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domenica 12 marzo 2017

Carestia: mancano acqua e pane per 20 milioni di umani

Carestia: mancano acqua e pane per 20 milioni di umani
 "Il mondo si trova di fronte alla più grande crisi umanitaria dal 1945 con oltre 20 milioni di persone colpite da fame e carestia": lo ha detto il capo degli affari umanitari dell'Onu, Stephen O'Brien.
    "Senza sforzi globali collettivi e coordinati, la gente morirà di fame, e molti altri soffriranno e moriranno a causa delle malattie", ha aggiunto O'Brien durante una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu. Quindi ha chiesto l'invio immediato di fondi per lo Yemen, il Sud Sudan, la Somalia e la Nigeria.

I grandi USA, Europa, Russia, Cina che fanno??? Non si può pensare che per tale catastrofe possa bastare la carità individuale.

mercoledì 29 giugno 2016

Disuguali nel pasto fin da bambini

I bambini hanno diritto di mangiarsi il proprio panino durante l'orario della mensa. Così ha deciso la Corte d'appello del tribunale di Torino, che in una sentenza ordina al Comune e al ministero dell'Istruzione di organizzare un servizio ristorazione che permetta di nutrirsi a scuola anche a chi vuole portarsi il pranzo da casa. La battaglia per il "panino libero" era partita da un gruppo di mamme, che tre anni fa avevano avviato la causa dopo aver protestato duramente contro l'aumento del costo dei pasti.
Bene, però è pure vero che i bambini hanno necessità di un pasto caldo, ed è pure vero che il mangiare insieme lo stesso pasto è un fatto educativo che insegna l’essere uguali o simili
Allora la strada è quella di una mensa il cui costo sia accessibile a tutti i bambini!!!

Almeno un buon piatto di minestra per tutti!!!

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lunedì 4 aprile 2016

Panama Papers ed il forziere dei nostri santi

Una talpa, illuminata dal desiderio di sacra verità o sacra vendetta, rivela i file segreti di oltre 200 mila società offshore create dallo studio Mossack Fonseca di Panama.
Certo,  lo sapevamo che le Isole Caimans e Panama erano paradisi fiscali e luoghi di riparo per ogni sorta di tesaurizzazione privata;  ma vedere i nomi di quelli che hanno il tesoro fa un certo effetto.
Chi si aspettava che un Putin e un Camerun non si fidassero di affidare i loro tesoretti alla Russia e alla Gran Bretagna. Ad essi si aggiungono alti dirigenti cinesi, il presidente ucraino Poroshenko,  il re dell'Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz Al Saud e il sovrano del Marocco Mohammed VI.  E la lista dei nomi promette di ingrossarsi a dismisura. Una grande internazionale della fuga dei capitali,  per evitare il fisco nel proprio paese e per costruirsi una buona e sempre possibile residenza lontana dal proprio paese; mentre magari nel proprio paese si gioca a fare la parte degli integerrimi e si perseguitano i piccoli evasori.
 Accanto a questi isospettabili uomini politici non mancano uomini delle mafie e del cartello del traffico di droga. Non mancano rispettabili industriali che si sono stancati di fare gli imprenditori e che preferiscono il parassitismo finanziario. Non mancano poi gli arricchiti fortunati  che,  per loro qualità e per le regole del mercato,  sono stati pagati in modo esorbitante per le loro prestazioni: manager, calciatori, artisti, mediatori di affari ecc..
 Fra poco ci diranno che, tranne qualche caso problematico,  poi in fin dei conti,  era tutto regolare e lentamente tenderanno a stendere un velo fino alla totale dimenticanza, e ricominciare come se nulla fosse.
 Ma questo bubbone che sta facendo marcire il pianeta non è solo un fatto di frode e di evasione, è proprio un bubbone prodotto dalla grande ricchezza non investita e tesaurizzata. Anche il cosiddetto denaro guadagnato onestamente,  ma in modo esorbitante, va a fare parte della massa di capitale finanziario tesaurizzato, investito in speculazioni finanziarie e che non dà alcun  impulso a investimenti produttivi.
  In un mondo che abbonda di ricchezza e di spreco si stende e spande la miseria diffusa dei diseredati;  con il problema ancora insoluto  della fame di bambini denutriti  che fa arricciare il cuore.
 Una volta c’era la lotta di classe, o almeno si parlava di lotta di classe; oggi ci sono le appartenenze di religione, di razza, di etnia. Su queste appartenenze ci hanno soffiato come su un fuoco sulla paglia gli stessi grandi speculatori; non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’appoggio dato dagli USA all’integralismo islamico negli anni ottanta. Sono riusciti a creare un’altra realtà, ed ora è diventata così grande che gli è quasi scappata di mano. Si parla di guerre sante con i forzieri del tesoro ben tenuti al riparo; ci sarà sempre un Hotel di lusso per ricchi in qualche isola con il mare incontaminato, mentre il resto del mondo brucia nelle fiamme della guerra e della miseria.
 Ad una internazionale dei miliardari si può solo rispondere  con l’ Internazionale dei diseredati capace di superare i conflitti  religiosi ed etnici, altrimenti è la fine.
 Nessuna nostalgia però del passato, perché se guardiamo nel passato scopriamo grandi errori: il comunismo statalista ha fallito nel suo compito; il socialismo riformista si è fatto fagocitare dallo stesso capitalismo finanziario.
  L’etica dell’uomo nuovo non si può costruire con prediche e neanche con tappe forzate. Va amata la libertà di ogni singolo uomo ma va data dignità ai bisogni essenziali di ogni singolo uomo;  va costruito faticosamente un cammino di uguaglianza preservando beni essenziali come l’aria, l’acqua e la terra.
 Non c’è una sola ricetta miracolosa;  ogni uomo che ha un’idea e una ricetta la sveli e la condivida, non abbia paura di confrontarla, non si faccia prendere dalla superbia esercitata con la parola;  la parola serve per comunicare ed  è l’unico bene umano prezioso con cui cercare la verità.
Francesco Zaffuto

sabato 23 gennaio 2016

ONORE A QUEST’UOMO SPERANZA DELL’INTERA UMANITA’

Kenya, muore insegnante musulmano. Salvò cristiani da al-Shabaab: "O ci uccidete tutti o nessuno"

Salah Farah, insegnante keniota di religione islamica, ucciso per aver protetto alcuni cristiani.  Il 21 dicembre, al-Shabaab, formazione islamista e cellula somala di al-Qaeda, ha teso un'imboscata a un autobus che si stava dirigendo a Mandera, città nel nord-est del Kenya. Col volto coperto, armati, in tuta mimetica, i militanti hanno fatto scendere i passeggeri e cominciato la loro caratteristica conta mortale. I musulmani da una parte, i cristiani dall'altra, due gruppi separati per ucciderne uno solo, in nome della sharia. Ma questa volta i passeggeri musulmani si sono rifiutati di collaborare.

"Gli abbiamo chiesto di ucciderci tutti o di lasciarci andare" ha raccontato Salah Farah al Daily Nation dopo l'attacco. Anche lui si trovava sul bus. "Appena abbiamo parlato hanno sparato a un ragazzo, e a me". Poi gli assalitori fuggirono e cristiani furono salvi.

Il 18 gennaio, Farah, dopo un mese trascorso al Kenyatta National Hospital di Nairobi, è morto per le ferite riportate.  
ONORE A QUEST’UOMO SPERANZA DELL’INTERA UMANITA’


lunedì 25 novembre 2013

Manager in Svizzera e referendum

La Svizzera si tiene gli stipendi d’oro dei suoi manager.  Il referendum che voleva introdurre forti limitazioni ai compensi di chi siede al vertice di multinazionali, istituti di credito e società quotate in Borsa è stato bocciato con  il 65,3% di no. Si è recato alle urne  il 40% degli aventi diritto degli elettori dei 26 cantoni della Confederazione
 Il disegno di legge, presentato da Partito socialista, Verdi e organizzazioni sindacali voleva introdurre un tetto massimo ai compensi dei manager che avrebbero potuto percepire «solo» 12 volte lo stipendio dei loro dipendenti di fascia più bassa. Oggi la proporzione è invece mediamente di 1 a 200
Corriere della Sera
Corriere del Ticino
Il fatto quotidiano
Nota di questo blog -
Un altro  referendum si tenne  otto mesi fa in Svizzera  sui compensi dei manager, ma per aspetti diversi. In quel caso venne approvata a larghissima maggioranza (67%) una legge in base alla quale gli stipendi d’oro dei manager avrebbero dovuti essere approvati non più dai consigli d’amministrazione ma dall’assemblea degli azionisti delle società ed essere commisurati ai risultati di bilancio. Diciamo che gli svizzeri si espressero contro l’ipotesi che i manager decidessero sui propri stipendi in modo autoreferenziale.
Nel caso del referendum di ieri gli svizzeri si dovevano esprimere per il contenimento della distanza  tra il lavoro di un manager e quello di un dipendente di base.  I  risultati sono stati inequivocabili:  il 60 % degli svizzeri non si è recato alle urne (il problema non li ha sfiorati)  e tra i votanti è prevalsa l’idea che sia meglio pagare i manager abbondantemente.
L’idea di una qualche uguaglianza pare che  non piaccia agli svizzeri e lo dicono con  la democrazia diretta. Ma in  qualche modo questo ultimo referendum proposto portava con se una contraddizione: non si trattava di un limite all’arricchimento in generale ma di un limite all’arricchimento dei manager. Il manager nei fatti è colui che sostituisce gli azionisti, dirige al poso del “cosiddetto padrone”. Chi si può avvantaggiare di un pagamento limitato del manager privato? Se il minore pagamento non si traduce in aumento per  le paghe dei dipendenti di base, nei fatti ad avvantaggiarsene sono gli azionisti (coloro che hanno messo nell’impresa solo il capitale). Visto in questa prospettiva il risultato del referendum in Svizzera può avere interpretazioni meno semplificate.
Riguardo a paragoni con la situazione italiana, occorre fare qualche distinguo. Si badi bene che in Svizzera si parlava di limite per i manager anche privati. In Italia non si pone neanche il problema per i manager pubblici e per  i politici, pagati con le tasse o con l’espansione del debito pubblico (argomento affrontato su “dritti” e purtroppo acquisiti- seconda puntata)
25/11/13 francesco zaffuto

Immagine – Il gigante Gargantua contornato da vacche -  nelle illustrazioni  di  Gustave Doré, del libro di Rabelais Gargantua e Pantagruel  

domenica 24 novembre 2013

“dritti” e purtroppo acquisiti- seconda puntata


Questo post in parte continua il dibattito del post precedente “dritti” e purtroppo acquisiti

Non è facile affrontare il tema dei “diritti acquisiti” dal punto di vista giuridico.
La Corte Costituzionale con una sentenza del 11 ottobre del 2012 bocciò addirittura quel minimo prelievo che il governo Berlusconi aveva osato fare con il decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010. Quel decreto si limitava a ridurre stipendi e pensioni di alti dirigenti introducendo un prelievo in questa misura sugli emolumenti superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche' del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro …
 Per la Corte Costituzionale tale provvedimento contrastava con gli articoli 3 e 53 della Costituzione.
Se leggiamo gli articoli vediamo che:
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

 Dal punto di vista formale la Corte faceva riferimento alla pari dignità ed uguaglianza con i dipendenti privati,  e faceva riferimento all’obbligo comune di concorrere tutti alla spesa pubblica in base alla propria capacità contributiva; le misure di Berlusconi in materia di riduzione degli stipendi  per concorrere alla spesa pubblica vennero considerate per “conseguenza logica”  incostituzionali.
Eppure se si guarda al secondo comma dell’articolo 3, salta evidente agli occhi di tutti anche il secondo comma: E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini
 Una buona legge con in riferimento a questo secondo comma è sempre possibile, se la si vuole fare. Una legge capace di distinguere tra diritti e privilegi.
 Se si considera che una pensione erogata dallo Stato di 5.000 euro netti al mese sia già notevolmente elevata rispetto ad una minima, si può fare una legge per eliminare pensioni superiori a 5.000 euro nette e tutte le situazioni di pensioni doppie che fanno superare complessivamente detto limite. L’enorme cifra risparmiata può essere portata in diminuzione del debito pubblico e in diminuzione delle imposte che gravano lavoro e imprese.
 Non cadono poi in miseria, deputati, ministri, giudici, manager di stato se si arriva ad una legge che contiene i loro stipendi entro i 10.000 euro netti al mese, e ben ampia resta la distanza con i lavoratori che si arrangiano a vivere con 1.000 euro di paga al mese. 
 Questo per quello che paga lo Stato e i suoi enti (compresa la Rai).
 Per quanto riguarda le aziende private, facciano quello che vogliono in tema di retribuzioni e di pensioni (se costruite senza agevolazioni fiscali). Massima libertà; fatta salva l’applicazione dell’articolo 53 in tema di proporzionalità e progressività delle imposte.
 Una ricchezza meglio divisa e meglio distribuita fa inoltre crescere l’economia, dà nuovo impulso alla domanda di beni, trasferisce complessivamente i beni dalla tesaurizzazione al consumo.
21/11/13 francesco zaffuto


Immagine – Pellegrini mangiati in insalata -  Illustrazione  di  Gustave Doré, del libro di Rabelais Gargantua e Pantagruel  

martedì 19 novembre 2013

“dritti” e purtroppo acquisiti


Intervento di Antonio Pilato

Le due facce del "diritto acquisito": del ricco potente e del povero impotente
Quando sentiamo che gli emolumenti dorati della classe politica e dei manager, “divinamente superdotati”, non possono essere toccati, modificati, perché un diritto acquisito, mi salta subito in mente la spudorata legge feudale tedesca del maggiorascato, giustificata come divina, ma che nulla aveva della trascendenza. Così avviene ancora oggi nel nostro bel paese Italia, a favore di politici.

E a tutte le osservazioni critiche, che la gente comune muove contro i loro stipendi altissimi (che fanno girare e saltare le palle, quelle vere e anche di acciaio, non quelle di Letta, perché temperate e irrobustite dal continuo allenamento alla sofferenza, alla lotta per la sopravvivenza), e poi contro le pensioni cosi dette d'oro, le buone uscite, che non possono assolutamente compararsi a quelle di mille insegnanti insieme, ebbene, quando contro questa razza umana privilegiata dalla politica immonda o da altre disonorate ruffianerie, si dice, si chiede insistentemente, sopratutto in questo periodo di crisi, di tassare diversamente la ricchezza e di abbassare il livello di remunerazione da ladri, fissando una volta per sempre, un tetto limite, si risponde che non è possibile perché il loro è un diritto ormai acquisito.

Ma quale diritto? Tutti i diritti degli uomini mortali, hanno un valore finito, temporale. Nessuna legge, nessun diritto scende da Dio. Lo stesso avviene per le riconosciute intelligenze di alto spessore, come si dice dei manager, per fare un esempio, a cui le aziende pubbliche e private affidano i loro investimenti per moltiplicarlo a rischio minino o addirittura zero. Anch'esse vanno pagate adeguatamente, ma mai sproporzionatamente, come tuttora si fa: il presidente del' INPS, per fare ancora un esempio, Mastracazzi o Mastrapasqua, uno fra gli ultimi della carretta dorata, prende uno stipendio che supera quello di cento e più impiegati. Anche di lui è altissima l'intelligenza? Dobbiamo anche ringraziare Dio per averla concessa ad un uomo che l' adopra a nostro vantaggio? Anche costui gode straordinariamente di un diritto acquisito?

Se, per concludere, resterà intoccabile il reddito stratosferico dovuto per un'intelligenza superdotta, di conseguenza e senza rimedio continuerà a pagare la classe dei mediocri, che sono i filosofi, storici , scienziati, artisti, medici, insegnati, impiegati, artigiani, lavoratori, casalinghe, e ancor peggio le numerosissime famiglie, gli studenti, ecc. ecc..

E ciò è vero. Ne danno conferma tutte le vicende di cronaca vera, a scapito sempre del poveraccio, che per mala sorte , senza sufficiente intelletto, paga da solo la ricchezza di tutti a causa del diritto acquisito, alla povertà e allo sfruttamento. Contrariamente al ricco, dotato per grazia divina di abilità cognitiva, è riconosciuto il diritto acquisito di sguazzare entro fiumi di denaro, e se gli fosse possibile anche di godere di vedere strisciare ai suoi piedi masse informi dei senza cervello.

A futura memoria
18 novembre 2013


Immagine – il gigante Gargantua – un’antica illustrazione di Gustavo Dorè del libro di Rabelais (i giganti di Rabelais erano simpaticoni e amavano soprattutto mangiare, questi venuti alla luce sono tanti e amano anche macchine e case di lusso, un generale lustro e potere)

sabato 2 novembre 2013

Parametri orbitali



Sulla questione del ministro Cancellieri

Forse per un amico con una  figlia in prigione e grave  in salute una telefonata l’avrei fatta anch’io. Ma difficilmente potrà mai accadere che un mio figlio dopo un anno di lavoro possa ricevere una liquidazione di tre milioni e 600 mila euro. La solidarietà umana si viene a scontrare con parametri economici incomprensibili.
Se penso che dopo una vita di lavoro ho ottenuto una liquidazione di 45.000 euro;  per ottenere la stessa cifra di quel giovane dopo un solo anno di “lavoro”, dovrei reincarnarmi per 80 volte. Comprendo i parametri della solidarietà ma mi sfuggono i parametri della giustizia sociale.
02/11/13 francesco zaffuto

Immagine – grafico  parametri orbitali

venerdì 28 dicembre 2012

Alimenti di Veronica


Come dire mangiare per 100.000 euro al giorno
Gli alimenti che dovrà pagare Silvio Berlusconi alla ex moglie Veronica Lario sono tre milioni di euro al mese.
Ben gli sta, che PAGHI!
Ma se pensiamo ad una separazione coniugale di un qualsiasi lavoratore scopriamo che uno dei due coniugi è andato a vivere sotto i ponti.
Immagine - tutti gli alimenti contenuti nell'immagine si possono acquistare con meno di cento euro

giovedì 18 ottobre 2012

uguali come gli altri uguali


vignetta da - http://www.portoscomic.com/  - nota in fondo al post

 La Corte Costituzionale ha emesso una sentenza pochi giorni fa (n. 223/2012 - depositata 11 ottobre ’12)  su cui mass media ed osservatori politici hanno prestato poca attenzione;  eppure trattasi di una sentenza importante se si vuole riflettere su superstipendi e disuguaglianze sociali.
 Con questa sentenza la Corte Costituzionale ha annullato quel  poco di prelievo che il Governo Berlusconi aveva osato fare su alti dirigenti pubblici e alti magistrati.  Il governo di B. aveva il 31 maggio 2010 varato il decreto legge n. 78 intitolato ‘Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica'. che così recitava all’art. 9 comma 2 :
In considerazione della eccezionalita' della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale,previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di Statistica (ISTAT), ai sensi del comma 3, dell'articolo 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche' del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro …
 La Corte Costituzionale  con la recente sentenza ha detto che ciò contrasta con il dettato costituzionale, in particolare con gli  articoli 3 e 53 della Costituzione. La Consulta ha inoltre considerato incostituzionale anche il comma 22 dello stesso articolo 9, dove viene disposto che ai magistrati non siano erogati, ''senza possibilita' di recupero, gli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 ed il conguaglio del triennio 2010-2012'' e che ''per il triennio 2013-2015 l'acconto spettante per il 2014 e' pari alla misura gia' prevista per l'anno 2010 e il conguaglio per l'anno 2015 viene determinato con riferimento agli anni 2009, 2010 e 2014''.
 In pratica quel sacrificio che veniva chiesto a dei cittadini facoltosi è stato annullato facendo riferimento a due articoli  3 e 53 della Costituzione che così recitano:
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

 Dal punto di vista formale la Corte fa riferimento alla pari dignità ed uguaglianza con i dipendenti privati,  e fa riferimento all’obbligo comune di concorrere tutti alla spesa pubblica in base alla propria capacità contributiva; le misure di Berlusconi in materia di riduzione degli stipendi  per concorrere alla spesa pubblica sono state considerate per conseguenza logica  incostituzionali.
 Dal punto di vista della sostanza, se si guarda al secondo comma dell’articolo 3, salta evidente agli occhi di tutti quanto lo Stato non fa per rimediare un po’ di giustizia e di uguaglianza tra cittadini costretti a vivere senza alcun reddito (o con redditi inferiori ai limiti di sopravvivenza) e cittadini abbondantemente compensati con stipendi superiori a 150 mila euro l’anno.
 Forse Tremonti e Berlusconi hanno sbagliato nella formulazione del decreto o hanno volutamente sbagliare.
 Bastava che Berlusconi e Tremonti (suo geniale ministro per l’economia) avessero scritto in quel decreto legge la seguente dizione: “in base al comma due dell’articolo 3 della Costituzione italiana si diminuisce lo stipendio ai  dipendenti di qualifica dirigenziale, ed anche  ai Parlamentari e a chi riveste cariche politiche … ecc … ecc …  i risparmi ottenuti saranno devoluti  per garantire il minimo reddito di sopravvivenza ai cittadini italiani più poveri.  In tal caso la Corte non poteva di certo parlare di contrasto con l’art. 3 della Costituzione.
 Monti e il suo Grilli ripeteranno gli stessi errori dei predecessori?????
18/10/12 francesco zaffuto

Immagine – vignetta di Franco Portinari – gentilmente concessa in uso per questo post – link al blog di Portos -
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
due dialoganti,  lavoratori di mezza età:
primo: le toghe bocciano i tagli ai loro maxi-stipendi:  dice che va contro i valori costituzionali
secondo: un vero attaccamento ai … valori

venerdì 20 aprile 2012

Più di duemila anni fa…


Più di duemila anni fa, nel 133 a.c. nell’antica Roma repubblicana, il Tribuno del popolo Tiberio Sempronio Gracco fece varare una legge che limitava la proprietà: una famiglia nobile poteva avere 500 iugeri di terreno, più 250 per ogni figlio, ma non più di 1000; i terreni confiscati furono distribuiti in modo che ogni famiglia della plebe contadina avesse 30 iugeri (7,5 ettari). La strada di trovare un limite alla proprietà è una strada antica come la proprietà stessa.
Una idea di ciò che oggi significa ricchezza in Italia ce l’ha data lo studio della Banca d’Italia che ha messo a confronto il patrimonio di soli 10 ricchi italiani con il patrimonio di tre milioni di poveri italiani; in pratica 10 persone posseggono beni quanto 3 milioni di persone. Per consolarci lo studio della Banca d’Italia conclude che il livello di diseguaglianza è comparabile a quello di altri paesi europei.
La più forte giustificazione per la ricchezza è stata la capacità di un ricco imprenditore di fare impresa e di creare lavoro e ricchezza per gli altri. Questa favola della ricchezza che si trasforma in benessere sociale è stata messa definitivamente in crisi da questa ultima crisi economica che ha rivelato il profondo scollamento del capitale finanziario dall’impresa e di conseguenza dal lavoro.
La ricchezza, e in particolare quella formata dal capitale finanziario, é fluttuante sui mercati e opera con continui investimenti e disinvestimenti nei mercati borsistici; porta incertezza, instabilità e determina danni effettivi all’economia mondiale.
La Storia della fine del novecento ci ha mostrato un capitalismo più dinamico di un socialismo reale impastoiato da una burocrazia statale; l’impero Sovietico si è dissolto e la Cina si è nei fatti trasformata in un paese capitalista controllato da un partito unico. Il capitalismo, dopo la crisi dell’impero sovietico, si è presentato al mondo come unica strada possibile, e la sua veste neoliberista è stata propugnata come la migliore delle sue strategie.
La grande crisi economica, di origine prettamente finanziaria, decollata in America e che ha investito tutta l’Europa, ha rivelato tutte le contraddizioni del capitalismo finanziario. Nell’attuale fase si vuole curare il malato con le feci del malato stesso, un pratica medica orrenda; gli stati attendono il giudizio dei mercati e aspettano che chi detiene il capitale finanziario ricominci ad investire. Capitali finanziari, spesso depositati e occultati tramite società offshore, stanno parcheggiati in paesi considerati paradisi fiscali in attesa di ripresa degli investimenti; gli speculatori finanziari nel frattempo continuano a giocare al ribasso su tutte le borse mondiali; forse cominceranno a riacquistare quando le aziende migliori saranno completamente deprezzate e nel frattempo acquistano terre in Africa e in diverse parti del mondo per pochi spiccioli.
Anche se le idee socialiste sono considerate fuori moda (visto che la moda viene dettata dai media mondiali controllati dallo stesso capitalismo finanziario) torna lo stesso prepotente la necessità di porre UN LIMITE ALLA RICCHEZZA e in particolare a quella finanziaria; se non verrà posto un limite essa finirà con il determinare una grande povertà diffusa in tutto il pianeta.
Non è facile controllare la ricchezza finanziaria perché trattasi di una ricchezza sfuggente.. Forse occorre trovare più strade ma è necessario trovare un LIMITE. Il limite potranno darlo gli stati ma la politica deve però essere autonoma dai condizionamenti dei potentati economici.
20/04/12 francesco zaffuto
Immagine – le sculture romane dei fratelli Gracchi
Qualche link …

venerdì 8 aprile 2011

NESSUNA INVIDIA, MA CHE SENSO HA


La liquidazione di Geronzi, dopo avere lasciato le Generali, ammonterà a 16.600.000 (sedicimilioniseicentomila euro). Se penso che per 35 anni di lavoro mi hanno dato 60.000 euro di liquidazione, vuol dire che Geronzi vale come 276 ex insegnanti come me tutti messi in fila. Tutto questo valore, il suo, tutta questa intelligenza, la sua, tutti questi bisogni da soddisfare, i suoi: pare un essere con 552 mani e con uno stomaco con 276 sacche.

Ma io non mi lamento, non ho invidia per la sua liquidazione.

Ma che senso ha?

Qualcuno può dire: non capisci perché sei comunista.

Non lo sono; lo sono stato e poi non più da quando ho considerato che il comunismo non teneva in giusto conto la libertà (almeno quello di esperienza staliniana che abbiamo conosciuto).

Ma la libertà significa ambire a una liquidazione come quella di Geronzi?

E’ questa la libertà o è tracotanza?

Non ci deve essere un qualche limite alla tracotanza?


Domani 9 aprile scenderanno in manifestazione i precari d’Italia, forse molti di questi non avranno neanche la mia liquidazione, e forse non avranno neanche un minimo di pensione dignitosa.

08/04/11 francesco zaffuto

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Immagine – varianti dell’aglio fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/) Un quadrato con quattro teste d’aglio, in diverse sfumature di colore. Per qualcuno la pasta aglio, olio e peperoncino è un capriccio, per qualcun altro una monotona necessità.

giovedì 7 ottobre 2010

Uguaglianza


La Sinistra e le parole, quarta parola Uguaglianza

Uguaglianza
Uguaglianza seconda parola della Rivoluzione francese e la prima ad essere abbandonata; la borghesia nell’800 preferì tornare ad allearsi con i residui della nobiltà più retriva per fronteggiare i movimenti popolari; e nel ‘900, per porre un ostacolo all’uguaglianza, ha inizialmente condiviso il pensiero fascista e nazista. Il comunismo reale in URSS costruì all’Uguaglianza una sorta di simulacro; era diventata una entità astratta e di riferimento per ogni rito liturgico e nel contempo si svilupparono i “satrapi” più uguali degli altri che si misero a capo di sedi di partito e di istituzioni pubbliche, l’uguaglianza divenne invadenza.

La parola Uguaglianza va coniugata con la parola Libertà altrimenti non ha senso.
Ogni essere umano è diverso e va rispettato e valorizzato per la sua diversità; l’Uguaglianza ci deve salvare dalla selvaggia lotta della natura, da una sorte avversa e dall’ingiustizia sociale; l’Uguaglianza deve renderci uomini all’interno dell’umanità riconoscendo la nostra unicità.

Uguaglianza contro la cattiva sorte


Uguaglianza per difenderci dalla malattia, dalla inabilità, dalla vecchiaia, dagli incidenti gravi.

L’assistenza sanitaria per tutti e di buona qualità è il primo cardine dell’uguaglianza. Visto che in Italia una assistenza sanitaria per tutti ce l’abbiamo, dobbiamo difenderla e migliorarne la qualità. L’aspetto pubblico dell’assistenza va difeso, ogni interesse speculativo dei privati va posto sotto osservazione, eliminato o fortemente limitato.

L’assicurazione obbligatoria per la pensione in Italia è terreno di attacchi riformistici che tendono a spazzare via il suo carattere pubblico e a limitarla. L’istituzione della pensione deve avere un carattere pubblico e mutualistico, chi ha di più deve in qualche modo venire in solidarietà con chi ha di meno e costruire insieme a tutti la pensione di Stato. Un solo istituto assicurativo pubblico per raccogliere l’assicurazione obbligatoria ed anche quella volontaria è la soluzione più ragionevole sul piano organizzativo ed anche la più economica..
Chi vuole costruirsi forme assicurative aggiuntive con istituti privati lo faccia liberamente ma senza aiuti e oneri da parte dello Stato. Le ultime riforme introdotte sono solo servite ad aumentare i profitti di banche ed assicurazioni private.

Assicurazione obbligatoria e pubblica per eventuali gravi incidenti, per tutelare i terzi e lo stesso artefice dell’incidente. Nei casi in cui l’assicurazione è obbligatoria per legge (vedi anche quella automobilistica) ci deve essere l’ente assicurativo pubblico che tratta il livello di assicurazione base; il costo di una assicurazione pubblica può essere ben più contenuto.

Uguaglianza per le opportunità del futuro


La possibilità data a tutti di accedere all’istruzione fino ai più alti livelli permette l’Uguaglianza ai cittadini poveri ed è fonte di ricchezza futura per lo Stato perché eleva il bagaglio della cultura e della professionalità di tutto il popolo. La scuola pubblica in Italia è stata una grande opportunità per tutti e va difesa e migliorata nella sua qualità.
La possibilità data a tutti di accedere gratuitamente ai più alti gradi di istruzione è un principio base dell’uguaglianza. Attualmente in Italia esiste una quasi gratuità fino alle medie superiori, la gratuità deve essere garantita anche nelle Università in ragione del merito e del reddito.

Attivazione periodica e senza rinvii dei concorsi pubblici con regole concorsuali trasparenti per l’accesso al pubblico impiego.
L’attivazione di liste di collocamento pubbliche anche per la chiamata al lavoro nelle aziende private in ragione di due terzi per tutte le assunzioni.
Libero accesso alle attività di lavoro autonomo e alle professioni evitando sacche di privilegio.

Uguaglianza come aspetto morale in tutti i gradi dell’amministrazione della cosa pubblica.

Chi si occupa della cosa pubblica con cariche politiche o con cariche amministrative in enti pubblici deve avere uno stipendio dignitoso, tale da mantenere la sua autonomia, ma non può introitare redditi eccessivamente elevati. Le aziende private possono comportarsi come credono, ma l’amministrazione pubblica deve avere un riferimento.
Lo stipendio di un deputato, di un ministro, di un presidente di regione, di un giudice, di un generale, di un direttore di ente pubblico deve essere in qualche modo rapportato a quello di un operaio. La sinistra proponga che non venga mai superata per un deputato la paga di tre operai.
A chi riveste la carica di deputato va garantita la possibilità di spostarsi per esercitare il suo mandato ma vanno eliminati i privilegi e contenuti i costi.

Un sistema fiscale improntato alla Uguaglianza


La sinistra deve farsi promotrice di un risparmio nella pubblica amministrazione per diminuire l’imposizione fiscale eliminando sprechi e privilegi. La sinistra non può farsi paladina di una diminuzione delle “tasse” a fronte di un peggioramento dell’assistenza sanitarie, delle pensioni e della scuola.

Il sistema fiscale deve essere improntato all’Uguaglianza nella partecipazione alla spesa pubblica in ragione del patrimonio e del reddito. Le imposte non servono solo per il mantenimento delle strutture dello Stato, hanno un carattere redistributivo della ricchezza sotto forma di assicurazione, servizi, assistenza.
Il sistema fiscale deve articolarsi in: Imposte sul reddito, Imposte sul patrimonio, Imposte sui consumi, Tasse in relazione a servizi specifici. Solo con una articolazione equa tra queste tipologie si può realizzare una Uguaglianza impositiva.

Le imposte debbono sempre riferirsi ai principi sanciti dalla Costituzione di proporzionalità e progressività. Va pertanto reintrodotta l’aliquota minima per l’IRPEF e il suo scaglionamento deve essere distribuito in aliquote progressive da 5% a 40%. La cosiddetta semplificazione delle aliquote ha solo danneggiato i ceti medi e i ceti meno ambienti.
L’ICI va fatta diventare unica imposta sul patrimonio immobiliare e va fatta pagare in ragione della ricchezza patrimoniale immobiliare; vanno eliminate o estremamente limitate le imposte di registro, e notarili, che fanno aumentare i prezzi reali nella compravendita degli immobili.
L’ ICI sulla prima casa può avere un regime di esonero ma solo per un livello patrimoniale che non supera il valore medio di una casa economica.
Obbligo di registrazione degli affitti va sostenuto con misure adeguate in grado di scoraggiare l’evasione. L’affitto pagato per la prima casa di abitazione deve poter essere portato in detrazione del reddito con gli stessi vantaggi della prima casa di proprietà.
Va eliminata l’IRAP, che per il suo meccanismo penalizza le aziende che creano lavoro, e sostituita con una imposta sul patrimonio aziendale.
Va ridotta l’imposta sugli interessi bancari al 20% ed elevata l’ imposta su tutti i titoli di reddito (dall’attuale 12,5% al 20%). Va eliminata l’imposta di bollo sui conto correnti bancari che pesa indiscriminatamente anche sui piccolissimi risparmiatori e su chi utilizza i servizi bancari.
Va aumentata l’aliquota IVA su tutti i beni di consumo di lusso e ridotta l’IVA su beni di consumo di necessità. Totale defiscalizzazione di pane e pasta e imposizione dei prezzi per le qualità comuni. Vanno reintrodotti controlli e sanzioni sugli scontrini fiscali e le ricevute fiscali.
Va eliminata ogni forma di bollo per partecipazione a concorsi, assunzioni e certificazioni di titoli di studio.
L’ammontare delle tasse per lo smaltimento dei rifiuti delle famiglie deve essere comparato ai rifiuti prodotti e tale da coprire i costi di smaltimento.

L’evasione fiscale non va combattuta con astratti studi di settore e con imposizioni forfettarie che penalizzano i piccoli commercianti, artigiani, professionisti; ma con effettivi accertamenti da parte delle agenzie delle entrate diffusi e pubblicizzati. Gli accertamenti dovranno essere indirizzati al combattere il fenomeno dell’evasione fiscale insieme all’evasione contributiva. Le sanzioni non debbono contenere la solita minaccia della galera; debbono essere gravi dal punto di vista patrimoniale, eque rispetto all’ammontare evaso e certe nell’applicazione. I procedimenti di contenzioso tributario vanno resi rapidi nei tempi adeguando gli organici e distinguendo le procedure tra livelli minimi di evasione e livelli elevati.

Uguaglianza oggi, significa poter godere dei beni della natura

Abbiamo tutti il diritto a respirare aria pulita e bere acqua pulita.
Non ci può essere per le aziende un diritto di inquinare a fonte del pagamento di una ammenda o di una imposta.
Tutta l’azione pubblica deve essere rivolta a prevenire il danno ambientale e solo successivamente a intervenire con immediatezza per le necessarie bonifiche del territorio.
Tutte le aziende debbono avere una attenta certificazione dei rifiuti industriali e un piano certo di smaltimento senza danni per l’ambiente.
Ogni euro speso per l’ambiente, è speso bene: va in direzione dell’uguaglianza dei diritti naturali dell’uomo, aumenta le possibilità di occupazione, fa diminuire i costi per successive bonifiche spesso difficili; evita i danni irreversibili.
07/10/2010 francesco zaffuto
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Pane ......Lavoro . .....Libertà

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(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

sabato 11 settembre 2010

La madre povera e i giudici di Trento


Troppo povera e troppo fragile; intervengono le amorevoli cure dello Stato e i Giudici gli tolgono il figlio appena nato e lo dichiarano adottabile. http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58423girata.asp
Questi giudici: nel loro essere dei sadici scriteriati avranno applicato in qualche modo delle leggi in vigore nel territorio dello Stato; allora nel nostro pese esistono leggi sadiche e scriteriate che possono portare a simili sentenze.
I giudici sono stati chiamati in causa da solerti assistenti sociali la cui preparazione professionale è improntata alle stesse leggi dello Stato.
La Provincia autonoma di Trento, che vanta da sempre una politica sociale, non è intervenuta fino ad oggi con un aiuto alla madre.
Con un po’ di ritardo la Chiesa pare accorgersi del caso e forse interverrà:
http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=485562
Oggi lo Stato tenta di capirci qualcosa sui suoi atti; e la Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, dice che intende chiedere un’audizione per il giudice del Tribunale dei minori di Trento. Tutto qua.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118321
Intanto un danno è stato fatto; il bambino, che in tutti i quadri, religiosi e non, sta attaccato al seno della madre, è stato spedito altrove.
Se lo Stato interviene in questo modo nei rapporti tra una madre e un figlio appena nato, è meglio nessun intervento e lasciare fare solo alla natura.
L’accoglienza e la tutela per il bambino passa attraverso la tutela della madre, lo dice la natura stessa; chi non capisce ciò la smetta di occuparsi della cosa pubblica e la smetta di giudicare.
11/09/10 francesco zaffuto
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(immagine - Picasso - maternità)