mercoledì 30 giugno 2010

Età pensionabile

immagini su: http://libomast-digiart.blogspot.com/2010/06/eta-pensionabile.html

Ci sono alcuni che non vogliono andare in pensione: rettori e docenti ordinari di università, politici centenari, cardinali, imprenditori di successo... Come mai? Segno è che il lavoro quando è lucroso, poco faticoso e soprattutto quando è all'insegna del riconoscimento esistenziale, soddisfa. Quando si sta in bilico sul ponteggio del cantiere o, come maestra di asilo, occorre tenere a bada 28 bambini, allora si contano i giorni per andare in pensione. Quello che invece ci viene proposto è un calcolo meccanico e matematico.L'essere umano non è un calcolo meccanico. Occorre una riflessione complessiva sul lavoro: è impossibile fare le stesse cose a 30 anni e a 60 anni. Occorre un sistema pensionistico che tenga conto di più fattori e di aspetti di flessibilità. Occorre anche liberarsi da molti luoghi comuni: i giovani non saranno danneggiati dalla spesa pensionistica di oggi, ma dalla precarizzazione diffusa dei rapporti di lavoro legata ai nuovi meccanismi del sistema contributivo pensionistico del futuro.Le nuove pensioni saranno legate ai soli contributi effettivamente versati, un precario può versare contributi molto ridotti; un precario continua a rimanere precario anche perché non si trovano posti fissi perché sono occupati da quelli che non riescono ad andare in pensione. Siamo di fronte ad un problema complesso che va affrontato in tutta la sua complessità altrimenti, nella semplicità, ci lascia le penne come al solito il più debole.
30/06/10 francesco zaffuto
altri interventi
http://liberalvox.blogspot.com/2010/06/in-pensione-sempre-piu-tardi-e-con-meno.html

domenica 27 giugno 2010

G8 e G20 avari con la fame nel mondo


ECCO UN COLLAGE SULL’AVARIZIA E SULLA DISPERAZIONE
Nessuna tassa alle banche
TORONTO (27 giugno) - Nella bozza di conclusioni del G20, sulla quale ci sarebbe un accordo di massima, è scritto che le banche d'ora in avanti dovranno contribuire al risanamento del settore finanziario, ma attraverso «un'ampia gamma di approcci politici». Dunque nessun vincolo a introdurre una tassa globale sulle banche.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=108333&sez=HOME_NELMONDO

UNA PICCOLA ED AVARA CARITA’
Il G-8 ha deciso di concentrarsi sulla salute delle madri e la mortalità infantile. Ogni anno, nel mondo, 9 milioni di bambini muoiono prima di raggiungere il quinto compleanno. Sono 7,3 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per combattere questa piaga. I padroni di casa del Canada ci tenevano così tanto da stanziare loro stessi il grosso dei finanziamenti. Non è chiaro quali siano i contributi individuali degli altri sette. Saranno coinvolti anche i privati, fra cui la Fondazione di Bill e Melinda Gates, che ha già messo a disposizione 1,5 miliardi di dollari.

MA dove sono finiti gli altri stanziamenti?
Oxfam e Ucodep accusano i leader di non essere riusciti a mantenere la promessa di aiutare i paesi più poveri e di cercare anzi di distrarre l’attenzione. “Non c’è foglia grande abbastanza per nascondere la vergogna delle promesse infrante dal summit, che per simbolo ha adottato proprio una foglia, quella dell’acero canadese.” denuncia Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Il fallimento del G8 lascia un’eredità pesante: bambini che non potranno andare a scuola, malati che non potranno essere curati e un miliardo di affamati che continueranno a rimanere senza cibo. In realtà i paesi del G8 stanno semplicemente rimescolando gli stessi soldi in modo diverso. L’unica promessa che conta veramente è quella fatta a Gleneagles (G8 di Scozia) cinque anni fa di aumentare gli aiuti di 50 miliardi di dollari entro il 2010. Ed è proprio questa la promessa che il G8 ha accantonato oggi”. Considerato che globalmente gli aiuti del G8 ai paesi poveri non sono aumentati, l’impegno di donare cinque miliardi di dollari alla salute materna significa che probabilmente questi soldi saranno sottratti ad altri diritti essenziali, come quello all’istruzione e al cibo, avvertono Oxfam e Ucodep.
Al G8 de L’Aquila, per esempio, erano stati promessi 22 miliardi di dollari su un periodo di tre anni per sostenere l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. Tuttavia, Oxfam e Ucodep calcolano che le risorse davvero nuove siano state al massimo sei miliardi di dollari e che il G8 abbia conteggiato due volte gli stessi soldi per altre iniziative, come ad esempio i fondi per permettere ai paesi poveri di adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici.

ANCHE IL G20 DELUDE NESSUNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIEToronto, 27/6/2010 – Il G20 ha perso un’occasione d’oro per affrontare la povertà globale, limitandosi a constatare che non c’è accordo su come far pagare il costo della crisi economica alle banche. “Dopo che il G8 ha lasciato cadere nel vuoto il suo impegno di aiutare i paesi più poveri, il G20 ha perso l’occasione di ridurre la povertà attraverso l’adozione di una tassa sulle banche”, commenta Farida Bena, portavoce di Oxfam e Ucodep. “Per usare un linguaggio calcistico, i difensori del Canada hanno impedito agli USA e e all’Unione Europea di fare goal nella partita più importante per l’Africa. Il G20 avrebbe dovuto applicare una tassa al settore finanziario per dare veramente una mano ai 64 milioni di persone impoverite dalla crisi economica”
http://www.ucodep.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1912&Itemid=487
La presa di posizione a favore della Tobin Tax dell'economista Jeffrey Sachs

La grave situazione del NIGERL’associazione Save the Children evidenzia che ogni 4 secondi muore un bambino per malattie prevedibili e curabili come diarrea, polmonite, complicazioni neonatali. In occasione del G8 in Canada, l’associazione ha lanciando l’allarme sulla situazione in Niger, dove 400mila bambini rischiano di morire di fame entro l’estate. “Nel Paese africano è in atto una catastrofe umanitaria, dovuta alla carestia e all’aumento dei prezzi degli alimenti. Se non si interviene in modo massiccio e immediatamente, 400mila bambini vanno incontro alla morte nei prossimi giorni”.
Nei giorni scorsi anche la Caritas Internationalis ha lanciato un appello per la regione del Sahel n cui si spiega che la situazione attuale è persino peggiore di quella del 2005, che aveva avuto conseguenze gravissime. Sono almeno dieci milioni le persone che in questa regione africana si trovano ad affrontare una grave carenza di cibo. Il Paese più colpito è il Niger, dove a rischio fame sono ben 8 milioni di persone, la metà dell’intera popolazione. Ma anche aree del Ciad, del Mali e del Bourkina Faso sono in una situazione difficile. Anche il Vice-segretario generale dell’Onu, John Holmes ha messo in allerta i meccanismi dell’intervento umanitario nella regione del Sahel. [GB]

http://www.unimondo.org/Notizie/Ong-i-G8-sono-in-debito-di-20-miliardi-e-allarme-carestia-in-Niger

IL RUOLO DI BERLUSCONI SULLA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE

BERLUSCONI,RIDICOLA TASSA FINANZA UE;MERKEL,SÌ UNANIME/ANSA PREMIER,DECISIVO VETO ITALIA; BERLINO,ANCHE DA SOLI SENZA OK G20 (ANSA) - ROMA, 20 GIU - Si apre una crepa fra Italia e Germania sul fronte della tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Non usa mezzi termini il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, verso una misura nei cui confronti l'Italia è stata da sempre molto fredda, al contrario della Germania, sostenuta anche dalla Francia, che ha sempre caldeggiato tale forma di imposizione anche solo a livello europeo. La tassa sulla finanza è «ridicola», ha spiegato Berlusconi, intervenendo telefonicamente al debutto della Fondazione Liberamente e sottolineando di credere di «aver reso un buon servizio al mio Paese e anche all'Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie» che riguardasse solo quelle effettuate sulle Piazze del Vecchio Continente. A giudizio del premier, questa imposizione «se fosse stata approntata solo dall'Unione Europea e non dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi» la mole delle transazioni finanziarie internazionali. Berlusconi fa riferimento al pressing esercitato dall'Italia in sede di Consiglio Europeo, con il risultato di portare all'attenzione del G20, e quindi da un livello europeo ad un contesto mondiale, il tema della tassa sulla finanza. La posizione del presidente del Consiglio è però comunque in netta antitesi con quella delineata dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, proprio in occasione dell'ultimo Consiglio europeo della settimana scorsa: «Oltre alla tassa sulle banche, oggi abbiamo deciso anche di proporre al G20 una tassa sulle transazioni finanziarie globali», aveva detto Merkel, sottolineando che «una iniziativa globale sarebbe meglio, ma se non riusciamo a convincere il G20, possiamo fare qualcosa anche da soli». Un'ipotesi che potrebbe diventare realtà, visto che una tassa di questo tipo non ha mai raccolto particolari entusiasmi in sede di G20. Non è un caso, quindi, che oggi non si sia fatta attendere la reazione di Berlino, affidata alle parole di un portavoce del Governo, che ha evidenziato come «le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo», senza nessun veto di sorta, se non quello della Repubblica Ceca che si è riservata il diritto di introdurre nuove tasse, in particolare quelle sugli istituti bancari. Il portavoce ha citato esplicitamente il voto unanime anche sull'articolo 17 della delibera del Consiglio, sottolinea la necessità di «esplorare e sviluppare ulteriormente» l'eventuale introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie su scala mondiale, perchè «la risposta dell'Unione alla crisi deve continuare ad essere coordinata a livello globale per assicurare la coerenza delle misure sul piano internazionale».(ANSA). BAC 20-GIU-10 20:31

CERTO CHE UNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE E’ MEGLIO CHE VENGA PRESA DA TUTTI I PAESI; MA IL RUOLO DI “ESSERE CONTRO” GIOCATO DA BERLUSCONI ED ALTRI LEADER E’ STATO UN RUOLO DI AFFOSSAMENTO DELLA PROPOSTA. L’AVARIZIA DI BERLUSCONI HA INCONTRATO L’AVARIZIA INTERNAZIONALE.(f.z)
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immagine “barca di migranti e pescecani” © Antonio Pilato; il pittore ha dedicato un’ampia produzione artistica sul tema visionabile su http://pilatoweb.altervista.org/home.htm

venerdì 25 giugno 2010

Gelmini, materia insegnata in inglese alle superiori


Gara internazionale di servilismo.


Ecco la dichiarazione del Ministro Gelmini in un recente convegno: con la riforma "è prevista la possibilità nell'ultimo anno delle scuole superiori di insegnare una materia in lingua inglese. È un segnale importante di una scuola che si apre allo scenario internazionale".A dire il vero questa invenzione viene dall’impianto riformista della Moratti e da una “cultura” di servilismo che si è insediata nel Ministero della pubblica istruzione, “cultura” alla quale hanno collaborato anche “pensatori” di sinistra.
Si propone una forma di scimmiottamento: un insegnante italiano che parla a studenti italiani e che cerca di fargli comprendere in inglese una lezione di matematica o di scienze. Durante la lezione di matematica gli studenti che avranno capito l’equazione di secondo grado dovranno sforzarsi di fare le domande in inglese, l’insegnante ripeterà la spiegazione in inglese, magari aggiungendo in inglese qualche imprecazione per la disattenzione degli studenti.
Perché questa pantomima? Per aprirci allo scenario internazionale? Diciamo per dimostrare a tutto lo scenario internazionale il nostro servilismo, non tanto alla cultura inglese che è una grande cultura, ma servilismo all’utilità, al profitto immediato di una sub cultura mediatica e di mercato. Servilismo che adombra la lingua italiana come veicolo di una grande cultura nata diversi secoli prima della stessa fondazione dello Stato italiano.
Esaminiamo la questione sotto il profilo didattico e sotto il profilo giuridico.
Sotto il profilo didattico
Alla scuola Italiana occorre un buon insegnamento della lingua inglese nelle ore dedicate allo studio della lingua inglese. Questo è il problema da risolvere e senza ricorrere ad strani marchingegni. Ma come è stato affrontato il problema da governi e ministri: nelle elementari l’insegnamento della lingua inglese è stata tolto agli insegnanti esperti, per risparmiare ed è stato affidato ai maestri solo sulla base di qualche corso di aggiornamento; nelle medie inferiori e superiori si è cercato di risparmiare sulle ore curriculari di lingua inglese; non si è affrontato un apprendimento moderno; si è investito pochissimo sui corsi di recupero per gli studenti in difficoltà; si sono fatti pochi scambi culturali ed è stato raro l’utilizzo di insegnanti di lingua madre.
Lo stato dell’insegnamento dell’inglese e pessimo e oggi si inventa il fiore all’occhiello di altre materie curriculari insegnate in inglese.
Si può accettare che nella scuola vengano insegnanti inglesi per fare scambi culturali, e in tal caso le loro conferenze e lezioni si possono svolgere in inglese, ma non si può arrivare al ridicolo di autoimporci insegnamenti in inglese per le nostre materie curriculari.
Sotto il profilo giuridico
Un cittadino italiano nella scuola italiana ha il diritto di ricevere gli insegnamenti delle diverse discipline nella lingua italiana.
Qualcuno potrebbe ricordare che per questa pretesa giuridica non si riesce a citare nessun articolo della Costituzione. Sì, è vero i nostri “padri” costituzionalisti si sono dimenticati di inserire la lingua italiana come lingua dello Stato. Diverse iniziative della stessa Accademia della Crusca si sono operate per l’inserimento esplicito in Costituzione del richiamo alla lingua italiana (per una disanima della questione ho inserito in coda a questo post alcuni link utili). Nonostante ciò si può ribadire la volontà implicita dei “padri” costituzionalisti, infatti: l’art. 5 recita che la Repubblica è una ed indivisibile, e l’art. 6 recita che la Repubblica “tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”. Questa formulazione esprime senza equivoci che la lingua dell’Italia è l’Italiano, che tutti gli atti pubblici (compreso l’insegnamento nella scuola pubblica) vanno svolti in lingua italiana.
25/06/10 francesco zaffuto


Alcuni link su lingua italiana e Costituzione
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/settimana_lingua_italiana_2009/Italiano_in_Costituzione.pdf

mercoledì 23 giugno 2010

La marchionneria e i risultati del referendum di Pomigliano

La marchionneria ora deve fare i conti con i risultati del referendum di Pomigliano


Su 4.881 aventi diritto hanno espresso il loro voto 4.642 tra operai e impiegati (239 non si sono presentati al voto, in pratica ci hanno messo la faccia contro lo stesso referendum). Le schede bianche 22 e quelle nulle 59 (altri 81 lavoratori che si sono detti contrari al referendum pur non mettendoci la faccia).
I Sì sono stati 2.888 il 62% dei voti (in pratica sono i lavoratori che hanno detto che sono disposti ad accettare per mantenere il loro posto di lavoro; non hanno detto che sono felici dell’accordo ma che sono disposti a sopportarlo per non perdere il lavoro).
I No sono stati 1.673 il 36% dei voti (in pratica sono i lavoratori che non sono disposti ad accettare il ricatto sui diritti del lavoro; non hanno certo detto che sono felici di perdere il posto di lavoro).
I Sì misurati sul totale dei lavoratori sono solo il 59%.
Su 4881, ben 2000 hanno manifestato una qualche contrarietà all’accordo e 2.881 (molti masticando amaramente) hanno detto Sì. Possiamo dire che gli operai si sono espressi per continuare a lavorare ma non gradiscono i ricatti.Marchionne che si aspettava un plebiscito o almeno il 70% dei Sì, ora si riserva di prendere le decisioni finali, aveva già avvisato che non gli bastava uno striminzito vantaggio. Come a dire: fate pure il referendum ma poi decido sempre io.(per i dati si è fatto riferimento a http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-06-23/pomigliano-dice-marchionne-080100.shtml?uuid=AYv4PN1B )

Si può chiamare marchionneria: la febbre che si manifesta come voglia di fare contratti aziendali capaci di scardinare diritti generali; la nuova febbre comincia a insediarsi negli imprenditori italiani ed è riuscita a coinvolgere alcune componenti sindacali.

Diritto di sciopero e regole per la retribuzione in caso di malattia, non possono essere oggetto di una contrattazione aziendale; gli accordi aziendali possono avere per oggetto salario e tempi di lavorazione. Marchionne poteva ottenere anche un buon accordo se si limitava agli istituti contrattabili, ma si è fatto suggerire da sociologi, psicologi del lavoro e sindacalisti un po’ arruffoni.
Conviene a Marchionne e alla Confindustria, cercare di curarsi dalla marchionneria, smettere con l’idea di dividere gli operai. Gli operai non hanno interesse a proteggere l’assenteismo, ma non possono con la scusa della lotta all’assenteismo rinunciare ai propri diritti. La marchionneria è assurda anche per gli imprenditori, non è possibile pensare ad aziende dove ci sono più diritti in concorrenza con quelle con meno diritti. La stessa Marcegaglia deve convincersi che la strada del cavallo di Troia di Pomigliano è una strada che non porta a buoni risultati.
La cosa migliore è quella di aggiustare l’accordo di Pomigliano, se ne debbono convincere anche alcuni “soloni” del sindacato. Le regole su diritti di sciopero, malattia, sicurezza nel lavoro sono regole che debbono valere per tutti i luoghi di lavoro e debbono avere carattere di norme generali, si possono anche modificare ma per tutti.
23/06/2010 francesco zaffuto

martedì 22 giugno 2010

Arrivederci Lillo


Arrivederci Lillo,
è stata luminosa la vita
quando la speranza l’alimentava,
è stata difficile
quando la malattia e le pesanti cure
l’hanno circondata e prosciugata.
Ci sarà da qualche parte,
negli infiniti spazi,
una vecchia osteria
per raccontarci tutti amici scomparsi


22/06/2010 francesco zaffuto
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(immagine “fiori nella nebbia” acquerello © francesco zaffuto)

sabato 19 giugno 2010

UE, il Governo e gli aggregati del debito

NON

TI

PREOCCUPARE


STAI BENE

STAI BENE

GRAZIE

AGLI

AGGGREGATI


Ma cosa sono gli aggregati? Pillole di saggezza. Di chi il merito? Ovviamente del Governo.

Grande soddisfazione del Governo sulle conclusioni dell’ultimo vertice UE di Bruxelles che hanno visto accogliere la proposta italiana di considerare nella misurazione del debito, per definire il grado di salute dell’economia di un paese, non solo il debito dello Stato ma anche quello dei privati.
Per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, quello raggiunto a Bruxelles è «un successo straordinario», mentre il capo della diplomazia italiana Franco Frattini ha sottolineato come il premier Berlusconi «abbia agito da statista in Europa, con fermezza e visione strategica».

Ma di che cosa si tratta?

Nel misurare l’indebitamento dell’economia di una paese membro della Ue non si farà riferimento al solo debito dello Stato, ma anche al debito delle famiglie e al debito delle imprese non finanziarie.
Grazie a questo tipo di misurazione risulta che l’Italia a fronte di un debito pubblico del 118% del Prodotto interno lordo ha un debito delle famiglie per il 39,3% e dell’imprese per il 79,9%.
In questo modo l’Italia risulta più virtuosa di altri paesi;
Inghilterra: debito dello Stato 68,6% - famiglie 100,1% - imprese 114,4%;
Svezia: debito dello Stato 42,1% – famiglie 74,2% – imprese 152,7%.
L’Italia risulta addirittura vicina “nei totali” alla Francia: debito dello Stato 76,1 %- famiglie 50,7% – imprese 104,5%.

POSSIAMO ESSERE VIRTUALMENTE CONTENTI.
MA CERTO NON DEL COMPORTAMENTO DEL NOSTRO STATO che ha un debito pubblico più alto di quello greco (112% del Pil).

In pratica non siamo conciati tanto male grazie alla propensione al risparmio delle famiglie italiane e grazie a tante piccole imprese che sono finanziate spesso con il solo capitale proprio.
Non possiamo certo essere contenti dei nostri governi che si sono comportati in modo diametralmente opposto alle famiglie italiane ed hanno speso sempre più di quello che incassavano.

Buona parte del debito dello Stato italiano in BOT e BTP è stato acquistato non solo dalle banche ma dalle stesse famiglie italiane.
Le famiglie italiane si sono caratterizzate per il risparmio, per l’investimento nel mattone e per l’investimento in titoli dello Stato; questo nonostante il pressante invito al consumo e all’indebitamento fatto nella propaganda televisiva. L’ acquista a rate, l’accedi al credito al consumo e vivi alla grande.... è stato un comportamento limitato solo a una parte degli italiani.

Di questa tradizione di risparmio delle famiglie italiane oggi si fa un merito Berlusconi, oggi che è costretto dalla UE a ridurre il debito dello Stato per far fronte alla speculazione finanziaria internazionale.

Ben venga la misurazione anche per aggregati; ma se i tagli della finanziaria riguardano il tempo pieno a scuola, gli asili, l’assistenza, nei fatti si vanno a colpire le famiglie virtuose dell’aggregato che tanto felicemente è stato presentato all’Europa.
Le famiglie che riuscivano a risparmiare oggi cominciano a farlo molto meno, e riducono gli stessi consumi, non è certo un buon modo per uscire dalla crisi quello di colpire l’elemento virtuoso dell’aggregato.

I tagli ai costi della politica non intende farli lo Stato centrale, non intendono farli le Regioni e neanche i Comuni. Per quanto riguarda le Province si continua a sostenere la loro costosa esistenza. Il finanziamento pubblico ai partiti non viene certo dimezzato, sulla diminuzione di stipendi ai parlamentari e di auto blu non si parla più.
19/06/2010 francesco zaffuto
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(immagine “Giurlanno e la crisi economica” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

venerdì 18 giugno 2010

No alle trivellazioni nel Mediterraneo

Possiamo immaginarci per un attimo: cosa potrebbe accadere se un incidente simile a quello del Golfo del Messico avvenisse nel Mediterraneo ?

Eppure c’è chi trivella nel Mediterraneo, vicino l’Italia, con autorizzazioni concesse dal Governo italiano, vicino l’isola d’Elba nel Tirreno e vicino le isole Tremiti nell’Adriatico.

Una interessante inchiesta di LUIGI CARLETTI del 18 giugno2010 pubblicata su Repubblica mette a nudo la corsa italiana al greggio.
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/18/news/trivelle_italia-4937699/?ref=HREC1-3

I dati diffusi da Greenpeace

http://www.greenpeace.org/italy/news/trivellazioni-permessi


Ancora oggi 18 giugno il petrolio fuoriesce invadendo le acque del Golfo del Messico, tutte le soluzioni fino ad ora messe a punto hanno fallito nel compito di fermare la marea nera, le chiazze di petrolio minacciano le coste cubane. Si rivela in modo evidente che le trivellazioni in mar

e sono pericolose, e non è cosa semplice provvedere con immediatezza con tappi e campane.

Una fuoriuscita di greggio nel Mediterraneo, simile a quella del Golfo del Messico , metterebbe a k.o. diversi paesi europei e del nord Africa, distruggerebbe le risorse ittiche, sarebbe difficilmente superabile per le caratteristiche del nostro mare.
Confiniamo con l’oceano Atlantico solo per lo stretto di Gibilterra, il Mediterraneo è un grande mare chiuso con un equilibrio vitale interno.
Per le trivellazioni nel Mediterraneo non può bastare l’interesse di una società petrolifera privata e neanche l’autorizzazione di singoli stati.
Le trivellazioni nel Mediterraneo dovrebbero essere drasticamente proibite.
Quando ne cominceranno a parlare i nostri governanti europei?
18/06/10 francesco zaffuto

nuovo post
Prestigiacomo, no trivellazioni fino a 5 miglia

martedì 15 giugno 2010

Tremonti, la zavorra e l’art. 41

Ma cosa dice l’art. 41 della Costituzione, che secondo Tremonti determina la produzione di “zavorra e 1 km quadrato di regole”, (frase pronunciata il 13 giugno alla festa nazionale della Cisl a Levico Terme, in Trentino)????


Art. 41.


L'iniziativa economica privata è libera.


Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.


Il primo comma non pone alcun limite ed è chiaramente esplicito nel definire libera l’attività d’impresa.
Il secondo comma non pone limiti burocratici ma limiti per garantire altre libertà sociali. La libertà d’impresa non può distruggere le coste e il territorio; non si può certo considerare libertà d’impresa la produzione inquinante o l’istigazione alla prostituzione.
Il terzo comma parla di “programmi e controlli opportuni”.
Se fino ad oggi i Governi della Repubblica si sono sbizzarriti in controlli INOPPORTUNI, BUROCRATICI, INUTILI, STUPIDI, producendo 1 Km quadrato di regole l’anno, si può dare la colpa a questo terzo comma dell’art.41 della Costituzione?????????????
L’art. 41 è un articolo di carattere generale che afferma il principio di equilibrio tra libertà di impresa, altre libertà individuali e indirizzo sociale dello Stato. Come gli altri articoli della Costituzione poi fa riferimento alle leggi attuative. Se poi le leggi attuative in Italia hanno determinato privilegi per grandi imprese e strozzature burocratiche per le piccole imprese non è certo colpa di tale articolo.
Nonostante la necessità di controlli dell’art. 41 la campagna della Campania si è trasformata in un deposito di rifiuti tossici; un capitalista come Berlusconi si fece fare (durante la cosiddetta prima Repubblica) una legge per detenere tre canali televisivi (procedura che faceva impallidire gli USA, molto attenti alle concentrazioni monopolistiche).
Le migliaia di regole sono state capaci di proibire a un ragazzo di vendere per strada giornalini e fumetti di seconda mano e hanno lasciato mano libera a costruttori senza scrupoli.
Non è colpa dell’art. 41 Sig. Ministro Tremonti ma è colpa di una mentalità burocratica e predona che organizza regole per soffocare ogni piccola attività, poi inventa meccanismi di aggiramento delle regole, e infine assenza di controlli sulle infrazioni più gravi; il tutto ha determinato l’espandersi del lavoro nero e della conseguente evasione fiscale.
Ben venga la diminuzione delle regole e ben venga l’attenta applicazione di poche regole. Ma non si spacci l’art. 41 come un ostacolo al superamento della crisi economica. C’è da pensare che questa voglia di mettere mano alla Costituzione sia proprio un alibi per rinviare le necessarie riforme per uscire dalla crisi. Si può dare così la colpa alla Storia, ai comunisti, ecc. ecc..
15/06/10 francesco zaffuto

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(immagine “Giurlanno e gli ingranaggi della Storia” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
risposte su altri siti e blog
su
di Davide Gambardella

Mi trovo d'accordo con lei, il problema di carattere burocratico non è soltanto riconducibile all'art.41, come vuole far credere il ministro Tremonti. Ho tentato di sottolineare anche un altro aspetto, che riguarda il giro di vite che interesserà i lavoratori dipendenti. In sostanza il ministero cerca di responsabilizzare maggiormente le maestranze, ma non sappiamo fino a che punto saranno rigidi questi nuovi parametri che il Tremonti vorrà adottare. Sarà sulla stessa scia di BrunettA?

giovedì 3 giugno 2010

le dimissioni di Koehler e l'Afghanistan


Pirandello in Germania
Poco rilievo ha dato la stampa in Italia alle dimissioni del Presidente della Germania Koehler. Eppure si tratta della più alta carica dello stato tedesco. Forse si sono volute archiviare le frasi che hanno provocato le dimissioni dello stesso Koehler. Ecco come l’Ansa ha riportato le frasi del presidente tedesco
"Un Paese delle nostre dimensioni, concentrato sull'export e quindi sulla dipendenza dal commercio estero, deve rendersi conto che... sviluppi militari sono necessari in un'emergenza per proteggere i nostri interessi - aveva detto Koehler a una radio tedesca durante una visita in Afghanistan il 22 maggio scorso -, ad esempio per quanto riguarda le rotte commerciali o per impedire instabilità regionali che potrebbero influire negativamente sul nostro commercio, sull'occupazione e sui redditi".In pratica Koehler nel parlare di impegno militare in Afghanistan aveva dato non la solita visione di “missione di pace”, ma una visione più ancorata a reali interessi, una visione più cinica. Immediatamente la posizione del presidente era stata duramente criticata sia dall'opposizione, sia da esponenti della coalizione (Cdu-Csu, Fdp) guidata dalla cancelliera Angela Merkel. Lo stesso ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg, aveva preso le distanze dal presidente della Repubblica.
E Koehler si è dimesso, come a volere dare una testimonianza pirandelliana del “Cosi è se vi pare”.In Italia dove la visione della missione in Afghanistan è consolidata come “missione di pace”, dove la sola messa in discussione di una scadenza posta da Di Pietro viene demonizzata, si è preferito glissare sui commenti al caso Koehler. Eppure di Afghanistan siamo costretti a parlare quando arrivano alcuni italiani morti o feriti.
In Afghanistan: i russi persero una guerra contro i talebani allora sostenuti dagli americani, i talebani vinsero quella guerra e instaurarono un regime antioccidentale, il paese è un crocevia per il traffico dell’oppio, dopo l’11 settembre è stato individuato dagli americani come un covo dove si poteva annidare il terrorismo, le potenze occidentali su invito americano intervengono militarmente, sono passati più anni di guerra e gli occidentali sostengono un governo in qualche modo compromesso con grandi traffici, il governo non è sostenuto dalla popolazione di gran parte del territorio afgano, i morti americani sono tanti e si preferisce parlarne ben poco.
La logica di chiamare un intervento militare “missione di pace” non può essere digerita, occorrono strategie di pace per uscire da questa crisi e costruire la pace.
03/06/10 francesco zaffuto
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immagine “intrigo” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)

lunedì 31 maggio 2010

Siamo un paese inquietante 2

Siamo un paese inquietante
non riusciamo a disvelare nulla della nostra Storia
restiamo senza parole
dobbiamo solo giocare
un assurdo gioco dell'oca
per vincere un antidoto
che ci convinca della necessità dei segreti (f.z.)

ricevo da libomast questa immagine a commento di "siamo un paese inquetante"

("2010_odissea_italiana © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
per vedere il video di libomast "che cos'è questa crisi" vai al link

http://libomast1949.blogspot.com/2010/06/ma-cos-e-questa-crisi.html


domenica 30 maggio 2010

Siamo un paese inquietante


Il 2 giugno è la festa della Repubblica, si accavalleranno alcuni discorsi retorici; ma insieme ai discorsi retorici quest’anno, vicino alla data della festa della Repubblica, ci sono anche dei discorsi inquietanti.

Recentemente le dichiarazioni del procuratore antimafia Piero Grasso hanno puntato il dito sulla necessità di proseguire con le inchieste sulle bombe del 1993 e sugli attentati a Falcone e Borsellino. Ecco il link dell’articolo de La Repubblicahttp://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/27/news/stragi_93-4363758/

Successivamente c'è stata l’intervista rilasciata da Walter Veltroni sugli stessi argomenti.http://www.repubblica.it/cronaca/2010/05/28/news/dubbi_tremendi_su_quelle_morti_fforse_un_pezzo_dello_stato_trad-4395225/

Infine un intervento angosciato del presidente Ciampi che ricorda gli attentati nel momento in cui rivestiva la carica di presidente del Consiglio “...ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi...”.http://www.repubblica.it/politica/2010/05/29/news/notte-golpe-4418306/?ref=HREC1-1

Questo paese ha una sua necessità storica: conoscere i lati oscuri della sua storia occulta dalla strage di piazza Fontana del 1969 fino agli attentati del 1994. Una grande fetta della vita di questa repubblica (quasi trent’anni) è stata costantemente pervasa da atti distruttivi su cui non si è riusciti a fare chiarezza.
Che nella storia di un paese ci possano essere dei lati oscuri è possibile; che nella Storia ci siano dei lati oscuri certo a chi studia la Storia non può destare meraviglia. Quello che è atipico in Italia è la grande quantità di fatti oscuri accaduti, il suo ripetersi nel tempo, la loro gravità, l’atteggiamento rassegnato dell’opinione pubblica all’impossibilità di capirci qualcosa.
Probabile che gli interventi di Grasso, Veltroni e Ciampi abbiano rovinato un qualche brindisi augurale per l’anniversario del 2 giugno, ma ben venga un ritorno di memoria su fatti che non vanno dimenticati.

30/05/10 francesco zaffuto
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(immagine – “muri” photo © arianna veneroni) l’immagine per comprenderla necessita di una osservazione attenta, solo così si disvela una ragazza che muove velocemente le braccia.Altre foto di Arianna Veneroni su http://www.flickr.com/photos/arive11/

sabato 29 maggio 2010

sulla immortalità


«A monsignor Gerardo Pierro, arcivescovo primate metropolita di Salerno Campagna Acerno al compiersi del suo 75˚anno di età con viva gratitudine l’arcidiocesi eresse», è scritto sul piedistallo.
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/notizie/cronaca/2010/26-maggio-2010/pierro-inaugura-sua-statua-seminario--1703085331107.shtml
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http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=103777&sez=CAMPANIA

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Il caso accaduto a Salerno, dove in pompa magna è stata scoperta la statua di un vescovo vivente al momento del suo compleanno e delle sue dimissioni, fa sorridere. Rivela la contraddizione tra la ricerca di una silenziosa immortalità nell’al di là e la ricerca di una immortalità sulla terra meno silenziosa e più altisonante.
Il riconoscimento degli altri e la ricerca della immortalità sulla terra spesso guidano il comportamento umano. Nella Storia uomini pervasi dal bisogno di riconoscimento e dalla ricerca di immortalità hanno costruito grandi opere e grandi catastrofi. Tra Napoleone e il vescovo Pierro, con l’ottica del meno danno, forse sceglierei il secondo. Riguardo poi alla pratica di fare statue a chi è disposto a farsi da parte proporrei subito una statua per Berlusconi con scritto sul piedistallo “grazie, può bastare”.
29/05/10 francesco zaffuto

venerdì 28 maggio 2010

Mussolini, il cavallo e Berlusconi


Per dire che la manovra di tagli non è roba sua Berlusconi cita Mussolini
Se diventa di moda citare i “grandi” predecessori anche quelli un po’ discutibili:
a Putin tocca citare Stalin,
alla Merkel tocca citare Hitler,
a Benedetto XVI tocca citare Bonifacio VIII.

Berlusconi la citazione non l'ha fatta dinanzi a un bicchiere di vino in una trattoria di Trastevere, ha scelto di farla in un luogo ufficiale, in una conferenza a margine del vertice Ocse di Parigi : «Chi è nella posizione di capo del governo di potere vero non ne ha praticamente nulla - ha detto il premier durante la conferenza stampa -. Oso citarvi una frase di colui che era ritenuto un grande e potente dittatore, e cioè Benito Mussolini. Nei suoi diari ho letto recentemente questa frase: "dicono che ho potere, non è vero, forse ce l'hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo devo essere contento"».


In altre occasioni abbiamo sentito Berlusconi vantarsi delle sue capacità di comando. Questa volta per fare digerire la pesante manovra finanziaria descrive le sue possibilità di potere limitate dai suoi “gerarchi”: Tremonti, Bossi, Fini (specie oggi che uno dei suoi potenti “gerarchi” ha deciso di ostacolarlo e un altro ha guadagnato peso nelle ultime elezioni).

Ed ecco che al Berlusconi che doveva tagliare le province per un grande risparmio di 12 miliardi l’anno si sostituisce un Berlusconi che forse non riesce neanche ad eliminare alcune piccole province. Poi continua con la sua pubblicità di non avere messo le mani nelle tasche degli italiani come se gli impiegati statali non fossero italiani: nei fatti il blocco del rinnovo dei contatti è una forma diversa di operare sulle tasche ma sempre sulle tasche si sta operando.

La scelta di Berlusconi di citare Mussolini è tutta da ascrivere alle sue simpatie; in quanto alla sua mancanza di potere si può dire che coincide con la sua preoccupazione di perdere il potere.

Mussolini, anche lui, era dominato dalla preoccupazione di stare sempre a capo del suo potere; di conseguenza doveva accontentare i suoi, ma nel contempo i suoi uomini erano tutti pervasi dalla voglia di accontentare Lui, si trascinavano insieme nell’avventura di grandezza, avventura che tanto costò all’Italia. Certo il Berlusconi odierno non è paragonabile a Mussolini, forse piacerebbe tanto allo stesso Berlusconi e a La Russa, ma il contesto è un po’ diverso: non c’è una Grecia a cui “spezzare le reni”, neanche degli inglesi da “stramaledire”, e in Germania ci sta la Merkel che credo non abbia tanta voglia di fare citazioni di Hitler in conferenze stampa a Parigi.
28/05/10 francesco zaffuto
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immagine foto dell'epoca

giovedì 27 maggio 2010

Altro che bamboccioni, sono Neet



Si rischia un salto generazionale

L'Istat, nel rapporto annuale presentato oggi 26 maggio, denuncia che: sono 2 milioni in Italia i giovani che non lavorano e non studiano, stanno in attesa del loro futuro. Hanno trovato anche una definizione all’americana “sono i Neet” (Non in education, employment or training).Questi giovani sono coinvolti nell'area dell'inattività (65,8%).
Hanno un'età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi.
Nel 2009, a causa della crisi economica sono 126 mila in più.
Anche al Nord nel 2009 c’è stato un aumento +85 mila.
Tuttavia il maggior numero di questi giovani, oltre un milione, si trova nel Mezzogiorno.
I laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%).
Già dal 2007 (dati Ocse), l'Italia registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell'Ue.
Questi giovani quando perdono il lavoro, più dura lo stato di inattività e più hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro.
Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3% (l'anno precedente era il 68,6%).
Altro che 'bamboccioni', sono conviventi forzati con i genitori per motivi economici. I 30-34enni che rimangono in famiglia sono quasi triplicati dal 1983 (dall'11,8% al 28,9% del 2009). Rilevante è anche la crescita dei 25-29enni, dal 34,5% al 59,2%.
Sempre secondo il rapporto Istat i giovani non sposati fra i 18 e 34 anni che vivono con i genitori sono passati dal 49% al 58,6%. Dal 2003 al 2009 sono calati di ben nove punti i giovani (18-34 anni) che per scelta vogliono vivere nella casa dei genitori: la prolungata convivenza dei figli con genitori dipende da questioni economiche per il 40,2% e dalla necessità di proseguire gli studi per il 34%. La percentuale di giovani che dichiara di voler uscire dalla famiglia di origine nei prossimi tre anni cresce dal 45,1% del 2003 al 51,9% del 2009. Tra le motivazioni economiche per restare nella famiglia di origine, le difficoltà nel trovare casa per il 26,5% e quella di trovare lavoro 21%.
Nel 2009, circa 16,5 milioni di occupati (72,4%) svolgono una professione adeguata al livello d' istruzione, 1,7 milioni (7,4%) ha un lavoro relativamente più qualificato, il 20,2% (4,6 milioni) è sottoinquadrato. Rispetto al 2004, il fenomeno del sottoinquadramento interessa oltre un milione di persone in più. I sottoinquadrati sono giovani per il 31% (+6,8% rispetto al 2004).
In realtà il fenomeno della disoccupazione giovanile è arginato dalle famiglie di origine. Si trovano tra i disoccupati molti giovani con titoli di studio elevati che aspirano alla possibilità di inserirsi in lavori che possano riconoscere un qualche merito per i loro studi, ma i ritardi di inserimento aumentano le difficoltà. Anche l’accettazione di piccole attività di lavoro di collaborazione in attesa
di una migliore collocazione fa parte del fenomeno.
Intanto nel nostro paese si è teorizzato il blocco del turn over, l’assenza di concorsi pubblici e l’aumento dell’età pensionabile. Questo significa far saltare possibilità di occupazione ad un’intera generazione.Nel contempo abbiamo la realtà dei lavoratori extracomunitari, i lavori rifiutati dai giovani che sperano in qualcosa di meglio vengono occupati dai disperati che sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di lavoro; si possono scoprire anche realtà di lavoratori extracomunitari con elevata cultura che sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di occupazione.
La proletarizzazione moderna ormai non ha più le regole del passato; non solo per ceto, per livelli di istruzione, ma anche per degli strani e capricciosi livelli di fortuna. Un giovane con due lauree, sprovvisto di “santi raccomandatari” e di fortuna, può trovarsi a dovere accettare un qualsiasi lavoro di magazziniere o imbianchino, oppure deve aspettare in casa in attesa che arrivi qualche assunzione privata o che il ministro Brunetta ricominci a parlare di concorso day. E se si arriva ai quaranta anni, non sei più duttile e flessibile.
26/05/10 francesco zaffuto
.(immagine – “angoscia del futuro” cera e china © francesco zaffuto link Altre allegorie)
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martedì 25 maggio 2010

Le borse scivolano e si naviga a vista



I governi sembrano arrendersi alla speculazione

Le borse continuano a scivolare sommando dati negativi dai primi giorni di maggio, la stessa risposta dei governi europei in aiuto della Grecia ha fatto sollevare le borse solo per un paio di giorni e poi è ripresa la caduta.
La caduta investe non solo l’Euro e titoli di bancari, ma globalmente tutti i titoli: vengono trascinati al ribasso Fiat, Mondadori, Enel, Eni, titoli che nei mesi precedenti avevano avuto una costante ripresa.
Le borse hanno riportato le quotazioni al marzo del 2009, quando erano al massimo le preoccupazioni per la crisi mondiale. Un’ondata di speculazioni al ribasso; l’imperativo della speculazione al momento è vendere tanto si può riacquistare tra qualche giorno a prezzo più basso.
La scommessa sul disastro del mondo dei grandi finanzieri non è ancora cessata; si sentono forti e in borsa comandano ancora loro, con le loro società di rating addomesticate, con i contratti sui derivati che non hanno subito modificazioni, con le vendite allo scoperto ancora possibili (visto che l’azione della Merkel ha riguardato solo pochi titoli e non sono corsi in aiuto della statista tedesca gli altri governi).
Obama è lontano, la sua promessa di aggiustare i difetti del capitalismo ha fatto plaf..; dopo avere speso un patrimonio per aiutare le banche americane in crisi non ha avuto il coraggio di affrontare una regolamentazione delle borse. Due G20, altri G8 e G7 per non combinare un accidenti di niente.
La speculazione finanziaria è più forte dei governi, i governi hanno tutti paura di essere ricattati sul debito pubblico , fanno manovre per presentarsi “probi” alla speculazione internazionale. Anche la stessa manovra finanziaria italiana è un’accozzaglia di piccoli tagli per dire ai grandi finanzieri: “continuate a fare i buoni con i nostri bond”. Certo le operazioni di contenimento del debito sono necessarie ma, se non vengono collegate con coraggiose riforme della borsa e del sistema bancario, possono solo diventare un giro tortuoso. I Governi pare che stiano a secco di idee, dopo avere continuamente scartato qualche possibilità di aggredire la speculazione, navigano a vista.
25/maggio/2010 francesco zaffuto
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Vendite allo scoperto da proibire

sabato 22 maggio 2010

Bersani: “La Gelmini rompe i coglioni”


La libertà di parola e di critica è di tutti i cittadini italiani. (deriva dalla Costituzione)
Gli insegnanti hanno in particolare anche la libertà di insegnamento. (deriva dalla Costituzione)
Gli insegnanti che si occupano di sindacato nella scuola hanno la libertà di critica come rappresentanti di lavoratori.. (deriva dalla Costituzione)
DA DOVE DERIVA LA CIRCOLARE DEL DIRETTORE SCOLASTICO REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA, MARCELLO LIMINA?
DA DOVE DERIVA IL MINISTRO GELMINI?


IL FATTO:22-05-2010
Ora un insegnante che denuncia cosa sta accadendo nella scuola pubblica (tagli insostenibili, 40 ore di lezioni formali spacciate per tempo pieno, test Invalsi in cui non viene rispettata la privacy dei bambini, e chi più ne ha più ne metta) «strumentalizza le istituzioni», farebbe dunque meglio a «candidarsi se vuole fare politica» e per tanto meriterebbe delle sanzioni, come ha minacciato in una circolare riservata il dirigente dell'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna. E' quanto afferma il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini, sostenendo di condividere e sostenere «pienamente l'operato del direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale dell'Emilia Romagna, Marcello Limina, che ha invitato tutto il personale della scuola a osservare un comportamento istituzionale». La «bomba» era scoppiata ieri grazie al coordinamento di insegnanti di Modena Politeia, che ha diffuso la circolare con cui si invitano i presidi a «sensibilizzare il personale della scuola sul corretto comportamento da tenere con gli organi di stampa». Ma non solo: nella circolare si chiede ai presidi di ricordare che addirittura è improprio «indirizzare ad alte autorità politiche o amministrative diverse dal loro diretto riferimento gerarchico documenti, appelli o richieste». Insomma: se sei un insegnante non puoi rivolgerti al presidente della Repubblica perché salvi la scuola pubblica. Tra le norme citate dal dirigente regionale per sostenere la sua posizione, anche quella in cui si prevedono «sanzioni disciplinari». Censura? Ma per carità, Limina si dice «consapevole che l'amministrazione ha il dovere di dialogare», e per tanto invita i dirigenti scolastici ad aprire sul sito dell'ufficio territoriale una «casella e-mail». Gli insegnanti di Modena in un comunciato hanno già chiesto le dimissioni del dirigente, ma lo stesso ha fatto ieri la Cgil Flc. Mentre le parlamentari del Pd Bastico e Ghizzoni annunciano interrogazioni urgenti sul caso. (ci. gu.)


- Dal palco Bersani ha parlato anche della politica del governo sulla scuola e lo ha fatto senza mezzi termini. «Sono per fare uscire da questa assemblea una figura eroica, i veri eroi moderni, gli insegnanti che inseguono il disagio sociale in periferia, lottano contro la dispersione mentre la Gelmini gli rompe i coglioni».

http://www.corriere.it/politica/10_maggio_22/bersani-pd_5b0e49be-65a2-11df-89b0-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano

SIGNIFICATO DELLA FRASE
Se una persona che con atti infastidisce costantemente, viene invitata a non infastidire ulteriormente.
Per favore, te lo chiedo per favore, per carità non ci rompere i coglioni.

Non è piaciuta la parola usata da Bersani.
Di solito non usa questo linguaggio.
Infatti la parolaccia va usata per momenti eccezionali
e questo era un momento eccezionale.
22/05/10 francesco zaffuto
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immagine di Dante di Botticelli - Dante usò un lingiaggio duro nell'inferno perché era appropriato

Se po fa'


Qualche riflessione sulla cellula artificiale

Se po fa’.
Se po fa’?
Sì, con la cellula nova.
Come ?
Te pigli na cellula vecchia,
la svoti
come se svota l’ovo
lassanno però la coccia tutta intera
e poi ce metti dentro n’antra cosa.
E che ce metti?
E quello che voi,
ma fatto di numeri
che prendi dar computer.
Per esempio: se der pollo te piace la coscia,
cerchi i numeri der pollo cor computer,
levi un po’ de ‘ste numeri e lasci solo quelli della coscia
e le metti nell’ovo
e fai un pollo tutta coscia.
Ma poi la cosa più bella è
che coi numeri te poi inventà cose nove,
tipo:
un piede che camina solo,
na mano che se gratta,
na scoreggia senza puzza.
Tutte cose utili.
Tu pensa che sto scienziato
addirittura
già inventa de nventà l’ovo spazzino.
E che d’è?
Te spiego bene:
ce so de bagnanti che glie ve de cacà in mezzo al mare,
che è proprio na schifezza,
allora dopo glie manni l’ovo spazzino,
che te pulisce meglio de na lavannara.
Poi dici che nun è formidabile sta scienza!
Ma dimmi, rimango sbalordito, se po’ puro nventà un omo novo?
Questa è da pensalla.


In trattoria, dinanzi a un bicchiere di vino, parlare della cellula artificiale non è facile, specie per gente come me che, in campo di scienza, rimane solo appesa ad alcune informazioni generali. Eppure anche noi siamo coinvolti nelle conseguenze della scienza senza conoscerla.

Sto provando a capirci qualcosa, per questo ho inserito il link sottostante con le osservazione del noto genetista prof. Novelli
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_maggio_20/prima-cellula-artificiale_1cbaff5e-6417-11df-ae00-00144f02aabe.shtml

Dove ci porterà la nuova scoperta di Venter? Si parla di una nuova era. Non è facile fare previsioni, può portare ad applicazioni utili per combattere l’inquinamento o per combattere certe malattie, come può portare ad applicazioni degne dei film più catastrofisti che la cinematografia ci ha proposto in questi anni.

Riguardo ad una ipotetica pericolosità della nuova scoperta, basta considerare che la nostra vita è stata costantemente condizionata, da una sessantina di anni, dal ricatto atomico. Peggio di così?

Certo Venter, oltre ad essere un buon scienziato, è anche un buon imprenditore: si affretta a depositare i brevetti, la sua società di ricerca stringe patti con altre società, si avvia verso un uso economico delle sue ricerche. Il presidente Obama ha già fiutato che forse può cominciare un utilizzo tecnologico ed ha disposto una indagine bioetica sulla cellula artificiale alla sua Commissione presidenziale.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/05/20/visualizza_new.html_1794865582.html
Quando Venter, tempo addietro, disse di avere completato la mappatura del DNA umano, qualche scienziato sollevò dei dubbi sulla mappatura, poiché si limitava solo al 5% del DNA e il resto era stato considerato inerte. Ecco un paio di link dove si sollevavano alcuni dubbi.
http://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.1413

Se prendiamo per buone queste ultime notizie sulla cellula artificiale, il passo è fatto. E se il passo è fatto non si torna indietro, possiamo solo tentare di arginare gli effetti negativi. Inizia una nuova era, dicono, ma per questa nuova era è necessario non solo un uomo più intelligente ma anche più saggio e prudente. Fino ad ora, considerando guerre, fame nel mondo, inquinamento, sfruttamento di altri uomini e disonesta dilagante, la saggezza e la prudenza non è stata di casa.
La riflessione, anche quella non scientifica, anche quella in trattoria, se è rivolta a diminuire il malessere dell’uomo ci può aiutare.

Al momento, chiudo proponendo la visione di questo video “La sindrome del creatore” di libomast
http://www.youtube.com/watch?v=Wo2CNvNRx9w&feature=player_embedded
saluti a tutti francesco zaffuto

immagine “mano che ride” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
Intervento di libomast

Essere per vivere o essere programmati.

“Di come funziona la biologia, in realtà, non sappiamo un c.”, si è lasciato
scappare Craig Venter e/o Ventre.
http://pubmedeurope.com/pubblicazioni/modules/lavori/DNA.pdf

Premetto che parlo da ignorante in materia: sono un agronomo, negli anni 70 ho lavorato al miglioramento genetico del grano duro, del pomodoro, del mais, della fava ecc., presso l’Ist. Di Coltivazioni Erbacee – Università di Palermo - sotto la guida del Prof. Gianpietro Ballatore, con buoni risultati. Le tecniche adottate erano copiate dalla natura, si applicavano i principi mendeliani. Incrociando, con la fecondazione artificiale, cultivar portatrici di diversi caratteri utili nel tentativo di unire in un nuovo individuo genotipi provenienti da diverse piante. In campo biologico però ne so poco o niente e quindi non ho molti strumenti per giudicare, però vorrei capire lo stesso. A prima vista è una grande notizia, una scoperta pionieristica che potrebbe portare notevoli benefici per tutti.
Craig Venter, nel 1999 è stato il fondatore e presidente di Celera Genomics, una società che è nata parallelamente alla Progetto Genoma Umano.
Craig Venter, è uno dei cinque donatori del DNA usato per il sequenziamento e può così vantarsi di essere uno dei pochissimi uomini al mondo con il proprio genoma totalmente sequenziato.
Nel sito del Craig Ventre Istitute

http://www.jcvi.org/cms/research/projects/first-self-replicating-synthetic-bacterial-cell/overview/

http://www.jcvi.org/cms/research/projects/first-self-replicating-synthetic-bacterial-cell/faq/#q6

viene dato ampio spazio agli eventuali risvolti positivi della ricerca, mentre per la pericolosità zero.

Craig Venter è un po' ingenuo" "Manipolando i processi vitali si tocca qualcosa la cui caratteristica è l'imprevedibilità. Per cui se si opera senza regole si può fare un danno superiore ai benefici che possono venire per l'uomo"
Craig Venter, è il capo dell'équipe che è stato capace di creare la prima cellula autoreplicante denominata “Mycoplasma mycoides JCVI-syn1. 0″ cellula che è completamente controllata da un cromosoma sintetico.
Craig Venter, ha cercato di privatizzare i dati e richiedere un pagamento per accedere al database. (La comunità scientifica gli si è scagliata contro ed è riuscita ad ottenere l’accesso libero alla sequenza completa).
Craig Venter, ha già depositato un brevetto per le nuove speci che sta per creare. Sta immergendo, di nuovo, le mani troppo in profondità nella marmellata. Questa volta la comunità scientifica avrà il potere di accedere alla ricerca?
Craig Venter, auspica nuove regole per evitare abusi di questa "potente tecnologia" – ma non mette a disposizione il data base - vuole essere il controllore del controllato.
Chiamatemi pazzo, ma io sono preoccupato per un gruppo di individui che ha il piano di possedere legalmente vari tipi di speci viventi.

Il Cardinale Bagnasco: «Segno dell'intelligenza umana, ma scoperte vanno legate all'etica».
Il Cardinale o è ignorantello o è cattivello, o pensa solo all'etica ?
Il Cardinale, non può ignorare che si sono già verificati incidenti da «cattiva valutazione del rischio».L’agghiacciante produzione di triptofano con l’uso di un batterio geneticamente modificato, prodotto dalla ditta giapponese Showa Denko, e che ha portato alla morte di 37 persone e all’invalidità permanente di altre 1.500, può essere un caso esemplare degli effetti del riduzionismo scientifico coniugato al business: si veda la storia al sito PRAST, «Physichians and Scientists for responsable application of Science and Technology», http://www.psrast.org/demsd.htm .

Il caso di Jesse Gelsinger – un ragazzo diciottenne affetto da un deficit di ornitina- transcarbamilasi (OTCD), una epatopatia ereditaria. Nel 1999, all’Istituto per la Terapia Genica Umana dell’Universita’della Pennsylvania, Jesse fu incluso in una sperimentazione clinica di una nuova terapia genica. Degli Adenovirus modificati, avrebbero dovuto portare nelle sue cellule epatiche una copia del gene sano, in grado di codificare correttamente l’ornitina transcarbamilasi, eliminando gli effetti del deficit. Dopo poco tempo dalla somministrazione il ragazzo comincio’ a sentirsi male con gravi sintomi respiratori, verosimilmente dovuti ad una sindrome da stress acuto. In breve si manifestò un’insufficienza organica multipla acuta e ingravescente che portò il ragazzo alla morte in pochi giorni.

se hai premura vai a pag. 58
http://www.istitutoveneto.it/chiaramentescienza/picture/Borsani.pdf

http://www.brainmindlife.org/jessegelsinger.htm

Liborio Mastrosimone

giovedì 20 maggio 2010

Intervista a Carlo Marx sul compenso a Santoro

Forse perché il barbera l’altra sera era pesante, ho pensato de parlà con Carlo. Sì, il Carlo Marx, per fargli una intervista su cosa ne pensava dei 10 milioni a Santoro a pie di lista.

Ho girato tutti li gironi, sì li gironi dell’Inferno, e non l’ho trovato. Dopo ero sicuro di trovarlo in qualche cornice del Purgatorio, niente da fare. Con grande meraviglia ho incontrato il Carlo in una delle tante stanze della portineria del Paradiso.
E come un inviato speciale mi avvicinai e cominciai a parlare.

Inviato – Siete qua, professore?
Marx – Siete? So uno solo, perché mi chiami siete?
Inviato – Per rispetto professore.
Marx – Ma no, qua danno del tu anche al Capo, stile Roma antica. Vedi de parla, dici nun dica.
Inviato – Come mai sei qua?
Marx – (sorride) Mi hai cercato all’infernaccio? Eh .. eh. Io penso che se so sbagliati (dice grattandosi la barba), ma qua dicheno l’errore nu ne possibile.
Inviato – Come mai st’accento vagamente romanesco.
Marx – E pe via che manno messo con un certo Gioacchino, un certo Belli, che me continua a parla in sto modo da cent’anni. Nun riesco manco più a dire più “grundisce , grundisse”. Ma lasciamo perdere , dimmi piuttosto, che voi da me?
Inviato – Scusa, te posso chiedere perché non t’anno messo con Engels.
Marx – No... l’amico mio sta ai piani superiori. Hanno detto che stava a pagare sempre da bere lui e che gli spettava. Ma dimmi tu, che mi pari ancora umano, che fai qua e che voi da me?
Inviato – Sono venuto per chiederti di Santoro.
Marx – A me de santi me veni a chiedere? A me che me stanno proprio sopra li co.... E nun me fa parlare male che qui intercettano tutto.
Inviato – Non è un santo, se chiama così di nome. Tu pensa che è uno che dice di essere di sinistra e che guadagna in un colpo 10 milioni di euro.
Marx – E che vol dì? Che è sto modo de parlà? Euro, milioni? Nun si capisce niente.
Inviato - So tanti, so proprio tanti. Tanti, tanti.
Marx - Famme capì, quanto vale un omo da voi. Uno omo de fatica. Uno di quelli che io chiamavo.... Famme pensà ... come li chiamavo?
Inviato – Proletari
Marx – Esatto. Uno di quelli. Quanto guadagna in un anno nel tuo paese?
Inviato – Uno di quelli guadagna al massimo in un anno 16.000 euro.
Marx – E allora è semplice, fai la divisione e capisci. Tu hai detto dieci milio de ste euro, li dividi per 16.000 e vedi quanto omini ha fottuto questo tizio.
Inviato – Ci provo ma non è facile. Fatela voi professò.
Marx – Ho passato la vita a scrive il Capitale e sono qua per riposare.
Inviato – Ci provo, professò. Mi viene, mi viene... circa 625 omini proletari.
Marx – Visto che sei bravo. Pertanto, 625 omini che questo tizio doveva pagare il doppio de 16.000 . Che fa trentadumila. Li ha pagati la meta, si è acchiappato il PLUSVALORE e di conseguenza in un colpo se fatto quei dieci milioni di cui parlavi. V’avevo detto tutto io. V’avevo detto tutto. Ce fosse stato qualcuno che studiava.
Inviato – Sì, solo che non è ...
Marx – Come solo che non è. Siete 625? Nun avete che da perde le vostre catene? Gle fate un culo così e tutto cambia. E nun me fa parla, e nun me fa parla che qui ci intercettano tutto.
Inviato – Ma non... ma non...
Marx – Ce risiamo. Vuoi dire la solita storia che non ce sono le condizioni storiche.
Inviato – Il fatto è che questo Santoro non è un padrone.
Marx – Non è un padrone! E che è?
Inviato – E’ un giornalista.
Marx – Un, un che.... un giornalista?
Inviato - Sì, un giornalista che stava sempre a parla male del padrone dei padroni. E gli hanno detto vedi de parla di qualche altro argomento, goditi sti dieci milioni, riposati un po’ che sei stressato.
Marx – (si gratta la barba e i capelli). Ma voi in pratica avete un padrone dei padroni cosi coglione che paga di tasca sua una simile cifra per un solo giornalista. Con quella cifra ne poteva comprare almeno cinquanta.
Inviato – Vedi, te spiego. Quel padrone dei padroni non paga con soldi suoi, ma con soldi nostri. Soldi che lui prende con un canone che fa pagare a tutti; lui stesso ci dice “ma non pagate, ma non pagate”; li sui nimici dicheno “pagate, pagate, che è brutta cosa non pagare” , e nui paghiamo. Poi lui co li suoi compari prende li sordi e li spenne per comprà giornalisti, cantanti e ballerine.
Marx – Non ciò capito niente. Non ci ho capito proprio niente.
Inviato – Te lo posso racconta natra volta.
Marx – No, no, per carità, mi viene il cerchio alla testa. Una cosa penso di averla capita: la masse dei coglioni sete voi.
Inviato – Ma non potresti tu professò, per lucidarci la memoria scrivere un’appendice al Capitale; quarche paginetta per ricominciare.
Marx – Sì, e poi chi la legge? Me pare che ci aveva ragione quer tipaccio che entrato in paradiso da la porta de servizio. Ci aveva un nome strano, Woutila e per semplicità se faceva chiamare Giovanni e pure Paolo. Me venne a trovà e mi disse cor vocione “nvedi che giù tu sei fori moda; quannu a lu dimonio l’oro non gli abbasta, semo noi che sciogliemo e legamo tutti quanti: proletari, ruffiani, ladroni e padroni” .
Inviato – Non parlava così da noi ma me pare di conoscerlo. E tu non gli hai detto niente?
Marx – Bhe, non sarò di moda da voi ma qua qualche autorità per anzianità ce l’ho , e, per rieducarlo, l’ho mannato a scopare per ducentanni il refertorio.

Dopo averlo salutato, me ne so rigirato sulla terra; ma non sarà possibile trovare a destra o a manca una rivista per pubblicare sta cazzo di intervista .

l’inviato speciale (f.z.)
Intervento dell'amico libomast
Caro ex Prof. che share avevi sul tuo posto di lavoro? da fetecchia e allora liquidazione di fine rapporto e pensione da fame –
Per le lobby, eliminare una trasmissione e/o un conduttore che fa un "uso criminoso della tv pubblica" perché fa sorgere dubbi e va controcorrente, a costo zero, perché pagano i contribuenti, non solo è un ottimo affare, ma apre le porte alla fui-tina di altri rompi co…… , per finire di espropriarci, indottrinarci, sfiancarci, ecc.
Riporto lo sfogo finale dell’ultimo post del blog -C A N E L I B E R O N L I N E
“Ci hanno trasformati in esseri indifferenti, cinici, ipocriti… ci hanno ammaestrati tutti a tale scopo…così non abbiamo un anima e un pensiero…ma siamo tutti figli di Grande Fratello difendendo solo il ns orticello...e basta!!!!!!!!!!! “.
Invece di quell’orticello dobbiamo cercare di salvarne i semi...se qualcuno viene a sradicarci tutto io ripianto e ripianto ancora…io non voglio sopravvivere…IO VOGLIO VIVERE!!!!.
Non mi stupisco per i 10 milioni di € - non mi stupisco per i 28 miliardi di €. - Mi stupisco di esserne venuto a conoscenza -.

La Tv pubblica, che ha fatto conoscere l’Italia agli Italiani, oggi, per le lobby, deve cambiare e deve avere il compito istituzionale di indirizzare gli Italioti a comportarsi come loro desiderano.
http://www.youtube.com/watch?v=uly9_8lHGjw&feature=player_embedded

Noto che stai cercando la carta stampata, hai nostalgia del tuo vecchio ciclostile
“ma non sarà possibile trovare a destra o a manca una rivista per pubblicare sta cazzo di intervista..”
Noto che l’immaterialità di internet non ti soddisfa – bellissima internet, ma…………. sai che i Brunetta di turno vogliono controllarla e strumentalizzarla eliminando anche nell’istituzioni pubbliche la carta stampata – sanno che l’informatizzazione non è ancora della massa principale degli italiani e in particolare degli anziani - e quindi ………………, non solo vecchi, ma ancora dipendenti per il loro analfabetismo, compriamo su ebay i vecchi ciclostile che funzionano anche con carta riciclata, riportiamo indietro i nostri orologi e ricominciamo a ricostruire.
Non dimenticare di rivedere questo vecchio video di Gaber
http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ&feature=related
Ciao a presto.
Liborio

mercoledì 19 maggio 2010

Vendite allo scoperto da proibire

La vendita allo scoperto di titoli obbligazionari e azionari in realtà non è una vendita di titoli , si tratta nei fatti di una scommessa sulla caduta dei titoli venduti nel breve tempo.
I titoli al momento della vendita non sono realmente posseduti e la vendita i n realtà la si riesce a fare perché c’è una specie di compare: un broker (o banca che garantisce che le azioni ci saranno). Se le previsioni sul ribasso si verificheranno lo scommettitore otterrà un guadagno per le differenze, se il ribasso non si verifica lo scommettitore avrà una perdita per le differenze. Intanto forti quantitativi di vendite allo scoperto generano un effetto di trascinamento in caduta dei titoli ed è molto probabile che il ribasso si venga a verificare.
La Merkel ha in qualche modo visto giusto sulla particolare pericolosità delle vendite allo scoperto in questo momento ed ha annunciato di vietarle sui titoli delle dieci principali istituzioni finanziarie tedesche, tra cui Allianz e Deutsche Bank, a partire dalla mezzanotte di martedì. Si è scatenato così un mercoledì nero per tutte le borse europee. Vendite a raffica antiMerkel da parte di tutti gli speculatori per far pressione sugli altri Stati a non seguire la cancelliera tedesca.
Le Borse europee hanno bruciato 144 miliardi di euro di capitalizzazione: a Milano il Ftse Mib ha perso il 3,45%, Londra e Parigi hanno chiuso in ribasso del 2,81% e del 2.92%. L'unica in controtendenza è stata Atene con le autorità greche che hanno provveduto al pagamento di 8,5 miliardi di euro di scadenze legate ai titoli di stato: +0,87%. Francoforte -2,72% - Madrid -2,61% - Amsterdam -2,89% - Stoccolma -3,13% - Zurigo -1,49% - Lisbona -1,92% - Dublino -4,17%.
E’ evidente che sul piano delle regole in borsa sono necessarie misure di tipo internazionale capaci di bloccare i flussi speculativi a livello mondiale, se la Germania viene lasciata da sola su queste misure, le stesse misure si riveleranno inefficaci.
Intanto, la decisione è stata criticata dalla Francia che ha accusato la Germania di non aver concordato la sua decisione con altri Paesi europei; solo un plauso è arrivato dalla Commissione europea che per voce del presidente Barroso, ha fatto sapere di essere d’accordo con la Germania sulla necessità di frenare l’abuso delle vendite allo scoperto.
Altro che abuso, le vendite allo scoperto dovrebbero essere proibite in tutte le borse del mondo, i mercati mondiali vanno ricondotti a contrattazioni reali e non a fittizie scommesse da casinò, solo in questo modo si possono diminuire le pericolose e spericolate operazioni a ribasso.
Un tempo si teorizzava il beneficio delle vendite e degli acquisti allo scoperto perché si sosteneva che in questo modo si poteva permettere la presenza della speculazione in borsa, speculazione che tendeva a fare diventare fluidi i mercati finanziari con una costante presenza di domanda e di offerta. Un tempo veniva addirittura consentito perfino la possibilità di effettuare speculazioni all’interno del mese borsistico e gli speculatori avevano tutto il tempo di fare le loro speculazioni con il massimo comodo. Ma oggi i mercati mondiali non soffrono certo per la mancanza di speculatori ma per eccesso di speculatori, per una costante presenza di capitale finanziario mobile non investito che si muove come un magma incontrollato. Gli Stati debbono prendere il coraggio di regolamentare le borse riportandole a reali investimenti, non è necessario un fluido fittizio. Chi ha azioni e titoli, li venda pure ma solo se realmente li possiede con effettivi atti di proprietà.
La comunità internazionale degli Stati deve intervenire per una nuova e moderna regolamentazione delle borse; la proibizione delle vendite allo scoperto e la eliminazione di tanti contratti derivati porterebbero i mercati verso processi di investimento sul medio periodo invece di lasciarli ancorati alla speculazione quotidiana.
I nostri “statisti” avranno il coraggio di scontentare alcuni compari con cui spesso cenano insieme?
19/05/2010 francesco zaffuto

immagine: Totò e la classica vendita della Fontana di Trevi

qualche link per orientarsi sul problema

privacy o bavaglio


con la scusa della giusta esigenza di tutelare la privacy sta di fatto passando una legge che lega le mani ai magistrati e mette un bavaglio alla stampa


riporto un intervento trovato oggi 19 maggio su
http://www.peacelink.it/mosaico/a/31800.html

Una legge bavaglio
19 maggio 2010 - di Tonio Dell'Olio

L'iter per l'approvazione della legge che limita l'uso delle intercettazioni, negli ultimi giorni ha subìto un'accelerazione senza precedenti con riunioni mattutine, pomeridiane e notturne dei senatori della Commissione Giustizia. Una sorta di codice rosso da pronto soccorso per un intervento di cui sfugge la gravità. Alla fine, il testo di legge è stato approvato ed ora passa a Montecitorio. È sotto gli occhi di tutti che se non ci fosse stata la possibilità di intercettare, né i magistrati né l’opinione pubblica avrebbero mai saputo nulla di moltissimi degli scandali che hanno rivelato l’esistenza di cricche, corruzione, malaffare e malavita. E allora mi pongo una domanda semplice semplice: “Mafiosi, corrotti e corruttori sono danneggiati o favoriti da questa legge? Hanno più o meno possibilità di farla franca? Insomma sarebbero contenti se la legge andasse in porto?”. Normalmente ciò che fa felici i farabutti, fa fessi gli onesti. Altra domanda: “Questa legge limita o amplia il diritto di informazione?” Se lo limita, non va nella direzione dell’articolo 21 della Costituzione. Per queste ragioni dichiaro la mia personale contrarietà a questa legge e nel contempo mi dichiaro altresì disponibile ad essere intercettato.
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immagine
che la lotta alla mafia non si riduca a una commemorazione - immagine francobollo delle poste italiane

domenica 16 maggio 2010

Manovrina da 25 miliardi e federalismo sprecone



Si annuncia una “manovrina” di 25 miliardi. La pagheranno gli statali e i cittadini con l’aumento delle tasse. Intanto si va avanti con il progetto di un federalismo sprecone ed è vietato parlare di abolizione delle province.
L’annuncio del Governo di volere approvare in giugno per decreto legge una “manovrina” di 25 miliardi di euro per gli anni 2011 – 2012, al fine di rassicurare i mercati sulla capacità dell’Italia a far fronte al suo debito pubblico, dimostra che è prevedibile qualche difficoltà dell’Italia sul debito pubblico.
25 miliardi di euro non sono noccioline, non sarà certo il promesso taglio del 5% degli stipendi a ministri e deputati (promesso da Calderoli) a risolvere il problema contabile (a quei signori il taglio dovrebbe essere del 50%). La fetta più grande sarà presa dagli impiegati statali e da nuove imposte, si annunciano: congelamento dei contratti, blocco di una "finestra" per andare in pensione nel 2011. Pare ci saranno ripercussioni anche sulla sanità e non solo in Lazio, Campania, Calabria e Molise, regioni dove il governo già chiede un aumento delle tasse per il dissesto della sanità regionale.
Mentre il 5% di riduzione di stipendio ai ministri e deputati (sempre che venga mantenuto) non li priverà dei grandi benefici che già godono; il resto dei cittadini lavoratori statali e privati, che vivono già facendo supercalcoli per arrivare a fine mese, saranno sicuramente in difficoltà a seguito di questa “manovrina”.
Un riequilibrio forte della spesa pubblica per il costo della politica poteva venire con una vera e propria riforma federale che doveva portare all’eliminazione delle province. Questo governo si è rimangiata la sua promessa dell’abolizione delle province ed ha scelto la strada di un federalismo costoso e sprecone.
«Aboliremo le Province. Così si risparmiano dieci-tredici miliardi di euro l’anno», diceva Silvio Berlusconi il 10 aprile 2008 a Porta a porta.
Le province, che dovevano essere eliminate, ormai sono arrivate a quota 110. Di conseguenza 110 presidenti e 110 vicepresidenti da retribuire, 4.200 politici che vivono dei finanziamenti delle province di cui circa 900 assessori lautamente pagati e il resto di consiglieri pagati con i gettoni di presenza. La retribuzione mensile di un presidente varia tra 4.000 e 7.000 € ; quella di un vice-presidente tra 3.000 e 5.200 € ; quella di un assessore tra 2.700 e 4.500 € ; più i gettoni di presenza dei semplici consiglieri. A questi vanno aggiunti i costi relativi alla gestione degli organi elettivi: edifici, personale specifico, auto “blu”, rimborsi, spese di rappresentanza. Ancora, a questi vanno aggiunti tutti gli ingenti costi relativi a strutture, non necessari in caso di spostamento delle funzioni ad Enti già esistenti come Regioni e Comuni.
Il costo complessivo delle province aggiornato al 2010 si aggira sui 16 milardi annui. Certo non tutto il costo amministrativo sarebbe immediatamente eliminabile, ma sicuramente 4 miliardi di costo politico sarebbero eliminabili in tempi rapidi.
Fatta eccezione per le province di Trento e Bolzano che rivestono competenze regionali, tutte le altre province possono essere assorbite dalla struttura regionale. La struttura regionale, nella sua autonomia federale, potrà organizzare uffici provinciali periferici a seconda delle necessità istituzionali con un migliore utilizzo degli organici e senza l’oneroso costo della macchina politica provinciale.
Un ulteriore diminuzione del costo della politica si può ottenere accorpando i piccoli comuni ed eliminando le comunità montane dove non rivestono alcuna necessità.
Certo tutto ciò non si può fare in un giorno, ma in questi due anni il Governo ha lavorato in tutt’altra direzione. La Lega si è espressa contro l’eliminazione delle province, lo stesso Bossi si è espresso in questo modo: . "Chiudi la Provincia a Bergamo? Ci fanno la guerra civile" "E' un problema di identità, di realtà forti che non si possono toccare". La Lega non ha solo scelto di rappresentare il federalismo delle regioni del nord, ma vuole rappresentare un federalismo costoso e garante di tutte le spinte che vengono dai campanili provinciali.
15/05/2010 francesco zaffuto

(immagine “i cavalieri dell’a…a…apocalisse” fotocomposizione © liborio mastrosimone http://libomast1949.blogspot.com/)
alcuni link sulla questione province