giovedì 18 novembre 2010

il suicidio di un imprenditore e quello di un operaio



Il 2009 e il 2010, anni di crisi, le cronache ci hanno riportato diversi casi di suicidio di imprenditori e di lavoratori. Le motivazioni individuali che portano al suicidio sono diverse da caso a caso ed è difficile affrontare un argomento così drammatico; ma nei suicidi di questi di questi imprenditori e lavoratori (in questi anni di crisi) sono rintracciabili alcune costanti: la perdita del lavoro, probabile fallimento della ditta, difficoltà economiche, perdita del ruolo sociale.
Si tratta di uomini che si sono sentiti avvolti dalla disperazione poiché la sorte aveva reso insopportabile la vita. Sorte che andava a contrastare con lo stesso tenace impegno che avevano profuso in tanti anni.

Per le scarne descrizioni giornalistiche cito due casi che presentano una particolare crudele affinità.
Treviso - 14 novembre 2010 - Titolare di una azienda calzaturiera, ha chiuso la propria esistenza gettandosi nelle acque del canale Brentella. Anni di sacrificio che vedeva bruciati nella spirale di difficoltà finanziarie insorte per via di ditte che ritardavano i pagamenti. È crollato davanti alla vana attesa di un credito di un milione di euro.
http://www.corriereadriatico.it/articolo.php?id=126747&sez=CRONACHE

Frosinone - 19 settembre 2009 - Laureato in matematica e fisica ma da anni precario e con un’occupazione da muratore, si è tolto la vita dopo essere stato licenziato dalla ditta edile nella quale lavorava. L’uomo, 49 anni, ha deciso di farla finita sparandosi un colpo al petto. Da otto anni si arrangiava con lavori saltuari, contratti a tempo determinato presso il Comune e presso alcune ditte in attesa della chiamata per l’insegnamento.
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/sora-precario-si-uccide-dopo-il-licenziamento-due-lauree-ma-faceva-il-muratore-103682/

In entrambi i casi abbiamo: impegno, fatica, sorte avversa, mancato riconoscimento sociale dei propri sacrifici; l’imprenditore di Treviso poteva essere tirato fuori dalle difficoltà con un credito senza interessi da strozzinaggio; il lavoratore di Frosinone da un lavoro retribuito regolarmente.
In ambedue i casi la sorte è determinata da una organizzazione sociale selvaggia, capace di distruggerti nonostante tutta la fatica prodigata e che arriva a chiamarti fallito come essere umano. Società che continua a propinare luoghi comuni come: non arrenderti mai; la fortuna aiuta gli audaci; chi non risica non rosica. Il successo negli affari o il trovare un lavoro molto redditizio, spesso dovuti a mera fortuna, vengono spacciati come qualità superiori dell’uomo.
Nella fortuna imprenditore e lavoratore sono due entità contrapposte; il primo dà lavoro e si accaparra del plusvalore arricchendosi, il secondo si deve accontentare di una retribuzione ai limiti sella sopravvivenza. Nella sfortuna diventano il primo fallito e il secondo disoccupato, una sorta di uguaglianza nella disperazione. Sono le regole di una società a capitalismo selvaggio tutta consacrata alla dea Fortuna.
La società può costruire strumenti per mitigare l’esercizio tirannico della fortuna, il lavoro è necessario che sia vissuto come una forma di partecipazione sociale e senza esclusione per nessuno. Nessuno chiami fallito un altro uomo, perché altrimenti siamo tutti falliti.
18/11/10 francesco zaffuto

( immagine - l'urlo di Edvard Munch)
.l’ argomento è stato affrontato in questo blog ai link

mercoledì 17 novembre 2010

Ahi Ahi sig. Bondi, occhio al cartello



Nel post BONDI, EX ROSSO POMPEIANO del 09/11/10 scrissi che Bondi non poteva fare cadere la Casa dei gladiatori neanche con mille testate e che il disastro veniva da lontano. Ma oggi c’è una novità “grazie a Google Street View, il servizio di mappe messo a punto dal motore di ricerca più usato al mondo e che permette anche un giro negli scavi, senza muoversi dal pc, rivela che la Schola Armaturarum, crollata poco più di una settimana fa, è stata sottoposta ad un “restauro” appena un anno mezzo fa, nel luglio 2009. “ LA FOTO è VISIONABILE a QUESTO LINK
http://www.ilgazzettinovesuviano.com/2010/11/16/crollo-agli-scavi-google-rivela-%E2%80%9Clavori-alla-schola-fatti-nel-2009%E2%80%9D/
La notizia è riportata oggi anche dalla rassegna.governo.it per la versione di oggi del CORRIERE.
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=52772937
Allora una testata di BONDI c’è stata, pari forse a quella di un ariete.
17/11/10 francesco zaffuto
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(immagine – due volti romani che emergono da una base di rosso pompeiano)

martedì 16 novembre 2010

Compagni, amici e conoscenti



La vittoria di Pisapia provoca un terremoto nel PD: si è dimessa la segreteria lombarda e ora si dimette lo stesso Penati dalla segreteria politica nazionale.
Ma, scusate ha vinto il compagno Pisapia.
Era solo un amico!?
Bene, ha vinto un amico.
Era solo un conoscente!?
Uno che lo avete messo nelle primarie e che non doveva vincere!
E perché non doveva vincere?
Era addirittura prevedibile che vincesse: Boeri per tanti elettori della sinistra era un o sconosciuto e l’altro candidato Onida godeva di una certa popolarità, i voti si sono distribuiti.
Ma a parte errori prevedibili; tutto questo postumo sconforto perché ha vinto un alleato di sinistra rivela la volontà di usare gli alleati solo in subordine , una sorta di ospite scomodo da tenere a distanza.
Le primarie nazionali sembrano allontanarsi, nel PD si estende la paura per Vendola.
Cari compagni, amici e conoscenti , i vostri nuovi amori per Casini e Fini non vi porteranno i voti dei lavoratori , per trovare 10 voti al centro rischiate di perderne 90 a sinistra, la disaffezione è forte; non solo i voti dei lavoratori rischiano di perdersi a sinistra, ma ci saranno (come già ci sono stati) lavoratori che voteranno Lega e ci saranno sempre più astenuti.
Datevi una regolata, e cercate di trovare un qualche significato per le parole

Pane ......Lavoro . .....Libertà ..... Uguaglianza
Giustizia .... Fratellanza ..... Laicità
Pace ..... Felicità

16/11/10 francesco zaffuto
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(immagine “toccata di Kaciaturian” china e matita © francesco zaffuto)
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nota descrittiva dell'immagine per disabili visiviL’immagine cerca di inseguire la danza musicale di Kaciaturian: una scarpa e una gamba sostengono in danza due volti, uno imbronciato ed uno felice, dal lato del volto felice esce ad arco un braccio e una mano che tiene un fiore; una specie di figura triangolare in movimento.

lunedì 15 novembre 2010

LA VILLA REALE DI MONZA CEDUTA AI PRIVATI

(aggiornamento al 15/aprile 2011 in coda)

Il 16 dicembre 2010, se Monzesi e Milanesi saranno ancora distratti e indifferenti, la privatizzazione della Villa Reale di Monza sarà un dato di fatto, entro quella data ci sarà l’aggiudicazione alla società privata vincitrice della gara. La concessione di gestione al privato durerà 30 anni e riguarderà il corpo centrale della Villa Reale, parte delI’ Ala nord, Giardini e spazi esterni di pertinenza. In tutto circa 9.000 mq2 coperti. Gli interventi prevedono: piano terreno - aree commerciali, laboratori artigianali - spazi flessibili e polifunzionali; sovrastanti piani nobili - eventi e attività culturali; belvedere - bar, caffetteria, ristorante. La concessione per la gestione di tutti questi spazi, opportunamente ristrutturati, prevede un affitto di soli 30.000 mila Euro all’anno più lo 0,5% del fatturato. II costo previsto per la ristrutturazione è gran parte pubblico: 23 milioni di Euro l’importo totale, di cui 18 milioni a carico delle Istituzioni pubbliche e 5 milioni a carico del privato che vincerà il bando. In pratica il pubblico paga gran parte della ristrutturazione; una ristrutturazione congeniale all’uso privato e poi affitta al privato a prezzi stracciati. A fronte di spese pubbliche per la ristrutturazione di 18 milioni si vengono ad incassare in trenta anni solo 900 mila euro. Nei fatti il pubblico (cioè noi) ci perde 17, 1 milioni di euro. Il privato a fronte di 5 milioni e 900 mila euro ottiene in affitto per trenta anni 9.000 mq2 di una pregevole villa storica. Se si ammortizza il costo in trenta anni + l’affitto si ottiene un costo annuo di € 166.667 , se provate a dividere questa somma per 9.000 ottenete € 21,85 al mq2. l’anno. Basta pensare ad un ufficio di 100 metri quadrati, provate a trovare chi vi affitta qualcosa a € 2.185 l’anno, a € 182 al mese. Il prezzo è assurdo ma è ancora più assurdo il vuoto di idee. Monza non ha bisogno di qualche negozio di lusso in più, ubicato dentro la Villa Reale.















Considerato che Monza è stata il centro della pittura lombarda non era più logico che la Villa potesse diventare il centro espositivo della pittura lombarda? Raccogliendo con la collaborazione di Milano e della Regione le opere sparse delle collezioni pubbliche si può realizzare una delle più grandi pinacoteche nazionali.








Niente male se un privato gestisce una caffetteria accanto a una pinacoteca, ma è diabolico cedere a un privato per trenta anni quasi tutta l’intera Villa, è come dar via un pezzo di Storia. 15/11/10 francesco zaffuto

15 aprile 2011
L'ECCO FATTO del Sindaco Mariani e del Governatore Formigoni
http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&childpagename=Regione%2FDetail&cid=1213424888971&p=1213424888971&pagename=RGNWrapper

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Immagini foto scattate durante qualche passeggiata in in villa e ai giardini della villa
1) La Villa Reale di Monza in inverno con la neve
2) La parte della Villa che campeggia sul parco
3) La parte del parco che si vede dalla Villa in inverno
4) Giardini della Villa in primavera
5) Laghetto della Villa, ghiacciato in inverno

domenica 14 novembre 2010

Sciolgo la Camera e mi congelo il Senato


Sciolgo una camera
Se lo faceva Prodi nel 2008, avrebbe dichiarato
la.... la.... la ..... la..... guerra civile
Ma a decidere è Napolitano
Da una lettura attenta è vero che la Costituzione tecnicamente tecnicamente lo prevede; ma dalla stessa lettura attenta si desume che in caso di crisi è solo il Presidente della Repubblica che si assume la responsabilità di scegliere tra:
- conferire un nuovo incarico allo stesso Berlusconi;
- conferire un mandato esplorativo a una personalità;
- conferire un nuovo incarico a una personalità politica sulla base di una nuova diversa maggioranza;
- sciogliere le camere.
Va ricordato che in passato fu sciolta una sola camera per costruire la stessa scadenza di rinnovo ; per compiacere Berlusconi ora si dovrebbe fare un passo indietro costruendo scadenze diverse per Senato e Camera, con elezioni che costerebbero il doppio al paese, con l'ulteriore rischio di determinare nuove diverse maggioranze.
L'ultima battuta di Brerluscori rivela nei fatti debolezza e paura per le nuove elezioni.
Si rassegni Presidente Berlusconi, è arrivato il tempo dello squaglio
14/11/10 francesco zaffuto
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(immagine - due coni gelato, uno alla crema e uno alla fragola)
sulla storia delle scadenze dal sito del Senato
http://www.senato.it/istituzione/29374/29387/genpagina.htm

Fin dal 1953 l'equiparazione tra le due assemblee si è andata accentuando con la parificazione della durata, dapprima realizzata in via di fatto con gli scioglimenti anticipati del Senato nel 1953 e nel 1958 (in coincidenza con le scadenze della Camera) e poi anche formalmente con la modifica costituzionale del 1963. Un'equiparazione che viene scrupolosamente rispettata anche nell'alternanza che scandisce la presentazione dei governi al Parlamento ai fini della richiesta della fiducia, ovvero dei documenti che sostanziano la manovra annuale di finanza pubblica.

giovedì 11 novembre 2010

7 + 2 nove parole per la Sinistra

Per la versione cartacea del testo vai a questo link
http://groviglidiparole.blogspot.com/2010/11/72-nove-parole-per-la-sinistra.html

Oggi nella Sinistra si fanno prove e si cercano programmi. Forse è necessario ricominciare dalle parole, da quelle più antiche della sinistra, trovarne il significato per i nostri giorni, iniziare un dibattito su ciò che si vuole. Ci sono in alcune vecchie parole significati profondi e urgenze. Una società migliore la si può costruire se ci si intende su almeno sette parole: pane, lavoro, libertà, uguaglianza, giustizia, fratellanza, laicità. L’intesa su queste prime sette parole potrà farci scoprire il senso delle due parole che l’umanità attende da secoli: pace e felicità.

Link alle parole

Pane ......Lavoro . .....Libertà ..... Uguaglianza

Pace ..... Felicità


Sorge un interrogativo. Ma cosa vuol dire la parola Sinistra?

Ci laviamo con ambedue le mani ed abbiamo tutti bisogno di acqua pulita per il nostro volto che è uno e per la nostra bocca che è una. Riflettendo su questa unità potremmo rivolgerci all’uomo senza fare particolari distinzione tra sinistra e destra che sembrano dividere l’uomo in due entità opposte. Ma la nostra mente è una ed è insieme un universo, è un grande groviglio di figure e pensieri che si attorcigliano, poi si sciolgono per attorcigliarsi ancora. Navigano nella nostra mente le parole e le sembianze dei nostri genitori, dei cari amici scomparsi; navigano insieme a Cristo, Budda, Cesare, Socrate, Napoleone, e tanti che abbiamo in qualche modo conosciuto; ci viene incontro la Venere di Botticelli a consolarci e poi tragicamente ci ritroviamo in Guernica.
La Sinistra è un insieme di desideri e di Storia che si è sedimentato nella nostra mente: già a partire dalla Rivoluzione francese ci fu un tale Buonarroti che ci fece capire che la Rivoluzione borghese aveva dimenticato i più derelitti; poi arrivò Proudhon insieme ad altri, e poi Marx e Bakunin, e continuammo a perdere quasi tutte le battaglie dell’ottocento; poi arrivò il novecento, vincemmo e scontammo tutta la tragicità della vittoria, non pensavamo di potere avere Macbeth tra i nostri fantasmi. Altre vittorie si aggiunsero, ma ben lontane dall’Europa che era stata il centro di tutte le invenzioni teoriche del socialismo.
Poi nuove voci da lidi diversi e nuove dimensioni, che non si identificavano con la sinistra ma che abbiamo sentito vicine, quella di Gandhi, di Martin Luther King; e le milioni di voci dei manifestanti del mondo pacifista ed ecologista.
Nella seconda metà del novecento abbiamo assaporato tutta la tragicità dei dubbi amletici, e oggi viviamo la difficoltà del non capire la difficile lingua cinese che è riuscita a mischiare le parole comunismo e capitalismo all’ombra di una mancanza di libertà di parola.
Molti di noi si sono purgati e pentiti verso il lido del “tutto sbagliato”. C’è ancora una buona fetta di resistenti, litigiosi ma resistenti, attaccati e quelle due o tre cose che ritengono giuste.
Nel quotidiano dei grandi partiti della sinistra abbiamo carrieristi consapevoli e inconsapevoli, ma questo è un male che ci accomuna a tutta l’umanità politica.
Per chi ha navigato in qualche modo in quel mare di memorie, rivolgersi alla sinistra non è un venir meno alla unicità dell’uomo ma è un non volere dimenticare i nostri torti e quelle due o tre cose giuste che servono al mondo.
Siamo ridotti discretamente male, eppure c’è un mondo fuori che ha bisogno di quelle due o tre cose giuste che abbiamo nel nostro bagaglio, c’è sempre un mondo di derelitti come all’epoca di Buonarroti. Per questo ci è necessario ripartire dalle parole e trarne il significato più profondo, non l’uso delle parole come slogan ma come veicolo della comprensione umana.
Nel ripartire dalle parole, capiterà di incontrare uomini che non si considerano di sinistra e che nel sentire due o tre cose giuste si possono affratellare a noi in quella fratellanza che deve essere necessariamente universale.
(nota: come autore di questi appunti sulle parole, debbo precisare che in questi casi difficilmente ci si può considerare autori, le riflessioni appuntate vengono da un lungo percorso di osservazione e di ascolti – francesco zaffuto, nuddu)
11/11/2010

Link alle parole

Pane ......Lavoro . .....Libertà ..... Uguaglianza

Giustizia .... Fratellanza ..... Laicità

(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
nota descrittiva dell'immagine per disabili visivi
La fotocomposizione “la mano sinistra” di Liborio Mastrosimone consta della foto della mano sinistra dello stesso autore in contrasto su un piano grigio sgranato e lucente. La mano nera per contrasto avanza come un inquietante ragno nero, le dita poggiano tutte ben fisse sul piano. Può incutere la paura di una presenza spettrale. Bisogna un po’ superare lo sgomento e ci si rende conto che è soltanto la nostra mano sinistra.

mercoledì 10 novembre 2010

Felicità





La Sinistra e le parole, nona parola: Felicità



Felicità





La felicità è uno stato individuale di piacere che ci soddisfa nel corpo e nello spirito che può derivare: dalla natura che ci circonda, dal nostro stesso pensiero, dal comportamento di altri individui a noi vicini, e dal complessivo comportamento del sociale umano che ci circonda; se il comportamento sociale non è riuscito a porre un qualche rimedio alla sofferenza originata nella stessa vita sociale anche le condizioni per una felicità individuale diventano molto precarie.

Del desiderio dei beni



L’uomo inappagabile per il desiderio di “cose” è l’ uomo disegnato dal capitalismo ed è funzionale alla macchina produttiva del capitalismo stesso. In epoche lontane chi gestiva il potere proponeva conquiste di nuove terre, religioni e grandi feste collettive. Oggi tutto pare ruotare attorno agli ipermercati e ai prodotti da consumare; il prodotto comprato dopo poco tempo genera di nuovo vuoto e noia e si pensa di superarla con il desiderio di un nuovo prodotto; tutto il tempo dell’uomo viene consumato dalle cose, prima per produrle e poi per utilizzarle e consumarle.
Desiderare di possedere una grande villa e un grande yacht per attraccare in ogni porto è un desiderio che sul piano individuale pare possibile, ma che diventa assurdo se si fa riferimento a tutti gli uomini della terra; basta immaginare che possa venire realizzato e la terra si trasforma in un inferno: miliardi di grandi yacht ad affollare i mari e a causa di tutte le ville sparse neanche un pezzo di terra per la produzione agricola. Allora la misura del desiderio di alcune cose, le cosiddette cose “esagerate”, non è l’avere le cose ma il fatto che gli altri non l’abbiano. Se si fa ricorso alla consapevolezza quel desiderio diventa solo una stupida prepotenza, diventa meno sciocco desiderare una piccola barca, una casa modesta, qualche amico in più, vivere senza lecchini pronti ad adularti e senza bisogno di guardie di scorta.
La battaglia contro l’ingordigia e la stupidità è una grande battaglia culturale che non realizza la felicità ma almeno crea un terreno fertile per la felicità.
Quello che rende l’uomo inappagabile non è il desiderio delle cose ma: l’ansia di essere riconosciuto, la noia dell’esistenza quotidiana, il desiderio di dimenticare la morte e di superarla, la rinuncia a pensare.

Del riconoscimento del lavoro



L’uomo oltre ad avere un bisogno di pane, di lavoro, di libertà, ha bisogno di riconoscimento del suo valore individuale. Il riconoscimento può arrivare dai rapporti privati, famiglia, amici, incontri, e può arrivare anche dal corpo sociale, il riconoscimento del corpo sociale certo non compensa il riconoscimento nei rapporti privati familiari e di amicizia ma aiuta nella ricerca della felicità.
L’apprezzamento del lavoro svolto è importante per il riconoscimento del valore dell’uomo, ed avviene con la remunerazione economica e con il prestigio sociale. Una società che riserva a chi fa lavori umili paghe miserabili e disprezzo sociale è una società che crea un inferno permanente nelle coscienze.
L’uguaglianza remunerativa non è stata portata avanti neanche dal comunismo, è stata ipotizzata solo da alcuni utopisti. L’uguaglianza remunerativa viene considerata pericolosa perché, dicono diversi economisti, potrebbe privare dei necessari stimoli alla competizione umana con conseguenze negative per gli studi e la ricerca. Se lo studio e la ricerca sono un piacere della conoscenza ciò non dovrebbe accadere; ma, considerato questo stadio di evoluzione dell’uomo, può essere utile mantenere le differenze remunerative. Va, altresì, considerato che l’eccessiva distanza remunerativa procura anch’essa dei guai, poiché la maggiore remunerazione viene riservata a pochi e si vengono a determinare processi di esclusione che possono portare lo stesso alla rinuncia dello studio e della ricerca. Una distanza remunerativa non eccessiva, che prenda in considerazione il necessario riconoscimento per i lavori umili e quello premiale per lo studio e la ricerca, può essere la via maestra per limitare i danni del mancato riconoscimento nel lavoro.

Della liberazione del tempo



Il tempo dell’uomo non può identificarsi solo con il lavoro, anche il lavoro che gode del più ampio riconoscimento può diventare una trappola alienante, è necessario per tutti gli uomini un tempo liberato dal lavoro che possa essere dedicato a libere scelte; questa libertà di tempo potrà tradursi in pensiero, arte, musica, gioco, famiglia, amicizia.
Liberare del tempo dal lavoro può realizzarsi con dispositivi contrattuali in qualche modo condivisi dalle parti sociali; ma vanno anche promosse tutte le scelte di flessibilità volontaria fatte dallo stesso lavoratore per una diminuzione del tempo di lavoro a fronte di una minore retribuzione.
L’accrescimento della produzione non genera di per sé benessere e anzi può generare addirittura malessere; un uomo liberato dalla prigionia delle cose può desiderare meno cose e arrecare meno danni alla terra, potrà scegliere di produrre e consumare solo quello che realmente gli serve.

Della ricerca della felicità tramite la dimenticanza



Molti uomini cercano la felicità tramite la dimenticanza, a volte scegliendo un mondo immaginario che li allontani il più e possibile dalla realtà, ripetendo un gioco o vizio; gli uomini che cercano la felicità attraverso la consapevolezza e l’accrescimento dello spirito sono ben pochi.
Non va demonizzata o ridicolizzata la ricerca della felicità attraverso la dimenticanza, l’immaginario o il gioco perché fa parte delle necessità umane. Una società che perseguita le prostitute e i clienti, che sbatte dentro il carcere un ragazzo che si droga, che impedisce di fumare una sigaretta anche all’aria aperta; sta solo costruendo una società del malessere come lo fu quella americana del periodo del proibizionismo.
Lo stato non può porsi come estremo moralizzatore nei comportamenti: deve però impedire quei comportamenti che nella ricerca del proprio piacere vengono a determinare sofferenza per altri individui; si impongono come necessarie leggi contro la riduzione in schiavitù, contro lo sfruttamento della prostituzione, per la tutela dei minori. In quanto alle droghe bisogna avere il coraggio di entrare nel merito delle droghe stesse e dei loro effetti, dare una informazione corretta, lasciare libero il consumo e la produzione di quelle droghe che non comportano danni, combattere strenuamente lo spaccio e il consumo delle droghe che comportano danni. E’ assurda una società che, solo per il fatto di essere grande produttrice di vino ed alcool li magnifica e li pubblicizza, pur conoscendo i gravi danni irreversibili dell’alcolismo, e, arriva a demonizzare una pagliuzza.

Della ricerca della felicità tramite la consapevolezza



La religione, che è stata per l’uso fatto dal potere l’oppio dei popoli, se le la si considera come risposta alle angosce profonde dell’uomo ha un diverso valore; gli spazi di riflessione sulla morte attraverso la religione o attraverso la ricerca culturale sono essenziali per l’uomo stesso. Le leggi debbono tutelare tutte le fedi religiose e la stessa ricerca di agnostici e atei.
Lo sport va promosso socialmente come strumento per trasformare la contesa in un gioco, per educare al rispetto dell’avversario e al rispetto delle regole che nello sport sono parte integrante del gioco.
Va promossa la grazia architettonica che crea bellezza e rende meno grigia la vita quotidiana nelle città.
Vanno promosse tutte le arti e la musica poiché per il loro procedere verso la bellezza e l’armonia aiutano l’uomo nella ricerca della felicità.
La gratuità o il prezzo molto contenuto per fruire di importanti eventi culturali avvicina individui che altrimenti sarebbero esclusi potenziando la funzione educativa dello stesso evento culturale
L’investimento in arte e cultura non si può considerare un investimento a perdere, si tratta di un investimento con un ritorno in tempi lunghi in termini di evoluzione dell’uomo e può essere un investimento con un ritorno immediato per la sua capacità di aggiungere elementi di felicità.

A conclusione delle parole



Il percorso verso la felicità parte dal pane accettando la consistenza materica del nostro corpo, prosegue nel lavoro che ci lega agli altri uomini, rivendica la libertà nella parola come espressione del pensiero, valorizza le differenze nella ricerca dell’uguaglianza, colma la nostra ansia di giustizia, allarga la speranza alla fratellanza, prepara nella laicità una casa per tutti per vivere in pace.

10/11/10 francesco zaffuto

Link alle parole

Pane ......Lavoro ......Libertà ..... Uguaglianza

Giustizia .... Fratellanza ..... Laicità

Pace

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7 + 2 nove parole per la Sinistra

(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

martedì 9 novembre 2010

Meglio un Governo ben battuto



E’ meglio un governo ben battuto. Oggi è stata approvata alla Camera un Testo di attuazione dei rapporti Italia Libia dove si rimettono al centro i diritti dell’uomo. Il Governo viene impegnato «a sollecitare con forza le autorità di Tripoli affinché ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l'ufficio dell'Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia».http://www.corriere.it/politica/10_novembre_09/governo-battuto_bb9f1e02-ec20-11df-8ec2-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano
In pratica un Governo battuto in Parlamento è meglio di un governo non battuto..
Su piano formale un Governo battuto su specifiche leggi può continuare a Governare per tutti gli aspetti esecutivi ma deve attuare le leggi dell’organo sovrano che la costituzione pone per legiferare, il Parlamento.
Paradossalmente un Governo che si limitasse alle sue competenze di esecutivo potrebbe essere un buon Governo. Ma quale prepotente di turno è disposto a governare in questo modo? Ci vorrebbe un’altra cultura, un’altra sensibilità, un non considerare l’opposizione come un nemico ma come una componente politica con idee diverse con cui confrontarsi e magari trovare punti di concordanza su leggi di interesse sociale.
Se dobbiamo cambiare per migliorare nel nostro paese dobbiamo andare verso un Parlamento che potenzia la su funzione legislativa.
Riporto una parte del contenuto del post
La Sinistra e le parole. La settima parola: Laicit... à

Il Parlamento nazionale deve essere nei fatti l’unica sede legislativa per l’approvazione di leggi con valore su tutto il territorio nazionale. Le leggi per essere approvate vanno discusse tutte nel merito dal Parlamento e non debbono essere approvate con voto di fiducia; il continuo ricorso al voto di fiducia tiene in ostaggio la stessa maggioranza dei parlamentari riducendoli a sudditi di una ristretta oligarchia. Le leggi che implicano più materie debbono essere esaminate e approvate distintamente; fermo restando il vincolo che una legge che implica una uscita finanziaria deve avere la precisa corrispondenza in una entrata finanziaria certa.La fiducia del Parlamento al Governo va intesa come complessiva fiducia del fare e non deve essere chiesta in relazione all’approvazione di specifiche leggi; il determinarsi di maggioranze diverse in Parlamento in relazione all’approvazione di leggi non implica la caduta del Governo. Il Governo deve accontentarsi del suo ruolo propositivo, esecutivo e di coordinamento e rispettare il ruolo del parlamento in materia legislativa. La fiducia al Governo va posta solo al momento dell’insediamento al Governo, non va più richiesta in relazione all’approvazione di specifiche leggi e può essere tolta con espressa sfiducia complessiva che preveda l’espressa richiesta di insediamento di un nuovo governo con una nuova maggioranza.

09/11/10 francesco zaffuto
(immagine – un normale battipanni in vimini)

BONDI, EX ROSSO POMPEIANO


La caduta della Domus dei gladiatori Bondi non l’avrebbe potuta provocare neanche se ci avesse dato mille testate. La richiesta di dimissioni di Bondi per questo motivo è quantomeno ridicola.

Il disastro viene da lontano e Bondi ha lavorato nel solco della sbadataggine, contribuendo solo con l’ultima testata.

Intanto si preparano i falchi, quelli del “privato è bello”. I caritatevoli “mecenati “ dello sponsor, quelli che amano il patrimonio artistico; quelli che per il solo fatto di essere manager privati dovrebbero essere migliori dei dirigenti pubblici. Forse per la capacità di fiutare un proprio profitto?

Fortuna ha voluto che il crollo sia avvenuto mentre non c’erano visitatori, altrimenti, oltre allo scempio della caduta delle sacre pietre, avremmo avuto la tragica fine di qualche turista. Immaginiamoci per un attimo la morte di un turista straniero cosa avrebbe provocato di impatto a livello internazionale, una campagna tipo: "non andate in Italia a vedere antichità".

09/11/10 francesco zaffuto

(immagine – due volti romani che emergono da una base di rosso pompeiano)

lunedì 8 novembre 2010

Speriamo che non piova



Per il Veneto speriamo che questa settimana non piova.


Le piogge della settimana scorsa hanno coperto di acqua e fango buona parte del Veneto, ma sui nostri TG e servizi vari imperavano Ruby, Berlusconi e lo zio “assassino”.

Se questa settimana piove ancora nel Veneto si aggiungerà disastro a disastro; per i nostri TG e servizi vari galleggeranno sulle acque solo le dichiarazioni di Fini, Berlusconi e dello zio “assassino”.

Gli industriali vicentini minacciano lo sciopero delle tasse; in un momento in cui va riscoperta la solidarietà nazionale si sceglie il muscolo della minaccia leghista.

Speriamo che questa settimana non piova, che non ci siano terremoti, che l’immondizia possa scomparire per virtù magiche; perché in Italia ci siamo bevuti il cervello anche con il contributo dei dirigenti delle TV.
08/11/10 francesco zaffuto

link:

http://100cosecosi.blogspot.com/2010/11/alluvione-del-nord-est-arrangiatevi.html

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201011articoli/60253girata.asp

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/8-novembre-2010/ancora-piogge-torna-incubo-zaia-rilancia-tasse-veneto-1804119035751.shtml

(immagine – ombrello – colore silver esterno e verde interno)

domenica 7 novembre 2010

Pace




La Sinistra e le parole, l'ottava parola: Pace
Pace
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Le prime sette parole e l’ottava


In questo percorso delle parole le ultime due parole pace e felicità sono parole derivate; solo dopo una qualche compiutezza delle parole pane, lavoro, libertà, uguaglianza, giustizia, fratellanza, laicità, si può arrivare a parlare di pace e di felicità; altrimenti si naviga ancora nel mare della sofferenza e anche se la sofferenza può riguardare un limitato numero di persone è tale da generare un malessere che si spande per il sociale di un paese e per il mondo.

Pace sociale all’interno dello stato e l’ordine



Capire se siamo in una società dove vige la pace sociale è molto semplice: una società dove vige una pace sociale avrà sempre meno bisogno di giudici, di poliziotti e di carceri; pare che nel nostro paese ci sia molto bisogno di questi strumenti e se ne chiede il potenziamento. L’ordine è il presupposto di uno stato per esistere, ma se le leggi di uno stato per essere applicate ed accettate hanno bisogno di un grande dispiegamento di forze coercitive siamo di fronte alla mancanza di pace sociale.
In una società dove il mito è la ricchezza e buona parte dei cittadini non arriva neanche a livelli minimi di soddisfazione dei bisogni primari non c’è pace sociale, c’è una condizione di rassegnazione o fughe individuali verso l’esasperazione; le manifestazioni è gli scioperi vanno verso una forma collettiva di rappresentazione del dissenso, evitano l’esasperazione individuale e cercano di formulare richieste collettive di cambiamento.
Le manifestazioni e gli scioperi sono il simbolo di una società civile che riesce ad esprimere il suo dissenso in forma libera ed esplicita; la classe politica ha il dovere di relazionarsi con chi sciopera e con chi manifesta per adempiere al suo ruolo principe di mediazione nei conflitti sociali e per elaborare leggi che in qualche modo accolgano nuove istanze dei cittadini che protestano. Se la classe politica rinuncia a questo ruolo di mediazione si vengono a determinare fratture determinanti.
Agli inizi del novecento si è determinato in Europa e in Russia un livello di scontro tale da innescare dei processi rivoluzionari; la rivoluzione russa degli inizi del secolo ha condizionato tutta la storia del novecento. La componente politica dei comunisti bolscevichi rinunciò ad ogni ruolo di mediazione, decise di guidare tutto il dissenso e di cambiare il destino della storia per costruire un nuovo modello sociale. L’iniziale modello sociale di riferimento fu quello dei soviet, un movimento dei consigli che ebbe una sua spontanea crescita partecipativa per i primi anni e che poi si trasformò in una struttura statalista. La successiva parabola stalinista con la repressione di ogni dissenso mostra come un processo rivoluzionario non è di per se risolutivo di tutti i torti sociali e può generare nuovi torti.
Un processo rivoluzionario è spesso drammatico, genera morti e distruzione innescando successive vendette e sofferenze. La tanto osannata rivoluzione borghese in Francia è stata la più sanguinaria delle rivoluzioni e viene giustificata solo perché portò al potere la borghesia; gli altri processi rivoluzionari vengono in qualche modo demonizzati perché hanno avuto come scopo quello di uscire dal sistema sociale borghese.
Il sistema sociale borghese capitalistico di oggi in Italia è in qualche modo condizionato da alcuni istituti sociali promossi anche dal movimento operaio e socialista; questi istituti vanno dai diritti sindacali e associativi al sistema previdenziale, dal sistema sanitario pubblico alla scuola pubblica. La società italiana si può definire come una società a capitalismo frenato dai diritti e dall’imposizione fiscale; possiamo proseguire sulla strada delle riforme o accettare la logica del tanto peggio tanto meglio di una società a capitalismo sfrenato per poi sperare in un ipotetico momento rivoluzionario.
L’acquisizione della consapevolezza dei diritti dell’uomo è un processo che coinvolge tutti gli uomini del mondo, è una evoluzione dell’uomo stesso che non può essere determinata con atti forzati, può essere solo promossa e indirizzata; la strada pacifica dell’acquisizione di questa consapevolezza è sicuramente da preferire.
La strada di un lungo processo di riforme per migliorare la società non è il riformismo, non si tratta di preferire le riforme qualsiasi esse siano, si tratta scegliere e portare avanti riforme che migliorano la vita dell’uomo.
I tempi lunghi di questo processo spesso contrastano con necessità immediate e drammatiche, per questo i problemi del pane e del lavoro vanno visti sempre in capo alla gerarchia dei problemi e la sinistra deve adoperarsi per arrivare a soluzioni immediate di tali problemi.
Occorre avere la consapevolezza che la democrazia rappresentativa, la libertà di espressione del pensiero e di associazione, sono istituti su cui è necessaria una costante vigilanza, chi ha grandi privilegi può decidere con un tratto di penna di spazzare via ogni libertà per chi lotta contro questi privilegi. La pace sociale è una condizione da ricercare ed anche da difendere.

Pace tra gli stati sovrani e ordine internazionale

La pace che si è determinata dopo la seconda guerra mondiale è stato un lungo periodo di equilibrio tra due stati super armati sul piano nucleare, una continua guerra spionistica, una continua sorveglianza sulla propria sfera di influenza di USA e URSS. Siamo stati più di una volta ad un passo dalla terza guerra mondiale. Le società democratiche occidentali sono state di fatto con poteri bloccati, ogni possibile cambiamento veniva in qualche modo vanificato da operazioni di influenza spionistica e da colpi di stato. Il Vietnam, la strategia della tensione in Italia dopo il ’68, il colpo di stato in Cile, sono solo alcuni esempi della sfera d’influenza americana; sull’altro fronte si possono ricordare alcuni esempi come l’invasione della Cecoslovacchia e l’avventura sovietica in Afghanistan. I sessanta anni che ci separano dalla seconda guerra mondiale sono stati sessanta anni di pace guerreggiata nelle periferie del mondo.
La fine dell’impero sovietico non ha determinato una migliore condizione per la pace nel mondo; il ruolo degli USA si è accresciuto, il ruolo della Russia in termini di armamenti non è diminuito; è aumentata la proliferazione degli armamenti nucleari con nuovi stati che si sono dotati di tali armamenti; il conflitto storico tra Palestina e Israele è ancora nel pieno dello scontro e si è aggiunto uno scontro con il mondo mussulmano che va oltre il confine degli stati; l’ONU come organismo internazionale non si è evoluto ed è rimasto debole. Viviamo una pace precaria con rumori di guerra in lontananza, una guerra nucleare non è stata scongiurata ed è in grado di portare una catastrofe sulla terra e nell’animo degli uomini.
Operare per la pace per la sinistra è un compito primario e va visto nel senso della fratellanza universale, nel contempo trattasi di un compito difficile che non può essere affrontato con slogan che esasperano lo scontro tra i popoli: la politica USA non si può identificare con tutti gli americani, la mancanza di rispetto dei diritti dell’uomo in Cina non può identificarsi con tutti i cinesi, il terrorismo integralista non può essere identificato con tutti gli arabi, la politica dello stato di Israele non può essere identificata con tutti gli ebrei,....
E solo attraverso un grande movimento internazionale per la pace che si può costruire la pace, un movimento internazionale capace di superare i confini degli stati. Le componenti politiche più sensibili alla pace e le componenti culturali debbono partecipare alla costruzione di questo grande movimento. Le donne, se finalmente si saranno stancate di imitare gli uomini, con la loro partecipazione potranno contribuire a questo movimento per la pace in modo determinante. Si stratta di una grande battaglia culturale per il riconoscimento dell’uomo a cominciare dal problema del pane che diventa centrale per questo movimento, perché non ci può essere pace all’ombra della miseria più crudele.
L’ONU, come assise internazionale degli stati, non va messo in crisi e ne va potenziato il suo prestigio, il suo ruolo di mediazione nelle controversie deve diventare centrale. La non proliferazione delle armi nucleari deve andare di pari passo con la eliminazione delle armi nucleari e con il disarmo globale, la guerra deve diventare il tabù dell’uomo moderno; le fabbriche di armi debbono essere convertite in aziende che fabbricano macchinari per l’agricoltura e che operano per il disinquinamento del pianeta. Tutto ciò è possibile, solo l’ingordigia e la stupidità sono di ostacolo. Il mondo oggi, per questo uomo che si è disseminato in ogni angolo della terra, è ormai su una strada di non ritorno, ci sono solo due possibilità davanti: la distruzione o l’utopia di una pace che è diventata necessità.
07/11/10 francesco zaffuto
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(immagine “la mano sinistra” fotografia © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

venerdì 5 novembre 2010

Ma Draghi è di Sinistra?


Ecco alcune frasi dell’intervento del Governatore al convegno della facoltà di Economia dell'università di Ancona:
"Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si hanno effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità". Draghi poi continua –
"nel paese rimane diffusa l'occupazione irregolare, stimata dall'Istat in circa il 12% del totale dell'unita' di lavoro" "il passato rispetto al futuro esclude dalla valutazione del benessere la visione di coloro per cui il futuro è l'unica ricchezza: i giovani".


Potremmo dire , Benvenuto a sinistra mister Draghi?

No, Draghi non è di sinistra si è solo liberato dal mare delle stupidità in cui stanno annegando Governo e Confindustria; la precarietà del lavoro non è un bene neanche per lo stesso capitalismo, comporta flessione della domanda e stagnazione della produzione.
In uno dei post iniziali di questo blog dell’aprile 2009 tentai di spiegare gli effetti del precariato:

La condizione di precariato nel lavoro incide nella flessione della domanda interna in maniera duplice: contiene i consumi del lavoratore precario e della sua famiglia (sempre che se la sia riuscita a costruire); e contiene i consumi della famiglia di origine (genitori del lavoratore precario). Il lavoro precario tende a frenare la domanda di beni di più famiglie.

Disoccupazione e precariato diffuso distruggono la domanda, determinano stagnazione e di conseguenza la crisi si allunga anche per gli imprenditori.
Siamo nella stessa barca? No perché per chi è precario o disoccupato si aggiunge un carico di disperazione spesso insostenibile. Solo in qualche limitato caso si è nella stessa barca dell’imprenditore, quando anche lui è sull’orlo del fallimento, e qualcuno con questa ultima crisi è arrivato al punto di suicidarsi.
Allora Mister Draghi, anche se è meglio non ritrovarci tutti insieme per evitare la solita confusione, almeno si può tentare di completare il ragionamento; per alleggerire i danni di precariato e disoccupazione è necessario:
- un welfare in grado di evitare le situazioni di disperazione;
- una normativa che impedisca il lavoro a tempo determinato senza una giustificata motivazione;
- un lavoro precario che venga a costare alle aziende di più di quello stabile;
- mandare subito a casa Sacconi che diffonde percentuali e interpretazioni ben diverse;
E nel campo bancario è opportuna una disponibilità delle banche al piccolo credito diffuso sul territorio nazionale al posto di foraggiare sempre le poche “stimate” aziende; e se le banche private non se la sentono è opportuno anche un esercizio pubblico del credito.
05/11/10 francesco zaffuto

(immagine “Pensieri” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

nota descrittiva dell'immagine per disabili visividentro una piccola cappella, come quelle votive che si possono incontrare in un angolo di strada, ci sta un quadro, dentro il quadro un piccolo specchio, di quelli che si usavano tanto tempo fa in grado di poggiarsi. Dentro lo specchio l’immagine di un uomo che sorride (l’autore stesso), l’immagine è divisa in due e sorride con l’aria di avere ben capito, sopra la testa dell’immagine due ruote meccaniche che stanno poggiate a modo di antica paglietta estiva.

mercoledì 3 novembre 2010

Laicità




La Sinistra e le parole, settima parola: Laicità


Laicità

Laico origina dal greco λαikòς - del popolo, estensione del termine λαός, laós - popolo e contraddistingueva l'appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunità chiusa.
La parola laicità si coniuga con la parola libertà e implica che le leggi valgono per tutti gli uomini e che il diritto di libertà del singolo uomo venga posto in cima alla scala gerarchica dei diritti.
Laicità oggi va intesa come bene per tutti, come metodo di lavoro per affrontare la cosa pubblica, come garanzia degli oppositori, come garanzia di tutte le fedi religiose, come garanzia per le libertà individuali e come garanzia per la libertà di associazione.
La laicità rivolta alle istituzioni dello Stato deve dare garanzie di rappresentatività alle maggioranze e alle minoranze, deve essere rivolta alla costruzione di un modello istituzionale che permetta l’alternanza nei poteri.
La tentazione dei gruppi dominanti più forti è quella di operare sulle leggi di tutti per adeguarle a proprio favore e alla propria visione dell’esistenza; la laicità combatte questa tentazione per costruire condizioni di equilibrio sociale.

Delle tre entità sociali



Una laicità moderna deve essere consapevole dell’esistenza di tre entità che compongono il sociale e l’uomo stesso: l’entità economica, l’entità politica, l’entità culturale. Queste entità vanno viste nella loro preziosa separatezza. Quando queste tre entità tendono a mescolarsi tra loro o quando una di esser tende a prevalere sulle altre, si genera confusione e malessere sociale. Sono come tre colori che vanno tenuti separati per potere fare in modo che possano esprimere tutta la loro intensa cromaticità, se vengono mischiati si ottiene solo un uniforme grigiore. Nella Storia abbiamo diversi esempi di prevalenza di una delle tre entità che hanno prodotto società grigie e pervase dal malessere sociale.
La prevalenza dell’entità culturale può portare a società autoritarie e totalitarie. Il culturale tende ad incidere sui comportamenti morali, si pone come guida nel pensare, ed è un fattore educativo per gli uomini e per la società; ma se il culturale detiene tutte le leve del potere sociale può diventare oppressivo per i comportamenti umani. Gli esempi storici in Europa di stati dominati dal pensiero religioso ci hanno fatto conoscere fenomeni gravissimi di persecuzione come l’inquisizione. Ancora oggi esistono in diverse parti del mondo stati dominati dall’integralismo religioso che non riconoscono basilari diritti umani.
La prevalenza dell’entità economica porta a società apparentemente libere ma nei fatti autoritarie e corrotte. Il prevalere dell’entità economica tende a corrompere tutto: cultura, politica, e tutte le istituzioni dello stato, pur mostrando una apparente laicità. La storia pullula di esempi di questa prevalenza: nel passato i centri del potere economico coincidevano con i grandi proprietari di terre, nella storia moderna la proprietà industriale e finanziaria si è sostituita in quel ruolo di comando. I potentati economici più forti tendono a mantenere i loro privilegi e le loro rendite di posizione, si mostrano liberali in apparenza ma impediscono che si vengano a costruire istituti sociali che permettano l’alternanza dei poteri, possono arrivare a difendere i loro interessi ricorrendo anche alle armi e al delitto. Nelle società a entità economica prevalente, il colpo di stato spesso viene usato come ultima ratio per la difesa dei privilegi (abbiamo avuto esempi tragici nella seconda metà del novecento nel Sud America, come il Cile e l’Argentina).
La prevalenza dell’entità politica porta a società apparentemente ordinate ma totalitarie e capaci di soffocare le libertà individuali. L’esempio storico moderno più pregnante l’abbiamo avuto con gli stati comunisti nel mondo e con il fascismo in Italia. La politica rinuncia al suo ruolo di mediatrice degli interessi sociali, costruisce gerarchie statali di controllo e un sistema di privilegi per se stessa. L’entità politica può esercitare il suo controllo sull’economico e sul culturale, mostra però di temere soprattutto un culturale autonomo perché può avanzare critiche al suo sistema e per evitare ciò diventa persecutrice della libertà di pensiero.
Avere consapevolezza storica dei danni della prevalenza di una entità sociale e riuscire a prefigurarli può servire per costruire un ordinamento statale laico dove ci sia equilibrio tra l’economico, il politico e il culturale.

Dell’autonomia del culturale e del politico



L’autonomia deriva anche da un quantitativo di beni a disposizione. Se si fa riferimento ai beni le tre entità (economico, politico e culturale) diventano disomogenee nelle forze poiché i beni sono solo prodotti o detenuti dalla entità economica. L’entità economica può essere quella dei grandi capitalisti come può essere quella di tutti i cittadini che privatamente possiedono limitati beni. Lasciare che l’economico finanzi come vuole la politica e la cultura, può sembrare laico e liberale, ma nei fatti significa determinare il controllo dei potentati economici su cultura e politica. Se in qualche modo non vengono posti degli istituti di equilibrio l’entità economica tenderà sempre ad avere il peso maggiore.
Lo stato con l’imposizione fiscale riesce a destinare alle sue istituzioni un ammontare di entrate che possono affluire in modi diversi alla entità politica o alla entità culturale. Fare affluire beni all’entità politica attraverso alti stipendi e privilegi economici crea una forma di privatizzazione della politica che determina ancora una volta un maggior peso dell’entità economica. Le stesse elargizioni fatte in sede politica ai soggetti culturali con criteri discriminatori determinano nei fatti limitazioni di autonomia della cultura. Misure come: la destinazione dell’otto e 5 per mille e il finanziamento pubblico ai partiti attraverso le stesse espressioni di voto, facendo ricorso a meccanismi dove si esplicita una volontà popolare, hanno un carattere più generalizzato e meno discriminatorio; vanno ripensate e corrette per gli aspetti più contraddittori, ma sono da prendere in considerazione per il metodo.

Della centralità del Parlamento



Il Parlamento nazionale deve essere nei fatti l’unica sede legislativa per l’approvazione di leggi con valore su tutto il territorio nazionale. Le leggi per essere approvate vanno discusse tutte nel merito dal Parlamento e non debbono essere approvate con voto di fiducia; il continuo ricorso al voto di fiducia tiene in ostaggio la stessa maggioranza dei parlamentari riducendoli a sudditi di una ristretta oligarchia. Le leggi che implicano più materie debbono essere esaminate e approvate distintamente; fermo restando il vincolo che una legge che implica una uscita finanziaria deve avere la precisa corrispondenza in una entrata finanziaria certa.
La fiducia del Parlamento al Governo va intesa come complessiva fiducia del fare e non deve essere chiesta in relazione all’approvazione di specifiche leggi; il determinarsi di maggioranze diverse in Parlamento in relazione all’approvazione di leggi non implica la caduta del Governo. Il Governo deve accontentarsi del suo ruolo propositivo, esecutivo e di coordinamento e rispettare il ruolo del parlamento in materia legislativa. La fiducia al Governo va posta solo al momento dell’insediamento al Governo, non va più richiesta in relazione all’approvazione di specifiche leggi e può essere tolta con espressa sfiducia complessiva che preveda l’espressa richiesta di insediamento di un nuovo governo con una nuova maggioranza.

Della rappresentatività



Una democrazia improntata alla laicità deve garantire la rappresentatività delle maggioranze e delle minoranze, la governabilità, e l’alternanza tramite nuove convocazioni elettorali. La legge elettorale è una legge chiave di garanzia della democrazia parlamentare, non può essere determinata solo da coloro che hanno vinto precedenti elezioni.
Il Parlamento deve raccogliere attraverso la rappresentatività tutto il dibattito politico presente nel paese. La legge elettorale deve permettere l’elezione su base territoriale di candidati rappresentativi del territorio e deve anche permettere l’elezione su base nazionale di candidati rappresentavi di correnti di pensiero. Un gruppo politico che sul territorio nazionale raccoglie 500 mila voti deve necessariamente avere una rappresentanza in Parlamento; il limite percentuale per la rappresentatività nel parlamento del 4% è un gravissimo danno alla democrazia rappresentativa, determina un peso superiore per i localismi, isola i gruppi politici diffusi sul territorio nazionale dal dibattito politico parlamentare e determina la crescita di una politica extraparlamentare.
La rappresentatività politica si coniuga attraverso simboli e persone, il cittadino nel votare deve sempre poter esprimere la preferenza anche per la persona. Il criterio della non eleggibilità dopo il secondo mandato è un buon criterio che può assicurare un minimo di rotazione per le cariche parlamentari e di governo. Gli ex parlamentari non più eleggibili potranno contribuire nel dibattito politico attraverso partiti e centri di studio politico, ne avrebbe un beneficio la politica in generale che non può ridursi solo all’occupazione di un seggio in Parlamento.
L’istituto della doppia Camera in Italia è stato ereditato dal regime monarchico per giustificare i privilegi di casta della camera alta; oggi è una inutile duplicazione dell’organismo legislativo. Può bastare una sola camera con non più di 500 deputati, tutti eletti; le cariche a vita di ex presidenti e personaggi illustri vanno eliminate (i personaggi illustri possono sempre avere un peso nel dibattito se riescono ad influenzare con la loro saggezza il dibattito politico in sede culturale o possono sempre fare ricorso a una elezione).
L’introduzione in Italia di una doppia camera come il senato delle regioni potrebbe comportare:
- il solito ritardo nell’approvazione definitiva delle leggi;
- conflitti di competenza tra le due camere (l’idea di affidare a questo nuovo senato le leggi in materia economica è assurda; le leggi economiche hanno grandi riflessi sul sociale, e le leggi sociali e di costume hanno grandi riflessi in economia);
- un deterioramento del tessuto nazionale unitario (la sedia in senato sarebbe vissuta come una particolare rappresentazione di localismi).
Tutta la grande parte dei deputati di una sola camera, eletti con criteri territoriali, basta ed avanza per rappresentare le istanze locali.

Della divisione dei poteri e della governabilità

Un premio di maggioranza in seggi a un partito o coalizione vincente va a detrimento del criterio della rappresentatività; può essere utile per assicurare un minimo di uniformità di indirizzo e di stabilità di governo, ma non deve essere così elevato al punto di stravolgere il criterio della rappresentatività (le recentissime vicissitudine politiche italiane dimostrano che i premi di maggioranza non assicurano di per sé la solidità delle maggioranze; la solidità dipende sempre dalla unità degli intenti).
Una elezione a parte del presidente dell’esecutivo non è la soluzione miracolistica per determinare l’unità degli intenti. La questione di rilievo è sempre la salvaguardia della funzione legislativa del Parlamento; anche in Francia e in USA, dove vige una repubblica presidenziale, quando in Parlamento esiste una maggioranza diversa il presidente accetta nei fatti il suo ridimensionamento. La repubblica presidenziale non può intendersi come libertà di fare per chi è stato eletto presidente. Per la storia del nostro paese, dove passate esperienze, dal fascismo ad oggi, hanno mostrato una propensione dell’esecutivo ad espandersi, è preferibile un limitato premio di maggioranza in Parlamento.
Della necessaria autonomia del potere giudiziario si è accennato in qualche modo alla parola Giustizia.

Dell’autonomia amministrativa e del federalismo



Il federalismo si intende quando stati autonomi sono tenuti insieme da un patto federale. In una realtà come quella italiana, unità dalla lingua, dalla cultura, da una religione diffusa su tutto il territorio, da interessi economici dipendenti e con una storia di unità legislativa di 150 anni, parlare di federalismo è quantomeno improprio; si tratta nei fatti di una necessaria ampia autonomia amministrativa che può spaziare dalla fiscalità all’amministrazione del territorio.
Riconoscendo il Parlamento nazionale come unico organo legislativo l’autonomia degli enti territoriali è una autonomia delegata anche se ha un rilievo di carattere costituzionale.
Le unità amministrative autonome vanno intese in forma moderna e avendo come riferimento l’evolversi delle necessità del territorio, oggi si possono individuare in Italia: Regioni, Comuni, Aree Metropolitane. Le regioni come riferimento ad un ampio territorio con una sua tradizione culturale; i Comuni come riferimento ad un limitato aspetto territoriale e ad una tradizione storica culturale; le Aree Metropolitane come riferimento ad una realtà territoriale strutturale di fatto ed in evoluzione che va affrontata con logiche di moderna amministrazione.
Le province, fatte salve quelle province autonome che possono assurgere a ruolo di vere e proprie regioni (es. Bolzano e Trento), sono organismi obsoleti, i poteri delle province vanno delegate alle regioni che possono a loro volta individuare un loro decentramento territoriale che può coincidere o non coincidere con le stesse vecchie province. Dalla scomparsa di province e prefetture si avrebbe un beneficio in termini di snellimento della macchina amministrativa statale; anche molti piccoli comuni vanno accorpati per vicinanza in uniche unità amministrative comunali.

Della scuola



La scuola accomuna in sé problemi relativi alla Laicità, alla Libertà e alla Uguaglianza. E’ una specie di punto di incontro di tre necessità.
Se sotto il profilo della libertà si deve garantire la possibilità di fondare scuole private; si deve avere la consapevolezza che laicità, uguaglianza e libertà sono compiutamente affrontate da una scuola pubblica. Le scuole private per la loro stessa natura di parte tendono ad essere poco laiche proprio perché intendono portare avanti un progetto orientato su alcune specifiche scelte culturali e i singoli insegnanti delle scuole private debbono accettare il progetto orientativo. Anche gli stessi eccessi di integralismo delle scuole private sono limitate dall’esistenza nei fatti di una grande scuola pubblica.
Nella scuola pubblica italiana fino ad oggi la laicità è stata assicurata dando uno spazio alla religione ben distinto dal corpo delle materie insegnate e facendo sì che non pesassero in modo preponderante particolari correnti culturali; la libertà di insegnamento è stata posta nello stesso dettato costituzionale; l’uguaglianza è stata affrontata assicurando una quasi gratuità fino alle scuole medie superiori.
La Sinistra deve difendere la scuola pubblica e potenziarla.
L’accesso alla docenza nella scuola pubblica non può essere definito da metodi cooptativi (metodo che può essere usato nelle scuole private); per il carattere pubblico della scuola va assicurata la forma concorsuale (o per esami o tramite graduatorie di merito) sulla base dei titoli di studio, di ricerca, e sul riconoscimento di acquisite esperienze professionali.
L’autonomia culturale riconosciuta alla scuola pubblica (compresa l’Università) non deve essere la scusa per avviare un processo di privatizzazione; il centro di autonomia della scuola pubblica non può essere altro che il collegio docenti o il senato accademico.
La scuola pubblica a livello nazionale e regionale non può essere affidata solo all’autorità politica ministeriale e regionale; essendo la scuola un organismo che fa riferimento alla cultura l’aspetto della sua autonomia deve esprimersi anche a livello nazionale e regionale. Sono necessari un consiglio nazionale e uno regionale per la scuola pubblica in grado di esprimere pareri su programmi, indirizzi di studio, scelte didattiche e organizzative; tali organi debbono essere elettivi e rappresentativi dei docenti della scuole e delle università.

Per una informazione libera e laica


La libertà della divulgazione del pensiero è un diritto che prescinde dalla stessa laicità, il portatore di un pensiero non laico ha il diritto a poterlo divulgare allo stesso modo del portatore di un pensiero laico. La laicità deve essere di riferimento per gli spazi dell’informazione e di divulgazione del pensiero. La laicità deve fare in modo che partiti, potentati politici ed economici ed anche potentati culturali non vengano a detenere spazi tali da determinare posizioni di dominio e atti ad escludere soggetti individuali e associazioni minoritarie.
Chiunque deve esser libero di poter fondare un giornale o uno strumento informativo o di divulgazione del pensiero. Uno stato laico deve favorire la crescita degli strumenti di comunicazione eliminando ostacoli burocratici e impedendo fenomeni di concentrazione.
Oggi per una informazione libera e laica va garantito a tutti il libero accesso a internet, vanno ampliate le possibilità di creare nuovi canali televisivi a nuovi soggetti; e la televisione pubblica, lungi dall’essere privatizzata o ridimensionata, deve permettere nei suoi spazi l’accesso a una molteplicità di soggetti politici e culturali.
03/11/10 francesco zaffuto

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martedì 2 novembre 2010

Precisazione: io non sono Berlusconi


Dopo la recente affermazione del Presidente Silvio Berlusconi:
«È meglio essere appassionati di belle ragazze che gay»
.
.

Mi sembra doveroso precisare che: “ Sono appassionato di belle donne ma non sono come Berlusconi, non ho niente a che fare con lui, non sono miliardario e non mi interessa di diventarlo; e se è necessario, per congedare sua maestà, voterò Vendola”.


02/10/10 francesco zaffuto

(immagine – particolare il primo piano del volto della Venere di Botticelli con la sua mano poggiata sul seno)

lunedì 1 novembre 2010

I mostri, i santi e i nostri morti


Le zucche, i mostri di Halloween e tutti i santi della chiesa (con festività riconosciuta) tendono a seppellire la tradizione del ricordo dei nostri morti. Stavo per scrivere un pezzo, poi mi sono imbattuto in questo di Ivo Tiberio Ginevra che vi propongo in lettura. Il punto di vista viene dalla Sicilia dove la tradizione era forte e rischia anch’essa di essere persa.

La “festa dei morti”


http://hotmag.me/evasione/2010/11/01/la-festa-dei-morti/?ref=nf
di Ivo Ginevra

Noi in Sicilia abbiamo “i morti”.
Mi spiego meglio. È una vecchissima tradizione dove la notte dell’uno novembre i morti, cioè le anime dei parenti defunti, fanno trovare al risveglio dei bambini, dolci (la frutta di martorana – marzapane), la pupaccena (una statuetta di zucchero solidificato con l’interno cavo a forma di pupo siciliano) dei biscotti secchi (detti ossa di morto) ed un regalo di poco conto (a me regalarono un fucile con i tappi). Poi si va al cimitero e quel cordone ombelicare che lega la famiglia, sebbene reciso dalla morte fisica, vive e si tramanda nelle generazioni.
Quella dei morti è una festa pagana tipica della nostra tradizione. L’origine che si perde nella notte dei tempi è sicuramente tribale e anticamente consisteva nell’offerta simbolica di alimenti di forma umana da parte dei defunti con l’intento di tramandare nei vivi la loro forza e il loro ricordo (riti ancora in vigore in qualche tribù dell’Indonesia e dell’Africa).
La tradizione si è anche rafforzata nel tempo con l’usanza del pranzo offerto dai vicini di casa del defunto ai familiari che avevano subito la perdita del parente, dato che non avevano potuto provvedere ai loro bisogni alimentari.
Questa tradizione grazie ad Halloween rischia ora di scomparire, infatti, i mercati rionali che in questo periodo erano invasi di luci, colori sgargianti, sapori, odori e luccichii di giocattoli stanno per essere soppiantati da una marea di colori neri, lugubri e porcherie di plastica fatti da teschi, pipistrelli e costumi da streghe d’indubbio gusto.
Grazie anche al bombardamento mediatico i nostri bambini al posto della frutta di martorana, adesso vogliono un zucca di plastica. Vogliono un tetro abito nero ed un trucco sanguinolento come se fossimo a carnevale, e in definitiva non vanno più al cimitero a rendere un omaggio ai morti facendo scomparire una buona tradizione.
Anche la scuola e soprattutto quella materna ed elementare, grazie ad un personale poco attento contribuisce molto a soppiantare questa educativa tradizione tipicamente nostra.
La festa dell’attesa del regalo col giorno del ricordo si sta velocemente trasformando in una pacchianata americaneggiante, non sentita, inutile, diseducativa, stupida e soprattutto estranea alla nostra cultura, oramai tesa alla globalizzazione, all’appiattimento del tutto, ed a scimmiottare malamente lo sterile modello americano.
Mi fanno pena i nostri figli che crescendo non avranno come me il ricordo del sorriso mio nonno che nella mattina della festa, regalandomi la frutta di martorana, il pupo di zucchero, ed il fucile di latta mi diceva: “questi te li ha portati la nonna che non c’è più e ti pensa sempre”. Poi andavamo a portarle un fiore al cimitero.
Tenetevi pure Halloween.
Ivo Tiberio Ginevra
01/11/10
(immagine – un pupo siciliano – un paladino realizzato in zucchero e colorato in modo variopinto)