bologna http://legnagoflash.blogspot.it/  di cui al post  http://legnagoflash.blogspot.it/2011/01/viaggio-in-sicilia-26-palermo-il-teatro.html

venerdì 26 ottobre 2012

ignorantia legis non excusat



AVVISO
proprio oggi è stata riportata una notizia sul Sole 24 ore - il Governo intende porre rimedio a questa stortura dal 1 gennaio 2013 - Gazzetta e Archivi diventeranno gratuiti
la notizia è stata riportata sul sito della Gazzetta ufficiale
si parla di gratuità di tutto il servizio.
Sono ben lieto di questa notizia e penso che chi ha lavorato prima di me in questa direzione ha ottenuto un buon risultato. Lamentarsi serve, ma se c'è qualche ragione per essere lieti è meglio.
26/10/12 - ore 19,18 -  

L'articolo che segue pubblicato in prima mattinata, prima della notizia,  viene lasciato di seguito non modificato -


Provate ad andare sul sito della Gazzetta Ufficiale, che istituzionalmente raccoglie tutte le leggi dello Stato
trovate che l’accesso all’archivio di tutte le leggi non è gratuito,  richiede la sottoscrizione di un abbonamento telematico – Per l’abbonamento annuo alla versione completa  (con lo sconto 10%, bontà loro) € 495,00.
Eppure
«L'ignoranza della legge non scusa nessuno».
Non lo sapevate: pagate la multa lo stesso.
Non lo sapevate: andate in galera lo stesso.
 Il Codice penale così recita all’art. 5
Articolo 5. Ignoranza della legge penale. Nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale.
La Corte costituzionale, con sentenza del 24 marzo 1988,  n. 364/88, ha dichiarato l'articolo in questione parzialmente illegittimo per il fatto che non prevede l’ignoranza inevitabile della legge penale.
 Ma provare l'"ignoranza inevitabile" non sarà facile in giudizio;  e se avevate un diritto e non ve ne siete avvalsi entro i termini previsti, l’avete perso per sempre.
 Il legislatore produce sempre nuove leggi e spesso le nuove leggi richiamano vecchie leggi che restano in vigore, la consultazione degli archivi normativi è essenziale. 
 La gratuità nell’epoca della sola carta era, ed è ancora oggi, assicurata accedendo alle raccolte della Gazzetta presso le biblioteche comunali.
 Da quando esiste la rete internet  l'informazione sulle leggi è più semplice e meno oneroso.
 Pagare un abbonamento on line  per informarsi sulle leggi dello Stato sta in contrasto con le stesse leggi dello Stato.
“Vogliamo che la Gazzetta ufficiale sia  integralmente, gratuitamente e a tempo indeterminato accessibile on line.”  Ho trovato in rete questa richiesta, mi associo e la ripeto per far sentire a chi dovrebbe sentire.
26/10/12 francesco zaffuto
Immagine – una prima pagina cartacea della Gazzetta ufficiale 

sabato 20 ottobre 2012

594 Sallusti 595


a    a   594 Sallusti 595

 b  594 Formigoni 595

       c   594 Bersani 595

ECCOLI  

Codice penale - Articolo 594. Ingiuria. Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa.
La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a lire due milioni, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa in presenza di più persone.

Codice penale - Articolo 595. Diffamazione. Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattro milioni.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

I casi c) e d) , senza conseguenze,  ci fanno un po’ sorridere.
Il caso b) pare una sentenza equilibrata
Il caso a) ci porta a riflettere sulle conseguenze più gravi.  Il Parlamento sta cercando di ricorrere ai ripari: fare una legge salva Sallusti prima che venga tradotto nelle patrie galere. Ma non è facile mettere mano a 65 anni di distrazione dei legislatori.
Le frasi tipo: lei non sa chi sono io, io la rovino, in galera ti mando; non sono solo un ricordo cinematografico, descrivono una Repubblica che è vissuta con questi due articoli, migliaia di processi, tonnellate di carta bollata, persone rovinate, parcelle agli avvocati e arringhe e arringhe di difesa ed accusa.
 Certo la libertà di offendere e la libertà diffondere falsità e calunnie a mezzo stampa non si possono considerare difesa della libertà dei più deboli; ma se si leggono i due articoli del c.p.  con attenzione pare che siano stati costruiti per difendere i più forti.
 Anche se mi trovo politicamente distante mille anni luce da Sallusti comprendo la sua battaglia di voler rimarcare la gravità della condanna alla prigione.
 Abbiamo bisogno di due articoli che tutelino le parti più deboli dalla diffamazione e nel contempo non ledano la libertà di espressione, ed in ogni caso cancellare la penalizzazione più elevata per  lesa maestà.
20/10/12 francesco zaffuto

immagine - cella prigione

martedì 10 aprile 2012

Finanziamento ai partiti, dubbi atroci


I partiti, dopo il referendum (aprile 1993) che abrogava il finanziamento pubblico con il 90,3% dei voti (ben 31.225.827 di voti espressi), hanno avuto la faccia tosta di varare l’aumento dei rimborsi delle spese elettorali nel dicembre 1993. Con il potenziamento del rimborso delle spese elettorali nei fatti reintrodussero il finanziamento pubblico ai partiti abrogato con il referendum.
Il rimborso delle spese elettorali è un assurdo sul piano logico: lo Stato non può rimborsare sulla base della lista effettiva delle spese il partito A con € 1.000 per manifesti e volantini e nel contempo rimborsare il partito B con € 10.000 per manifesti e volantini, accettando la logica del più spendi e più ti rimborso; sarebbe una logica aberrante e verrebbe a premiare i partiti che d’azzardo spendono di più; di conseguenza il rimborso deve per forza fare riferimento al risultato dei voti in modo forfettario. Il meccanismo del rimborso è solo la scusa per gli idioti, nei fatti si tratta di un pubblico finanziamento ai partiti.
Ricordo che nel 93 al referendum votai per l’abrogazione del finanziamento; oggi alla luce della discesa in campo politico di un miliardario, e con tutte le vicissitudini vissute in Italia, avrei molti dubbi e penso che valga la pena di fare una ulteriore riflessione.
Mi pongo alcune domande, la prima è questa: la natura di un partito è pubblica o è privata? Potrei rispondere che la natura in origine è privata perché parte dall’iniziativa di singoli individui che intendono consociarsi insieme per fare qualcosa; ma le conseguenze di questo fare sono integralmente pubbliche perché si ripercuotono nell’organizzazione dello Stato e nelle decisioni di legge dello Stato stesso; se vogliamo dare peso ai fatti possiamo dire che la natura di un partito è pubblica.
La seconda domanda che mi pongo è: il solo finanziamento privato cosa determina?
Può determinare che i partiti sostenuti dai cittadini con più mezzi monetari diventano potenti e i partiti sostenuti da cittadini con pochi mezzi monetari potranno fare ben poco o sparire. Poiché il finanziamento privato spesso determina commistione di interessi, il lobbismo che in qualche modo condiziona la vita politica finirebbe per condizionarla in modo integrale.
La terza domanda che mi pongo è: quale danno è più grave, quello di un esclusivo finanziamento privato o quello dell’esistenza di un finanziamento pubblico?
Il costo (o danno) di un finanziamento pubblico per i cittadini è ben definito dall’entità delle somme stesse del finanziamento pubblico; il danno di un esclusivo finanziamento privato non è quantificabile. Con l’esistenza del finanziamento pubblico la magistratura (e anche la stessa pubblica opinione) può entrare nel merito del quanto e nel merito del come va speso il finanziamento; con l’esistenza del solo finanziamento privato la magistratura può entrare nel merito solo per casi di evidente corruzione.
A seguito di questa limitata riflessione protenderei oggi per un limitato finanziamento pubblico ai partiti, ed eviterei la sciocca definizione di rimborsi.
LIMITATO e non come è stato fino ad oggi.
INTANTO RINUNCIASSERO AGLI ULTIMI ECCESSIVI FINANZIAMENTI.
Poi, non più di uno o due Euro per ogni voto ottenuto nelle sole elezioni politiche per il Parlamento nazionale e con vincoli di destinazione: divieto di fare operazioni di investimento all’estero, investimenti immobiliari solo per apertura di sedi , divieto di elargire fondi a privati tranne che per gli stipendi di dipendenti assunti con contratto, pagamenti derivanti da fatture solo in relazione alla manutenzione di sedi, propaganda elettorale, manifestazioni e congressi; la parte di denaro non spesa deve essere investita esclusivamente in titoli dello Stato.
Lo stesso finanziamento privato deve essere trasparente e ogni donazione ai partiti superiore a € 10 deve essere documentata. Va posto anche un limite alle donazioni dei privati ai partiti, per fare in modo che non diventino ostaggio di poche persone o di società esterne. Alle società e agli enti vanno proibite le donazioni ai partiti e le donazioni personali non debbono superare € 1.000 l’anno. Le stesse donazioni ereditarie ai partiti vanno proibite; perché i partiti non hanno le caratteristiche di enti di beneficenza, sono gruppi che si candidano alla amministrazione della cosa pubblica.
10/04/12 francesco zaffuto
Immagine – aula del Parlamento