venerdì 14 dicembre 2012

Raccolta firme per le liste: quando la democrazia è ad uso e consumo


In Italia i partiti già rappresentati in Parlamento sono esentati dall'obbligo di raccogliere le firme per la presentazione delle nuove liste. Una sorta di vantaggio per chi è già arrivato,  anche se trattasi di  rinnovo del Parlamento, anche se non godono più di un minimo di fiducia;  sono esonerati dalla fatica di raccogliere le firme, sono esonerati dal dover  ripresentarsi ai propri sostenitori con la propria faccia di bronzo per richiedere di nuovo le firme.
Dato che c’ è lo scioglimento anticipato delle Camere e dato che diversi vecchi partiti si stanno disgregando formando nuovi gruppi politici,  si cerca di porre un riparo per i nuovi raggruppamenti politici che sono formati da vecchie facce di bronzo e che non godono del diritto dei vecchi partiti. Pensano a un decreto; decreto e non legge perché non ci sono più i tempi. Decreto e non legge,  anche se trattasi delle regole base e vitali della democrazia.  Tra le ipotesi, per correre ai ripari,  pare ci sia quella di esonerare i nuovi partiti dalla raccolta delle firme se sono appoggiati da due parlamentari in carica, come a dire che bastan due firme di grandi elettori. A dover sfiancarsi per la raccolta delle firme resterebbero quei movimenti politici che non godono dell’appoggio di due parlamentari.
 Un paese dove le legge elettorale fa discriminazioni per la presentazione delle liste e dove si stabiliscono regole per decreto all’ultimo minuto, si regge su una democrazia ad uso e consumo.
 E’ necessaria una legge elettorale di valenza costituzionale. Sarà il nuovo Parlamento in grado di farla? Non so, ma è un suo compito essenziale.
14/12/12 francesco zaffuto
Immagine – aula del Parlamento
Un po’ di link sulla questione