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mercoledì 8 aprile 2015

Ci si accorge dell’intruso

C’è un gioco che si chiama “trova l’intruso” e non è un gioco facile se l’immagine proposta presenta tante possibilità. La politica oggi, dopo la sentenza della Corte di Strasburgo sulla Diaz, si accorge che De Gennaro forse è un “intruso”. Viene fuori un: “ve l’avevo detto io che...”.

O.K. molto bene ricordarsi.  Sì, ma nessuna campagna o battaglia fu fatta allora per allora, quando un capo di polizia fu promosso a fare un altro mestiere quello di manager industriale, per particolari qualità. Forse gli intrusi erano tanti e in tanti governi da allora ad ora.

immagine: gioco trova l'intruso

martedì 7 aprile 2015

6 aprile un anniversario triste

Il 6 aprile si è celebrato l’anniversario del terremoto dell’Aquila del 2009, un anniversario triste se si pensa alle vittime e che fa rabbia se si pensa che tra le nuove case costruite 800 balconi rischiano di cadere.
Dopo il terremoto decollò il Progetto C.A.S.E. (il significato della sigla era ambizioso e stava per Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili). Dopo 6 anni le case costruite si rivelano  Sostenibili  proprio per niente: 800 balconi a rischio crollo sono stati posti sotto sequestro, per il resto infiltrazioni di acqua ed altri inconvenienti …
… questo è il terremoto della coscienza …materiali scadenti e speculazione senza scrupoli …  
Di governi se ne sono succeduti 4: Berlusconi, Monti, Letta, Renzi ....  


lunedì 15 dicembre 2014

Olimpiadi da Monti a Renzi

MONTI, era il 14 febbraio 2012 – L’Italia economicamente stava male
“Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l’Italia in quest’avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”. Con queste parole, Mario Monti ha spento il sogno: le Olimpiadi del 2020 non si disputeranno a Roma 
RENZI, 14 dicembre 2014 – L’Italia economicamente sta peggio
L'Italia si candida alle Olimpiadi del 2024, con Roma al centro del progetto, “e non lo faremo con lo spirito di De Coubertin, per partecipare: lo faremo per vincere”. Lo ha annunciato il premier Renzi spiegando che 'Abbiamo tutte le condizioni per ambire all'oro'
Se si pensa che ogni decisione sulle olimpiadi del 2024 sarà presa nel 2017, il significato di questa candidatura significa ben poco. E’ chiaro che ogni ipotesi pubblicitaria va bene, e ogni parola di troppo fa sempre rumore.

Domanda a risposta certa: Renzi pensa di stare fino al 2024?

lunedì 30 settembre 2013

L’Iva e le altre

  Se su un maglione venduto a 100 euro grava (fino ad oggi 30 settembre) IVA del 21 per cento, vuol dire che 100 è comprensivo della stessa Iva,   proviamo a scorporare l’IVA con una semplice proporzione che ci permette di ricavare il prezzo al netto dell’IVA
100 : 121 =  x : 100  risolviamo l’incognita ed abbiamo 100x100/121 che corrisponde a € 82,64
Di conseguenza l’IVA al 21% sul maglione di € 100 corrisponde a € 17,36
Sullo stesso maglione dal 1 ottobre l’IVA sarà del 22%, se il negoziante lascia invariato il prezzo abbiamo
100 : 122 = x : 100  e risolvendo otteniamo € 81,97 con un’IVA di  € 18,03
In pratica l’aumento di un punto percentuale corrisponderà a € 18,03 – 17,36 = € 0,68. Se il commerciante non aumenta il prezzo del maglione quello 0,68 graverà su di lui, quindi nel giro di pochi giorni i commercianti cercheranno di adeguare i prezzi  e il maglione probabilmente sarà segnato a € 101.
 I commercianti che riescono subito ad adeguare i prezzi e che mantengono le vendite non soffriranno di certo; ma ci sono commercianti che già sono in difficoltà a vendere quel maglione a cento euro e ci sono consumatori che proveranno a guardare nel proprio guardaroba e utilizzeranno i maglioni vecchi se i tarli non se li sono mangiati durante l’estate.
 Quindi  l’effetto di questo aumento IVA  può essere : tendenziale diminuzione dei consumi, difficoltà per il commercio e per chi produce, e per l’occupazione non sarà di certo una boccata di ossigeno.
  Certo quel  € 0,68 sembra ben poco, ma  18,03 euro su ogni maglione sono una cifra notevole. L’IVA, grava su tutti, non importa se chi compra il maglione sia ricco o povero.
 Si possono fare tutte le chiacchiere che si vogliono sulle impose ma se si vogliono ridurre le imposte occorre ridurre la spesa.  
 Quell’idea di mantenere la spesa elevata e pagarla aumentando il debito pubblico non è praticabile stando in Europa e qual’ora fosse praticabile,  uscendo dall’Europa e stampando Lire italiane,  avrebbe come effetto una inflazione strepitosa.
 Se si vuole ridurre la spesa senza chiudere scuole ed ospedali occorre ridurre la spesa superflua. Ma, ma, ma, …
Se lo Stato eroga pensioni superiori a 5.000 euro al mese è sicuramente superfluo, ma appena si vuole operare un qualche limite subito scattano i veti: si dice che si tratta di diritti acquisiti sulla base dei contributi pagati, e “grandi giuristi” come Amato diranno subito che non si può.
Se si vuole porre un divieto di accumulo di più pensioni oltre i 5.000 euro scattano le stesse pregiudiziali.
Se si vogliono eliminare le province, si dice che il risparmio è ben poco.
Se si vogliono ridurre gli stipendi ai parlamentari si dice che il risparmio è ben poco; se si vuole ridurre il numero dei parlamentari si dice che ci vogliono tempi lunghi per una riforma costituzionale.
Se si dice che si possono ridurre gli stipendi ai dirigenti pubblici con oltre 300.000 euro l’anno, si dice che è stato fatto e si scopre che nei fatti non è stato fatto.
Se si vogliono risparmiare  i miliardi per gli arerei di guerra F35 si dice che ci sono impegni internazionali.
Se si vuole colpire il gioco d’azzardo e i guadagni di chi opera in quel settore, si dice che il gioco d’azzardo permette un incasso allo Stato, salvo poi diventare spesa per curare il malati di ludopatia.
Se si vuole chiudere la TAV, si dice che è un’opera utilissima per il progresso (come lo era il mega ponte sullo stretto).
Poi si dice sempre la solita balla di far pagare gli evasori e si sparano cifre enormi sulle imposte evase; ma finché gli evasori non si scoprono con  precisi dati anagrafici non si può fare niente ed occorre fare attenzione tra  grandi evasori e piccoli disperati sull’orlo del fallimento.
 Le imposte poi debbono avere un proprio equilibrio e se sono squilibrate nel modo di operare frenano la stessa economia. Ci possono essere imposte sui consumi (l’IVA ne è un esempio), sui redditi (l’IRPEF ne è un esempio), imposte sul patrimonio (l’IMU ne è un esempio).  Le imposte sui redditi di lavoro sono quelle che più delle altre frenano occupazione e produzione generando anche prezzi elevati nel momento della produzione dei beni;  bene,  in Italia abbiamo IRPEF ed IRAP e da tempo si dice che è necessario diminuire queste imposte ma non si vogliono neanche ipotizzare e studiare delle imposte sul patrimonio.
 Berlusconi e Letta sono complici per l’aumento dell’IVA, solo che il primo vuole darla da bere dicendo che non è colpa sua e il secondo si limita a dire che era inevitabile.
30/09/2013 francesco zaffuto
Immagine – un maglione 

lunedì 4 marzo 2013

Si chiama Monti il Governo di Grillo


 Si chiama Monti il Governo di Grillo.  E non un nuovo,  ma bensì il Vecchio Monti. I giornalisti continuano a brancolare nel buio e si aspetta che finisce l’eclissi di sole;  ma il leader del Movimento 5 stelle  non lo può dire perché in  primis  forse intende dirlo a Napolitano. Poi, ovviamente, per questa ipotesi debbono essere disponibili il Presidente della Repubblica e lo stesso Monti.
 L’arcano lo rivela un’attenta rilettura dell’articolo 94 della Costituzione alla luce di due punti ormai noti:
Bersani non vuole un accordo con Berlusconi;
Grillo non intende votare nessuna fiducia a un governo Bersani  e minaccia di additare come traditore ogni parlamentare del suo movimento che possa farlo http://www.beppegrillo.it/2013/03/circonvenzione.html#commenti

Art. 94.
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

 Il terzo comma dice che il nuovo governo deve presentarsi entro dieci giorni alla Camera per ottenere la fiducia, ma il nuovo; il vecchio invece è in carica e per continuità resta in carica fino alla formazione del nuovo. Anche se sul piano politico si potrebbe considerare naturale una nuova fiducia,  dalla lettura dell’art. 94 non si evince alcun  obbligo formale di presentarsi alle Camere per una nuova fiducia.  Quindi se il Presidente della Repubblica non affida un nuovo incarico, e se non viene presentata una mozione di sfiducia rimane in carica per continuità lo stesso governo Monti.
 Pertanto il Governo Monti può decadere per:
dimissioni dello stesso Monti;
nuovo incarico con formazione di un nuovo governo;
sfiducia votata dalle Camere sulla base di un mozione di sfiducia.
 Appare abbastanza evidente che la mossa di scacchi di Grillo è proprio quella di un Monti per continuità. Ed anche se Grillo non lo pone esplicitamente nei fatti diventa l’unica strada percorribile per non arrivare a breve a nuove elezioni.
 Il Presidente della Repubblica dopo tutte le consultazioni, constatando l’impossibilità di una nuova maggioranza potrebbe sponte sua convenire per la soluzione Monti. Certo in qualche modo Napolitano avrebbe l’onere di fare digerire a Bersani questa eventualità;  ma la prospettiva certa di un mancato decollo di un governo Bersani alle Camere potrebbe convincere molta parte del PD.  L’interrogativo diventa: Monti ci sta? L’idea di tornare al centro di tutte le attenzioni non è una cosa che può dispiacere al professore.
 L’altro interrogativo potrebbe essere: ma un tale Governo può servire al paese? Su questo direi che è abbastanza indifferente un governo Bersani o un governo Monti, perché ambedue i governi non potrebbero governare con gli stessi metodi del passato. Per ottenere l’approvazione delle proposte di legge era abitudine dei governi precedenti  “porre la fiducia” per far digerire ogni cosa al Parlamento. Questo metodo non potrà essere portato avanti perché il Movimento 5 stelle intende discutere singolarmente ogni legge, ed approvarla o non approvarla senza ricorrere alla fiducia. Verrebbe a cadere nei fatti il meccanismo impositivo della continua fiducia. Considerando poi che l’atto propositivo delle leggi non è solo prerogativa del Governo, e che le leggi possono essere proposte dai gruppi presenti in Parlamento e dagli stessi singoli parlamentari, l’attività parlamentare potrebbe aver luogo a pieno ritmo. Considerando anche che la bocciatura di un singolo provvedimento del Governo, in base allo stesso articolo 94,  non comporta obbligo di dimissioni per il Governo, tutto può filare ben liscio fino quando qualcuno non solleva una mozione di sfiducia e si assume l’onere di un nuovo governo o di andare ad elezioni.
 Ultimo interrogativo. Riguardo poi alla comunità internazionale un Governo di questo tipo potrebbe considerarsi poco autorevole???????? Niente affatto, avrebbe le stesse prerogative che ha OBAMA; come tutti possono constatare non ha alcun potere di imporre alle Camere una sua legge con la fiducia e deve accettare ciò che approvano o non approvano le Camere.
 Quindi un Monti già avviato in sede internazionale può continuare a rivestire lo stesso incarico, debbono però deciderlo: Napolitano, Monti, Grillo e Bersani. Potrebbe perfino esserci un effetto benefico per la Repubblica: una chiara distinzione tra potere legislativo e potere esecutivo.
 Ieri sera nella trasmissione “IN ONDA” sulla 7, mi è parso che il professor Paolo Becchi, vicino alle posizioni del Movimento 5 stelle, tentasse di dire queste stesse cose dette in questo post, di fronte a un gruppo di giornalisti che lo assaltava con domande spettegolanti.
 Staremo a vedere cosa accadrà dopo l’eclissi e se il sole di Grillo si chiamerà Monti, e come lo stesso Grillo potrà spiegarlo ai suoi elettori. E’ evidente però che la decisione spetta al Presidente Napolitano, che potrebbe sceglierla anche come fase transitoria fino all’arrivo del nuovo Presidente della Repubblica.
 Tutta queste tattiche e queste strategie poi nei fatti sono deboli perché una mozione di sfiducia  a un Governo Monti di tal genere può presentarla lo stesso Berlusconi e costringere Bersani e Grillo a votare insieme la fiducia a Monti; di conseguenza tutta  questa intelligenza è molto relativa e un simile Governo vivrebbe fino a quando Berlusconi intendesse togliere la spina.
 Allora la posizione in questo momento di Bersani di voler chiedere una fiducia  iniziale al suo governo di centrosinistra è più politica e lascia a Grillo l'ipotesi di una successiva possibile sfiducia. Mentre l'ipotesi di una continuità di Monti dà tutte le carte a Berlusconi.
04/03/13 francesco zaffuto
Immagine – eclissi solare

lunedì 4 febbraio 2013

FARE DIVENTARE L’IMU SULLA PRIMA CASA TASSA DI SCOPO PER AFFRONTARE IL PROBLEMA CASA NEI COMUNI



Qui non si tratta di contrastare quello che dice Berlusconi sull’IMU, si tratta di vedere se chi si presenta alle elezioni è sufficientemente ispirato a una politica improntata alla solidarietà.
 La prima differenza sul problema casa è:  avere o non avere una casa. Chi una casa non ce l’ha, in questa economia di crisi, si trova in queste condizioni:
1 - si sobbarca ad affitti esosi (spesso in nero che costano allo Stato in termini di evasione fiscale, il governo Berlusconi pensava di ricavare dalla cedolare secca sugli affitti 5 miliardi e ne ha incassato meno di uno).
2 -  non riesce ad ottenere un mutuo (perché le banche hanno stretto le concessioni sui mutui da quando è scoppiata la crisi dei mutui subprime)
3 – non riesce ad ottenere l’assegnazione di una casa popolare perché c’è una fila di attesa lunghissima.
 L’IMU sulla prima casa deve essere molto contenuta sulle case piccole e modeste; deve essere sospesa per chi non ha redditi o ha un reddito inferiore ai limiti della decenza; va considerata prima casa anche quella di chi non ci abita e si è spostato per motivi di lavoro o di salute.
 Chi ha un reddito normale ed ha una casa, non è rovinato se paga un’imposta contenuta.
 L’ IMU sulla prima casa si è detto che è stata reintrodotta principalmente per sostenere le finanze  comunali che si trovano in difficoltà, ma un primo compito dei Comuni è quello di risolvere in modo efficiente e solidale il problema casa. Allora si faccia diventare l’IMU sulla prima casa tassa di scopo, l’incasso venga lasciato tutto ai comuni con vincolo di destinazione esclusivo  per:
-        1) acquisto di vecchie strutture abitative in vendita per riqualificarle dal punto di vista edilizio e destinarle a case popolari;
-               2)  costruzione di nuove case popolari;
-              3) sostenere la concessione dei mutui con un parziale intervento dei comuni stessi (attualmente le banche si rifiutano di concedere mutui che corrispondono al 100% del valore degli immobili, la parte mancante potrebbe essere concessa con una fideiussione comunale).
E’ odiosa l’IMU se si pensa che sarà destinata agli stipendi di Parlamentari e in generale ai costi e agli sprechi della politica. Ma se l’IMU diventa solidale si può risolvere il problema casa per le nuove generazioni e creare un volano economico per il lavoro nell’edilizia di tutti i Comuni, edilizia che in questo momento versa in gravi difficoltà.
 La stessa imposta IMU sulle seconde, e terze (ecc …) case dovrebbe servire ad eliminare l’imposta di registro che grava al momento dell’acquisto di case. L’imposta di registro rende nei fatti più onerose l’operazione di smobilizzo degli immobili, la sua eliminazione o il contenimento darebbe ossigeno all’economia. Per tanti proprietari di seconde case l’effetto IMU è quello di renderli propensi alla vendita, ma attualmente il mercato è bloccato, l’alleggerimento dell’imposta di registro può fare riprendere il mercato con effetti positivi.
 Carissimi Ingroia, Vendola, Bersani, Grillo, nomino voi perché siete quelli su a cui distribuirò i miei voti tra Camera, Senato e Regione Lombardia,  fate frullare la solidarietà nel vostro cervello e si trova anche la soluzione dei problemi; non si tratta di contrastare Berlusconi ma di guardare ai bisogni degli strati più disagiati del popolo italiano.
 E in particolare,  all’esimio professor Monti: il problema di conti e dell’economia si risolve facendo marciare l’economia anche in senso della giustizia sociale, e non solo spremendo come dei limoni i lavoratori.
 Per quanto mi riguarda non mi sono presentato a queste elezioni ma un programma di governo ce l’ho.
 A tutti i cittadini italiani: smettete con questo eterno lamento di essere italiani e pensate, non limitatevi a digerire i pettegolezzi e le chiacchiere della politica, pensate con la vostra testa,  discutete con i vostri blog, confrontatevi con i colleghi di lavoro e con i vicini di casa, scoprirete che la politica è l’unico modo per affrontare i problemi più importanti, ma nel senso della solidarietà e non solo per farvi i cazzi vostri.
04/02/13 francesco zaffuto
Immagine – acquerello, case vecchie – e prima di costruire case nuove, vanno recuperate le vecchie nei diversi comuni. 

mercoledì 9 gennaio 2013

I PENTITIMU


 Tra i politici, che si stanno preparando alla tornata elettorale,  è in voga il pentitIMU, che non è un “mea culpa” ma è sempre un “tua culpa”.
 Il primo a partire lancia in resta è stato ovviamente Berlusconi che ripropone l’eliminazione dell’IMU. Ma è straordinario osservare che anche Monti, dopo avere dichiarato l’estrema necessità dell’imposta il 23 dicembre 2012, oggi si associa al pentitIMU, dichiarando che si deve modificare l’imposta.
 A riscaldare il clima dei pentitIMU ci ha pensato la UE che ha criticato i meccanismi dell’imposta, non per l’opportunità dell’imposta stessa ma,  per mancanza di progressività;  per il suo colpire il bene casa in modo piatto e senza distinguere tra le grandi ricchezze immobiliari.
 Per i nostri governanti non c’erano certo bisogno delle raccomandazioni della UE, bastava aprire il nostro libretto della Costituzione e leggere all’art. 53 : Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
 Allora “pentitIMU” a parte per ragioni elettorali, in base alla nostra Costituzione tutti dobbiamo concorrere alla spesa pubblica in ragione della capacità. Una qualche differenza tra avere una casa e non averne affatto esiste. Una certa differenza tra avere una povera casa ed una casa ampia e sfarzosa esiste. Una certa differenza tra avere una casa ed averne due o tre o quattro e così via … esiste.
 Qualche settimana fa facevo risaltare in questo blog la contraddizione del dovere pagare come seconda casa l’unico immobile di proprietà se accidentalmente per motivi di lavoro non viene abitato personalmente.
 Un governo di tecnici esperti e 900 parlamentari tutti ben pagati potevano escogitare un meccanismo più intelligente e più equo che assicurava la proporzionalità e la progressività dell’imposta. Allora, il pentiIMU è fuori luogo, ognuno dei politici si assuma le sue responsabilità e si metta mano a un sistema impositivo più equo della ricchezza immobiliare.
09/01/13 francesco zaffuto
Immagine – gorilla dubbioso – da internet http://www.igiornielenotti.it/?tag=freudiani-pentiti
Aggiornamento. Stamane i geniacci della UE hanno fatto una precisazione: i loro appunti critici erano rivolti all'ICI e non all'IMU,  dato che si trattava di un vecchio studio.

Gli amici UE sembra che con la precisazione vogliano correre in aiuto a Monti. Ma questi geni della UE hanno un bel dire, come se l'IMU avesse presupposti applicativi diversi dall'ICI; l'unica differenza con l'ICI è che con gli stessi presupposti applicativi si è aumentata l'imposta, quindi si è fatto con l'IMU di peggio. 

giovedì 3 gennaio 2013

Ospedale San Giovanni Bianco a rischio chiusura reparto ostetricia


Ricordo bene che nella conferenza di fine anno Monti parlò della necessità “di dare agli italiani nuova fiducia perché scelgano di tornare a fare bambini”.  Ma osservando le notizie di oggi viene il dubbio che sia Monti che Formigoni forse pensano che i bambini possano nascere sotto i cavoli.
 Tra gli effetti delle  misure finanziarie del Governo Monti  sulla sanità,  collegate alle stesse scelte della Regione Lombardia,  c’è la possibile chiusura di diversi reparti ospedalieri di ostetricia. Le nuove regole prevedono che per restare in funzione debbono avere una quota annuale di 500 parti.  A cadere sotto la mannaia della nuova disposizione può essere perfino il reparto ostetricia di San Giovanni Bianco che serve tutti i piccoli paesini della Valle Brembana e che presenta un quantitativo di parti che non supera i 200 l’anno.
 La chiusura di questo reparto metterebbe a grave rischio le partorienti di quella valle; se già da un paesino come Branzi per arrivare all’Ospedale di San Giovanni Bianco ci vuole quasi mezzora, la scomparsa del reparto di ostetricia presso San Giovanni Bianco comporterà di dovere arrivare a Bergamo e nei fatti potrà significare più di un’ora di spostamento. Un’ora di spostamento può significare partorire per strada, ma se ci sono complicazioni può significare anche la morte per la madre o per il nascituro.
 Spero che il nuovo Governatore della Regione Lombardia e il nuovo Presidente del Consiglio si accorgano dell’assurdità e pongano subito rimedio.
03/01/13 francesco zaffuto
Immagine – Veduta di San Giovanni Bianco – in un mio vecchio acquerello del 1992

domenica 23 dicembre 2012

Monti ha parlato ma non ha detto



Eccolo con la sua agenda!
Si dice che Michelangelo dopo aver realizzato quel capolavoro gli abbia tirato una martellata dicendo: “perché non parli”.
Ma nel nostro caso M … ha parlato, eccome se ha parlato, è riuscito a costruire un monumento a se stesso con le sue parole, solo che non ha detto.
 Il discorso di Monti è stato ben ponderato e corretto e di ampio respiro, non diceva però se si candidava o non si candidava; solo quando sono arrivate le prime domande dei giornalisti ha pronunciato qualche risposta poco chiara.
 Diventa a questo punto necessaria una qualche traduzione.
Per quello che ho capito, e non è stato facile, provo a riassumere:
Monti candida non la sua persona ma il suo monumento,
Non si presenterà per chiedere voti in nessun collegio (dunque per quello che ho capito non si dimetterà da senatore a vita),
Non è candidato premier di nessuna coalizione ma è candidato lo stesso,
Non è candidato per sé ma per chi lo nomina senza nome ma in nome dell’agenda,
Non si presenterà con il suo nome ma con l’ombra della sua agenda,
E’ disponibile ad essere candidato premier di chi accetta la sua agenda.
 Chiedo scusa se non si capisce, ma il monumento si riserva di dire qualche altra cosa nei prossimi giorni; le parole dette in questa conferenza ovviamente solleveranno casini (c e C).
23/12/12 (ore 13,30 dopo la conferenza di Monti)  francesco zaffuto  
immagine - il Mosè di Micehelangelo

mercoledì 19 dicembre 2012

L’Italia nuova Las Vegas, mille nuove sale poker


Vi tolgo IMU sulla prima casa. Il conduttore televisivo Vespa chiede a Berlusconi come troverà i soldi per compensare la mancata entrata fiscale ed arriva la risposta: 1,8 miliardi con una tassa sui giochi pubblici  e poi ecc …ecc...
 Perfetto, intanto il partito di Berlusconi (PdL), in linea con il suo leader,  ha presentato un emendamento in Parlamento  per avviare con urgenza l’apertura di mille sale poker in Italia fin dal primo gennaio 2013.
Qui la sconcertante notizia
La diffusione dell’azzardo in Italia non è solo opera di Berlusconi, lo stesso Monti avrebbe fatto partire le nuove sale gioco nel giugno 2013, e in passato altri governi hanno fatto leva finanziaria con il gioco d'azzardo.
 Lo Stato ci guadagna.  Ci guadagnasse solo lo Stato, ancora sarebbe comprensibile; ma ci guadagnano un una “banda” di imprese che si occupano di tale “caritatevole” attività che nulla ha a che fare con la produzione o i servizi.
  Già ogni tabaccheria gronda di biglietti di lotterie, di propaganda del lotto e di macchinette mangia euro; dal 2013 potremo avere sotto casa un piccolo casinò, e se vogliamo restare in casa c’è l’azzardo online. Mentre in USA esiste una città chiamata Las Vegas, in Italia il gioco d’azzardo si diffonderà per tutto lo stivale.
 Certo,  il cittadino per risolvere i suoi problemi finanziari si potrà rivolgere  al gioco d’azzardo e in questo modo un paio vinceranno e per altri cento aumenterà la disperazione più buia, alcuni resteranno addirittura prigionieri del gioco al punto che saranno necessari interventi sanitari per curarli.
19/12/12 francesco zaffuto
immagine - un poker d'assi

lunedì 17 dicembre 2012

vigilia di Natale per insegnanti, ritorno al futuro 2012


L’età  media degli insegnanti che oggi si sono presentati al concorso è di 38 anni e mezzo. Significa che si sono presentati appena laureati e cinquantenni, diversi con già 20 anni di insegnamento.
Si sono presentati non per rispondere con un esame sulla disciplina che dovranno insegnare,  ma per rispondere  a un quizzone con domande varie preparato dal ministro Profumo per scremare subito tra fortunati e meno fortunati, poi si vedrà con un’altra prova. Questo è una delle belle cose del GOVERNO di MONTI, l’uomo del destino che aspetta il 21 dicembre per dirci cosa intende fare l'attesa del Natale 2012 .
17/12/12 francesco zaffuto
Immagine – la stella di natale sulla capanna

martedì 27 novembre 2012

ILVA un occhio alla storia


 Mentre migliaia di nostri operai italiani di Taranto vengono messi FUORI e con la minaccia di restare disoccupati per sempre, Hollande in Francia parla di possibile nazionalizzazione dell’acciaieria di Florange
NOI L’AVEVAMO
ED era un fiore all’occhiello della rinascita post bellica dell’Italia ed era PUBBLICA.
E  POTEVA RESTARE pubblica invece di essere regalata ai privati.
E l’industria pubblica aveva il dovere di non inquinare.
E i dirigenti dell’industria pubblica potevano essere licenziati se inquinavano.
E l’industria pubblica non aveva un problema di fare utili e guadagnare sulla pelle della popolazione locale.
Ma l’azienda pubblica aveva il dovere di mantenere i conti in pareggio e gli operai che lavoravano nell’azienda pubblica dovevano sentirsi come i proprietari di quell’azienda.
ORA quali prospettive?
Noi non abbiamo Holland; abbiamo Monti che più privato non si può neanche col candeggio.. Anche a “sinistra” siamo infarciti di privatismo;  Bersani non parla e Renzi riesce ad ottenere il tifo di Berlusconi.
Siamo conciati male,  perché solo ripensando al ruolo pubblico dello Stato possiamo uscirne.
27/11/12 francesco zaffuto
Immagine Italsider, mare e Taranto – foto da

giovedì 22 novembre 2012

Napolitano e Monti senatore a vita


Pare che Napolitano oggi a Parigi abbia pronunciato delle frasi sulla non candidabilità alle elezioni di Monti in quanto già senatore a vita.
Riporto dal sito del Messaggero. «Un senatore a vita non si può candidare al Parlamento perché già parlamentare. Non può essere candidato di nessun partito». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,oggi a Parigi. «Non è particolare da poco e qualche volte si dimentica», ha aggiunto il capo dello Stato. «Alcune forze politiche o gruppi o movimenti pensano che il presidente Monti potrebbe continuare a fare il presidente del Consiglio in un contesto politico. È un diritto o una facoltà che può avere qualsiasi partito»
 Non so se le frasi del Presidente siano state riportate dai giornale correttamente, ma vale precisare che l’istituto di senatore a vita prevede la possibile rinuncia con l’art. 59 della Costituzione Italiana, la prevede addirittura per lo stesso Presidente della Repubblica.
Art. 59.
È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
  Monti in quanto cittadino italiano conserva tutti i diritti che derivano dagli articoli 56 e 58 della costituzione
“Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i venticinque anni di età.”
“Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.”
E’ evidente che se si vuole fare  eleggere deve prima rinunciare alla sua carica attuale di senatore a vita e ne ha facoltà.
 Diciamo allora che Monti non ha alcuna convenienza a rinunciare ad una carica prestigiosa che gli rimane a vita per andarsi a candidare per 5 anni e con il rischio di non essere eletto o quantomeno di non ottenere i grandi risultati “solo previsti” di una investitura popolare.
 Tempo addietro,  Alfano ha detto che se Monti non si candida non ha l’investitura popolare per un nuovo governo; queste dichiarazioni possono avere una valenza politica relativamente alla opportunità ma non hanno alcuna valenza relativamente alla legittimità costituzionale.  Nonostante tutte le primarie che si possono svolgere,  in Italia non c’è l’elezione diretta del Presidente del consiglio; il governo deve ricevere nei fatti la fiducia del Parlamento ed è il Parlamento il solo organo investito dalla sovranità popolare in Italia. Dunque il nuovo governo può essere fatto dal leader del centro sinistra, come dallo stesso Monti (anche senza bisogno di investitura popolare), come anche da Tizio o da Caio che ancora non conosciamo. C’è solo da augurarsi che in Parlamento vadano delle persone assennate perché saranno loro a decidere per il nuovo governo (molti saranno nuovi, vedremo).
22/11/12 francesco zaffuto

“pronti a lasciarci morire”

QUI VIDEO
 Di cose belle da ricordare il governo Monti ne ha lasciate: l’ordine sui conti, il pareggio di bilancio, l’ordine sui conti, la bella immagine dell’Italia, l’ordine sui conti, lo spread che cala, l'ordine sui conti, la rassicurazione dei mercati, l’ordine sui conti.
 L’immagine conclusiva, dopo un anno di governo, è quella dei malati di Sla che sono dovuti andare sotto il palazzo perché cancellati nella loro stessa vita difficile.
Arrivati da tutta l’Italia hanno detto di lasciarsi morire con lo "sciopero del respiro", solo le 5 o 6 ore dei respiratori portatili e poi basta, disposti ad abbandonare un mondo che nega la solidarietà a chi della vita è rimasto ben poco.
 Ieri i malati di Sla hanno vinto; un morto durante lo sciopero del respiro avrebbe incrinato l’immagine dell’Italia agli occhi del mondo; nelle pieghe della legge di stabilità sono stati trovati i soldi ma dovranno ancora vigilare con il loro “respiro”.

venerdì 2 novembre 2012

Da “addio ponte” ad “arrivederci ponte”

Giorni addietro si parlava di un “addio”  definitivo al Ponte sullo stretto di Messina e del pagamento di una penale di 300 milioni di euro Addio Ponte.  Ieri il Governo Monti ha deciso un “arrivederci” tra circa due anni per “… verificare la  fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità". Come a dire che rinvia la patata bollente  ad altri. Cosa importa se il ministro Clini si era espresso per un definitivo addio, cosa importa se l’Europa ha già dichiarato il ponte opera antieconomica.
 Il motivo? Pare essere quello di risparmiare immediatamente su 300 milioni di penale e pagare tra due anni con una penale maggiorata del 10%. Una specie di colpo di genio tecnico: faccio quadrare i conti ora e poi si vede.  Questa condizione dovrà essere accettata dall’impresa che ha ottenuto l’appalto e per rendere ghiotta la proposta il governo ha  predisposto  questa dizione:  "Questa nuova procedura  dovrà essere accettata dal contraente generale tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente. In ogni caso - conclude - , durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale".
 Promessa di un pagamento del 10% in più (più di quello che comunemente si paga per interessi sul debito pubblico) e promessa di qualche lavoretto cantierabile; un trattamento davvero con i fiocchi per l’impresa. Volete che non accetti? Magari tra due anni sorge un faraone che riprende l’opera.
02/11/12 francesco zaffuto
Immagine virtuale del possibile ponte sullo stretto riportata su internet
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domenica 28 ottobre 2012

Addio Ponte


 Oggi i siciliani vanno al voto, molti non ci andranno, molti ci andranno un po’ confusi;  solo chi vive nella nebbia delle appartenenze  andrà a posare con sicurezza la sua croce.
 Sarebbe opportuno che tutti i siciliani, prima di esercitare o non esercitare il diritto di voto,  si ricordassero  del Ponte sullo stretto di Messina.  Di quella grande opera che veniva descritta come irrinunciabile, già pronta, assegnata, appaltata, nonostante manifestazioni di dissenso, e pareri  contrari di sismologi ed ecologisti.
 Per dimostrare che si trattava di una scelta definitiva si arrivò a dare l’appalto prima di avere raccolto tutti i pareri tecnici e, soprattutto,  prima di vedere se si avevano risorse le finanziarie per realizzarlo;  si sapeva che eravamo sull’orlo del disastro finanziario e si andava avanti con il ponte.
 Il governo dei Tecnici ha dovuto precisare che si trattava di una impresa abbastanza folle e l’ha abbandonata .
 Ora il ponte non c’è più  ma, visto che la firma sull’appalto il governo Berlusconi l’aveva messa, ci stanno le penali da pagare.
 La penale potrebbe pagarla Berlusconi, che tanto voleva quella faraonica impresa,  in fin dei conti i soldi non gli mancano,  ma non è previsto: quel ponte si stava realizzando per il “nostro bene” e saremo noi italiani (compresi tutti i siciliani) a pagare. Addio ponte.
28/10/12 francesco zaffuto
Immagine virtuale del possibile ponte sullo stretto riportata su internet
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