venerdì 28 febbraio 2014

Cartellino giallo e rosso alla Camera

Il Parlamento è un luogo destinato per parlare, confrontarsi e poi votare per approvare o disapprovare una legge. Se era un luogo per contendere, sceneggiare e fare a botte si poteva chiamare Litigamento.
Purtroppo nella storia del Parlamento italiano si ricordano le sceneggiate della destra contro Prodi con la mortadella consumata in diretta, le diverse sceneggiate della lega Nord e le ultime del Movimento a 5 stelle.
 Ora arrivano le misure disciplinari prese dal Presidente Boldrini con sanzioni ed espulsioni:
Stefano Dambruoso (deputato di Scelta civica), che “civilmente” aveva dato uno schiaffone a una deputata 5 stelle, 15 giorni di sospensione;
sono stati inoltre  comminati 10 giorni di sospensione a 23 deputati Cinquestelle. Sospeso per 18 giorni anche Alessandro Di Battista sanzionato per aver impedito al capogruppo Pd Roberto Speranza di fare una dichiarazione ai giornalisti in sala stampa alla camera e per aver bloccato i lavori della commissione Affari Costituzionali.
Sospeso per 10 giorni anche Fabio Rampelli (Fdi).
 Cartellini gialli e rossi finalmente in arrivo, almeno l’ordine che chiede un arbitro per una partita di calcio, per un organo come il Parlamento è il minimo che si possa pretendere.
28/02/14 francesco zaffuto

Immagine – un arbitro che sfodera il cartellino rosso

mercoledì 26 febbraio 2014

Passeggiare nello spazio o a Sanremo

166 giorni nello spazio, e quasi quasi l’Italia l’aveva ignorato.  La TV aveva ignorato la sua impresa,   in tanti non lo sapevamo e  solo pochi avevano sentito parlare distrattamente su un  astronauta italiano che passeggiava nello spazio. Ci voleva la passeggiata sul palco di Sanremo con  il mezzobusto Fazio per dare un po’ di visibilità a questo LAVORATORE dello spazio.
Grazie,  Maggiore Parmitano,  per il suo lavoro e per la sua impresa; quasi quasi mi viene voglia di chiederle scusa.  Durante quei 166 giorni , con una TV che parla solo dei PRIMI,   ci siamo occupati di qualche calciatore  o di Renzi o di Salvini o di qualche altro giovane politico onnipresente nelle trasmissioni che fanno audience. La nostra epoca dell’immagine diventa sempre più fatua e si affolla delle miserie di moda al momento.
26/02/14 francesco zaffuto

Immagine  - il pianeta terra dallo spazio

giovedì 20 febbraio 2014

il limite per Renzi

Il limite di Renzi si chiama Alfano e si sintetizza soprattutto in queste sue parole “illuminanti”: "Mai la patrimoniale. Se si ha in mente di fare la patrimoniale, il Nuovo Centrodestra non è disponibile".
 La questione patrimoniale fu già un limite per i governi Monti e Letta:  tra i ministri del governo Monti ci stava il ministro Passera che aveva adombrato la possibilità di ricorrere a una patrimoniale, ma con un Berlusconi dentro la compagine di appoggiò al Governo l’argomento divenne subito tabù; il governo Letta successivamente è rimasto impantanato per mesi a discutere su come camuffare l’IMU per renderla il meno somigliante possibile a una patrimoniale. Anche se in diversi paesi capitalistici esistono imposte sul patrimonio in Italia la destra ha fatto della battaglia contro ogni imposta patrimoniale una specie di bandiera di appartenenza.  Un sistema impositivo se non si basa su una equa divisione del carico fiscale tra redditi, consumi e patrimonio rischia di soffocare i suoi aspetti produttivi.
 Veniamo al dunque del possibile futuro governo Renzi.
 Uno dei principali obbiettivi di Renzi (da lui esplicitato) è la riduzione del cuneo fiscale, in modo da accrescere di circa 100 euro al mese i salari e far riprendere i consumi, lo stesso Renzi ha parlato della necessità di reperire per questa operazione circa 20 miliardi. Come fare?
 Se si vuole ridurre il cuneo fiscale in modo consistentenon basta il risparmio sui costi della politica da concretizzarsi  tra qualche anno, e neanche stare a sognare una ripresa che si possa manifestare per virtù magiche.
  Con le imposte sul reddito (IRPEF e IRPEG)  vengono colpiti i redditi di lavoro e di impresa, e a queste due imposte si aggiunge sempre sui settori produttivi  l’IRAP che viene calcolata addirittura su un valore che non sempre si traduce in guadagno. Se si vuole agire sul cuneo fiscale non si possono di certo diminuire i contributi INPS, INAIL, che servono per la pensione e per la tutela sugli infortuni;  occorre necessariamente agire su IRPEF, IRPEG ed IRAP, e ogni diminuzione di queste imposte diventa un minore introito per lo Stato. Il minore introito non può essere sostituito neanche con un aumento di IVA e accise sulla benzina  già sono alti.   La strada di modificare il sistema impositivo, riducendo il gravame di IRPEF, IRPEG e IRAP, e per il mancato introito provvedere  in parte riducendo le spese superflue e in parte facendo leva su una  patrimoniale, è una strada necessaria.
 Tassare il patrimonio non è semplice ed occorre studiare con attenzione  la  sua composizione  e analizzarlo in tutti i suoi aspetti. Occorrerà distinguere tra modesti patrimoni e grandi patrimoni, tra patrimoni produttivi legati ad imprese e patrimoni improduttivi. Non si tratta di aumentare il carico fiscale ma diminuirlo e meglio distribuirlo sulla ricchezza. Le aziende in produzione potrebbero avere un beneficio sul reddito d’impresa e se si riesce a diminuire il cuneo fiscale anche i salari potrebbero aumentare facendo ripartire i consumi interni.
 Una questione difficile ma che si può affrontare, ma con un Alfano che non ne vuole neppure parlare non si può andare lontano,  di conseguenza Renzi si potrà trovare per l’economia a vendere aria fritta.
20/02/14 francesco zaffuto

Immagine – cartello segnaletico di limite invalicabile per zona vigilata

mercoledì 19 febbraio 2014

Si parla

Si parla o non si parla con un avversario politico?
Questo è il quesito che ha posto Grillo agli iscritti del Movimento 5 stelle, e nel porlo ha anche inserito un suo preferibile “non si parla”.
"L'assemblea dei portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento sta discutendo se andare da Renzie per le consultazioni. Ci sono posizioni differenti. Noi crediamo che non sia opportuno andare per non partecipare a una farsa. Comunque ci sembra corretto che su questa decisione si pronuncino gli iscritti attraverso la Rete." Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio
La consultazione si è conclusa con 41.240 votanti su 85.408 aventi diritto
I favorevoli all'incontro con Renzi sono stati 20.843, i contrari 20.397
Domani una delegazione composta da Beppe Grillo e i capigruppo di Camera e Senato, D'Incà e Santangelo, incontrerà Renzi. Sarà chiesto lo streaming dell'incontro.
Il risultato,  sia pure di misura,  ha dato la vittoria al “ si parla “
In politica  il “si parla” ed anche il “si ascolta” dovrebbe essere la prassi consolidata.
In politica  dovrebbe essere importante convincere l’avversario delle proprie ragioni, cercare punti di concordanza, essere anche lieti di trovarli per il bene comune.
In politica, pur provenendo da appartenenze diverse, si dovrebbe tentare un qualche superamento delle appartenenze per il bene comune. In politica si dovrebbe faticosamente cercare la strada del bene comune.
 La politica è qualcosa più complessa di una partita di calcio, non è importante solo vincere. La storia della politica è piena di tante inutili vittorie e sconfitte, ma le realizzazioni del bene comune sono poche e faticose.
19/02/14 francesco zaffuto
ore 14,05
PARDON, NON SI PARLA
e soprattutto non si ascolta.
Chi vuole può andare a rivedere la ripresa in streaming dell'incontro Grillo - Renzi

martedì 18 febbraio 2014

SARDEGNA come BASILICATA

Si sono concluse le elezioni regionali in Sardegna e solo il 52,23 per cento dei sardi ha votato. Nel 2009 l’affluenza finale era stata del 67,57 per cento e nelle ultime elezioni Politiche del 68,32%.  In meno di un anno sono aumentati vorticosamente gli scoraggiati a voto. In alcune zone della Sardegna i dati di affluenza al voto non hanno raggiunto il 50%: Oristano(49,71%), Sulcis (48,83%) e il Medio Campidano (46,92%).
La disaffezione dei sardi non è una eccezione, nelle ultime elezioni regionali in Basilicata la maggior parte dei cittadini non è andata a votare;  la percentuale regionale dei votanti in Basilicata è stata solo del 47,57%.
 Si possono fare tutte le considerazioni che si vogliono sull’astensionismo, ma attualmente i dati sono questi;  si registra una caduta a picco nella partecipazione ai momenti strutturali della democrazia.

Immagine – Sardegna vista dal satellite da

lunedì 17 febbraio 2014

Non ricominciamo con ...


Renzi ha avuto un paio di ore fa l’incarico per il nuovo governo.
Non ricominciamo con le venerazioni;  di uomini del destino che hanno avuto venerazioni l’Italia ha una particolare collezione che evito da citare.
Non ricominciamo con gli anatemi; Renzi è solo un animale politico che si è tirato bene i conti sulla base delle lezioni teoriche sul potere di Giulio Andreotti, “il potere logora chi non ce l’ha”; ha pensato che Letta (anche per il semestre europeo) avrebbe logorato la sua immagine ed ha giocato con il cinismo del politico le sue carte della recente vittoria alle primarie del PD.
 L’ha fatto per il bene dell’Italia!? Perbacco, anche Lui era l’Italia ed anche l’altro Lui era l’Italia. Quindi ogni leader nascente pensa sempre di fare il bene dell’Italia facendo bene a se stesso e alla propria gloria.
 Allora niente venerazioni e niente anatemi, vedremo. La sua proposta di riforma elettorale, in questo blog è stata descritta come pessima, la sua riforma del Senato come ipotesi interessante; per il lavoro aspetto qualche atto urgente e concreto; ma soprattutto non aspetto io ma milioni di disoccupati.
17/02/14 francesco zaffuto


Immagine – venerazione – disegno a matita

sabato 15 febbraio 2014

Il danno e la cura

Alla fine del 2005, c’erano da finanziare le Olimpiadi invernali di Torino, il governo di allora vara un decreto (30 dicembre 2005 n. 272), dentro quel decreto Fini e Giovanardi infilano provvedimenti che poco avevano a che fare con le Olimpiadi:
l’ inasprimento delle sanzioni per la produzione, il traffico, la detenzione illecita e l’uso di sostanze stupefacenti; l’abolizione di ogni distinzione tra droghe leggere, come la cannabis e l’hashish, e le droghe pesanti, come eroina o cocaina. Uno spacciatore di hashish che  con la legge Iervolino-Vassalli rischiava il carcere tra due e sei anni, con la nuova legge veniva a rischiare la reclusione da sei a vent’anni con una multa tra i 26mila e i 260mila euro.
 Il Parlamento approva il decreto, il Presidente della Repubblica in carica promulga  (legge 21 febbraio 2006, n. 49).
Ebbene, da allora la macchina della legge si mette in moto: più processi, più gente in galera. L’uso delle droghe non si è fermato e quelle pesanti hanno marciato con  gli stessi ritmi di vendita di quelle leggere. La Fini/Giovanardi ha prodotto la rovina giudiziaria di tanti giovani e un caso come quello di Cucchi che ci ha lasciato la vita; oltre all’aumento di tutti i costi giudiziari e all’affollamento delle carceri.
Finalmente la Corte costituzionale dopo otto anni si è espressa. Ci si lamenta del grande ritardo della Corte ma è opportuno precisare che per una legge sbagliata  la prima responsabilità è del Governo che l'ha proposta, del Parlamento che l'ha approvata, e del Presidente della Repubblica che l'ha promulgata. Ogni legge sbagliata comincia ad essere applicata e produce i suoi effetti, qualche cittadino comincia a sollevare l’eccezione di incostituzionalità di fronte a un giudice ordinario. Per mettersi in moto la Corte costituzionale occorre che un giudice ordinario accolga l’eccezione di costituzionalità e la sottoponga alla Corte e solo dopo questi atti che la Corte può cominciare a prendere in esame la legge. La lentezza è già prevista nell’iter. Ma niente impediva ai soggetti politici: governo e Parlamento, di correggere subito gli errori che venivano denunciati dai cittadini. Da più parti si levarono critiche nei confronti di quella legge, e dal febbraio 2006 si sono succeduti  Parlamenti eletti nel 2006, 2008 e 2013, con maggioranze di centrosinistra, di centrodestra o tecniche, e nessuno di questi ha messo mano a quella legge sbagliata.
La Corte Costituzionale è sicuramente lenta ed anche costosa (se si considera che ogni membro costa circa 400 mila euro di stipendio l’anno);  ma occorre dare atto che recentemente la Corte si è espressa in modo più libero di Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica: ha bocciato il porcellum ed ha bocciato la legge Fini-Giovanardi.
15/02/14 francesco zaffuto

Immagine – foglie di marijuana da

giovedì 13 febbraio 2014

il grande maestro di Renzi


IL POTERE LOGORA CHI NON CE L'HA
Di fronte alla possibilità di aspettare troppo rischiando di perdere la carrozza sceglie il vecchio suggerimento andreottiano


Immagine fotografica di Andreotti da http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/File:Andreotti.JPG

martedì 4 febbraio 2014

IL NASO di Casini e quello degli altri

Casini con il suo naso ha ben fiutato che non ci sta più spazio al centro e scivola veloce a destra.  Con il decollo della  “nuova probabile legge elettorale”  e con  “il previsto premio di maggioranza”, Casini e il suo gruppo rischiano di scomparire; si tratta di sceglie tra il vecchio Padre padrone ( Berlusconi, che anche per l’età e per gli ultimi disagi è destinato a scomparire) e il nuovo Principe (che mostra di lasciare poco spazio ad altri leader).

 Ma ci sono anche altri nasi:
 quello di Berlusconi che fiuta una grande coalizione che lo può riportare in auge;
quello di Grillo che fiuta  il suo possibile inserimento nel bipolarismo innestando il  “NOI e LORO” ed alza i toni dello scontro;
quello di Renzi che fiuta se stesso e gli italiani che desiderano un nuovo leader, ma nella sua coalizione (al momento) trova appena se stesso.

Agli italiani pare che il naso sia scomparso e vaga solitario, chissà se lo troveranno in una pagnotta di pane come accadde 
una mattina  a Ivàn Jakovlèviè.

venerdì 31 gennaio 2014

LA BANCA DEGLI ALTRI


Chi è disposto a gustare un piatto di fagioli messicani con la crema chantilly?

La Banca d'Italia venne istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893.  Nacque un istituto considerato pubblico nella sua natura e strutturato come una società per azioni privata. Attraverso questo istituto lo Stato italiano (ispirandosi ad un orientamento comune in diversi stati capitalisti) intendeva controllare in forma delegata l’economia creditizia e monetaria senza esercitare un peso esclusivo.
 Il capitale sociale della Banca d’Italia fu diviso in quote, le quote sono appartenute a maggiori banche del paese, istituti assicurativi privati e pubblici; con alcuni vincoli sul diritto di voto per evitare il peso preponderante di un singolo istituto.
 L’ammontare del capitale sociale fu di 300 milioni di lire, interamente versato al 1936;  allora era una discreta cifra ma oggi equivale 156.000 euro.
 Questo capitale sociale  non è stato mai rivalutato perché la partecipazione azionaria alla proprietà della Baca d’Italia è stata considerata sempre qualcosa di simbolico e di prestigioso per gli istituti creditizi che vi partecipavano. Questo prestigio è derivato dalle competenze che lo Stato italiano ha dato nel tempo alla Banca d’Italia: nel 1926 diventò l’unico istituto bancario autorizzato ad emettere moneta a corso forzoso e, negli anni successivi, gli furono concesse prerogative di controllo su tutto il sistema bancario.
 A fronte di un capitale sociale rimasto fermo la Banca d’Italia ha continuato ad incrementare nel tempo le sue riserve; ma le riserve essendo non disponibili si potevano considerare come una sorta di teorico tesoro pubblico.
 Con l’aumento del Capitale sociale, deciso con decreto dal Governo in carica, ed approvato nella convulsa seduta parlamentare di due giorni fa:  il capitale passa da 300 milioni di lire a 7,5 miliardi di euro, le riserve vengono di fatto rese disponibili e determinano l’entità della nuova quota sociale dei vecchi proprietari. Le banche proprietarie delle vecchie quote, se venderanno una parte delle quote ad altri istituti di credito verranno ad un tratto ad incassare alcuni miliardi per effetto della rivalutazione della loro quota.
 L'elenco dei principali proprietari partecipanti della Banca d’Italia, indicati sul sito, è il seguente:
Partecipante
Quote
Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A.
30,3%
50
UniCredito Italiano S.p.A.
22,1%
50
Assicurazioni Generali S.p.A.
6,3%
42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A.
6,2%
41
INPS
5,0%
34
Banca Carige S.p.A.
4,0%
27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.
2,8%
21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.
2,5%
19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A.
2,1%
16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A.  
2,0%
16

Facendo un esempio,  Unicredit che fino a pochi giorni fa aveva il 22,1% di 156.000 euro (cifra con cui non poteva comprare neanche un garage), oggi si trova ad avere il 22,1% di 7,5 miliardi di euro. Non è certo una differenza di poco conto.
 Se si considera,  inoltre,  che in base alle nuove norme non potrà detenere più del 5% del capitale sociale, si troverà addirittura costretta a vendere la parte di quota eccedente ottenendo un beneficio perfettamente legale ed immediato del 17,1% di 7,5 miliardi.
 In base ai nuovi dispositivi le quote potranno essere acquistate da banche e imprese assicurative con sede in Ue. Quindi i nuovi soggetti proprietari di Banca d’Italia possono essere soggetti finanziari anche non italiani (con sede UE), ma ogni soggetto non potrà possedere oltre il 5%.
 I telegiornali italiani ci hanno mostrato un’aula parlamentare con deputati grillini presi dall’isteria dell’ostruzionismo,  volevano impedire il voto di questa legge, volevano impedire alla maggioranza di esprimersi, gesto sicuramente antidemocratico. In fin dei conti se una democrazia vuole favorire con qualche miliardo le banche può farlo nel pieno della sua legittimità, ma almeno con una chiara e specifica discussione e voto specifico sull'argomento.
Vale la pena di osservare che il decreto si chiamava IMU-Banca d’Italia; in una democrazia, almeno rispettosa del buon senso,  si doveva scindere la discussione sull’IMU da quella sulla Banca d’Italia.  Nel decreto del Governo Letta,  sono stati messi insieme i dispositivi per l’eliminazione dell’imposta sulla prima casa con i dispositivi per la Banca d’Italia, è come se si fosse preparato un pasto a base di fagioli messicani con la crema chantilly, forse dietro questo cattivo gusto si può celare qualche sospetto.
31/01/14 francesco zaffuto


Immagine – un piatto di fagioli messicani, che mi auguro senza crema chantilly

giovedì 30 gennaio 2014

il senso di un'imposta

 Leggo sul pacchetto di sigarette poggiato sul mio tavolo “il fumo uccide”. La scritta è stata posta su quel pacchetto con una legge dello Stato, quindi lo Stato si fa carico di consigliarmi di non fumare o di fumare il meno possibile.    Pare che siano state inventate delle sigarette elettroniche che,  se si diffondono e si sostituiscono al tabacco bruciato e aspirato,  potrebbero eliminare o diminuire di molto gli effetti negativi. Logica vorrebbe che lo Stato, lo stesso che stampiglia la scritta “il fumo uccide”, favorisca l’uso delle sigarette non dannose; si apprende invece che lo Stato intende applicare un’imposta sulle sigarette non dannose rendendole uguali a quelle dannose .
 Il senso dell’imposta sui vizi è sempre quello di fare cassa, ma in questo caso si potrebbe fare una qualche distinzione.
30/01/14 francesco zaffuto
Link sull’argomento

immagine – una sigaretta elettronica

lunedì 27 gennaio 2014

Un dovere non dimenticare

 Il 27 gennaio 1945  le truppe sovietiche dell'Armata Rossa arrivarono presso la città polacca di Auschwitz scoprendo il campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti.  La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.
La memoria di quei fatti non si è incrinata, anche se la voce dei testimoni diretti è venuta a mancare per il passare del tempo; esistono documenti, filmati d’epoca e tante opere di artisti che hanno voluto dare un contributo a questo ricordo. E’ quasi impossibile che un giovane di oggi non abbia avuto informazione su quei fatti; eppure ci sono sempre quei pochi che disegnano croci uncinate, scrivono scritte antisemite e fanno anche scherzi crudeli, come se alla fine di un film sul nazismo fossero rimasti affascinati dalla crudeltà.
E’ un dovere non dimenticare ed anche vigilare su ogni gesto di tracotanza.
qui il link di un fatto accaduto un paio di giorni fa
Immagine dell’entrata del campo di concentramento di Auschwitz

lunedì 20 gennaio 2014

Italicum? Una pessima ribollita


Certo le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale sul premio di maggioranza e sulle preferenze erano quantomeno bizantine: dicevano che il premio era eccessivo e che le preferenze si potevano evitare in presenza di liste bloccate molto piccole
Ed ecco arriva la proposta scelta da Renzi (dice condivisa da Berlusconi):
 prevede «l’assegnazione di un premio di maggioranza» a chi prenderà  «almeno il 35%» dei voti «che porti al 53% minimo e al 55% al massimo».  Il premio sarà «al massimo del 18%» , in modo da evitare profili di incostituzionalità. Se nessuno ottiene il 35% «c’è la possibilità di un doppio turno, più precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte elettori».  
Riguardo poi alle preferenze:
 niente preferenze e  mini liste bloccate di sei candidati per circoscrizione.
 Inoltre, fuori tutti i piccoli con i nuovi sbarramenti - uno sbarramento al 5% per i partiti in coalizione e uno sbarramento dell’8% per le forze che si presentano da sole.
Diciamo che è la ricetta di una ribollita fatta soprattutto con gli ingredienti della convenienza per Renzi e Berlusconi.
Il Parlamento che può nascere dalla ribollita Renzi – Berlusconi lascerà fuori dalla politica parlamentare gran parte del dibattito politico – sociale del paese;  saranno eletti come sempre  tanti uomini fotocopia proposti dalla segreterie dei grandi partiti.  Quando a movimenti che raccolgono milioni di voti  non viene dato un minimo diritto di tribuna non si fa un buon servizio al paese.

20/01/14 francesco zaffuto

Immagine – un piatto di ribollita – con il link di una buona ricetta ricetta

sabato 18 gennaio 2014

Lo scongelamento del Caimano

 Renzi ha incontrato Berlusconi, in qualche modo ha scongelato il Caimano. Ma se  si considera che Grillo si è tirato da parte;  gioco forza,  se Renzi vuole tentare di far passare una riforma elettorale con una maggioranza non risicata deve fare un accordo con Forza Italia.
 Mentre è comprensibile il malessere di una parte del PD per questo incontro, la pretesa di Angelino Alfano ( e soci) di mettere l’ipoteca del suo piccolo partito su una legge che necessita di una grande condivisione in Parlamento è quantomeno fuori luogo; basta ricordare che fino a pochi giorni fa Angelino era il figlioccio di Berluconi. I piccoli partiti sono nel giusto se reclamano una rappresentanza in Parlamento, una voce; ma non possono pretendere di essere sempre l’ago della bilancia.
 Dopo l’incontro con Berlusconi,  Renzi ha annunciato di avere trovato una soluzione che metterà ai voti nella direzione del PD che si terrà lunedì. Nessuno scandalo, va dato a Renzi il merito di non perdere tempo. Riguardo alla bontà della legge elettorale proposta è meglio aspettare lunedì.

Qui di seguito, per quanto posso parlo da solo ripetendo alcune cose che avevo inserito nel blog nel novembre del 2012.

 La legge elettorale è la legge più importante per l’impalcatura dello Stato, e deve essere capace di garantire: la rappresentatività delle maggioranze e delle minoranze, la governabilità, e l’alternanza. E’ una alchimia difficile ma tecnicamente possibile.
Il Parlamento in una democrazia deve essere inclusivo di tutto il dibattito delle idee e non esclusivo; se la legge elettorale porta ad escludere (con meccanismi tipo la soglia del 4 o 5 per cento) si viene a creare un dibattito extraparlamentare che lo Stato non riesce a recepire con le sue istituzioni, un pericoloso impoverimento per la stessa democrazia che può arrivare a ribaltare la democrazia stessa. Tutte le minoranze è necessario che possano esprimersi con una rappresentanza, ma la loro rappresentanza non deve impedire la necessaria governabilità.  Per affrontare questo problema si può fare ricorso al duplice aspetto della rappresentatività: l’aspetto territoriale e l’aspetto complessivo nazionale, in modo che siano eletti uomini portatori di un legame con un territorio specifico  e uomini che sono portatori di un legame con movimenti di idee che si esprimono complessivamente nel paese.
 Questo duplice criterio della rappresentatività è necessario perché basta pensare che attualmente,  prevalendo il criterio territoriale,  con un quantitativo di appena 50 mila voti si può diventare deputato mentre un movimento che raccoglie più di 500 mila voti su base nazionale rimane escluso.
 Per evitare l’eccessiva frantumazione in gruppi e movimenti si può fare ricorso per l’elezione di 2 terzi del Parlamento alla rappresentatività territoriale con il criterio uninominale con ballottaggio in ogni singolo collegio elettorale;  e l’elezione di  1 terzo del Parlamento per la rappresentatività nazionale con criterio proporzionale.  
 Con questo duplice ed onesto meccanismo si verrebbe ad assicurare  la governabilità perché la maggioranza sarebbe alimentata dai voti espressi territorialmente ed anche da quelli proporzionali e nel contempo si garantirebbe la presenza in Parlamento di tutte le espressione di idee e movimenti.
 La cosiddetta preferenza si esprimerebbe in modo inequivocabile con la preferenza unica nel collegio uninominale e con la conferma nel ballottaggio;  e sulle liste nazionali si può garantire la doppia preferenza all’interno della lista votata per evitare la concentrazione di voti solo su pochi leader.
 Se poi, con la dovuta calma,  si passasse anche ad una riforma costituzionale per stabilire UNA SOLA CAMERA di soli 300 deputati potremmo dire bene, molto bene. Se i 300 non trovassero l’accordo per governare, subito a casa (senza prebende e pensioni) e nuove elezioni;  tanto, pagando solo trecento e a un prezzo inferiore, veniamo ad avere i soldi per convocare tutte le elezioni necessarie. Troppo semplice!?

18/01/04 francesco zaffuto

mercoledì 15 gennaio 2014

viaggio nell'Italia avvelenata

Ci sono dei post che è opportuno ripetere in rete perché rivestono una particolare importanza e questo è uno di essi. L’ho trovato oggi sul blog del Cavaliere oscuro del web, si tratta di un articolo del 29 novembre 2013 del sito Unimondo.org di cui permane l’attualità e il peso ….
Entro vent’anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano “rischiano di morire tutti di cancro” a causa dei rifiuti pericolosi interrati nel territorio. Continuano a far tremare le parole del pentito Carmine Schiavone, pronunciate in un’audizione alla Commissione ecomafie del 1997 e rese pubbliche solo poche settimane fa da parte della Camera. Un segreto che, in realtà, tanto segreto non era: lo conoscevano le organizzazioni criminali che su quei veleni hanno fatto miliardi, così come gli industriali conniventi e, naturalmente, le istituzioni; ne erano più o meno consapevoli le persone del luogo che continuano ad ammalarsi e morire, lo conoscevano e lo conoscono i gruppi spontanei dei cittadini che, stanchi di subire in silenzio, hanno finalmente alzato la testa e il 16 novembre, come un “fiume in piena” (questo il nome del movimentoorganizzatore) hanno sfilato in 100mila per le strade di Napoli per stilare un programma di proposte e azioni concrete e dire finalmente, una volta per tutte, “no al biocidio” nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.
Ma cosa significa biocidio? Lo spiegano bene i due autori del coinvolgente libro-inchiesta “Il paese dei veleni (Biocidio, viaggio nell’Italia contaminata)”, Andreina Baccaro e Antonio Musella, che con il termine intendono il danneggiamento del Dna dei cittadini che vivono a ridosso dei mega-impianti produttivi e delle zone più inquinate d’Italia a causa dello smaltimento abusivo di rifiuti speciali. “Una mutazione genetica – scrivono – che ha causato la drastica riduzione, per gli italiani, delle aspettative di vita in salute, cioè gli anni che ci si può aspettare di vivere prima di essere colpiti da patologie cronico-degenerative”. Insomma, se pure il tenore di vita si è alzato e si vive di più, ci si ammala prima a causa delle condizioni ambientali. È il cosiddetto “virus del benessere”, radicato in tutte quelle terre avvelenate da incuria, sfruttamento indiscriminato, abuso e malaffare, che non si limitano al solo territorio campano ma che riguardano tutto il nostro paese: da Napoli a porto Marghera, da Taranto a Brescia, passando per il Lazio e la Sardegna con i suoi poligoni militari e raffinerie petrolchimiche.
“Sarebbe ora di smetterla di parlare di miracolo economico italiano e iniziare a parlare di disastro” affermano Baccaro e Musella, secondo cui il sistema economico italiano dal dopoguerra ad oggi si è fondato su un’industrializzazione malata, basata sull’azzeramento totale di qualsiasi vincolo ambientale e del rispetto della salute dei cittadini. A questo si aggiungono gli sversamenti abusivi nell’ambiente di rifiuti e fanghi di ogni tipo, il lato oscuro di questo miracolo italiano “che dietro la facciata del benessere e del lavoro per tutti, ha nascosto una realtà fatta di scorie e rifiuti tossici, di diossine e benzoapirene, piombo e arsenico”. Il tutto è frutto di un sistema ben collaudato, che vede l’intreccio indissolubile della criminalità organizzata con la politica, insieme all’omertà di una popolazione sotto il giogo del ricatto occupazionale e che può solo scegliere di quale morte morire.
Secondo i dati Ispra citati nell’inchiesta, in Italia i siti potenzialmente contaminati sono circa 15mila. Fra questi, oltre 3.400 sono stati dichiarati già contaminati. Se aggiungiamo gli oltre 1.500 siti minerari abbandonati censiti e le aree dei Siti d’Interesse Nazionale (Sin) si avrà in totale circa il 3% dell’intero territorio italiano e oltre 330mila ettari di aree a mare. Proprio i Sin sono le aree più gravemente inquinate e per le quali lo Stato italiano ritiene indispensabile la bonifica. In teoria.  Perché dal 1997, anno in cui sono stati istituiti, di siti ne sono stati bonificati soltanto due su 57 (Bolzano e Fidenza). Eppure, dalle casse dello Stato sono partiti milioni su milioni di euro, tutti finiti in studi e consulenze che non hanno portato a nulla.
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Fonte: Unimondo.org 

Autore: Anna Toro
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